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La Grecia che non ti aspetti...




 La Grecia che
non ti aspetti....

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di
Luigi Alfieri
(*)

L’altra Grecia esiste. E si trova a cavallo del Golfo di Corinto. Un po’ a nord e un po’ a sud del largo canale che unisce il mar Ionio e l’Egeo. Un po’ in Etolia un po’ sul Peloponneso. Per secoli è stata oscurata dalla Grecia degli achei, dalla Grecia classica, da quella romana e bizantina, da quella dei cavalieri crociati, da quella dei turchi, e dei veneziani, da quella delle isole.

Pochi la conoscono, pochi l’hanno vista, ma esiste ed è bella e fiera, seducente e misteriosa come quella di Agamennone e di Ulisse, dei principi di Bisanzio e del Gran Sultano.

 

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Il Golfo di Corinto

 

E’ la Grecia dei colori, dei profumi, dei paesaggi selvaggi, dei fiumi, dei laghi, delle cascate. La Grecia della natura intatta e sconosciuta. Quando si sbarca dal traghetto nel bacino di Patrasso, porta del Peloponneso, invece di correre su un’altra nave per raggiungere l’isola dei sogni, o di lanciarsi verso sud in caccia di Olympia e di Micene, di Sparta e di Epidauro, ci vuole la forza di fermarsi sul golfo lungo e stretto che guarda a Nord verso l’Etolia.

 

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Un particolare del frontone del
tempio di Zeus a Olimpia

Di cedere alla lusinga dei profumi degli oleandri, del timo, della salvia, della zagara e del rosmarino. Di arrendersi alla grandiosità delle rocce, all’imponenza dei platani. Il paradiso è li, a 54 chilometri di distanza dal porto nel villaggio di Diakoptò.

E in paradiso si sale con la cremagliera, un trenino lungo, silenzioso e sottilissimo, che, partendo dalla stazione invisibile del paesino, attraversa felpato i 20 chilometri della gola di Vouraikòs. Fino ad arrivare a Kalàvrita, Base di partenza per gli impianti sciistici ellenici (Sì anche in Grecia si scia).

 

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La cremagliera della
valle di Vouraikòs

Una mezzora sulle rotaie che compensa di migliaia di chilometri di viaggio e da sola giustifica ore di traghetto, di aereo o di pullman. La grande fossa scavata dall’acqua e dal vento è un misto tra il Grand Canyon e i nostri verdissimi parchi alpini. Un miscuglio di rocce e di piante, di variopinti massi giganteschi e foreste. Cascate e placidi bacini.

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Un fiume di platani
scende verso valle


Il signore di Vouraikòs è il platano, pianta nobile e austera, ormai scomparsa dalle nostre parti, decimata dall’inquinamento e dalle malattie, che ancora domina il paesaggio del Peloponneso e dell’Etolia.

In questo angolo di Grecia, dove c’è acqua c’è il platano. Non c’è traccia dei salici e dei pioppi padani: le rive, tra Etolia e Peloponneso, sono il feudo dell’albero imponente e frondoso, che in autunno si veste di giallo e di arancione, disegnando nel verde di lecci e pini lunghi serpenti e cerchi di fuoco.

 

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Il platano del monastero di Agia Lavra,
uno dei mille platani monumentali
del Peloponneso e dell'Etolia.

 

E’ novembre il mese per calarsi nella gola, quando i cespugli fanno a gara con le rocce per mostrare i colori più smaglianti. Il rosso e l’ocra dei massi a volte schiacciano il colore delle foglie, a volte vengono schiacciati.

Il trenino gira l’angolo e improvvisamente lo scenario muta, le pareti del canyon diventano grigie o crema stinta. Allora sono gli oleandri e le margherite giganti, colpite dai pochi dardi del sole che riescono a penetrare nella profondità della crepa, a dare nuove tinte alla gola.


