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Il Rosone di Troia (4)




IL ROSONE DI TROIA (4)

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di
Giacomo Danesi

FOGGIA (Fg) - Agosto 2017.  Sono giunto al quarto articolo del mio viaggio in Puglia, e precisamente sulle pendici del Subappennino Dauno, a ridosso del Tavoliere delle Puglie. Sono a Troia, una Città e non un Comune (basta guardare lo stemma comunale per scoprirlo) di poco più di 7 mila abitanti.

il viaggio in Puglia, con colleghi e operatori turistici provenienti da tutto il Mondo era inserito nella Covention: Il futuro del turismo nei Cammini Religiosi e Culturali,  tenutosi dal 26 al 30 Luglio scorso a San Giovanni Rotondo, in provincia di Foggia.


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                                      San Giovanni Rotondo (Fg)
                                          sede della
Convention


Scoprire che questa piccola cittadina possiede non solo una storia bellissima e antica, ma tesori di immenso valore storico culturale, lascia veramente stupiti. Ecco perché è considerato uno dei più affascinanti borghi medioevali di tutta l'Italia meridionale.

Qualche esempio? Basterebbe citare le sue chiese e i musei. Una decina le più importanti, come la Concattedrale per esempio. Nessun dubbio che sia uno dei massimi esempi del romanico pugliese, arricchito a influssi pisano-bizantini e musulmani.

Le chiese di Troia? Eccone alcune, oltre alla Concattedrale dedicata alla Beata Maria Vergine Assunta in Cielo. La Basilica di San Basilio (XI secolo), per esempio; la Chiesa di San Francesco, splendido esempio di arte barocca; il Santuario della Madonna Mediatrice; la Chiesa dell'Addolorata, la Chiesa di S.Giovanni di Dio; la Chiesa di "S.Vincenzo", la più antica risalente al X secolo, la Chiesa di S.Giovanni al Mercato. la chiesa di "S.Andrea in S.Anna" e per finire la Chiesa di "S.Secondino" di recente costruzione.

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La Basilica di San Basilio
(Foto Itinerapuglia)


Poche città di provincia della nostra bella Italia possono vantare una simile ricchezza. Tralascio di citare pregevoli esempi di architettura civile per passare immediatamente ai musei come quello municipale.

Articolato in tre sezioni dedicate rispettivamente ai numerosi reperti greco-romani e ai ritrovamenti archeologici di età paleo cristiana, possiede anche una interessante raccolta di quadri d'arte moderna per lo più firmati dall'artista Nicola Fiore.

Il Museo diocesano: fondato nel 1965 è ospitato nel settecentesco convento delle suore benedettine. E' ricchissimo di oggetti di arte sacra (quadri, statue e reperti archeologici) dal 1200 al 1800.

Gli fa da contraltare il Nuovo Museo del Tesoro della Cattedrale. Basterebbero le oltre 500 pergamene e i tre famosi rotoli miniati medievali degli Exultet per giustificarne la visita. In tutto i mondo esistono soltanto trentuno Exultet, tre dei quali soltanto a Troia, risalenti all’XI e al XII secolo. Un patrimonio di straordinaria importanza, finora non valorizzato, purtroppo.

 

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La benedizione del cero
Uno dei tre Exultet presente a Troia


Ospitato nell'ex seminario vescovile, custodisce, nei suoi 2000 m2 di superficie espositiva, una ricca collezione di arte sacra tra cui argenti della scuola del '700 napoletano, paramenti liturgici e codici miniati.

Vi state chiedendo se non mi sono sbagliato nel dare il dato iniziale dove scrivo che Troia ha poco più di 7.000 abitanti? Affatto! Incredibile ma è così. Gli abitanti posso tranquillamente affermare di vivere in un museo!

Giuseppe Beccia, che ci fece da cicerone durante la Convention, oltre che interprete ai numerosi ospiti stranieri convenuti a San Giovanni Rotondo, è l'autore di una pregevolissima guida della Cattedrale, dal titolo: "La Cattedrale di Troia - Guida pratica". Una preziosissima pubblicazione che chiamarla guida stona terribilmente.


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La bella e indispensabile pubblicazione
firmata da Giuseppe Beccia

Giuseppe Beccia, durane la nostra visita a Troia, giocava in casa ! Infatti è un illustre cittadino troiano, dove ricopre, tra l'altro, la carica di presidente dell'Associazione Culturale & Turistica Monti Dauni. 

