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Io l'Inglese lo imparo in un Kibbutz... israeliano!




Io l'Inglese lo imparo
in un Kibbutz...
israeliano!

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 di 

Giacomo Danesi

Dicembre 2013 - Dove eravamo rimasti? Ah, certo: la visita a Gerusalemme! Splendida ed emozionante naturalmente.

Sto parlando di una recente breve visita in Israele, con 12 presidi italiani di scuola superiore e provenienti da tutta Italia, con una precisa mission: visitare un kibbutz nel deserto del Negev dove gli studenti italiani possano imparare la lingua inglese. Il suo nome? Ketura e si trova a nord di Eilat nella pianura del Rif Valley.

 

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Sulla carta geografica ecco

dov'è localizzato il Kibbutz Ketura

 

Il significato del nome Ketura? Almeno secondo la Bibbia ebraica Keturah o Ketura (in ebraico : ,ְקטּוָרה moderna ; Ktura Tiberian Qəṭûrā; "incenso") sembra fosse la donna (o la concubina) di Abramo, il patriarca, sposata dopo la morte della moglie Sarah e dalla quale ebbe 6 figli: Zimran, Iocsan, Medan, Madian, Ishbak e Shuah.

Sul significato della parola Kibbutz e il perché della loro nascita vi rimando a questo link. Ma altri link interessanti li potrete visionare sul web.

 

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 Per Ketura seguire la freccia...

 

Di sicuro quello verso il quale siamo diretti a bordo del nostro pulmino, in compagnia di Cristina Majocchi di Viva lingue e del Professor Joel Rosenfeld, la nostra guida e uno dei promotori dell'iniziativa, è un kibbutz molto diverso da tutti gli altri. Ha una lunga storia alle spalle che potrete leggere sul sito ufficiale.

 

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Il kibbutz Ketura
visto dall'alto

 

Se oggi nel panorama israeliano questa istituzione, il kibbutz Ketura, ha un'ottima fama lo deve a diversi fattori che sicuramente avrete letto sul sito ufficiale.

Curiosamente, pur non essendo considerato un kibbutz religioso, Ketura è unico tra i kibbutzim per il suo pluralismo religioso! C'è una sinagoga funzionante, nella sala da pranzo si osservano il Kashrut e lo Shabbat, ma i singoli ospiti sono liberi nelle loro abitazioni di praticare o ignorare le tradizioni religiose.

Una situazione veramente curiosa per un kibbutz israeliano. Tanto insolita che Ketura ha ricevuto il Premio Knesset per la sua tolleranza religiosa.


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Un ascensore a "norma"
per lo Shabbat...

 

Prima di intraprendere la strada del deserto e raggiungere il Kibbutz Ketera, in mattinata abbiamo visitato Jaffa, alla periferia di Tel Aviv, e passeggiato sulla Nachalat Binyamin Street di Tele Aviv ad ammirare la "Fiera degli Artisti" nel coloratissimo Carmel Market.

 

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Jaffa: un trio di stagionati musicisti
deliziavano i passanti con musica di W.A Mozart
Photo © Giacomo Danesi

 

Per la verità più che il mercato, anche se interessante e coloratissimo, la mia attenzione fu catturata da un trio di musicisti che suonavano divinamente bene delle straordinarie arie di Mozart!

 

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 Una istantanea sul
deserto del Negev
Photo © Giacomo Danesi 
 

Poi via per il deserto del Negev che è molto diverso dagli altri deserti sulla terra. Ma non per questo ha meno fascino. Anzi! Rileggere la Bibbia, please.

La tradizionale fermata per il pranzo al sacco a base di falafel non ha rallentato la marcia verso il Kibbutz Ketura, dove siamo arrivati in tempo prima che il sole avesse percorso il suo arco giornaliero.

 

 

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 Sempre graditissima la sosta nel deserto israeliano
per il falafel, soprattutto quando si ha fame...
Photo © Giacomo Danesi

Ricevuti dai responsabili della struttura, e opportunamente istruiti sulle regole del Kibbutz, non ci rimaneva che ritirarci negli alloggiamenti uguali a quelli nei quali i giovani studenti saranno accolti, e prepararci per ricevere il Sabbath, che terminerà poi con la cena comunitaria.

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In silenzio ad ascoltare le regole alle quali
dovremo sottostare nel kibbutz
Photo © Giacomo Danesi 

Il tempo per sistemare i bagagli e fare una doccia, ed eccoci pronti ad andare nella sinagoga ad attendere il Shabbat. Non era certo la prima volta che entravo in una sinagoga, ma l'effetto è sempre lo stesso: di grande emozione.

Messo sul capo il Kippah, che cambia di colore e di materiale a secondo del movimento al quale la persona appartiene (noi avevamo il kippah di carta bianca...), e muniti di regolamentare libro delle preghiere, non ci rimaneva che assistere al cerimoniale religioso davanti ad un buon numero di ospiti del kibbutz, giovani e non.

 

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Ebrei con il Kippah di seta bianca, portato abitualmente
da aderenti al movimento dell'ebraismo
conservatore ed ebraismo riformato

 

Certo gli anziani pregavano e cantavano con un entusiasmo incredibile. Non così i giovani… Nella prima parte a condurre la cerimonia era una donna rabbino.


