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Diocesi di Lucera-Troia e dintorni: Basiliche, Cattedrali e Araldica(3)




 Diocesi di Lucera-Troia e dintorni:
Basiliche, Cattedrali e Stemmi

 di
Giacomo Danesi

Troia (Fg) - Agosto 2017.  Nel precedente articolo sulla Città di Troia, mi ero ripromesso in questo articolo di parlare della Cattedrale di Troia, ora chiusa per restauri,  e soprattutto del suo fantastico Rosone. Devio dal mio proposito di farlo in questo articolo per illustrarvi altro. Dellla Cattedrale di Troia e del suo Rosone  parlerò nel successivo articolo.

 

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La Cattedrale di Troia (Fg)


Parliamo spesso di Basilica, Cattedrale e Duomo. Sul piano storico e architettonico le differenze sono notevoli. Non essendo materia a me congeniale, non vorrei inoltrarmi in spiegazioni tecniche che non mi competono.

Diverso, invece, il discorso di chi ha la giurisdizione canonica su di esse. Giurisdizione che una splendida materia di studio, con l'aiuto dell'Araldica Ecclesiastica, ci permette di capire molte cose.

La "lettura" dello stemma ecclesiastico di un Vescovo, di un Arcivescovo o di un Arcivescovo Metropolita ci permette di capire non solo la storia di una Regione Ecclesiastica e di una Provincia Ecclesiastica, ma anche lo stato di dignità ecclesiastica raggiunta dall'eletto.

In questo caso gli elementi dello stemma di una Basilica, una Cattedrale, un Duomo, oltre all'aspetto religioso,  assumono una valenza giuridica per via degli acclusi privilegi dati alle chiese denominate Basiliche. Privilegi che le stesse ottengono dalla Santa Sede. Vedi, per esempio di titolo di Basilica Minore.

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La rappresentazione grafica della Basilica,
Ombrello o Gonfalone
del grande araldista Monsignor Bruno Bernard Heim

 
Come appassionato di Araldica Ecclesiastica, i nomi di Basilica, Ombrellone o Gonfalone per me assumono un altro significato. Ecco un esempio:"Gonfalone papale a guisa di ombrellone e gheroni rossi e gialli; coi pendenti tagliati a vaio e di colori contrastanti; l'asta a forma di lancia coll'arresto, ed è attraversata dalle chiavi pontificie, una d'oro e l'altra d'argento decussate, addossate, gli ingegni in alto, legate di rosso." Così lo definisce Antonio Manno, come troviamo scritto nel Dizionario Araldico di Piero Guelfi Camaiani.

Ora quando la Santa Sede concede il beneficio a un edificio religioso di essere riconosciuto come Basilica Minore, è concesso alla stessa il privilegio di esporre sul presbiterio il famoso Ombrello, o Basilica  o Gonfalone appena descritto. Inutili i miei tentativi di poter ammirare de visù l'Ombrellone esposto al pubblico.

Dovevo limitarmi ad ammirarlo sui francobolli e sulle monete che il Camerlengo di Santa Romana Chiesa è autorizzato a stampare e battere durante la Sede Vacante.

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Moneta dello Stato della Città del Vaticano
emessa durante la Sede Vacante per la rinuncia
al papato di Benedetto XVI

 
Nella moneta, al centro, è ben visibile lo stemma araldico del Cardinale Camerlengo nella persona del Cardinale Tarcisio Bertone. L'ideazione grafica della Basilica, Gonfalone o Ombrellone, e delle due chiavi in decusse con i risvolti verso l'alto è molto moderna...

Nel maggio scorso, durante un mio viaggio a Napoli, in Piazza del Plebiscito entrai nella Basilica  di San Francesco di Paola, che con certezza sapevo essere insignita con il titolo di Basilica Minore. Non potevo credere! Sulla destra del presbiterio ecco lo splendido "Ombrello", "Basilica" o Gonfalone sopra descritto.

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Busta delle Poste Vaticane affrancata da un francobollo di Sede Vacante per la morte di Papa Giovanni XXIII. Sia sul francobollo che sulla vignetta a sinistra, ben visibile la Basilica, Ganfalone o Ombrellone. La data del timbro è quella dell'apertura del Conclave dal quale uscirà eletto Paolo VI.