Ecco come l'autore descrive la nascita della Concattedrale, praticamente "a fundamentis fere" (quasi dalle fondamenta):
“I lavori di edificazione del duomo (ora Concattedrale n.d.r.) presero il via proprio nell’anno 1093, l’anno del primo Concilio.

Nel luogo in cui oggi sorge la Cattedrale vi era tuttavia una preesistente chiesa cristiana dedicata a Santa Maria sulla cui data di edificazione non si hanno notizie certe.
Essa sorgeva, verosimilmente, nell’area dell’attuale transetto e del capocroce e fu “inglobata” nel cantiere della nuova Cattedrale."

Nell’anno 1093 il primo concilio alla presenza di Urbano II fu ospitato proprio all’interno della chiesa di Santa Maria. Il vescovo Girardo da Piacenza, tuttavia, dovette ritenere inadeguata la piccola chiesa di fronte all’importanza e al prestigio di un tale evento.

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Callisto II (1119-1124), Guido dei Conti di Borgogna.
Medaglia di restituzione.

D/ Busto a destra con piviale. R/ Lo Stemma papale


Fu per questo che egli decise, terminati i lavori del Concilio, di dare il via al maestoso progetto della nuova Cattedrale. I lavori durarono circa trent’anni e la Cattedrale fu solennemente inaugurata nell’anno 1120 nel corso del terzo Concilio trojano alla presenza di papa Callisto II.

A proposito della porta centrale della attuale Concattedrale, Giuseppe Beccia ci ricorda il perché del suo curioso nome di "Porta della Prosperità". Scrive, infatti: "La porta venne ultimata alla vigilia del penultimo concilio tenutosi a Troja nel 1120 alla presenza di papa Callisto II.


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Il portale della Concattedrale, nota con
il nome di "Porta
Maggiore"o "Porta della Prosperità"


La porta ha un chiaro obiettivo simbolico, essa serve a manifestare il prestigio, la potenza e la ricchezza (non a caso è detta “della Prosperità” di un vescovo che all’epoca era molto più che la semplice guida spirituale della comunità: era infatti un vero e proprio capo della comunità cittadina.

Parliamo di Guglielmo II il Normanno, vescovo di Troja tra il 1106 e il 1141, ovvero il vescovo che portò a termine i lavori della Cattedrale, ospitò tre dei quattro Concili tenuti nella città e fu uno dei protagonisti indiscussi delle vicende politiche del Ducato di Puglia e Calabria nella prima metà del XII sec."

Dal lato ovest della Cattedrale ecco una porta bronzea minore, nota come “Porta della Libertà” . A realizzarla fu Oderisio da Benevento su commissione del vescovo Guglielmo II nel 1127, anno dell’ultimo Concilio trojano tenutosi alla presenza di papa Onorio II.

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La splendida “Porta della Libertà”
nella sua interezza


Giuseppe Beccia ritiene questa porta importantissima sotto l'aspe
tto storico perchè racconta i primi cento anni della storia della città di Troia.


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Nelle formelle più in alto, infatti, vediamo raffigurato il vescovo Guglielmo II il Normanno che offre la Civitas Trojana in dono a San Pietro e San Paolo. La scena è accompagnata da queste parole:  “O Pietro, Principe degli Apostoli, prendi in dono la Città di Troja che io, Guglielmo Secondo, lietamente ti offro”.

Sembra incredibile che un piccolo borgo dauno, ora cittadina di poco più di 7.000 abitantii abbia una storia millenaria alle sue spalle, e sia stata sede di 4 Concili, oltre che possedere tesori inestimabili!

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L'interno della Concattedrale di Troia


Attualmente la Concattedrale è chiusa al pubblico per restauri, che speriamo non durino alle calende greche. Q
uesta espressione, come tutti sanno, ha il suo vero significato in una sola parola di tre lettere: “Mai!

Il tutto deriva dalla frase latina: ad Kalendas Graecas (solutorus). Secondo Svetonio questa “massima” fu coniata da Augusto, intendendo con questa indicare le persone che non intendevano pagare i loro debiti!

Naturalmente il nostro interprete Giuseppe Beccia nella sua Guida Pratica: La Cattedrale di Troia, illustra molto bene tutta la storia attraverso i secoli e i personaggi che l’hanno visitata, e che della quale furono per determinati periodi anche possessori dello splendido edificio.

