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Mangia Napoli... (2)




MANGIA NAPOLI.... (2)

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Poi giri nei vicoli di Napoli e dai balconi senti le canzoni, le partite e la gente che si mette a tavola.
E ti consola questa straordinaria quotidianità.

(paradiso1a, Twitter) 

 

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 di
Marcella Miro
 

NAPOLI, OTTOBRE 2018 “Ho letto in una classifica sulla qualità della vita che in Italia Sondrio figura al primo posto e che Napoli si trova al penultimo. Qualcuno però, adesso non ricordo chi, mi ha detto che Sondrio è grande il doppio del cimitero di Napoli ma che ci si diverte solo la metà.”  Luciano De Crescenzo!


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Una splendida immagine
di Luciano De Crescenzo


I cimiteri e il culto dei morti sono certamente un tema sentito a Napoli, ma prima dei morti ci sono i vivi… e la loro fame. Nessun dubbio: il cibo era e rimane ancor oggi non solo un normale sostentamento fisico, ma un motivo di vita. Parliamoci chiaro: solo a Napoli si poteva inventare un cibo composto d'acqua e farina e un po di pomodoro.

 

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"Fatte ‘na pizza c’a pummarola ‘ncoppa
vedrai che il mondo poi ti sorriderà."

Pino Daniele

Con questa singolare “invenzione”, conosciuta in tutto il mondo con il nome di Pizza, è stata sconfitta la fame. Nessun dubbio: solo l’incredibile fantasia di questo popolo poteva inventarsi questo curioso modo di combattere e sconfiggere la fame, in questo caso possiamo ben dirlo veramente atavica!

Fin dai tempi dalla prima fame vera, intorno alla metà del '700, il popolo napoletano ha affinato con mezzi elementari una diplomatica laurea sul gusto, capace di parlare tutte le lingue della Terra.

 

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Chist'è o Paese do Sole! - Bruno Venturini


Diceva Camillo Boito: “I napoletani cavano l'arte dal sole.” E dal fuoco, aggiungerei! Se consideriamo che i pomodori color rosso lava, coltivati alle pendici dei monti Lattari e del Vesuvio, giocati tra Corbarino e San Marzano, condiscono l'agrodolce di questa terra "Felix", con straordinaria vivacità e completezza, ecco perché a Napoli il cibo era e rimane al primo posto nel pensiero di ogni abitante.

La cucina mediterranea, oggi tanto esaltata dai nutrizionisti, ha origine certamente a Napoli e dintorni. La ricca e saporita varietà del suo cibo ne ha decretato la primogenitura di un modo straordinario di intendere l’alimentazione.

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Napoli: un stand delle Eccellenze Campane.

Allo stupito turista che giunge nella nostra città quale consiglio posso dargli per districarsi tra bettole, pizzerie, piccole trattorie e quant’altro? Le vie del gusto sono infinite a Napoli; perdersi fra tante tentazioni culinarie è facilissimo.

Potrei indirizzarlo, come inizio, alle "Eccellenze campane”, che su oltre 2000 metri quadri in via Brin, all’incrocio con via Galileo Ferraris, propone, con un concentrato di 65 imprese,con i migliori piatti dell'enogastronomia partenopea.


Oppure si potrebbe andare per piazze e vicoli di presepi viventi, inebriati dal profumo di basilico e pomodori del piennolo appesi ai davanzali in segno propiziatorio. Certo qualche indicazione orientativa, può rivelarsi utile…


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Napoli: Via dei Tribunali


Partendo dal ventre antico di Napoli e precisamente dai cosiddetti "Tribunali", la pizzeria storica che si riconosce dalle file chilometriche, è quella di Gino Sorbillo, senza disdegnare la "pizza fritta con sorpresa" fatta dall'antenata zia Esterina a via Toledo.

Altre pizzerie intramontabili sono: Starita, da Michele, e "La notizia" di Enzo Coccia.

 

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Caiazzo, in provincia di Caserta:
il mitico Franco Pepe.
Photo Foto Foto © Marcella Miro

Francamente, la mia preferita si trova a Caiazzo, in provincia di Caserta, un borgo praticamente rinato dopo il tornado "Pepe in grani" di Franco Pepe...