Naturalmente, il luogo era protetto da una corda di colore rosso che isolava il luogo dallo spazio riservato ai fedeli. Essendo troppo lontano per fotografarlo, e non possedendo una macchina fotografica degna di questo nome, non mi rimaneva che tentare la sorte scavalcarndo la corda, esibendomi in una corsa da centometrista per arrivare davanti all' "Ombrellone" e fotografarlo.

Inutile però sperare che i custodi non notassero la mia manovra... Impostata la macchina, scavalcavo goffamente la corda, corsi senza voltarmi, mi posizionai davanti alla "Basilica" e scattai alcune foto. Tutto questo tra le grida dei custodi, di sesso femminile. Il tutto appariva molto "napoletano".


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Napoli: Basilica di San Francesco di Paola.
A destra la "Basilica", "Ombrellone"o "Gonfalone"


A muso duro spiegai loro che da una vita
attendevo il momento di poter fotografare una "Basilica", e che di certo non potevo farmi sfuggire l'occasione. Mi presentai, naturalmente, come giornalista. Ebbi però il  fondato sospetto che non capissero di cosa stavo parlando...  Comunque, uscii dalla Basilica Minore con grande soddisfazione per il bottino "acquisito".

Se il termine Basilica ha tutti questi significati, diverso il discorso sulla Cattedrale, com'è appunto quello della Città di Troia. Nel caso nostro, per essere più precisi, è una Concattedrale in quanto quella principale si trova a Lucera.

La Chiesa Cattedrale, in senso liturigico, è la chiesa principale della diocesi.
Il motivo? Perché in quel luogo c'è la "Cattedra" del vescovo diocesano.


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                                         La cartina della Regione
                                           Ecclesiastica di Puglia

La Provincia ecclesiastica di Foggia (671.100 abitanti) ha ben 2 Arcidiocesi: L'Arcidiocesi di Foggia - Bovino (Archidioecesis Fodiana-Bovinensis), sede metropolitana - 210.496 abitanti. e l'Arcidiocesi di Manfredonia - Vieste - San Giovanni Rotondo (Archidioecesis Sipontina-Vestana-Sancti Ioannis Rotundi) - 155.983 abitanti. Inoltre comprende la Diocesi di San Severo (Dioecesis Sancti Severi o Severopolitana) - 131.200 abitanti.; la Diocesi di Cerignola - Ascoli Satrino (Dioecesis Ceriniolensis-Asculana Apuliae) - 105.134 abitanti e la Diocesi di Lucera - Troia - 76.543 abitanti.

Come sopra citato la Provincia Ecclesiastica di Foggia ha due Arcidiocesi, con due Arcivescovi, con due stemmi arcivescovili che però divergono in un particolare estremamente importante.

Lo stemma araldico ecclesiastico racconta tutto del titolare dello stesso per quanto riguarda la dignità episcopale. Chi ama l'araldica ecclesiastica, il cui scopo è quello di identificare attraverso lo stemma il grado di dignità ecclesiastica del suo possessore, sa perfettamente che deve analizzare gli elementi esterni allo stemma e non le figure al suo interno se vuole raggiungere lo scopo.

Gli elementi interni servono a capire le linee guida, il progetto episcopale della sua missione di vescovo, ma non il grado di dignità episcopale. 

 

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 Lo stemma dell'Arcivescovo Michele Castoro,
Arcivescovo dell'Arcidiocesi di Manfredonia -
Vieste - San Giovanni Rotondo.

Lo stemma di Monsignor Michele Castoro, Arcivescovo dell'Arcidiocesi di Manfredonia - Vieste - San Giovanni Rotondo, campeggia sulla facciata della chiesa Cattedrale di Manfredonia dedicata a San Lorenzo Maiorano patrono della città, e sulla Concattedrale di Vieste dedicata a Santa Maria Assunta.

Lo stemma  dell'Arcivescovo Metropolita dell'Arcidiocesi di Foggia - Bovino Monsignor Vincenzo Pelvi campeggia sulla facciata della Cattedrale di Foggia e della Concattedrale di San Maria Assunta a Bovino (Fg).