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Uno splendido mix tra
natura viva e natura morta

Dove finiscono i platani, comincia il dominio dei lecci, più verdi dello smeraldo e sempreverdi. Forti, e freddi, scendono verso il torrente spumeggiante come valanghe, e sembrano spingere le altre piante nell’acqua. Il trenino rallenta, si sente la cascata rumoreggiare tra i sassi; aprendo il finestrino entrano nel piccolo vagone ondate di profumo. E’ il timo selvatico che, stordente, si mischia con la camomilla di montagna.

Quando la locomotiva entra nella stazioncina di Kalavryta, il capolinea, finisce un sogno ad occhi aperti. Eppure il ritorno nella civiltà non è così drammatico. Il paese è a misura d’uomo, ovunque giacciono panieri ricolmi di erbe aromatiche e officinali, l’oro verde della valle.

 

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La ferrovia Diakofto–Kalavryta è una linea a scartamento ridotto e a cremagliera della Grecia sita nel nord delPeloponneso; lunga 22 km unisce Diakopto a Kalavryta

La salvia, declinata in cento qualità, e l’origano, profumano l’aria, dalle pentole fumanti esce l’aroma di tisana e poi, per chi ha gambe buone, il meglio deve ancore venire: la discesa della gola a piedi. Toccando con mano la bellezza delle creature della natura, che non hanno nulla da invidiare a quelle generate da Fidia e da Prassitele a un centinaio di chilometri da qui.


 Dal Peloponneso all’Etolia,
scavalcando il golfo di Corinto

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Il ponte di Charìlos Trikupìs

Dopo un’immersione nella natura selvaggia, un tuffo nella tecnica e nella civilizzazione estrema: per passare dal Peloponneso all’Etolia, scavalcando il golfo di Corinto, si passa dal ponte di Charìlos Trikupìs, 2252 metri, il secondo del mondo per lunghezza.

E’ solo un attimo. Una volta raggiunta la sponda nord, per arrivare al lago di Trichonida, ci si bagna di nuovo nell’ambiente. Il paesaggio perfetto. Il lavoro dell’uomo si fonde in un continuo entusiasmante con quello della natura. 

I boschi di lecci, confinano con le piantagioni di viti e olivi. Gli oleandri si sprofondano nelle macchie di platani che costeggiano il fiume. Cedri, mandarini, aranci e bergamotti, spuntano dai cespugli coi loro frutti sgargianti.

Sui pendii fanno capolino le macchie di pietra degli antichi monasteri e le cipolle dei campanili delle chiese ortodosse. Laggiù in fondo, l’acqua del lago, il più grande e placido della Grecia, moltiplica per due il verde che la circonda. Fa da specchio alle montagne e agli alberi. Al cielo e ai boschi.

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 Una splendida veduta aerea della zona.
Il lago di Trichonida è a destra, a sinistra il lago Lysimachia

 
Nel giardino del ristorante affacciato alla riva, i tavoli ingombri di tzaziki e moussakà, porri e pomodori, Souvlaki e Kokoretsi, stanno all’ombra dei pini giganti, mentre tra i rami ondeggia il profumo della zagara e occhieggiano, gialli, cedri colossali e, con loro, le arance, che verranno servite come frutta. Chi non ha conosciuto l’”Altra Grecia, non ha conosciuto la dolcezza del vivere”. Il luogo favorito dagli dei.

 Il
Peloponneso

 

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Epidauro: La spettcacolare
visione del famoso teatro


Il Peloponneso
resta comunque una terra di storia. Una volta conosciute le bellezze della natura ci si può lanciare alla scoperta di Micene, la città di Agamennone, dove nacque la civiltà degli achei e oggi Patrimonio dell'Unesco. Oppure si può andare a Sparta per vedere quel poco che resta, poco più di ombre, della gloriosa città guerriera che seppe mettere in ginocchio la mitica Atene.

A due passi da Sparta, la cittadina di Mistrà, orientaleggiante capitale del principato bizantino. Ma la gemma del Peloponneso è il teatro di Epidauro, famoso per la sua acustica eccezionale. Posto al colmo della valle sacra ad Asclepio, poteva ospitare 14mila spettatori.

