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Riviera Maya
dove la
Natura incontra la Storia


di Mario Bussoni 


Riviera Maya: bastano solamente 25 chilometri per lasciare l’arruffata e caotica Cancun  e ritrovare un autentico e tranquillo paradiso sulla Terra. Nello stato di Quintana Roo, il più giovane del Messico, 200 chilometri scendono da nord a sud da Puerto Morelos a Felipe Carrello Puerto, lungo la penisola dello Yucatan. E si affacciano sul Mar Caribe.


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Le immagini che, di primo acchito, saltano all’occhio sono quelle tipiche da cartolina. Senza dubbio, chi raggiunge i Caraibi per la prima volta si attende luoghi a lungo sognati e fantasticati. Mare turchese che, appena più al largo si trasforma in verde e poi in blu intensi, tali da colpire tutti i sensi. Spiagge bianche e finissime come cipria che, ogni tanto,  formano tranquille baiette,  dove l’acqua sciaborda dolce  lungo la riva.  Capanne a forma di cono per ripararsi  dal sole che, da lontano, assomigliano a tucul. Piccole barche colorate che, per metà in acqua e per metà mollemente adagiate sulla rena, attendono pazienti come innamorati l’arrivo di qualcuno. 

E là, verso il mare sino a dove si spinge l’occhio, ecco innalzarsi infine la barriera corallina (la seconda più grande del Mondo), che scorre parallela  alla lunga lingua di sabbia dorata e lascia che le onde del mare alzino sopra di essa vigorosi spruzzi bianchi.

A terra, scorrono invece fila di palme alte, snelle  e persino  ordinate nel loro disordine. Mentre, oltre le loro spalle,  principiano a innalzarsi colline verdi, qua e là interrotte dalle vivide macchie color arancione degli alberi fiammeggianti, dal rosso intenso degli ibiscus e dal delicato colore fucsia delle buganvillee. 

Più là ancora, si estende invece la giungla, lussureggiante, spesso misteriosa e impenetrabile, a lungo contrastata perché non si arroghi il diritto di predominare, fascinosa e ammiccante come una sirena. 


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Il più classico dei mercatini
di Playa del Carmen


La Riviera Maya è ricca di colpi di scena. Ogni realtà si differenzia dall’altra, pur se gomito a gomito tra loro. Puerto Morelos, che ne costituisce la porta a nord, vanta il Crocurun o fattoria dei coccodrilli,  il giardino botanico YaaxChe e il Parco natural marino, con le sue migliaia di pesci coloratissimi. 

Playa del Secreto sembra invece attendere il visitatore per mostrare con parsimonia, come se ne fosse gelosa,  una natura incontaminata: un qualcosa di proibito o di segreto (come del resto dice il suo nome) da non rivelare a tutti, ma solamente a chi è in grado di apprezzarne appieno le sfumature.

A sua volta, Playa Paraiso ostenta un mare che sembra essere “più mare” (azzurro tenue) e una spiaggia “più spiaggia” (rosa/bianca). Persino le palme appaiono qui ostentare un’ombra più  fresca (o forse è il  merito di un cocktail a base di rum e ghiaccio, servito su un’amaca). A Punta Maroma, la costa inizia invece,  in qualche tratto,  a farsi frastagliata e le sue rocce scure formano un contrasto violento, ma gradevole, con il mare,  che sfoggia una gamma di colori dall’indaco al blu.


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Playa del Carmen, una volta era un villaggio che i Maya chiamavano Haman Ha. Oggi, ha perduto parte della propria tranquillità, ma non il carattere, il fascino  e il colore. L’animata Quinta Avenida strabocca di negozi  e bazar, bar, ristoranti, minuscole trattorie, pensioni e posadas, mentre tutt’intorno si snodano alberghi e ristoranti (anche di lusso e esclusivi, destinati a una clientela internazionale selezionata).

Qui, nella Boteguita del Medio, in plaza Paseo del Carmen local,  si respira ogni sera un’atmosfera caribico, messicana e sudamericana in generale e cubana in particolare, fosse solo per la musica roboante di un’orchestrina, il rum schietto, generoso e inebriante e i voluttuosi sigari spessi  come un dito. La scenografia anni Cinquanta è quella cara a Ernest Hemingway,  Jane Fonda, Errol Flynn, Harry Belafonte,  Gabriel Garcia Marquez,  Rigoberta Menchù,  Carmen Miranda, Pablo Neruda, Miguel Angel Asturias etc. 


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Appena dopo Playa del Carmen,  si distende sensuale Playacar. Qui,  si trovano sia il Viva Wyndham Maya che il Viva Wyndham Atzeca, 2 seducenti  e rilassanti strutture alberghiere all inclusive, gestite oltretutto da 2 simpatici italiani. I quali, pur con un tocco nostrano,  hanno saputo mantenere un irrinunciabile colore locale,  sia nell’ambiente che nei ricchi menù.

