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Uzbekistan: la Terra di Tamerlano




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Samarcanda tra
mito e realtà

 di

Giusy Federici

 

Qualcuno ha detto che Samarcanda è un po’ come l’Agharta: tutti sanno che esiste un luogo magico con tale nome ma nessuno ne conosce l’esatta ubicazione. Magari se ne è sentito parlare, ma non per aver letto Marco Polo o i reportage di grandi viaggiatori (l’italiano, si sa, è di razza pigra…) ma grazie all’omonimo titolo di una canzone ormai cult di Roberto Vecchioni.

Infatti sull’aereo che mi porta da Roma a Tashkent, risuona mentalmente l’inciso:…t’aspettavo qui per oggi a Samarcanda, eri lontanissimo due giorni fa…”. Eppure… eccola lì, splendida, aperta e misteriosa al contempo, la città che, insieme a Khiva e Bukhara, costituisce un ideale triangolo per farsi una prima idea dell’Uzbekistan.

Siamo in Asia Centrale, tra i fiumi Amu Darya, l’antico Oxus ed il Syr Darya, Iaxarte, in quel crocevia di genti e razze, idiomi, merci, religioni e forme d’arte che hanno contribuito, non poco, alla storia dell’umanità. Qui siamo nel cuore della Via della Seta, che univa Roma alla Cina e dove, per chi sa guardare, persino le moschee parlano ancora di Alessandro Magno e Zoroastro, di Buddha, Nestorio e del Prete Gianni, di Gengiz khan e Tamerlano.

 

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La statua di Timur, il Grande,
noto come il Tamerlano

 

Se Khiva è una città museo, divenuta tale per volere sovietico eppure deliziosa, dove si ha l’impressione che il tempo si sia arreso a sé stesso, Bukhara è un sogno da desti, con meraviglie quali il minareto Kalon,47 metri di trafori artistici che, fin dal 1127 e come una donna troppo bella e altera per essere raggiunta, guardano altezzosi noi, miseri mortali che osserviamo, naso all’insù e bocca aperta.

 

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E non aggiungeremo di più su queste due città: in Uzbekistan si deve andare personalmente, respirarne l’aria ed essere pronti a stupirsi ed emozionarsi dietro ogni angolo, come dei bambini.

E adattarsi, perché qui il turismo non è ancora, per fortuna dei viaggiatori ancora degni di tale nome, quello delle masse invasive e dei villaggi all inclusive.

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Un telaio, un tappeto


Qui si viene per la Cultura. E, per chi scrive, Samarcanda ne è il fulcro. Con quel suo cuore architettonico e religioso che è la piazza del Registan: tre Madrase una delle quali, la più antica, fu fatta costruire dal nipote di Tamerlano Ulugbek, di cui in città rimane, tra gli altri, una parte del suo osservatorio del 1429, e a noi la voglia di saperne di più, su questo grande scienziato amante delle Pleiadi più che delle guerre.

L’altra, quella di Sher Dor, ha il portale decorato da felini sulla cui groppa nasce un sole con gli occhi a mandorla: un unicum che raffigura umanità e animalità a dispetto dell’iconoclastia islamica.

 

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Samarcanda: La madrassa Tilla-Kari
in piazza Registan

  Dietro, cortili interni dove si aprono bazar con tappeti, arazzi, pashmine e rullini kodak. Samarcanda porta l’orma inconfondibile di Timur il grande, per noi noto come Tamerlano.

La sua tomba di giada scurissima  fu oggetto di pellegrinaggio persino di Stalin, che ne voleva carpire i segreti da condottiero e lo è ancora oggi, suggestiva nella sua semplicità ed in compagnia di alcuni familiari e del maestro spirituale.

 

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 Il Plov, piatto nazionale 

 

In ogni monumento, qui a Samarcanda, la storia si mescola ai tuffi al cuore: sarà così alla moschea di Bibi Khanum, la più famosa moglie di Timur, ed allo Shahr-i-Zindah, il Re Vivente, dove riposa un cugino del profeta Maometto, Qusam ibn-Abbas.

Poi, è importante guardarsi intorno, godere dell’ospitalità della gente, dei loro sorrisi e della loro dignità e, se si ha fortuna, si può incorrere nella benedizione di una tabib, le antiche guaritrici oggi Sufi. 

La più famosa è Habiba, la cui tradizione deriva dal lignaggio di Bahaudin Naqshabandi, Maestro Sufi del XIV secolo la cui veneratissima tomba si trova nei pressi di Bukhara.

 

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Al mercato...

 

E quando arriva l’ora di ripartire, già sull’aereo in direzione Italia, ci si fa una solenne promessa che, già si sa, non sarà da marinaio:  quella di tornare, perché si è visto tanto ma non si è visto niente.

Hai visto mai che, con un po’ di fortuna, incontri i cavalli celesti del Fergana, nati da coppie di giumente e draghi e che ti portano direttamente in cielo? Del resto Samarcanda e l’Uzbekistan sono l’archetipo dei nostri sogni da svegli…

 

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Alcune regole
di comportamento

 

L’Uzbekistan è un Paese a maggioranza islamica. Pur essendo estremamente tollerante, converrà tenere un atteggiamento rispettoso e consono agli usi locali (il che dovrebbe essere implicito buon senso ma non sempre lo si ricorda). 

 

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Giusy Federici con
alcuni giovani Uzbecki

Per cui, uomini e donne, evitiamo di andare in giro in pantaloncini, canottiere o magliette strizzate e di schiamazzare dentro le moschee.

E, anche, evitiamo atteggiamenti di superiorità eurocentrica solo perché abbiamo una moneta più sonante del locale Cum: noi abbiamo avuto l’impero romano ma qui, che una volta era il centro del mondo, hanno avuto tutto.

INFO

Per informazioni sul programma di viaggio:
Uzbekistan: la Terra di Tamerlano
dal 13 al 20 settembre 2013
oppure contattare la Signora Antonia Tommasi - cell. 340 2857220
o scrivere a : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.


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