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Franciacorta o Corte Franca?




Franciacorta
o

Corte Franca?

 

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    di
Giacomo Danesi


Franciacorta (Bs)  Settembre 2019 - Non è difficile, quando si parla di Franciacorta, che ti sia chiesta l’origine etimologica del nome.  Non è facile dare una risposta. Ci tentai una trentina di anni fa con un articolo, quando collaboravo con il Brescia Oggi, uno dei due quotidiani della provincia di Brescia, a dare una risposta.

Ho ritrovato gli appunti e grazie
a questi tenterò ora per i nostri lettori del magazine, come logica conseguenza della lettura del bellissimo libro, e relativa recensione, che potrete trovare sul web a Il Gazzettino del Viaggiatore Magazine  con il titolo: Franciacorta l'incanto delle Torbiere”, una risposta al quesito.

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Lo splendido libro scritto da Adriano Baffelli,
e arricchito dalle bellissime fotografie in bianco e nero di
© Giangiacomo Rocco di Torrepadula.

Storici di chiara fama e cultori di storia locale hanno tentato invano, almeno fino a ora, di trovare la “quadra”, come si ama dire in gergo. Prendete, per esempio, lo storico Jacopo Malvezzi. Secondo lui la parola “Franciacorta” deriverebbe dal breve dominio che i francesi misero in essere, con Carlo Magno nel 774, prima di attaccare la città di Brescia. Tesi fuori di ogni logica, visto che l’accerchiamento durò oltre un secolo e riguardò tutta l’Italia Settentrionale!

Un’altra interessante tesi, cara agli storici e agli studiosi della materia, che questo etimo risalirebbe a un fatto storico risalente al 1265 quando l’esercito francese di Carlo I d’Angiò, chiamato da papa Urbano IV prima, e Clemente IV dopo, a combattere contro Manfredi che, al comando di Roberto di Bethune, entrò in Italia dal Moncenisio per venire in aiuto al guelfo Filippo Della Torre contro il ghibellino Oberto Pallavicino.


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Una splendida pubblicazione
da non perdere.


Passato il fiume Oglio, sotto il Castello di Caleppio - grazie anche al tradimento del capo ghibellino Buoso Da Dovara, che al sicuro nel castello di Palazzolo per denaro lasciò libero agli Angioini quel passaggio strategico meritandosi l’anatema perenne di Dante che lo collocò tra i traditori politici nel XXXII (114-117) Canto dell’Inferno dove troviamo scritto che: “Ei piange qui l’argento dè Franceschi: / “Lo vidi” potrai dir, “quel da Duera / la dove i peccatori stanno freschi.”, i francesi avanzarono prima su Capriolo dove sconfissero il Pallavicino, e poi su Rovato e dintorni commettendo stragi e saccheggi.

I rovatesi, strettisi in lega con i capi dei vicini paesi, l’8 settembre del 1265, dopo solo nove giorni di assedio, si ribellarono cacciandoli dal loro territorio al quale fu dato il nome di “Francia Corta”, a ricordo della “Corta” occupazione dei francesi. Così scrisse in un volume dedicato alla gioventù rovatese Monsignor Antonio Racheli.

 

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 Sullo sfondo il Monte Guglielmo
e ai suoi piedi Montisola!

Photo © Giangiacomo Rocco di Torrepadula.

 
Il segnale della rivolta fu dato dal suono della campana. Ebbene, i rovatesi ne conservarono ancor oggi la memoria suonando ogni giorno alle 22 la campana maggiore. La tradizione del suono della campana serale nella zona della attuale Franciacorta, ma in verità anche negli altri paesi lombardi e non, è tutt’ora viva nei paesi franciacortini ed è denominato “De profundis”.

Da non suonare però certamente alle ore 22…. Infatti,  forse per ricordare quello storico avvenimento, le campane sono suonate al calar del sole o quasi. 

Quando nel 1928, con un regio decreto indirizzato ai comuni di Nigoline, Borgonato, Colombaro e Timoline, fu dato il nome cumulativo di Corte Franca, tra i professori Dante Olivieri e l'Avvocato Bersi e Filippo Migliorati nacque una furiosa polemica. L'oggetto della diatriba era il nome di Corte Franca che veniva fatto risalire alla cacciata dei francesi nel 1265 da Rovato, ovvero dalla "Francia Corta".

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Il Santuario dell'Annunciata
a Rovato sul Monte orfano.


Questa diatriba sui nomi Franciacorta e Corte Franca a mio giudizio fu generata da un errore di date e non di sostanza da Ottavviano Rossi, il quale faceva derivare il nome di Corte Franca (Corte affrancata) dalle esenzioni di dazi e gabelle concesse dalla Repubblica Veneta nel 1440.

Ma il nome "Favecurte" lo troviamo già il 10 febbraio 1123 in una bolla di Callisto II relativa a concessioni all''abate Pietro del Monastero di Sant'Eufemia. Non solo. Ma successivamente nel "Statuta communis civitatis Brixiae" del 1277, dunque prima delle concessioni veneziane, quando si ordinava ai paesi di Urago, Cellatica, Gussago, Sale, Ronco e Rodengo Saiano di riparare il ponte della Mandolossa "... pro utilitate sua propria et omnia amicorum de Franzacurta."      


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Dunque, dobbiamo intendere il nome Corte Franca come "contrada" o vicinanza o quadre libere, ovvero esente da tasse come afferma Ottaviano Rossi? A mio giudizio certamente sì. Per capirne il perché occorre fare un salto indietro di oltre mille anni. Dopo la morte di Carlo Magno nel 814, il Sacro Romano Impero fu diviso in tanti regni autonomi.

In quel periodo l'Ordine Benedettino, con l'aiuto di Desiderio Re dei Longobardi, nella provincia bresciana furono fondati molti monasteri. iI contadini della zona, durante i cosidetti "secoli bui" del feudalesimo, per migliorare la loro condizione di vita (complice anche l'anafabetismo imposto dai feudatari) andavano a bussare alle porte dei monasteri.

 

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   Photo © Giangiacomo Rocco di Torrepadula.


Così fecero anche i coloni di questa zona quando si associarono ai monaci di Rodengo Saiano nella abbazia fondata dai Monaci di Cluny. Grazie anche alla politica di Ottone I di Sassonia e dei suoi succerrori, ai monasteri fu affidato il compito di bonifica e dissodamento del territorio, disastrato non solo per cause naturali ma anche a causa delle invasioni barbariche.

Ai monaci di Rodengo furono affidati i beni che in precedenza eranno appartenuti ai monasteri di Santa Giulia di Brescia e di San Benedetto di Leno. In cambio del lavoro svolto furono esentati da qualsiasi dazio o contribuzione verso l'impero. Il territorio fu così chiamato "Franca Curtis", ovvero Corte affrancata, vale a dire esente da qualsiasi tassa o gabelle varie.

 

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  Photo © Giangiacomo Rocco di Torrepadula.

Perché allora la trasformazione di Franca Curtis in Favecurte e poi ancora in Franzacurta e, successivamente, in Franciacorta? Chissà. Forse per una fonetica naturale derivata dal linguaggio parlato. Oppure un errore di trascrizione di qualche amanuense duranti i secoli. 


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