A Aktun Chen, che in lingua maya significa grotta del cenote, si scende sottoterra per ammirare dal basso in su i buchi dai quali precipita fitta la selva, ma molto di più per sgranare gli occhi davanti alle grotte dove stalattiti e stalagmiti hanno assunto un colore pastello caldo, oppure sui bordi di suggestivi laghetti dall’intenso verde smeraldo.


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Il più classico dei Cenote


A Xcaret (in lingua maya piccola cala) la natura gioca a fondo il proprio ruolo, senza risparmiarsi. E’ oltretutto nato qui, tra orgogliose rovine maya,  un fantastico parco eco-archeologico:130 ettari  spettacolari per la ricchezza di flora e fauna.


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Si può così nuotare nell’acqua tersa, trasparante e cristallina dei cenotes, laghetti che a loro volta nascondono grotte o sfociano in canali e cunicoli segreti e sotterranei. Dove è  assai dolce lasciarsi trasportare dalla corrente.

Oppure, ci si può  immergere in un ampia baia in compagnia dei delfini.

I quali appoggiano delicati ciascuno il proprio muso alle piante dei piedi di ogni nuotatore, per spingerlo poi in avanti  a velocità incredibile. Xcaret è anche il regno di innumerevoli specie di uccelli, oltre che il santuario di coloratissime farfalle. Ma, ci si può anche dedicare agli sport acquatici, oppure immergersi con snorkel e snuba sino a raggiungere le scogliere coralline, animate da innumerevoli colonie di  pesci di ogni foggia e colore. 


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La sera,  invece, nell’anfiteatro, va in scena lo Xcaret’s spectacular night show. Una fantastica rievocazione, con oltre 260 personaggi in scena che, senza alcuna retorica,  racconta la disperata storia dei  Maya con tutto il loro splendore;  l’arrivo dei conquistadores, dei missionari e dei colonizzatori, sino alla travagliata storia del Messico da allora ai giorni nostri.

Indimenticabili sono gli splendidi costumi maya e le combattute partite di pok ta’ pok, nelle quali  una palla di lattice, colpita con  il fianco,  va a infilarsi  in un anello di pietra posto al di sopra di un’alta gradinata. Così come, nel gioco dell’uarhukua, una palla (infuocata e dal peso di 4 chilogrammi) viene lanciata lontano, completamente al buio,  per mezzo di mazze che assomigliano a quelle dell’hockey. Il tutto secondo usanze e  riti che risalgono a più di 3.000  anni fa.


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Un'istantanea di una
partita di 
pok ta’ pok 


L’anfiteatro si trasforma infine in una fantasmagorica girandola di suonatori di tromba e di chitarra, orchestrine, cantanti solisti, ballerini,  cavallerizzi, acrobati e tiratori di lazo. I quali  presentano Mestizo Mexico, dove ogni regione dell’intero Paese è degnamente rappresentata nei propri costumi caratteristici e nelle tradizioni.

A salita un’ottantina di gradini si raggiunge quindi la cima della gran piramide di Nohoch Mul, con i suoi 42 metri la più alta del mondo maya. E, là in alto,  ci si ritrova come a galleggiare sul mare verde della giungla tropicale, dalla quale si alzano in continuazione fremiti e sussurri.  A Xel-Ha, come al tempo dei Maya,  le iguane e i pappagalli rosso-neri-blu sembrano essere ancora i guardiani dei luoghi sacri.

A picco sul mare, su un’ardita scogliera si erge a sua volta, altera e fiera, Tulum, con bei palazzi, templi e l’impressionante castello, dal quale il colpo d’occhio spazia su un lungo tratto di  costa. Verso il termine della Riviera Maya, una lunga striscia di terra racchiude infine una laguna, oltre la quale si stende la Riserva della Biosfera di Sian Ka’An (in lingua maya dove nasce il cielo), con 800 specie di piante, 350  di volatili, oltre 100 di mammiferi e 70 di fauna marina.


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L'imponente sito di Tulum
 

Da un indistricabile intreccio di mangrovie,  si alzano in continuazione aironi sinuosi, gru leggere e dalle lunghe gambe, goffi trampolieri, impertinenti pellicani e eleganti fenicotteri rosa. In qualche palude, restano invece immobili a crogiolarsi al sole i coccodrilli pantano, mentre nella sabbia godono il fresco le tartarughe. Nella giungla,  dove regna un  incredibile vociare di uccelli, vivono infine indisturbati  scimmie urlatrici, grossi pitoni, variopinte iguane, volpi, tapiri, ocelot, puma e gli ormai rarissimi giaguari.

In Riviera Maya incontri la Natura e la Storia.


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