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Pellegrina per ritrovare se stessa




Pellegrina per
ritrovare se stessa


di
Fulvia Ferrero

con la collaborazione
di Fabiana Maniglio

 

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La meta è ancora lontana...
Photo © Fabiana Maniglio 

 

Mi sono sempre chiesta cosa spinge una persona a decidere di percorre centinaia di chilometri a piedi per raggiungere una meta, nel nostro caso Santiago de Compostela, in Galizia. La Fede? Desiderio di mettersi alla prova fisicamente? La ricerca di un incontro inaspettato?

Ho un'amica di nome Fabiana la quale ha deciso di raccontarmi l'emozione del suo primo “Camino di Santiago de Compostela” effettuato tra il luglio e l’agosto del 2011. Non l’intero cammino ma una parte di esso, con partenza da Ponferrada e arrivo a Santiago dopo 10 giorni di marcia e 200 chilometri nelle gambe.

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  L'itinerario del primo Camino de Santiago
de Compostela: da Ponferrada a Santiago

 

Le emozioni furono talmente intense, e i momenti indimenticabili che, oltre ad avere conosciuto compagni eccezionali e attraversato paesaggi davvero mozzafiato, non sentendosi ancora totalmente realizzata, un anno dopo, nel 2012, si è rimessa in marcia per compiere quasi tutto il pellegrinaggio partendo da Pamplona per arrivare dopo 730 chilometri e 27 giorni di cammino dinnanzi alla famosa Cattedrale di Santiago.

 

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Fabiana davanti alla cattedrale
di Santiago de Compostela

Photo © Fabiana Maniglio

 

Ascoltare Fabiana raccontare i suoi Camini è stato come camminargli virtualmente accanto. Questa sua esperienza voglio condividerla con voi.

Il racconto di Fabiana è stato come un fiume in piena di emozioni e gioia. Non è stato facile, giornalisticamente parlando, prendere appunti e sintetizzare le sue e mie emozioni. Eccole.

Fabiana, perché hai preso la decisione di percorrere
il Camino di Santiago de Compostela? Qual è stata la molla iniziale?

 “Una sera – esordisce Fabiana -, un amico mi ha parlato di questo Camino. Lui l’aveva già percorso diverse volte! Fu tale il pathos del suo racconto che prendere la decisione di imitarlo, e prendere la decisione di partire, fu quasi immediata. Il fatto che stessi attraversando un periodo non particolarmente felice della mia vita mi mise le ali ai piedi e partii."

 

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Segui la freccia...
Photo © Fabiana Maniglio

 

Ci racconti le tue emozioni e i momenti
più importanti di questa esperienza?

“Fu un fatto unico e inspiegabile. Mi trovai in terra straniera, in balia di emozioni  molto forti delle quali avevo bisogno. Avevo paura, dovevo camminare tanto e il dolore ai piedi mi spaventava. Mi ha salvato il fatto che parlassi bene lo spagnolo. Questo particolare è stato importante per superare le difficoltà."

E arrivata a Santiago de Compostela
cosa hai provato?

“Arrivata a Santiago non sono entrata subito nella cattedrale, ho aspettato due ore prima di entrare. Volevo godermi le emozioni dell’arrivo e dell’intero cammino appena concluso. La cattedrale, imponente, si parava davanti a me.

Sono arrivata a Santiago entrambe le volte alle ore 12 nel momento del
  "Bota Fumeiro”, un grande turibolo incensiere che viene fatto oscillare dai "tiraboleiros" nella cattedrale."

 

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Un'istantanea dell'eccezionale
spettacolo

 

Lo issano fino a 22 metri d'altezza nella croce della navata centrale. Con un sistema di corde e carrucole gli imprimono un moto pendolare fino a fargli sfiorare il soffitto delle navate a una velocità di circa 70 km/h. Nel mio primo “Camino” ricordo bene la data: era il 15 agosto 2011. L’arrivo mi tolse il fiato.  Ho pianto. Avevo concluso una parentesi della mia vita che mi ero prefissata."

Quali sono state le aspettative che
ti proponevi da acquisire da questa esperienza?

“Volevo mettermi alla prova e cercare di capire alcune cose importanti della mia esistenza.”

Furono molte le difficoltà
fisiche e spirituali incontrate?

“Tra le difficoltà incontrate, il dolore fisico e la stanchezza difficili da gestire; tutto il resto era perfettamente superabile con la forza d’animo e la voglia di arrivare fino in fondo.”