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La donna rabbino, ripresa di spalle, con una tunica
bianca sulle spalle, che ha diretto da par suo le preghiere e i canti
Photo © Giacomo Danesi
 

Era vietato fare fotografie. Ma sono certo che mi perdoneranno se con l'Iphone sono riuscito a scattare di nascosto una foto alla rabbina. Anche se di spalle.  

Al termine ecco tutti nella sala mensa per la tradizionale cena dello Shabbat con quasi tutti gli abitanti dello kibbutz Ketera. Il tutto in un clima di piacevole convivialità e con gran vociare dei bambini.

Al termine tutti a dormire, perché il giorno dopo sarebbe stato molto impegnantivo.

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 Ecco una stanza  standard dove troveranno alloggio i
giovani studenti italiani che verranno qui in
Israele per imparare la lingua inglese
 

Il giorno dopo, al termine della colazione alcuni hanno visitato in lungo e in largo il kibbutz con la bicicletta. L'estensione dell'insediamento israeliano è grandissimo. Poi la visita alle strutture. Occorre sapere che nel Kibbutz di Ketura ci sono frutteti ed allevamenti di mucche da latte.

Senza contare il grandissimo impianto di pannelli solari per la produzione dell'energia elettrica che poi è venduta sul mercato.

 

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Una visione del kibbutz Ketera, visto dfall'alto.
In primo piano l'impianto di pannelli solari


All'interno del kibbutz opera anche una società, l'Algatech, che elabora l' Haematococcus; ovvero dalle alghe attraverso un sistema di filtraggio estraggono l'astaxantina naturale. L'estratto è poi venduto in tutto il mondo come ingrediente naturale di alta qualità per cibo per i pesci, e anche come pigmento naturale per l'uso in cosmetica.

Nel pomeriggio interessantissima visita nel deserto del Timna National Park, in uno scenario a dir poco favoloso. 

 

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 Il cartello del Timna National Park 
Photo © Giacomo Danesi

A sera, dopo la cena, ecco l'incontro con gli educatori del kibbutz. In buona sostanza cosa devono aspettarsi gli studenti provenienti dall'Italia? Solo dei corsi di inglese? Asssolutamente no! Essi sono invitati nella comunità a partecipare a eventi culturali,  mangiare pasti con i membri in sala da pranzo comune e a iniziative mirate esclusivamente per loro.

 

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Il briefing. Un momento importante del viaggio,
durante il quale siamo stati edotti sull'iniziativa
organizzata da Viva Lingue e dai responsabili
del kibbutz Ketera 
Photo © Giacomo Danesi


La visita a Gerusalemme per una intera giornata, una serata ad Eilat (splendida e godereccia), ma soprattutto l'esperienza del deserto, dove a gruppi gli studenti saranno lasciati "soli" per sperimentare il fascino fisico e spirituale, sono tutti elementi che giocano a favore dei giovani italiani che vogliono imparare l'inglese e nel contempo trascorrere una settimana completamente diversa.

Nel kibbutz ci sono luoghi di svago, strutture per praticare gli sport e anche una moderna piscina.


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La moderna piscina
del kibbutz Ketera


Chiaro che la prima domanda che abbiamo posto è stata sulla sicurezza personale dei giovani studenti italiani. A Gerusalemme ho cercato, direi invano, pattuglie militari in armi a sorvegliare i turisti. 


Per la verità due militari li ho visti, ma erano più che altro intenti a posare con i turisti davanti alla basilica del Santo Sepolcro. Sulla sicurezza degli studenti, come pure dei suoi abitanti, non ci sono problemi alcuno. Nel modo più assoluto.



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Due militari israeliani in posa con un turista
davanti alal basilica del Santo Sepolcro in Gerusalemme
Photo © Giacomo Danesi

 
Nel mese di ottobre un gruppo di studenti di Tortona ha fatto da apripista alla iniziativa di Viva Lingue, trascorrendo una settimana in Israele al kibbutz Ketura, con un gradimento assolutamente sopra la media.

 

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In bicicletta all'interno del kibbutz

 

Interessante poi il risultato emerso da un sondaggio sottoposto agli studenti, chiamati a dare un punteggio a ogni loro singola esperienza vissuta.

Chi si aspettava che il massimo del gradimento fosse stata la serata trascorsa a Eilat, ha dovuto ricredersi. Il pomeriggio trascorso nel deserto a piccoli gruppi, è stata per loro, oltre alla giornata a Gerusalemme, la più bella e interessante in tutti i sensi.


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Il fascino del deserto del Negev  


Dunque, per il futuro prossimo, per imparare la lingua inglese gli studenti italiani potranno contare su una nuova meta: un kibbutz israeliano! Chi mai l'avrebbe potuto pensare quarant'anni fa? 

                                                                                                            
   (2.Fine)

La puntata precedente...

INFO

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Viva Lingue
20123 Milano - Via Meravigli, 16

Tel. 0272001373
Fax 0272023053
e-mail:  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Il sito

La destinazione:
un kibbutz in terra d'Israele!

ISRAELE

L’Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo sarà a Vostra disposizione tutti i giorni dal lunedì al giovedì dalle ore 09.00 alle 17.00 ed il Venerdì dalle 09.00 alle 14.00 al numero: 02-804905.

www.goisrael.it

Kibbutz Ketura
DN Hevel Eliat 88.840
Israele

Il sito ufficiale

Il video


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Direttore Responsabile Giacomo Danesi