 

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Lo stemma dell'Arcivescovo Metropolita
di Foggia-Bovino Monsignor Vincenzo Pelvi

 

Entrambi i due stemmi in oggetto sono accollati in palo da una croce doppia, a conferma che entrambi godono della dignità episcopale di Arcivescovo, e lo scudo è "timbrato" da un capello prelatizio di colore verde con 20 nappe pure di colore verde, 10 per lato, nella successione 1-2-3-4. La "Divisa" è naturalmente diversa. Per "Divisa" intendiamo  l'deazione grafica del motto che hanno scelto come motivo di vita ecclesiastica.

Apparentemente la dignità episcopale sembra uguale. Ma non è così.
L'Arcivescovo Monsignor Vincenzo Pelvi porta all'esterno dello stemma, in punta allo scudo, il Pallio, ovvero una striscetta di colore bianco con 3 crocette nere.

Questo significa che ha dignità di Arcivescovo Metropolita, avendo la giurisdizione su 4 diocesi a se suffraganee. Non così lo stemma di Monsignor Michele Castoro che pure ha la dignità di Arcivescovo ma non di Metropolita. Infatti sotto l'aspetto giurisdizionale, dipende dal Metropolita di Foggia-Bovino. Gli è stato concesso il titolo di Arcivescovo al titolare della Cattedra per una vecchia tradizione.

 

 

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La cartina dell'Arcidiocesi di 
Manfredonia - Vieste - San Giovanni Rotondo

No, non vi tedierò con la spiegazione di cosa sia e soprattutto cosa significhi il Pallio. Vi basti sapere che i segni della dignità episcopale e papale del Sommno Pontefice Romano sono due: l'Anello del Pescatore (con il quale un tempo il Papa sigillava sulla ceralacca di colore rosso tutti gli atti più importanti del suo pontificato) e il Pallio, appunto.

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  L'Anello del Pescatore di Benedetto XVI
portato sulla mano destra sul dito anulare

(Foto Gregorio Borgia ® - Ap)

Ci stiamo avvicinando a Troia e alla sua Cattedrale, anzi, Concattedrale. La diocesi di Lucera-Troia è suffraganea, come abbiamo già detto, all'Arcidiocesi Metropolita di Foggia-Bovino. Essendo Concattedrale sulla facciata della stessa troviamo lo stemma del Vescovo di Lucera-Troia: Monsignore Giusepe Giuliano.


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Lo stemma araldico del Vescovo della diocesi
di Lucera - Troia Monsignor Giuseppe Giuliano


Leggere le vicende delle varie diocesi italiane è un utile ripasso di storia ecclesiastica e non. Non fa eccezione quella di Lucera - Troia. Se guardiamo la cronotassi dei vescovi della diocesi di Lucera, dobbiamo risalire alla notte dei tempi, con i primi quattro vescovi di cui si conoscono solo il nome: Basso, Pardo, Giovanni e Marco; mentre il nome del quinto vescovo, risalente all'anno 493, è un anonimo! 

Della diocesi di Troia occorre risalire al vescovo Oriano risalente al 1022. È nel secolo scorso che avvengono fatti importanti che portano alla situazione attuale. Infatti, con un decreto della Sacra Congregazione Concistoriale, la Diocesi di Troia il 29 settembre del 1933 entrava a far parte della Regione Ecclesiastica beneventana.

Ma nel 1974 tra le diocesi di Troia, Foggia e Bovino si dava inizio ad una unione in persona episcopi. Furono nominati Vescovi delle tre diocesi Monsignor Giuseppe Leonotti e Monsignor Salvatore De Giorgi. Quest'ultimo successivamente fu eletto Arcivescovo Metropolita della Arcidiocesi di Palermo e creato e pubblicato Cardinale!

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Lo stemma del Cardinale Salvatore De Giorgi
quando era Arcivescovo
dell'Arcidiocesi Metropolita di Palermo  

Come detto in precedenza sono gli elementi esterni che ci fanno capire il grado di dignità episcopale del titolare dello stemma. Nel caso del Cardinale Salvatore De Giorgi il suo scudo è accollato a una croce doppia, trilobata che ci fa capire che è un Arcivescovo. Il Pallio, ovvero la striscetta di colore bianco con quattro croci nere poste in punta allo scudo, ci testimonia che è un Arcivescovo Metropolita di una Arcidiocesi.