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Mai disperare!
La meta è laggiù...
Photo © Fabiana Maniglio

 

L'anno dopo decidesti di ripartire. Perché?

“Questa decisione l’ho presa immediatamente al ritorno a casa. Durante il primo “Camino” avevo conosciuto  i “peregrinos” che arrivavano dal punto più lontano del percorso. Erano così pieni di entusiasmo, così felici ed emozionati che la decisione di percorrerlo nella quasi totalità era scontata.”

Il tuo secondo Camino come lo hai vissuto?

“Con paura. Durante tutto il percorso. Paura di essere sola fisicamente e spiritualmente, anche se poi così non è stato. Paura del dolore delle vesciche, perché il “Camino” è anche farsi del male.”

 

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Un attimo di sosta...
Photo © Fabiana Maniglio

 

Raccontaci cosa facesti a Finesterrae...

Finisterrae è una cittadina sul mare a 90 chilometri da Santiago. Si arriva in pullman e ci sono stata tutte e due le volte. La prima volta mi sono fermata in paese, la seconda ho proseguito per 4 chilometri raggiungendo la costa sull’Oceano dove finisce la terra, al chilometro 0.

 

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Sulla costa sull’Oceano, dove
finisce la terra, al chilometro 0
Photo © Fabiana Maniglio

 

Al calar della sera ci si siede con gli altri in quello splendido luogo e si aspetta il tramonto. Quando fa buio si bruciano i vestiti nel braciere.

C’è sempre tanta gente, spesso ci si ritrova con pellegrini conosciuti durante il "Camino”. Con il mio gruppetto, dopo aver bruciato i vestiti, abbiamo a turno pronunciato tutti una frase significativa.



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Si bruciano gli stracci
al calar della sera...
Photo © Fabiana Maniglio


Vuoi conoscere la mia? Eccola:
"Dove finisce il 'Camino'  inizia il mio destino."

Come ti hanno cambiata queste due
esperienze sulla strada per Santiago de Compostela?

“Questi due "Camini” mi hanno aiutato a riprendere in mano la mia vita. Al termine dei due percorsi ho preso decisioni personali molto importanti e radicali. Sì, ho apportato alla mia vita diversi cambiamenti che il  'Camino' mi ha dato la forza di affrontare.”

Cosa consiglieresti a coloro che vogliono intraprendere
il Camino per Santiago de Compostela?

“Di essere motivati, fortemente motivati.È importante! E avere un minimo di preparazione fisica oltre che spirituale.”

 

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Chiare e fresche acque...
Photo © Fabiana Maniglio

 

Lo zaino è importante.
Cosa hai portato con te?

“Nello zaino occorre metterci solo il minimo indispensabile. Dopo il primo Camino ho capito a cosa rinunciare... Indispensabili sono la mantellina per la pioggia o poncho, la borraccia (meglio se è sacchetto), le spille da balia, l'ago e il filo, il disinfettante, il sacco a pelo, il materassino, la crema solare, il cappello (il caldo della Meseta è allucinante!), una felpa, un pantalone lungo, e una pila (meglio se frontale)."

 

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Zaino in spalla e ... camminare!
Photo © Fabiana Maniglio

 

Il Camino in tre parole

“Solo tre? (ride): Sconvolgente, che ti mette a dura prova, unico.”

Lo rifaresti?

“Sì!!! Anche se dopo due anni consecutivi in questo momento non ne sento la necessità. Non rifarei mai più il Camino francese, ma opterei per il portoghese e quello del nord…”

 

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Il tragitto portoghese

 

Il Camino di Santiago - ci ha raccontato Fabiana -, tra le tante altre cose, ha i suoi simboli e i suoi oggetti importanti.

Prima di mettersi in cammino occorre procurarsi la cosiddetta “Credencial”, il registro che ogni pellegrino deve custodire con sé e far timbrare ogni giorno all’ostello d’arrivo. La Credencial attesta che la persona sta percorrendo il cammino come pellegrinaggio. Negli ultimi 100 chilometri i timbri da raccogliere sono due al giorno.

 

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I preziosi timbri ambiti
da tutti i pellegrini

 

Arrivati a Santiago occorre consegnare la Credencial all’ufficio apposito, che in cambio ti consegnerà la “Compostela”, ovvero il documento scritto in latino nel quale si certifica l’avvenuto pellegrinaggio. “Sulla mia pergamena - ci ha raccontato Fabiana - il mio nome è scritto così: “Fabiana Manilium”.

