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Egitto culla dell'Occidente





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di 

Mario Bussoni

"Lontano da Nilo 
lontano dalla ragione "

Proverbio egiziano


Tuffarsi a ritroso nel passato, dove la civiltà dell’uomo conta 5 mila anni e il tempo  sembra essersi fermato, è oggi possibile. La macchina del tempo è la Nile Vision, una bianca e smagliante nave da crociera, che risale il Nilo da Luxor,  e giù sino a Assuan.


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Prima dell’imbarco,  si impone comunque una visita a Luxor, la Città delle 100 porte descritta da  Omero, in seguito ribattezzata dagli arabi la Città dei palazzi per la grandiosità dei suoi edifici.

Luxor era parte dell’antica Tebe, capitale dell’Egitto nel periodo del suo massimo splendore (Nuovo Regno). Sulla riva orientale del Nilo, spiccano i resti della cosiddetta città dei vivi. Davanti all’entrata del magnifico tempio, si innalzano i colossi in pietra di Ramesse II e un obelisco. 


Da qui, un viale,  costellato da una duplice schiera di sfingi androcefale e lungo 3 chilometri, collega Luxor con Karnak, dove si trova, tra l’altro, un tempio dedicato al dio Amon Ra e a sua moglie Mut.

Sulla sponda occidentale, spicca invece la città dei morti. Un complesso gigantesco,  che comprende  le tombe della Valle dei Re, della Valle dei Nobili  e della Valle delle Regine.


Nella  Valle dei Re, in una conca sormontata da una montagna a forma di piramide, sono sepolti i sovrani di Tebe,  tra i quali Sethi I e vari Ramesse (I, II, III, VI e  IX),  Amenophis  II, Thoutmosis III e il fantastico Toutankhamon.

A sua volta, a Deir el-Bahari,  sorprende il grandioso tempio di Hatshepsut (XVIII Dinastia), l’unica donna a avere regnato in Egitto come faraone. Mentre la Valle dei Nobili ospita i sepolcri della nomenclatura dell’era dei faraoni, nella Valle delle Regine, oltre a quella di  Khaemouaset,  si ammira la tomba dipinta di Nefertari, una delle più belle d’Egitto. 


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Nelle vicinanze, a Medinet Habu, si impone poi il tempio di Ramesse III, considerato uno dei più importanti dell’architettura religiosa tebana.  Da non perdere, sempre sulla riva occidentale, sono anche l’elegante Ramesseum,  dedicato a Ramesse II, sulle mura del quale spicca la rappresentazione della battaglia di Qadesh (1274 a.C.) e  i Colossi di Memnone, 2 statue alte19 metri e 20 centimetri, intitolate dai greci in era più tarda a Memnone, eroe della guerra di Troia.

Adiacente alla riva del Nilo, sorge infine Dendera. Un tempo,  era  un importante centro religioso, dedicato a Hathor, vacca sacra e dea della bellezza, musica e danza  e fertilità. Il suo tempio resta uno  splendido esempio di architettura tolemaica.

Indispensabile è infine un’escursione a Abydos, che tuttavia non fa parte del “pacchetto” crociera sul Nilo, ma è organizzato a parte. Qui,  si ritrova infatti un autentico gioiello, dai più ignorato:  una città santa, dove un tempo si adorava Osiride, il dio dei morti. Il suo tempio ben conservato, vanta pareti,  colonne, capitelli e statue strepitosamente colorati. 

Una volta effettuate queste escursioni, si sale finalmente a bordo della Nile Vision. Il viaggio verso sud ha così inizio, in un’atmosfera nella quale ci si immerge, coccolati. E subito si comprende perché tutta la vita dell’Egitto, passato, presente e futuro si snodi lungo il Nilo.


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La Nil Vision in navigazione sul  Nilo


Le rive del grande Fiume Madre sono costeggiate da palmeti e da piantagioni. Ma, il verde resiste poco. Oltre il punto dove l’acqua  (con le sue piene e il limo portentoso) riesce a spingersi,  si scorge il rosa ocra della sabbia del deserto, che avanza inesorabile.

La Nile Vision scivola via elegante, fendendo e risalendo la corrente paciosa e marrone.  Il silenzio intorno è imponente e rotto solo dal frusciare di uno stormo di uccelli e dal ragliare solitario di un asino sulla riva. Un vecchio cammina ingobbito e con la sua galabia grigia spazza per terra.


