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Ma quando ho visto Gerusalemme...




Breve Viaggio in Israele

In un kibbutz a
imparare l'inglese


La visita a Gerusalemme

 

 

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La Home page del sito di
Viva - Le lingue all'estero



L'idea non è per niente sbagliata: imparare l'inglese in un Kibbutz israeliano!
Per carità! Se intendete imparare l'inglese in Inghilterra, in Irlanda o a Malta nulla da eccepire. Trovo però intelligente che la scelta di una location così particolare non sia un'idea da scartare.

Chi ha avuto questo brillante idea? Una delle più importanti società europee che ha come propria mission quella di insegnare le lingue (non c'è solo l'inglese a Dio piacendo...) a milioni di persone, scegliendo località e insegnanti di assoluto valore: "Viva - Le Lingue all'estero".


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Una splendida istantanea presa dal
sito del Kibbutz Ketura in Israele

 

Il programma da loro accuratamente preparato, si svolge all’interno del Kibbutz Ketura situato nel deserto dell’Arava Rift Valley, a circa 50 km a nord di Eilat.

È un kibbutz
in continua espansione grazie alla costante apertura di studi artistici, moderne biblioteche e nuove aziende che utilizzano le tecnologie più avanzate nel campo della ricerca cosmetica basata sulle alghe e sulle energie rinnovabili tra cui quella solare.

Ketura è anche sede d'istituzioni scolastiche molto rinomate tra cui il “Keren Kolot Jewish Studies Institute” e l’ ”Arava Institute for Environmental Studies”.

 

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 Il deserto dell’Arava Rift Valley


Il kibbutz dispone anche di numerose strutture sportive tra cui campi da tennis, campo da calcio e piscina, che potranno essere utilizzate dagli studenti. Non rimaneva che fare le valigie, in compagnia di una decina di presidi d'istituti superiori provenienti da tutta Italia, e partire per Israele e costatare de visu se quanto raccontatoci fosse o meno fattibile.
 

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Si parte...
Photo © Giacomo Danesi 


E così, a bordo di un volo in partenza per Tel Aviv da Roma Fiumicino, targato Alitalia
e
strapieno di passeggeri, eccoci in partenza per
la Terra promessa: Israele, appunto.

Va bene lo ammetto: conosco Israele per aver avuto la fortuna di visitarla diverse volte. Il pensiero di mettere piede in quel suolo mi ha, comunque, emozionato non poco.

Israele? Gerusalemme! Un'equazione fin troppo facile mi direte. Vero. Quando metterai piede laggiù e ammirerai la città di Gerusalemme, la prima
cosa che ti passerà per la mente sarà quella di metterti in ginocchio e commuoverti. 

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 Una splendida panoramica di
Gerusalemme dal Monte degli Ulivi
Photo © Giacomo Danesi

 

Diceva Goethe che per conoscere lo spirito di un uomo occorre conoscere la sua
terra. Benvenuto dunque in Israele, la terra di Davide. Se sei credente, allora sappi che stai calpestando un suolo sacro. Se non lo sei, sappi che nel mondo miliardi di uomini guardano a questa Terra con fede e speranza.

Non importa se il tuo viaggio fin quaggiù sarà breve. Le emozioni che proverai saranno talmente intense e copiose che presto sarai costretto a tornarci. Tornato a casa, forse, la lettura della Bibbia e la vicenda di Gesù la vedrai sotto una diversa luce.


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La carta geografica di Israele


Nell'incipit iniziale di questo mio servizio ho parlato di Kibbutz e del desiderio di imparare quaggiù l'inglese. Mi
perdonerete se in questo primo articolo vi parlerò, invece, di Gerusalemme.

Gli studenti che andrano nel Kibbutz Ketura con Viva Le Lingue all'estero, durante il loro soggiorno, a Gerusalemme ci passeranno un giorno intero.

Non basterebbero mille articoli per descrivere Israele e Gerusalemme, la Città Santa delle tre religioni monoteistiche: Cristiana, Mussulmana ed Ebraica.


Immediato il ricordo di una straordinaria canzone di tanti anni fa: Inch'Allah,  splendidamente interpretata da Salvatore Adamo il cui  ritornello diceva così: “Ma quando ho visto Gerusalemme / piccolo fiore sulla roccia /ho sentito come un requiem / quando a parlargli mi inchinai. / Inch'Allah - Inch'Allah /se Dio vuole - Inch'Allah."

 

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La copertina del 45 giri
di Adamo: Inch'Allah


Queste parole rendono bene le emozioni, le paure e le certezze di quando ti troverai al cospetto di Gerusalemme, la città più amata, odiata, contesa e sicuramente la più distrutta al mondo.