 

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La "Compostela", il documento
tanto agognato


Le frecce gialle sono la guida di tutti i peregrinos, e si trovano davvero ovunque. La conchiglia, simbolo del pellegrinaggio di Santiago, si può trovare e acquistare lungo tutto il tratto del cammino e si esibisce attaccandola allo zaino.

 

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Segui la freccia gialla
e la conchiglia...


Sorridono gli occhi a Fabiana quando ci ha raccontato che qualche chilometro dopo la partenza, la conchiglia l'ha ricevuta in regalo da un giovane ragazzo. Lei l'ha custodita e portata durante tutto il Camino.


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e... la conchiglia...
Photo © Fabiana Maniglio

 

Il Camino si può fare sia a piedi, sia in bicicletta. Parecchi sono i ciclisti che si incontrano camminando, ma secondo Fabiana l’approccio con la bicicletta è totalmente diverso!

In bici si percorrono molti più chilometri al giorno e si arriva più tardi negli ostelli rispetto ai normali pellegrini. Sulle due ruote si vivono in maniera diversa i paesaggi attraversati.

C’è meno tempo per fermarsi, per scattare foto, per conoscere e condividere un pezzo di strada con altri pellegrini. Soprattutto, se si pedala in gruppo, si vive il Camino in maniera molto più rapida in sella a una bicicletta attraversando le grandi distese spagnole.

 

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Un campo di grano appena colto
con sullo sfondo i girasoli
Photo © Fabiana Maniglio

 

Fabiana ci racconta la bellezza di attraversare le grandi città come la famosa Pamplona, da dove è partita. Fabiana nel suo secondo cammino. Poi Burgos, in Castiglia, Leon sui monti Cantabrici, Astorga e altre città e paesi minori.

 

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Pamplona e il monumento
ai suo tori
Photo © Fabiana Maniglio

 

Molti pellegrini, racconta Fabiana, sconsigliano assolutamente di prendere l’autobus o il treno da Burgos a Leon, per evitare così l'altipiano della Meseta.

Infatti, molti pellegrini stremati dal caldo, dalla fatica e dal dolore alle gambe, arrivati a Burgos preferiscono “tagliare” un pezzo del Camino prendendo l’autobus o il treno.

 

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Una splendida immagina
dell'altipiano della Meseta
Photo © Fabiana Maniglio


Imperdonabile errore – afferma Fabiana -. Non sanno quello che si perdono! La Meseta è la parte più bella di tutto il Camino per i paesaggi mozzafiato, le ampie distese, le dolci colline e i panorami incantevoli. Certo, a livello fisico è un grosso impegno. Ma tralasciare questo territorio è un autentico delitto oltre che non corretto.

Consiglio di programmare bene le tappe in modo da arrivare caricati psicologicamente per affrontarle. E soprattutto alzarsi prestissimo al mattino, perché la cosa che più scoraggia i pellegrini in quel tratto è il caldo torrido che ti toglie tutte le forze e ti rallenta la marcia.”

 

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Sulla via di Santiago de Compostela
Photo © Fabiana Maniglio

 
I pellegrini, durante il cammino, per incoraggiarsi, gridano: “Ultreya y Suseya!” . Lo grido anch'io insieme a Fabiana e la ringraziamo di cuore per averci regalato intense emozioni con il suo racconto.

Che sia questo grido un incoraggiamento per coloro che intraprenderanno il Camino, ma sia anche monito per l’intera vita di ognuno di noi.

 

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sul Cammino de Santiago de Compostela
 

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Sulla scia di Santiago – Un viaggio di scoperta e cambiamento
a cura di Andrea Alesci – Prefazione di Charlie Cinelli
La Compagnia della Stampa – Massetti Rodella Editore.

 Altre pubblicazioni

Guida al Cammino di Santiago de Compostela in bicicletta – di Mariacarla Castagna e Riccardo Latini. Oltre 800 chilometri da Roncisvalle a Santiago. I percorsi, le tappe, gli ostelli e tutti i riferimenti utili per le due ruote.
Terre di Mezzo Editore – Terza edizione aggiornata.

Una guida, due Cammini:
- Il cammino della costa noto anche come Cammino del Nord.
- Il cammino Primitivo (da Oviedo a Melide) – di Riccardo Latini -
(edizioni Arti Grafiche Colombo – Milano // www.agc.it)

 

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Direttore Responsabile Giacomo Danesi