Il lettore avrà anche notato che contrariamente ai due precedenti stemmi illustrati in questo articolo, il colore del cappello prelatizio che "timbra" lo scudo non è di colore verde ma di colore porpora, simbolo, appunto della dignità cardinalizia.

Cambia non solo il colore del cappello e delle nappe, ma anche il numero delle stesse. Se per l'Arcivescovo il numero era di 20, 10 per lato nella successione 1-2-3-4, nello stemma cardinalizio il numero delle nappe è di 30, 15 per lato dello scudo, nella successione 1-2-3-4-5. 

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 Il Cardinale Emerito dell'Arcidiocesi di Palermo
Cardinale Salvatore De Giorgi con Papa Francesco

 

Alcuni di voi si sarà chiesto se esistono delle regole ben precise e codificate per quanto riguarda la composizione uno stemma ecclesiastico. La risposta è si e no!

Durante i secoli i papi emanarono alcune istruzioni in merito allo stemma. Per esempio Papa Paolo VI, tramite un decreto firmato dal Segretario Amleto Cicognani il 31 marzo 2919, "ordinò" che dallo stemma si togliesse la Mitra e il Pastorale che cimavano lo scudo.

Ordinò, inoltre, che lo stemma poteva essere utilizzato solo dal grado di dignità episcopale, ovverdo dal dal Vescovo in sù. Attenzione: non che un Monsignore o un Prelato, un Sacerdote o un Arciprete non possa possederer il suo stemma. Semplicemente non può usarlo!

Prestigiose pubblicazioni scritte da eminenti studiosi di Araldica Ecclesiastica illustrano con dovizia di particolari le regole e il giusto modo su come devono essere osservate, e sono numerose.

Tutto giusto. A mio giudizio però, oltre alle regole, alcune delle quali non canonizzate, si dovrebbe seguire la logica. Vi illustro con questo esempio il perchè di questa mia "azzardata, affermazione. 


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Nella foto l'attuale stemma del Cardinale Emerito
dell'Arcidiocesi Metropolita di Palermo
Cardinale Salvatore De Giorgi

Il lettore attento avrà subito notato che dallo stemma precedentemente pubblicato questo diverge per un particolare di somma importanza. Infatti, nello stemma attuale usato dal Cardinale manca il Pallio, ovvero la striscetta di colore bianco con le 3 crocette nere! Vero.

Non essendo più Arcivescovo Metropolita di una Arcidiocesi, non è più autorizzato a usare il Pallio durante le cerimonie religiose alle quali partecipa. Ergo, il Pallio deve essere tolto anche dallo stemma.

A mio giudizio questo è errore imperdonabile! Il motivo? Semplice. Se uno stemma araldico "racconta" la storia del titolare dello stesso, togliendo da quello del Cardinale Salvatore De Giorgio il Pallio dal suo attuale stemma, il "lettore" non saprà mai  che lui è stato Cardinale Arcivescovo Metropolita di una Arcidiocesi! Lo stemma attuale potrebbe trarre, infatti, in inganno e scambiarlo con lo stemma di un Cardinale di Curia, per esempio, che non porta certamente nelle cerimonie e nello scudo il Pallio!   

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Lo stemma del defunto Cardinale Arcivesco Metropolita
Emerito della Diocesi di Praga Cardinale Miloslav Vlk
Mantenne nello stemma il Pallio fino alla sua morte.


Questo dubbio lo ebbe anche un importante Cardinale, ora defunto. Sto parlando del Cardinale Miloslav Vlk (Líšnice-Sepekov, 17 maggio 1932 – Praga, 18 marzo 2017). Il 13 febbraio 2010 Benedetto XVI accettò la sua rinuncia al governo pastorale dell'Arcidiocesi Metropolita di Praga per raggiunti limiti d'età.

Il porporato, con il quale ero da tempo in contatto epistolare, mi gratificò con l'invio di tutta la documentazione in riferimento al suo stemma ecclesiastico. Dopo la sua rinuncia si trovò nella situazione di dover decidere se mantenere o meno il Pallio nello stemma.


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Una bella istantanea del Cardinale Arcivescovo
Metropolita della diocesi di Praga  Miloslav Vlk


Chiese lumi nei Sacri Palazzi e gli fu risposto che il Pallio doveva essere rimosso dallo stemma. Ma un Monsignore di Curia gli consigliò di chiedere al sottoscritto un parere in merito. Poche settimane dopo mi scrisse la sua segretaria ponendomi il quesito.