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Una cabina Deluxe della Nile Vision 


Un ragazzo avanza trotterellando in groppa a un mulo, che incita con un corto frustino. Seduta faccia al fiume, una donna fa il burro, tenendo  tra le gambe un otre di pelle di capra gonfio di latte. Dietro di lei,  si scorge una costruzione dimessa: 4 pareti di colore bianco-azzurro, una scritta in blu che testimonia un pellegrinaggio alla Mecca, una porta che fa anche da finestra e un tetto di canne. 

Qui è là,  si affaccia un minuscolo villaggio, con le case di mattoni impastati di fango e paglia, all’entrata delle quali svolazzano, con la brezza, tende colorate di rosso.

Una vecchia ruota raccoglie,  in grandi cucchiai di legno scuro,  l’acqua del Nilo, per riversarla  più in alto. Un asino, incappucciato di nero, gira invece in tondo intorno a un pozzo. Da entrambe le rive,  partono verso l’interno distese di grano, segale, canna da zucchero, cotone, mais, riso e erba medica. 

Oppure, orti stretti e lunghi nei quali predominano fave e cipolle. Intorno, nascono infine datteri, pesche, manghi, guyave e albicocche.

Un camion,  piegato sulla destra per lo forzo e traboccante di canne da zucchero,  arranca su un argine polveroso. Un bambino dall’aria triste tiene a bada un rado gregge di pecore, che si abbevera senza fretta. Alcuni piccoli rincorrono una palla rossa. Una ragazza dalla fluente chioma nera, prepara con un semplice rituale il tè alla menta.

Una vecchia in chador lava i panni in ginocchio.  Mentre decine di piccioni affollano una piccionaia, che assomiglia a un lavoro a traforo.

Una feluca incrocia veloce la Nile Vision. Ed è facile immaginare che la coppia seduta a poppa possa raffigurarsi con Marco Antonio e la regina Cleopatra.


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La motonave è un confortevole albergo galleggiante a 5 stelle, che  avanza discreta e  riverente costeggiando quelle stesse rive che hanno visto affacciarsi la civiltà dei Faraoni e bagnarsi gli stessi dei.

Tra i passeggeri della Nile Vision la suggestione fa anche scorgere in ogni angolo la presenza di Hercule Poirot, l’investigatore mirabilmente descritto da Agata Christie in Assassinio sul Nilo. A Esna, antico capoluogo dell’Alto Egitto,  si scende a terra. Nel tempio, dedicato a Khnum, il dio dalla testa d’ariete custode del Nilo,  si ammira la grande sala ipostila. E sulle colonne si leggono i nomi dei vari imperatori  romani venuti in visita.

Più avanti, si trova invece Edfu, con un tempio dedicato a Horus, il dio falco. Sull’altra sponda del Nilo si incontra quindi  Kom Hombo, con il monumentale tempio dedicato a Sobek (dio coccodrillo).


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 Il tempio di Horus a Edfu


Assuan, che è attraversata dal Tropico del Cancro, è la tappa finale della crociera sul Nilo. Un tempo era nota per il suo suk (mercato).

Da non mancare è a questo punto l’isola di Agilkia. Qui, tra il 1975 e il 1980, per evitare che  finisse sommerso dal Nilo, veniva trasportato l’imponente complesso monumentale dell’isola di Philae, il cui tempio era dedicato a Iside. Da vedere,  sono infine anche il Lago Nasser (artificiale), la Grande Diga, la Vecchia Diga e  l’isola Elefantina,  con il luogo di culto dedicato alla dea Satet.


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Tramonto sul Nilo


In aereo, da Assuan si può raggiungere Abu Simbel. Qui,  nei primi anni Sessanta, i 2 templi fatti innalzare da Ramesse II erano stati spostati più in alto sulla collina,  per far sì che non finissero sommersi dalle acque del Nilo, quando la Grande Diga (iniziata nel 1962)  avesse dato vita al Lago Nasser.


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Uno dei templi di Abusl Simbel


Il tempio più grande è dedicato, tra gli altri dei, a Amon Ra.  Sul davanti si stagliano 4 enormi statue alte 22 metri,  che ritraggono il faraone seduto con in testa la corona dell’Alto e del Basso Egitto. Il secondo tempio era stato invece innalzato da Ramesse II,  per onorare il dio Hathor. Sei statue ritraggono il faraone e la moglie Nefertari e  ne vegliano l’entrata.

 

 

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