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La Transumanza: un grande patrimonio culturale




 Transumanza tra

natura e cultura

 

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di

Lamberto Selleri

 

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Il foglietto emesso da Poste Italiane
nel 2004 sulla Transumanza

 

La transumanza di armenti evoca sentimenti ancestrali in quanto di certo, tra i nostri antenati, c'era chi la praticava e noi, nel nostro inconscio, ne serbiamo un ricordo che, se sollecitato da impulsi catartici, riaffiora con prepotenza.

Con il cambiare delle stagioni, condurre a piedi pecore, bovini o cavalli in località lontane anche 100 km per raggiungere territori ricchi di foraggio, è sempre stata un' attività praticata dall' uomo e lo è tuttora anche se viviamo in un 'epoca in cui con i moderni mezzi di comunicazione interagiamo in un nano secondi e ci possiamo spostarci a 1000 km all' ora.

Oggi, sebbene le transumanze in Italia siano diminuite di numero e di consistenza e spesso gli animali vengano trasferiti utilizzando moderni mezzi di trasporto, possiamo ancora osservarle e goderne lo spettacolo. Nelle Marche, ad esempio, è possibile vivere una transumanza in prima persona. Non è una rievocazione storica, anche se è pubblicizzata e non ha nulla di artificiosamente turistico.

 

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Siamo in provincia di Ascoli Piceno. Il territorio è quello dei monti Sibillini, oggi Parco Nazionale e qui, tutti gli anni da tempi immemorabili, si svolge la transumanza di pecore, bovini e  cavalli che da Arena (Rocca Fluvione 299m), percorrendo 9 km, raggiungono Polverina, frazione del paese di Comunanza (448 m.) ed il giorno successivo (8 km) raggiungono Balzo (886m.), sede del comune di Montegallo.

 

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Qui, gli armenti sostano per tutta la stagione estiva guardati a vista dal Monte Vettore (2476 m), la cima più alta dei monti Sibillini. Ci troviamo a 30 km da Ascoli Piceno, 50 da San Benedetto del Tronto e 39 da Norcia.La transumanza non è uno spettacolo, è una esperienza sensoriale per noi, non addetti ai lavori, che vi assistiamo in qualità di ospiti.

Chi vi partecipa percorre a piedi lo stesso tragitto che seguono le pecore sapientemente dirette dai pastori e dai cani addestrati a guidarle, cosa che fanno con intelligenza, bravura e pazienza quando riconducono nel gregge le pecore che di tanto in tanto, specie i piccoli agnelli, si smarriscono per la campagna. La prima tappa viene percorsa in tre ore.

 

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Durante il tragitto si vive a contatto con le pecore e mentre ci si arrampica sui vecchi "tratturi" si ode belare, lo scampanellio dei batacchi, il vociare dei pastori che impartiscono comandi ai cani. La sensazione è quella di essere stati catapultati in un ambiente non contaminato dall' uomo, si avverte persino anche il sapore dell'aria pulita che dona maggior vigore ai polmoni.

Non si percepisce la difficoltà del camminare su un percorso scosceso, ma solo si gusta la gioia di vivere a contatto con la natura in compagnia dei pastori e dei garzoni che, sollecitati da domande, raccontano ogni particolare sulla transumanza che un tempo li portava fino in Puglia.

Giunti a Polverina, al campo sono già pronti in trepida attesa maccheroni e salsicce a volontà, mentre le pecore sono guardate a vista e protette da altri cani all'uopo addestrati, i bianchi Pastori Maremmani che durante il tragitto, mansueti, si confondono nel gregge.

 

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Nel pomeriggio, dopo aver sorseggiato un bicchierino di Mistrà, si assiste alle attività pastorizie tradizionali, quali la realizzazione dello stazzo (recinto), la preparazione dei formaggi, la mungitura, la tosatura delle pecore e la doma del cavallo.

All'imbrunire è scodellata la cena del pastore, che consiste in un piatto tradizionale preparato sul posto sin dalla mattina: la “pecora ngallara” che si mangia in compagnia delle melodie della transumanza provenienti dagli organetti dei pastori. Ero curioso di assaggiare la famosa "pecora ngallara" e, soprattutto, quella cucinata dai pastori: vi assicuro che per questo piatto, plasmato da ore e ore di lenta cottura, le stelle non si contano.