La mia risposta la potete trovare in questo articolo dal titolo: Ecco perché Papa Benedetto conserverà il suo stemma", che scrissi quando in Vaticano correva voce che un gruppo di Cardinali sarebbero andati in missione esplorativa dal Papa Emerito Benedetto XVI con l'intento di convicerlo a rinunciare al suo stemma papale! L'incontro avvenne alcuni mesi dopo, ma Papa Benedetto XVI li deluse tremendamente... 
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Lo stemma di Benedetto XVI disegnato dall'allora ArcivescovoAndrea Cordero Lanza di Montezemolo ora Arciprete emerito della Basilica di San Paolo fuori le Mura e Cardinale. Ben visibile sotto lo scudo il Pallio con le crocette rosse invece che di colore nero. A destra, in basso, il monogramma dell'autore.

La Città di Troia fa parte della diocesi di Lucera-Troia (Dioecesis Lucerina-Troiana), suffraganea della Arcidiocesi di Foggia-Bovino il cui Arcivescovo Metropolita, Monsignor Vincenzo Pelvi, ha nel suo stemma il Palio, ovvero quella striscetta di color bianco con le crocettine nere. Il Pallio lo porta il Sommo Pontefice e tutti gli Arcivescovi Metropoliti.

Tornando alla diocesi di Troia, il 10 aprile del 1979, fu presa la decisione da parte delle diocesi di Lucera e  di Troia di entrare a far parte della nuova Provincia Ecclesiastica dell'Arcidiocesi di Foggia.

L'attuale situzione che vede Lucera e Troia unite in un'unica diocesi porta la data del 30 settembre 1986. Questa plena unione avvenne grazie a un decreto della Congregazione per i Vescovi, il cui nome un tempo era Sacra Congregazione Concistoriale, titolato Instantibus votis.

Ii successivi atti per la piena attuazione comportò le dimissioni dei vescovi di Lucera e di Troia, rispettiavamente Monsignor Carmelo Cassati e Monsignor Salvatore De Giorgi, con la nomina del primo vescovo della neo diocesi nella persona di Monsignor Raffaele Castielli.

Era il 13 febbraio del 1987. Anche geograficamente la neo diocesi cambiò confini. Infatti, i territori di Apricena e Sannicandro Garganico furono ceduti alla diocesi di San Severo.   

Come già in precedente scritto l'attuale Vescovo della Diocesi di Lucera-Tropia è Monsignor Giuseppe Giuliano.

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Lo stemma episcopale del Vescovo della
Diocesi di Lucera-Troia, Monsignor Giuseppe Giuliano

 
Dall'elenco di stemmi episcopali che ho avuto modo di illustrare in questo articolo, mancava solo quello di un Vescovo Ordinario di una Diocesi. In questo caso la diocesi di Lucera  Troia.

Fedeli alla regola che sono gli elementi esterni allo scudo che designano il grado di dignità episcopale, lo stemma del Vescovo ha lo scudo accollato a una croce semplice. Timbra lo scudo con Cappello prelatizio è di colore verde, come le nappe, che però sono in numero di 12, 6 per lato, nelle successione di 1-2-3 per un totale di 12 nappe.


Dimenticavo. Solo due parole sul Duomo. Deriva dal latino "Domus", casa di Dio, e architettonicamente è in stile gotico con pilastri e volte che estaltano la sua architettura. E senza alcun dubbio la chiesa più importante della città nella quale alloggia l'Arciprete che presiede il Capitolo e il Presbiterio.

Particolare importante: se il Duomo è ubicato presso una città che è sede vescovile, allora prende il nome di Cattedrale. Eppure lo stesso edificio può assumere tutte è tre le dizioni: Duomo, Basilica e Cattedrale!

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Il Duomo di Lucera è la Basilica Cattedrale
di S. Maria Assunta

Nel prossimo e ultimo articolo su Troia illustrerò,
con l'aiuto del bel libro di Giuseppe Beccia,
         la Cattedrale di Troia e il suo bellissimo Rosone!  


 
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                                                                                3. Continua

(*) Giuseppe Beccia
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