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Foggia, Palazzo Dogana. Giuspepe Beccia
a una conferenza stampa 

come Presidente dell' A.c.t! Monti Dauni -
Associazione Culturale e Turistica

Impossibilitati a compiere la visita all’interno della Concattedrale, Giuseppe Beccia ci ha illustrato l’esterno della stessa. Tralascio, con rammarico, la bella descrizione fatta duranta la visita esterna alla Concatttedrale; la potrete leggerla acquistando la sua guida (sperando che sia di nuovo editata...).

Se ben ricordate, scrissi in un precedente articolo dal titolo: "Troia è la mia città" che Giuseppe Beccia si posizionò davanti a una strada davanti alla Concattedrale e cominciò a descriverci questa via dando ad essa una valenza inusitata.

Nessun dubbio che lo sviluppo di una nazione ha nelle vie di comunicazione il suo nodo strategico. Ma, in un primo momento, pensai a una esagerazione. Invece, aveva ragione.

 

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Un tratto della Via Appia Traiana
che attraversava la città di Aecae (Troia)


Quella strada si chiamava Via Appia Traiana,  e permise a migliaia di persone provenienti da lontanissime nazioni, di fermarsi a Troia durante il loro transito, e di contribuire a rendere celebre la Concattedrale di Troia.

Erano semplici operai, muratori, scarpellini, artigiani architetti, pittori, di ogni razza e religione, che prestarono la loro opera affinchè un giorno noi potessimo ammirare il loro lavoro, la loro arte. Molti di loro lasciarono l'impronta culturale della nazione di provenienza.

A pagina 9 della sua guida pratica Giuseppe Beccia individua in maniera mirabile l'importanza della interculturalità dell'intera opera, fatta risalire, appunto, alla Via Appia Traiana, ma anche all'ospitalità delle gente del luogo. 


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Il Rosone fotografato dall'interno della Concattedrale
dedicata alla  Beata Vergine Maria Assunta in Cielo

Ecco come Beccia descrive alcune figure che appaiono all'esterno della cattedrale: "Sull’estremità in alto a destra della facciata troviamo altri due personaggi assai singolari: quello più a destra, molto rovinato e con un braccio rotto, sarebbe, secondo la leggenda popolare e la tradizione orale, l’architetto della Cattedrale.

Non vi è alcuna evidenza storica sull’autenticità di questa tradizione e, anzi, è probabile che anche questa scultura sia materiale di reimpiego di epoca romana, tuttavia è interessante notare come la tradizione popolare abbia voluto in qualche modo “omaggiare” l’ignoto architetto (o gli architetti) che immaginò e diresse i lavori di questo straordinario cantiere.

Il personaggio a sinistra di quest’ultimo è ancor più singolare: un uomo con capelli e barba lunga, con una mano sulla barba ed un’altra su un contenitore, una specie di otre.

 

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Una delle Stelle di David poste
sui muri della Concattedrale

Se si aguzza la vista si noterà che questo personaggio porta delle vesti ricchissime di decorazioni all’orientale, visibili soprattutto nella parte bassa delle vesti stesse. Secondo l’interpretazione di alcuni storici dell’arte si tratterebbe della rappresentazione tipica di un ebreo. E perché un ebreo sulla facciata di una Cattedrale cristiana?

Non è peraltro l’unico esempio di tal genere. Sul lato est della Concattedrale, prospiciente in piazza Pirro, vi sono addirittura delle stelle di David, simbolo della religione ebraica.

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Il sole a otto raggi e la mezzaluna

 Sul lato ovest invece, ci sono dei segni e dei simboli che appartengono alla cultura arabo – islamica come una mezzaluna (simbolo della fertilità) e un sole ad otto raggi."

La descrizione successiva del Rosone, la cui rappresentazione è incentrata tutta sulla dannazione, sul peccato e il demonio, posto sulla facciata della Concattedrale può lasciare interdetti. Ma siamo nel Medioevo... dove tutto o quasi era permesso.

La descrizione particolareggiata che il nostro autore della guida descrive ogni particolare, lascia veramente stupiti.

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Uno dei quattro Leoni
posto intorno al Rosone


Bisognerebbe avere la fortuna di salire fin lassù e ammirare uno ad uno i personaggi effigiati e da lui raccontati. Personaggi assurdi e strani ma tutti con una precisa collocazione allegorica. Senza contare il bestiario la cui decodificazione non è certamente facile.