Non è solo la mia opinione, troneggia infatti al primo posto nei "50 Top Pizza 2018", la prima guida di settore on line delle migliori pizzerie del planetario, curata dal giornalista enogastronomico Luciano Pignataro.

 

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La pizza dolce alla Crisommola,
ovvero all'Albicocca del Vesuvio
Photo Foto Foto © Marcella Miro

 I Masanielli di Francesco Martucci (Caserta) e 50 Kalò di Ciro Salvo (Napoli) seguono a ruota. Dopo l'economica pizza "a portafoglio" (una margherita al forno piegata in quattro ) crocchè, zeppole e panzarotti, frittatine di pasta e supplì di riso, con i fantastici cuoppi di mare e di terra, sono il cibo di strada che a Napoli va per la maggiore. Se ne trovano ad ogni angolo e rispondono alle esigenze di chi "ha la neve in tasca", ovvero chi è sempre di fretta.

Cito "Luise" a piazzetta Augusteo per gli ottimi il take-away, la Rosticceria Cornetteria Dint o Core frequentata da universitari in perenne corsa e la prodigiosa friggitoria Vomero, In via Cimarosa 44, all’angolo con Piazza Fuga.

 

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Cuoppo di crocchè alla Friggitoria Vomero.
Photo Foto Foto © Marcella Miro

Napoli è golosa di ricercatezze, ma salgono sul ring sfogliatella e babà ogni volta che entri in una pasticceria, perché se le novità stuzzicano, affondare le labbra in una spugna d'aria e rum, o nella morbidezza della ricotta calda, attraverso la fragranza frolla, non ha eguali.

Ti fa entrare nella tua casa sulla spiaggia, ti circonda di un abbraccio avvolgente e rassicurante che non delude mai le aspettative.


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Da Bellavia, in Piazza Arenella: Sfogliatelle, zeppole
di San Giuseppe, cannoli, frolle alla frutta e pastierine.
Photo Foto Foto © Marcella Miro

La tradizione dolciaria napoletana, che usa i suoi simboli più che centenari, come fiore all'occhiello, sono certamente : Scaturchio(Piazza San Domenico Maggiore, 19), Attanasio (vico Ferrovia,2), Pintauro (Via Toledo, 275), Carraturo (Porta Capuana, 97), Caflisch ( in via Tasso 9), simbolo della bella epoque della Napoli di fine ottocento e Bellavia, P.zza Muzii 13/14 (Piazza Arenella).

Ma fatemi spendere una parola per il tempio del cioccolato, Gay Odin, la secolare fabbrica che per i napoletani è una vera istituzione.

 

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Gay Odin: una vera istituzione napoletana.
Photo Foto Foto © Marcella Miro


Un altro locale da menzionare, per le sue miracolose polpette di San Gennaro e la ricercatezza di prodotti territoriali, si trova in periferia ma è tutt'altro che provinciale, parlo del Vabbuò Bistrot a S. Felice a Cancello, che accoglie i pellegrini della tavola con una poesia di Erri De Luca e le introspezioni fotografiche del co-proprietario Luigi Gigioska.

 

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Vabbuò Bistro: Polpette napoletane con ripieno
di provola di Agerola e cotto di maialino beneventano.
Photo Foto Foto © Marcella Miro

Vorrei concludere questa piccola gita godereccia nella mia bella città,
con una ricetta facile facile, dove per la preparazione,
non occorrono grandi professionisti oltre alle vongole veraci.


Spaghetti con le vongole:

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Ingredienti per 4 persone
400 g. di spaghetti
5-600 g. di vongole veraci
2 spicchi d’aglio
olio d’oliva q.b.
prezzemolo tritato
un pizzico di sale

Peperoncino a piacere. Naturalmente ogni cucina toglie,
aggiunge, modifica piccole cosine fantastiche,
su un piatto che da solo riesce sempre a incantare.

 

                                 2. Continua .....

 
INFO: Info point 
         
Comune di Napoli: Turismo
          
 
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