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In giro per il Mondo al Salone del Libro di Torino




 

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di
Giacomo Danesi

Photo © 
di
Alessandro Gandolfi
 

Ho atteso con gioia, e letto con grande affetto, il libro "Dune, balene e microchip - Sette anni in giro per il Mondo", edito da MUP (Monte Università Parma Editore), scritto da Luigi Alfieri e arricchito dalle belle fotografie di Alessandro Gandolfi. La pubblicazione, fino al prossimo 14 maggio 2012, è esposta al Salone del Libro di Torino, allo stand di Mup Editore (G7 – padiglione 2). 

Io lo conosco bene Luigi Alfieri. Giornalista, Capo Redattore al quotidiano la Gazzetta di Parma, ho avuto il piacere di averlo come compagno di viaggi in alcune escursioni per il Mondo.


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La sua prefazione, ricca di consigli, di significati, da al suo libro una valenza di cui il lettore non potrà non tenere conto quando deciderà di mettersi in viaggio per il Mondo, facendo tesoro della sua esperienza.

E' lui stesso che nella chiosa finale della sua prefazione spiega i motivi e la chiave di lettura della pubblicazione. "In questo libro sono raccolti - scrive Luigi Alfieri - 30 articoli scelti tra i tanti che ho pubblicato sulla "Gazzetta di Parma". Ho voluto privilegiare i racconti dove la natura e l'emozione prendono il sopravvento. Quello dove i sensi hanno lavorato di più. I luoghi meno conosciuti. Non è una raccolta di appunti di viaggio minuziosi, con elenchi di alberghi e ristoranti, consigli sui pranzi e pernottamenti.

Sono pezzi scritti per far sognare il lettore. Per dargli un attimo di tregua dalla lotta quotidiana per la sopravvivenza. Mi piacerebbe che alla fine della lettura restasse un messaggio: i tempi della vita non sono quelli dettati dalla tecnologia, ma quelli millenari della natura, del calare e del crescere della luna e del rincorrersi delle stagioni."
 

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Non ho dubbi che al lettore il tuo messaggio arriverà forte e chiaro. Leggere quanto hai scritto non solo mi ha procurato una forte emozione, ma mi ha anche costretto a rivedere e rimeditare il mio modo di viaggiare, a volte troppo intimistico e foriero di forti delusioni.

Devo imparare e vedere e apprendere con una visione (forse) meno romantica, più pratica, per evitare al fine di aver "visto" con occhi troppo lontani della realtà quanto mi è dato di  vedere e toccare. Senza dimenticare, come dici tu, "... quelli millenari della natura, del calare e del crescere della luna e del rincorrersi delle stagioni."
 

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Inutile dire che ho subito letto quanto hai scritto del viaggio compiuto insieme a te e ad altri colleghi: a Kazan, nel Tatarstan. Ho letto con curiosità, rammaricandomi di non averlo scoperto laggiù, che dentro il parco del Monastero di Raifa, dove le cupole d'oro si specchiano nelle acque tranquille del laghetto, è l’unico posto al mondo dove le rane sono mute. "Un miracolo della Madonna per non disturbarne le preghiere dei monaci."


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Ho letto e riletto altri tuoi splendidi articoli che il libro racchiude. Leggendoli ho ricordato una frase di Pavese, tratta dal suo diario Il Mestiere di Vivere, nel quale affermava che "... l'Amore è desiderio di conoscenza." Quella conoscenza che tu hai ben descritto a pagina 75 nel tuo reportage sul viaggio in Massachusetts nell'ottobre del 2005. Perché viaggiare è amare. Ebbi il piacere di compierlo con te.


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Immediato il ricordo della visita alla casa della poetessa Emily Elisabeth Dickinson, ad Amherst. Poi la visita alla residenza di Nathaniel Hawathorne (1804 – 1864), sì quello della lettera scarlatta, e la casa delle sette torri,  la sua biblioteca con i 4 mila libri scritti in tutte le lingue. E poi la sua casa a Cambridge, con la sua biblioteca di 16 mila libri, e scoprire sul tavolino la Divina Commedia stampata da Giovanni Battista Bodoni, stampatore in Parma! Ricordo la tua faccia felice nell'ammirare quel cimelio.


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Hai anche ricordato che in questa terra era nato Henry David Thoreau (1817-1862), uno dei padri del "rinascimento americano". E hai voluto ricordare che fu lui a scrivere "Disobbedienza civile", che oltre a essere amato da Tolstoj e assurto a suo "manifesto" da Ghandi, scrivi che fu la Bibbia degli autori della Beat Generation. Allora ricorderai la mia insistenza nel voler visitare, nel cimitero di Lowell, la tomba di Jack Kerouac, nato Jean-Louis Kerouac, che della Beat Generation  fu uno dei più qualificati protagonisti.
 

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Photo © Luigi Alfieri

Ebbene, in quei pochi attimi di meditazione sulla sua tomba di cristiano, pensai subito a una delle sue più affascinanti, e per certi versi terribili frasi tratte dalla sua opera "On the road:

 " - Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati.
- Dove andiamo?
- Non lo so, ma dobbiamo andare
."

Ho aperto e chiuso tanto volte il tuo libro, meditando su quanto hai sapientemente scritto. Nel contempo ho anche ripensato ai miei viaggi passati e su quelli che ancora oggi intraprendo. Al termine di ogni viaggio, compiuto sempre con gioia e tristezza, mi chiedo inevitabilmente  il perché devo andare, senza a volte sapermi dare una risposta. Poi la conclusione, sempre la stessa: devo andare.

Spero di incontrarti presto sulle strade del Mondo.

Dune, balene e microciph - Sette anni in giro per il mondo,
di Luigi Alfieri. Fotografie di Alessandro Gandolfi  pagg.165 
edito da MUP (Monte Università Parma Editore)- 2001
http://www.mupeditore.it/

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