 

Olympia, la città dei
sacri giochi panellenici  

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Olimpia - In questa rarissima foto del 1875/1876 è ripreso
il lato est del tempio di Zeus e precisamente la parte settentrionale
dell'angolo a nord-est. Sono effigiatei le maestranze addette agli scavi.
In primo piano, davanti al palazzo, sono
visibili le basi di due statue
 


Il luogo più conosciuto dell’intero Peloponneso resta Olympia, la città dei sacri giochi panellenici, fondati, secondo il mito, da Ercole e mai interrotti fino alla caduta dell’impero romano. Con certezza, i giochi sono stati celebrati dal 775 avanti Cristo, fino al 383 dopo Cristo, per poi venire rigenerati dal barone Pierre De Coubertin nel 1896. Ad Olimpia si arriva dopo avere attraversato un meravigliosa e interminabile piana coltivata ad olivi ed agrumi e la città è immersa in una odorosa pineta.


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Il francobolo emesso dalla Repubblica di Gibuti
in onere del barone Pierre De Coubertin

Ospita, oltre allo stadio e ai resti del complesso religioso, un modernissimo museo che custodisce, tra cento altri tesori, una delle più grandi creazioni dell’uomo: l’Hermes di Prassitele con Dionisio. La perfezione assoluta nella scultura, la grande bellezza. Un marmo che pare modellato da Apollo stesso e che, da solo, vale il viaggio fin quaggiù come la gola di Vouraikòs.


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Hermes con Dioniso bambino, 340-330 a.C., marmo,
alt. 215 cm., Museo Archeologico, Olimpia


A Olympia esistevano due giardini: uno che ospitava i monumenti agli atleti più grandi della storia ed uno per la damnatio memoria, la maledizione eterna del ricordo, di quelli, che vendevano, compravano e truccavano le gare. E c’erano già allora. Niente di nuovo sotto il sole.

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La riscoperta della natura, dei colori, delle montagne, dei fiumi e dei laghi è favorita dal programma europeo ICE (Innovation, colture and creativity) finanziato dall’Unione europea. E’ un progetto internazionale, che coinvolge anche l’Italia e che, in questo caso, è realizzato dalla mega regione amministrativa della Grecia Occidentale, che unisce Etolia e Peloponneso settentrionale (circa un terzo della penisola), le due grandi aree saldate dal Golfo di Corinto.


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Il foliage tra le rocce
del Peloponneso

Lo scopo è quello di ampliare l’offerta turistica classica e di prolungare la stagione degli arrivi: il periodo migliore per godere della natura incontaminata è di sicuro quello tardo autunnale quando il foliage esplode nei boschi e quando agrumi ed olivi giungono a maturazione.

 

Il Mare

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Splendida calcografia di un anonimo,
riproducente la veduta della città di Patrasso
vita dal Golfo. Tav. III.

Patrasso è il porto di arrivo dall’Italia e il porto di partenza per un’infinità di isole greche sparse per lo Ionio e l’Egeo. Senza contare che anche sulla penisola del Pelopenneso (tecnicamente sarebbe un’isola dopo il taglio dell’istmo di Corinto) esistono numerose e bellissime spiagge, spesso vicine alle zone di grande interesse naturalistico.

E’ un peccato però, abbandonare la città senza avere gustato la bellezza delle sue chiese ortodosse e la natura che la circonda, i paesaggi modellati dal platano, dall’ulivo, dalla vite e dai cipressi.

 

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Il Forte Medioevale a Nafpaktos,
l'odierna Lepanto

E’ un peccato anche non attraversare il ponte Charìlos Trikupìs, per visitare Lepanto, la città della battaglia che vide i cristiani fermare l’avanzata turca nel Mediterraneo. Qui, tra antiche mura e rocche, si respira il profumo della storia: del mondo dei sultani e della dominazione veneziana, dei cavalieri crociati e dei principi bizantini. Qui l’Oriente si fonde con l’Occidente.

 
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(*) Chi è Luigi Alfieri

Magazine di Turismo e varia umanità.
Direttore Responsabile Giacomo Danesi