Dice bene Beccia quando chiude il capitolo del Rosone con queste frasi:
"Il Rosone, infatti, è in fin dei conti una finestra, la finestra è luce, la luce è verità e la verità è Dio. Dunque il Rosone in ultima analisi sarebbe una rappresentazione di Dio e l’insieme artistico rappresenterebbe Dio che nella sua grandezza, nella sua bellezza e nella sua forza allontana e relega ai margini il peccato e la dannazione, rappresentati nell’arco di sculture.

La simbologia medievale resta tuttavia ricchissima, anche su questa facciata, di riferimenti e sfumature simboliche che a noi restano del tutto oscure."

 

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Il Rosone di Troia con i suoi raggi, e in alto
le figure che fanno da contorno a tutto il Rosone

Fa bene l'autore a mettere in risalto alcune interessanti particolarità: "Si osservino con attenzione le decorazioni ricchissime tra i vari raggi, rigorosamente una diversa dall’altra. Questi incredibili ricami di pietra che si elevano verso il cielo narrano di incontri tra culture in una terra di confine e di passaggio com’era la Capitanata al tempo dei Normanni. Si osservino, inoltre, gli archi a sesto acuto al di sopra dei raggi e le forme trilobate all’interno di questi ultimi.

Non ricordano forse le tipiche decorazioni delle finestre dei palazzi arabi? Non ricordano forse le transenne decorative di quei palazzi che ritroviamo spessissimo in Andalucia, in Sicilia, ma anche in Nord Africa e perfino in Persia e in India?"


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I raggi nel Rosone (Particolare)


In verità, pur nella sua complessità, bellezza estetica, e significative allegorie, l'importanza del Rosone a voler ben guardare, a mio giudizio (forse involontariamente) ci indica e ci vuol dare un messaggio di ecccezionale importanza.

Vero che la strada Appia Antica Traiana ha favorito il transito di migliaia e migliaia di migranti verso questo territorio. Ma è altrettanto verò che è stata la capacità di accoglienza della gente del luogo che ha permesso la realizzazione un capolavoro che per la sua bellezza e valenza storica dovrebbe essere Patrimonio dell'Umanità.

 

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Cartolina e annullo speciale
con una vignetta riproducente il Rosone


In un  momento storico come quello attuale, dove migliaia persone muoiono nel tentativo di fuggire dalle loro terre dove malattie, guerre e fame rendono insoppportabile la vita, il Rosone della Concattedrale di Troia ci sia di monito e di Stella Polare su come le nazioni dovrebbero agire ne confronti dei migranti di ogni razza e fede religiosa.

Mi rivolgo al Presidente del Parlamento Europeo, l'italiano Antonio Tajani. Se non è mai stato a Troia, in una sua prossima visita in Italia si rechi fin laggiù. La cittadina foggiana diede i natali a Antonio Salandra
che fu anche Presidente del Consiglio dei Ministri dal 21 marzo 1914 al 18 giugno1916.

Visiti la Concattedrale (magari si arrabbi perché i lavori vanno a rilento...) e ammiri il Rosone con l'aiuto della guida pratica di Giuseppe Beccia, e si faccia accompagnare dallo stesso autore ad ammirare da vicino il Rosone.

 

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Il Presidente del Parlamento
Europeo Antonio Tajani


Sono certo che dopo aver letto e ascoltato la storia della sua realizzazione, troverà un modo affinchè questo capolavoro della nostra bella Italia sia conosciuto in tutta Europa e in tutto il mondo, elevando a simbolo dell'integrazione morale e culturale tra tutti i popoli della Terra.


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La banconota di Lire 5.000 (4ª serie con l'effigie
di Antonello da Messina), fu emessa il giorno 3 Marzo 1979


Come già scritto in un precedente articolo, Il Rosone di Troia ebbe l'onore di essere effigiato su una carta moneta italiana di 5.000 lire, 4 della serie di Antonello Messina. Penso che non stonerebbe affato se un giorno, in una prossima emissione cartacea dell Euro, lo stesso facesse la sua comparizione su una di esse.

                                                                                    4.Fine
                       
N.B.: Allcune fotografie dell'articolo sono tratte
dal volume di Giuseppe Beccia
"La Cattedrale di Troia - Guida Pratica"
al quale vanno i miei ringraziamenti.

(*) Giuseppe Beccia
Guida Turistica - Puglia
Abilitazione N. 00000208
Mobile +39.347.266.8932
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