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Amorfollia: l'eterno dilemma tra amare e odiare




AMORFOLLIA

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  "Se tu non ricordi la più piccola follia a cui ti ha
condotto l'amore, tu non hai mai amato."

 William Shakespeare

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di
Giacomo Danesi


Che stranezza la mia. Alcune persone, che dicono essere ben informate sui fatti, mi definiscono un romantico. E' vero, lo sono, purtroppo! Mi chiedono spesso se ho qualche poesia nascosta nel cassetto. Mai scritto un rigo e di questi tempi è già una fortuna avere un cassetto.

Ma come, ribattono, sei un vecchio romantico, ecc. Vero:, sono vecchio. Non ho mai scritto poesie però. Quando ricevo un libro di liriche mi emoziono sempre. Dentro di me invidio chi sa comporre poesie, che sa mettere in rime le proprie emozioni, i propri ricordi (magari dimenticati...), i propri amori, la propria follia.

 

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Disegno di Marcella Miro

Amore – follia: che fantastico connubio! Ho subito fatto questo pensiero quando mi sono visto regalare, tramite una sua amica, una raccolta di liriche di Marcella Miro, pubblicate da Pezzini Editore, dal titolo: Amorfollia.

E' sempre un atto di superbia fare le recensione di un libro, figuriamoci un libro di poesie d'amore e di follie con questo titolo! Avrei bisogno di un libro guida per farlo.

Guardando nella mia biblioteca, su uno scaffale (in seconda fila ma ora l'ho riportato in primo piano...) ecco spuntare un libro regalatomi da una mia amica di nome Mara, nel lontano Natale del 1988. Come passa il tempo... Il titolo? Frammenti di un discorso amoroso.

 

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La copertina del libro di Roland Barthes:
Frammenti di un discorso amoroso

 

L'autore, come molti ben sapranno, è Roland Barthes. Barthes, nato a Cherbourg il 12 novembre 1915, ed è morto a Parigi il  26 marzo 1980. Fu saggista, critico letterario, linguista e semiologo.

Oltre il libro sopra citato, tra le numerose sue opere di lui amo ricordare “Roland Barthes di Roland Barthes” e soprattutto “L'Impero dei segni” .

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                              Roland Barthes per Louis-Jean Calvet


Ecco, sceglierò lui come guida, optando come fece Barthes alla forma di frammento. Scelse questo metodo perché, mi pare di aver capito, tutto evoca e tutto disperde.


Abbraccio (L') : “Non strugge l'onda che travolge, / ma la risacca che trascina con sé. / Tu sei l'onda che ritorna, l'abbraccio immenso del mare.”

Così Marcella Miro identifica l'abbraccio, una dei gesti più semplici che compiamo nella nostra vita, fin dalla infanzia. A Barthes, da semiologo, non sfugge l'importanza dell'abbraccio come gesto amoroso che sembra realizzare, per un momento, il sogno di unione totale con l'essere amato. La Miro fa una affermazione che è un atto i fede.

 

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"L'abbraccio" di Genny Mancin


Quando ho letto a pagina 46 la lirica intitolata “C'incontrammo”, ho subito fatto mente locale a cosa Roland Bartehs avesse scritto sull'argomento. Ricordo le mie innumerevoli segnature sul testo che avevo allora posto, e ora ritrovate. Allora ero ancora quasi un puro...

Barthes divide in tre l'itinerario amoroso successivo all'incontro, che ricorda in alto alla pagina con questa semplice constatazione: “Com'era azzurro, il cielo”.


Marcella Miro ricorda così il suo incontro con l'amato a Parigi, lungo la Senna:“C'incontrammo cento anni fa, /lo ricordo come fosse ieri. / (…) / Il luccichio della Senna faceva brillare l'umida tenerezza nascosta negli occhi. / Il fuso della mia mano tremante pungeva il coraggio di afferrarla, / la tua, era avvolgente e pur gelida mi riscaldava contro la gravità della terra / una goccia di ghiaccio secco s'inerpicò lungo l'ardua salita, / fino a toccare il tetto del cielo, / dove piovvero cristalli... / e nuvole di vapore inventarono arcobaleni."

 

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Parigi: Amanti lungo la Senna


"Cercavi rifugio tra vertigini e ghiacciai, nella Sella di Gelàs.../ 9 gabbiani solcavano l'azzurro come fossero sparvieri, / ed il vento fresco inebriava il respiro con le sue frolle appena sfornate. / Un attimo di perfezione che non durò mai./ (…) / Un giorno, o forse nel sogno di una notte.../ ritroveremo noi, / il cielo./ L'aria.../ e Parigi stessa.”


Barthes arriva alle stesse conclusioni lungo un itinerario amoroso dopo l'incontro. La Miro “brucia” già nel primo incontro l'immenso potenziale dell'Amore, non indulgendo sulla “tragedia” di amare, bypassando tutto e prende atto che quel momento di perfezione non durerà mai.