 

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Dopo cena, come da programma, inizia il concerto degli “Zigà”, gruppo musicale popolare. Ma non finisce qui, vi è ancora una leccornia in serbo: i pastori hanno preparato il maialetto allo spiedo. Il pernottamento dei visitatori è previsto a Balzo di Montegallo presso Il Camping Ristorante Vettore, che dispone di 50 piazzole per tende, roulotte , camper e di ottimi bungalow.

Il Camping offre la possibilità di praticare escursioni a piedi, a cavallo e in mountain-bike, sport di montagna (alpinismo, trekking) e sport estremi quali parapendio, deltaplano, rafting e free-climbing www.campingvettore.it.

 

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Una immagine del Camping Vettore

 

Oppure, si può pernottare presso l'Albergo e Ristorante Vettore: www.albergovettore.it

Il giorno seguente ritorniamo a Polverina e a piedi, al seguito della transumanza, raggiungiamo Balzo di Montegallo (2 ore e trenta) dove il gregge si fermerà durante tutta l'estate.

 

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Per il pranzo i pastori hanno preparato fave e formaggio oppure si può andare al ristorante "Lo Spuntino", dove la specialità è lo stinco di maiale, o al ristorante Vettore, dove è servita zuppa di ceci alle castagne, lasagne al sugo di agnello e fritto misto all'ascolana.

Per escursioni a piedi, a cavallo, sugli asini, in bicicletta, trekking e programmi culturali rivolgersi www.sibilliniweb.it che promuove anche soggiorni organizzati.

 

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Il nome dei monti Sibillini, con ogni probabilità deriva, dalla Sibilla Appenninica che qui dimorava in una grotta (2000 m) alle pendici dell'odierno monte Sibilla (2176 m). 

Il culto delle Sibille, in quanto dispensatrici di oracoli, ha origine in Grecia e con il diffondersi della cultura ellenistica nel bacino del Mediterraneo, è assimilato dalle molteplici forme di paganesimo che circolavano nell' impero romano.

La Sibilla più famosa fu la "Cumana", seguita dalla "Appenninica" che, come si è detto, abitava sui monti Sibillini. In seguito, la "Sibilla Appenninica" da oracolo diventa strega e donna di malaffare ed il ciclo si conclude con la distruzione della grotta in cui viveva.

 

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Ma non solo, il mistero si infittisce: non lontano dalla grotta si trova il lago Pilato (1949 m.) unico lago glaciale dell'Appennino, che ogni anno si tinge di rosso e all' epoca della Sibilla era ritenuto la porta degli inferi. In seguito, con l'avvento del cristianesimo, il lago prese il nome di Pilato, a ricordo del giustiziere romano che condannò Cristo. 

La leggenda vuole che Ponzio Pilato, dopo essere stato messo a morte a Roma, fosse gettato in questo lago. Si narra che fin da quell'epoca, e forse ancor oggi, il posto sia un luogo di ritrovo, nelle notti di plenilunio, di negromanti, fattucchiere e streghe.

 

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Il Lago Pilato situato sul monte Vettore, nel massiccio e
nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini ad una quota di 1.941 m s.l.m.
Il Lago di Pilato, anticamente era chiamato L

 

Il Parco dei Monti Sibillini deve la sua notorietà soprattutto alla qualità di vita che offre ai visitatori, ai reperti artistici e culturali che ogni chiesa, convento od eremo conserva, alla gastronomia genuina, alla possibilità di praticare sport salutistici e non invadenti, all'aria non inquinata, al tenore di vita confortevole, ai costi turistici competitivi, alle strutture ricettive accoglienti che non deturpano il territorio e, se volete crederci, anche al mondo superstizioso collegato alla Sibilla e al lago Pilato.

www.picenosenseofplace.it

Le escursioni per la grotta, il monte Sibilla ed il lago Pilato partono dal paese di Montemonaco dove si trova anche un "museo" dedicato a questo tema, aperto solo su prenotazione.

 

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Da Montemonaco partano le escursioni
per il Monte Sibilla e il Lago Pilato

www.montemonaco.com

 Però, ritornando con i piedi per terra, mi piace segnalare la presenza, sui Monti Sibillini dell'eremita Padre Piero che in solitudine abita a San Leonardo (Montefortino), vive di povertà e di fede e accoglie con amore coloro che desiderano incontrarlo.

 

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L'Eremo di San Leonardo


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