Quando scenderai dal pullman, in una piccola altura sopra l'orto dei Getzemani, ti sarà impossibile non notare subito la cupola dorata della Roccia: Qubbet es-Sakhra, vero gioiello dell'architettura araba. Prima di allargare il tuo sguardo verso l'alto, volgilo in basso, sotto le mura della città.


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Ma quando ho visto Gerusalemme
 piccolo fiore sulla roccia...

Photo © Giacomo Danesi



È la Valle di
Josafat dove, secondo la bibbia, avverrà il Giudizio Universale. A sinistra sotto di te, ecco il cimitero ebraico. Più in alto, sotto le mura, il cimitero islamico e sotto, a destra, quello cristiano.

 

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Gerusalemme: La Valle di Josafat.
Nella foto il cimitero ebraico
Photo © Giacomo Danesi


Mi intriga il pensiero che in questo luogo, dopo il tradizionale suono delle trombe da parte degli Angeli, sarò giudicato da Dio.

Sto da tempo preparando la mia memoria difensiva. Mutuando un passo del Dies Irae, quando mi troverò a suo cospetto non lo lascerò nemmeno parlare e gli dirò: "Rex tremendæ maiestatis / Qui salvandos salvas gratis, / Salva me, fons pietatis." Ovvero: "O tu che regni con terrifica maestà, / Che salvi quei che salvi per pura gratuità, / Salvami, tu sorgente di pietà."

In pratica è come rivolgersi ai nostri giudici e pronunciare la fatidica frase: "Mi affido alla clemenza della Corte…"

C'è un punto dove la città ti apparirà in tutta la sua straordinaria bellezza e fascino. È alla chiesetta del Dominus Flevit, sul Monte degli Ulivi, appartenente alla Custodia della Terra Santa.


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La mappa della zona


Ti invito a leggere il contenuto di questo link per conoscere la storia di codesta chiesa dove, secondo l'evangelista Luca, Gesù:"Quando fu vicino, alla vista della città pianse su di essa." (Luca 19,41)

 

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 L'insegna posta sul muro della
Chiesa del Dominus Flevit
Photo © Giacomo Danesi


Molto interessante la zona adiacente al Dominus Flevit, ricca di storia. Proseguendo poi per la strada che porta alle mura della città, ho incontrato la Chiesa dell'Agonia di Nostro Signore Gesù Cristo.

 

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La Chiesa dell'Agonia di Nostro
Signore al Getzemani, nota
anche come Chiesa delle Nazioni

Amo leggere i cartelli posti all'ingresso delle chiese, con notizie a volte curiose. Ma quello posto accanto all'ingresso  mi ha preoccupato...


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Il cartello posto accanto all'entrata
della Chiesa dell'Agonia...

Photo © Giacomo Danesi


Come avveniva nel selvaggio West, dove le pistole non potevano essere portate nel saloon ma poste nella rastrelliera, nella Chiesa dell'Agonia tra i tanti divieti c'è anche quello che vieta di portare la pistola in chiesa. Se avessi avuto una pistola mi sarei trovato in difficoltà. Dove mai avrei potuto lasciarla? Di rastrelliere nemmeno l'ombra...

Poi l'entrata in città. Sono ben sette le porte che permettono di entrare in Gerusalemme. La più famosa è la Porta di Damasco. Per il nome la più curiosa è la Porta del Letame! Noi siamo entrati dalla Porta del Leone. Ha preso il nome delle sculture di feroci animali che appaiono sulle sue mura.

 

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La Porta del Leone a Gerusalemme
Photo © Giacomo Danesi

 

Particolare curioso. Non sono leoni ma tigri! E rappresentano il segno araldico del  Sultano Baybars al-Bunduqdārī del 13° secolo. Questa porta conduce alla Via Dolorosa e ai Mercati. La tradizione vuole che il primo protomartire cristiano, ovvero Santo Stefano, sia stato lapidato poco lontano.

 

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I due leoni, pardon, tigri che appaiono
sulla porta del Leone a Gerusalemme

Photo © Giacomo Danesi


È divisa in quattro invisibili settori appartententi rispettivamente alle comunità arabe, cristiane, armene ed ebraiche, racchiuse tra le mura fatte costruire da Solimano il Magnifico. Camminare tra le sue strade e vicoli, è una emozione davvero grande.

 

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La mappa della città di Gerusalemme
fotografata nel quartiere ebraico
Photo © Giacomo Danesi


Gerusalemme è lo scrigno prezioso dei luoghi sacri delle tre religioni monoteistiche. Per i cristiani ecco il Sacro Sepolcro. Sarebbe bene visitarlo di buon mattino, quando gli altri stanno facendo colazione, visto che durante il giorno avvicinarsi è un'impresa.



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La pianta della Basilica
del Santo Sepolcro


Camminando per la Via Dolorosa, nella marcia di avvicinamento al luogo appena citato, sono numerose le indicazioni incise su pietra che ricordano i luoghi della Passione di Cristo.

