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Il Moscato di Scanzo un mito tra i vini italiani




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 di
Giacomo Danesi

 Scanzoroschiate (Bg) - Dal testamento di Alberico da Rosciate del marzo 1350: "... lascio al figlio Tacino la Bersalenda, ove si coltiva il moscato rosso..."

Stiamo parlando del Moscato di Scanzo, uno dei vitigni più antichi d'Italia. Per la verità gli storici  fanno risalire questo vitigno  attorno all'anno 1000 a.C  La zona, dove questo vitigno ha trovato la sua giusta collocazione si trova a un tiro di schioppo da Bergamo, e precisamente nel comune di Scanzorosciate.

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Le uve del vitigno
autoctono Moscato di Scanzo

Ros deriva dal greco Ros (mazzo d'uva). Aggiungeteci il celtico Ate ed ecco pronto il nome Rosciate. In epoca romana, poi, fu fondata Scantius, ora Scanzo. Nel 1927 numerosi comuni italiani furono uniti tra loro, ed ecco nel nostro caso la nascita del comune di Scanzorosciate.

Quanto il vitigno, e il suo prodotto, fosse importante  e prezioso lo testimonia la storia. I Guelfi e  i Ghibellini di Rosciate non disdicevano di impugnare le armi per disputarsi le preziose botticelle di "Moscadello". Nel '700 poi, il pittore e architetto Giacomo Quarenghi donò alla zarina di Russia Caterina II il prezioso vino.



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Una splendida inmmagine della zona
di produzione del Moscato di Scanzo

 Il successo fu immediato, al punto che la sua fama di diramò in tutta Europa. Il fatto che nel 1850 fosse quotato alla Borsa di Londra per la bellezza di 50 ghinee, unico vino italiano per la precisione, e storicamente accertato che fosse il vino più caro al mondo, stanno a confermare quanto fosse conosciuto  e apprezzato sotto tutte le latitudini.

Che poi la Real Casa d'Inghilterra ancor oggi  si rifornisca del prezioso nettare dal Consorzio tutela del Moscato di Scanzo, vorrà pur dire qualcosa.

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Quanto è grande l'area sulla quale è coltivato il vitigno autoctono? Soli 31 ettari! Il microclima di cui gode la zona, la particolare formazione rocciosa del terreno sul quale crescono le viti (Il Sass de Luna, formazione calcarea marmosa di color grigio azzurrino) e il territorio collinare, con elevate pendenze e l'esposizione a sud, fanno di questo territorio un unicum incredibile.    

 

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Ora raccontare la coltivazione e la vendemmia di ques'uva profumata e ricca di aromi, riconducibile alla famiglia dei Moscati, l'amore con cui è raccolta e selezionata acino per acino, il suo appassimento in appositi locali areati e il controllo giornaliero delle uve per evitare il diffondersi di muffe indesiderate, meriterebbe non un articolo ma diverse pubblicazioni.

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La pigiature delle stesse, con una resa massima di uva in vino del 30%, la sua fermentazione sulle vinacce in vasche d'acciaio, il suo riposo successivo per circa due anni prima di essere sottoposto ai rigidi controlli per l'approvazione della Docg prima della sua messa in commercio, fanno parte di quel disciplinare che fanno del Moscato di Scanzo la più piccola Docg d'Italia, prima e unica della provincia di Bergamo e la quinta in Lombardia. 

 

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Come va servito? A temperatura ambiente e in grandi calici. Questo per favorirne l'ossigenazione. A cosa abbinarlo? Vi racconteranno che è un vino da meditazione. Lasciate perdere il consiglio. Abbinatelo a un camino acceso in compagnia di una bella ragazza, e capirete che la meditazione in questo caso lascia il tempo che trova.

Se poi volete abbinarlo al cibo, allora formaggi erborinati, pasticceria secca e con alcuni cioccolati neri. Anzi, nerissimi. Vi diranno che quest'ultimo abbinamento è ardito. Allora siate arditi una buona volta.

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 Risale agli inizi del '70 la nascita dell'Associazione Produttori Moscato di Scanzo. Nel 1993 ecco vedere la luce il Consorzio tutela Moscato di Scanzo che oggi ha 19 produttori.

 

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 Il 24 marzo 2012 le Poste Italiane, per la serie tematica "Made in Italy" riservata alle eccellenze enogastronomiche, ha dedicato al vino Docg Moscato di Scanzo un francobollo. 

 

Info: Il sito ufficiale

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