 

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Un disegno di Marcella
Miro a pagina 42


Ecco come Barthes, invece, racconta la tragedia dell'itinerario amoroso, pur arrivando alle stesse conclusioni.  “L'itinerario amoroso sembra allora seguire tre tappe (o tre atti): prima istantanea, c'è la cattura (io sono rapito da un'immagine); dopo, c'è un susseguirsi d'incontri (appuntamenti, telefonate, lettere, viaggetti), durante i quali  “esploro” con trasporto la perfezione dell'essere amato, ossia l'insperato adeguamento di un oggetto al mio desiderio; è la dolcezza dell'inizio, il tempo dell'idillio.”

 

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Scritta murale

“Questo periodo felice - continua Barthes - assume la sua identità (la sua definizione) per il fatto che esso si contrappone (se non altro nel ricordo) al “seguito”: “il seguito”è la lunga sequela di sofferenze, dolori, angosce, sconforti, rancori, i impacci e tranelli di cui divento preda e che mi porta a vivere incessantemente sotto la minaccia di un decadimento che coinvolgerebbe contemporaneamente l'altro, me stesso e l'incontro che ci ha scoperti l'uno all'altro.” (...)

Solo due categorie di persone possono vedere la luna nel pozzo: il pazzo e l'innamorato. In verità, come diceva Samuel Beckett, si nasce tutti pazzi. Alcuni però lo restano...

 

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Scritta murale

 

Tra le tante liriche che troverete sul suo libro, molte fanno riferimento alla pazzia. Che amare sia una pazzia, a meno che non si ami pazzamente, l'ha ben capito Marcella Miro. Ma nella sua lirica intitolata: “La luna nel pozzo”, lo fa con delicatezza, dolcezza, quasi felice. Eccola.

“Penso ai nostri sguardi... /complici nel rubare la luna. / Stanotte non compare specchiata nel pozzo dei miei occhi incantati, / e ammantata dal lenzuolo di stelle che ci ricopre. /Consumata avida di crepuscolo la notte... / fino a sciuparne i piccoli diamanti nella trama, / che aspra, ripudia il sorgere della morte. / Lasceremo uno spicchio di luna a favore del domani, /una piccola stamina che la rigeneri, romantica, per nuovi amori.”



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"
La Luna nel pozzo," un'opera
di Gianpaolo Sabbadini


Immediato il pensiero a Roland Barthes quando prende in esame il concetto di pazzia nel soggetto amoroso, che sempre è colto dall'idea di essere o di diventare pazzo.

Lui smentisce tutto questo. “Si dice che ogni innamorato sia pazzo. Ma si può immaginare un pazzo innamorato? No di certo.”

“L'amore mi rende come pazzo – prosegue Barthes -, ma io non comunico con il soprannaturale, non sono pervaso dalla sacralità; la mia follia, semplice stoltezza, è piatta, per non dire invisibile; per di più la cultura l'ha totalmente addomesticata: essa non fa paura. E tuttavia è proprio nello stato amoroso che certi soggetti pieni di buonsenso intuiscono che la follia è lì davanti, possibile, vicinissima: una follia che travolgerebbe l'amore stesso.”

 

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"E', dunque, un innamorato
che parla e che dice..."

(Dalla introduzione del
libro di Roland Barthes)


Essere travolti dalla follia amorosa significa annegare nel dolore. Quel dolore che Marcella Miro, in un'altra lirica intitolata, appunto, Dolore, lo descrive così: “ (…) Se il dolore avesse in sé amore, / guarirebbe del suo nutrimento, / invece rigetta dentro sé il veleno che lo smalta, /così s'inventa una nuova maschera, il trucco di una nuova bellezza.”

 Potrà sembrare paradossale, ma la vita di ognuno di noi gira attorno a queste due parole, due concetti: Amore e Follia. Quell'Amorfollia dalla quale inutilmente, coscientemente o meno, ogni essere umano deve fare i conti in tutte le stagioni della vita.

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Una splendida immagine
di Marcella Miro


“La passione amorosa è un delirio; ma il delirio non è poi così straordinario – chiosa Roland Barthes -; tutti ne parlano e ormai non fa più paura. Enigmatica è semmai la perdita del delirio: dove porta?”

Amoroso o folle vorrei che si avverasse quanto affermava Mark Twain: “Quando ricordiamo che siamo tutti matti i misteri scompaiono e la vita diventa comprensibile.”

Che gabbia di matti è diventato il nostro mondo...

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Il libro di Marcella Miro (il cui sorriso è effigiato nella foto...)
lo potete trovare nelle librerie oppure ordinarlo tramite
questo link a Pezzini Editore:

http://www.pezzinieditore.com/297-amorfollia-9788868470487.html


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