 

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Il cartello che indica il
percorso della Via Dolorosa

Photo © Giacomo Danesi

 

Occorre recarsi nel quartiere ebraico, possibilmente al calar della sera, quando i  turisti sono ormai  rientrati nei loro alberghi, per ammirare il Muro Occidentale, meglio noto come Muro del Pianto, forse il luogo più sacro degli ebrei. La sensazione di trovarsi in un luogo magico è palpabile.

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 Ebrei in preghiera
al Muro del Pianto


Se vi è possibile andateci soli. Veder arrivare gli ebrei ortodossi, con i loro vestimenti neri, con i boccoli sui lati del viso, con i cappelli pure di colore nero e la candida camicia bianca è uno spettacolo nello spettacolo.

 

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 Due ebrei  ortodossi nel
loro classico vestimento


Rigorosamente separati i due settori, maschili e femminili: le donne vestono all'occidentale, ben curate e truccate e quasi sempre splendidamente vestite, nel loro pregare accanto al passeggino del bambino creano un'atmosfera tutta particolare. Soffermatevi a guardare gli uomini, così diversi tra loro. Mica tutti sono vestiti di nero. I più sono vestiti in maniera informale.

 

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Ebreo in preghiera. Si nota
in fronte il Tefillin 
Photo © Giacomo Danesi


Curioso il loro modo di pregare, almeno per alcuni di essi. Pregano piegando il busto in avanti, secondo un vecchio cerimoniale. L'ondeggiare,conosciuto come shokelin, è un modo di pregare non solo con le labbra ma con tutto il corpo. Questo perché in un salmo
sta scritto: "Tutte le mie ossa canteranno le Tue lodi".

L'oggetto che portano in fronte e sulle braccia si chiama Tefillin. È una scatoletta nera di cuoio contenente una pergamena con scritte parti della Bibbia.

L'obbligo dei Tefillin, è ribadito quattro volte nella Torah: due volte quando richiama l'Esodo dall'Egitto.


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Soldato in preghiera con i Tefillin
sulla fronte e sul braccio


Sta infatti scritto nell'Esodo 13:16 che: "Sarà per te segno sulla tua mano e ricordo fra i tuoi occhi, perché la legge del Signore sia sulla tua bocca. Con mano potente infatti il Signore ti ha fatto uscire dall'Egitto."  

Altri pregano ad alta voce, come fossero invasati. Quasi tutti lasciano tra le fessure del muro, privo di ogni immagine, un bigliettino con la propria supplica a Dio.

 

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Un ebreo ortodosso lascia il
biglietto con scritta la sua supplica


Non è facile staccarsi da quel luogo. Quando lo abbiamo fatto ci siamo trovati nel vicino
quartiere armeno. Peccato, vista l'ora tarda, non aver potuto assistere nella Cattedrale di San Giacomo a una liturgia che avrebbe lasciato senza fiato i miei colleghi di viaggio. Si svolge alle tre del pomeriggio, ed è anche l'unico modo possibile per visitare la cattedrale.

 

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Gerusalemme: il frontespizio del
convento armeno di San Giacomo
Photo © Giacomo Danesi


Avremmo così potuto vedere i monaci, incappucciati di nero, sentire i cori, le voci e le letture cantilenate e soprattutto assistere al rito del Nakus, ovvero del martelletto di legno battuto su una tavoletta di legno appesa al soffitto. Tutto questo a ricordo di quando il feroce Saladino vietò ai cristiani di suonare le campane.

 

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Monaco armeno
a Gerusalemme



Mi accorgo che descrivere cosa vedere a Gerusalemme è ardua impresa. Camminando per per le vie di questa Città Santa, mi sono accorto che era come camminare per le vie del Mondo e attraversarne la Storia.
Ogni volta che la visito, mi chiedo dove sono gli spiriti di Isaia, Goffredo di Buglione, Erode, Costantino, Elena, Caifa e tanti altri? Dove sono Davide
e Salomone? Che fine hanno fatto le anime dei distruttori della città come Nabucodonosor e Tito? Spariti nel nulla.


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Panorama di Gerusalemme alla fine del XV secolo
(Hartmann Schedel, Nürnberg 1493)

 

Vano, per me, almeno fino ad ora, è stato il tentativo di capire le genti che la popolano e le religioni che la vivificano. Come patetico è il tentativo di fotografarla. In questo mitico posto nulla è definitivo. Gerusalemme è una città in continuo divenire. Basta leggerne la  Storia che coincide, nel bene e nel male, con la storia dell'uomo.  
    
P.S.: vi state chiedendo che fine ha fatto il Kibbutz Ketura e il corso di Inglese? Sarà l'oggetto della prossima puntata...

(1. Continua...)

Viva Lingue
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