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Il Caffè: la bevanda del Diavolo (1)




Il Caffè:
che passione!

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“La storia è testimone dei tempi, luce della verità,
vita della memoria, maestra della vita, nunzia dell’antichità”.

Cicerone
da: “De oratore”

 

di
Giacomo Danesi

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  (Photo © Assunta Corbo)
Tunisi 2012
 

Atene – La storia che mi accingo a raccontare, è curiosa e riguarda la bevanda, forse, più conosciuta al mondo: il Caffè!

Tutto avvenne una domenica di maggio del 2004, in uno dei tradizionali caffè che a centinaia popolano il centro e la periferia di Atene.

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Atene: uno splendido angolo
popolare della capitale greca

Stavo sorseggiando con calma un caffè, appunto, ma non potevo, nel contempo, fare a meno di ascoltare un curioso e interessante colloquio tra due signori, entrambi di veneranda età, seduti ad un tavolo accanto.

La loro conversazione, e anche la loro diatriba, verteva sulla nazionalità della persona che per prima aveva portato in Grecia il caffè. Un cittadino turco o un greco? La conversazione piano piano era scivolata in un’autentica lezione di storia.


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Una vecchia stampa riproducente
la città di
i Costantinopoli


Secondo il più anziano il caffè arrivò a Costantinopoli intorno al l555, portato da due commercianti siriani. Rimasi colpito dalla curiosa definizione data alla bevanda: “Il latte dei giocatori e dei thinkers di scacchi.”

Con un eloquio degno del miglior professore universitario, ripercorse a ritroso un pezzo di storia della Turchia a partire dal 1422, a partire dal secondo assedio Ottomano su Costantinopoli.

Citò persino Concilio di Ferrara - Firenze, l’ultima speranza di unire le due chiese: quella Cattolica Romana con quella Ortodossa del 1439.

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                         Concilio di Ferrara - Firenze



Descrisse poi con dovizia di particolari la vittoria degli Ottomani contro l’esercito dei Crociati a Varna del 1444, e la successiva vittoria contro gli Ungari in Kosovo nel 1448.

Concluse in bellezza ricordando la vittoria del 1453 del Sultano Mehmet II (detto Maometto Il Conquistatore) dell’Impero Ottomano con la conquista di Costantinopoli (l’attuale Istanbul).

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 Ritratto del Sultano Mehmed II di Gentile Bellini.
Il ritratto si trova nel Museo Islamico di Doha nel Quatar


Costantinopoli diventò così capitale dell’Impero Ottomano, che in quel momento controllava anche la Grecia, la parte Sud dei Balcani e l’Anatolia.

Ergo, secondo il “Professore”, fu certamente un turco ad introdurre in Grecia la bevanda nera, visto che la Grecia faceva parte dell’impero. La particolareggiata lezione di storia data all’amico mi lasciò di stucco. L’altro signore, al forbito eloquio dell’amico, non si scompose più di tanto.

Lo ascoltò con attenzione, certamente, ma alla fine affermò convinto che a portare il caffè in Grecia fu un emigrato greco di Costantinopoli.

Disse anche nome e cognome di un tale che con i figli esercitava la professione di commerciante di spezie con gran perizia, e con altrettanti ottimi guadagni, nella capitale Ottomana. Ma un giorno alle orecchie del commerciante greco giunse una storia incredibile.

Iniziò così a raccontare all’allibito “Professore” una vicenda che ancor più mi incuriosì. Non seppe dire con assoluta certezza la data, ma gli pareva di ricordare che fossero gli ultimi anni del 1600.

Sul Soglio di Pietro a Roma sedeva, felicemente regnante, Papa Clemente VIII. Un giorno al Papa gli fu sottoposto un quesito che rischiava di diventare un grave problema tra i Sacri Palazzi.

 

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Clemente VIII e il Caffè!

(Da: la Guida dei Caffè di Monaco
in collaborazione della Lavazza)

 
Secondi alcuni curiali il caffè, molto amato dagli islamici, era molto apprezzato anche dai cristiani. Ritenendola molto peccaminosa, chiesero al Pontefice di proibire ai cristiani l’assunzione del caffè, pena la scomunica!

Il Papa, prima di prendere una decisione in merito, molto saggiamente chiese che gli portassero una tazzina bollente della nera bevanda. Non appena sorseggiata, decretò seduta stante che era tale la sua squisitezza che sarebbe stata un vero peccato lasciarla bere esclusivamente agli infedeli!               
        

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Dalla Tesina d'Esame "Il Caffè"
di Lucia Hirschstein Anno 2011/2012

Il commerciante greco, non appena da Roma giunse notizia del curioso episodio, ebbe una felice intuizione. Con la famiglia si trasferì subito ad Atene, patria d’origine dei suoi avi, e iniziò immediatamente un lucroso commercio d’import ed export di caffè.

Non solo, ma scelte le miscele più pregiate, pochi mesi dopo mandò a Roma il maggiore dei suoi figli, il quale portando con se una preziosa miscela di caffè, chiese di essere ricevuto al Quirinale dal Pontefice. Il palazzo del Quirinale, oggi residenza ufficiale del Presidente della Repubblica Italiana, era a quel tempo la residenza ufficiale del Romano Pontefice.

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Roma: il Palazzo del Quirinale
in una vecchia stampa

Papa Clemente VIII lo ammise al bacio della Sacra Pantofola (Il bacio della pantofola - noto anche come della sacra pantofola o della divina pantofola - era un rito (oggi non più in uso) che sanciva la sottomissione e l'obbedienza al pontefice cattolico di sovrani, nobili e clero n.d.r.), e accettò con gioia il dono del caffè portatogli dalla Grecia.

Non solo lo ringraziò calorosamente, ma diede subito disposizioni affinché lo stesso durante il suo soggiorno a Roma fosse assistito con tutti gli onori. Prima del ritorno in Grecia, il giovane fu convocato al Palazzo del Quirinale.

Un Gentiluomo di Sua Santità gli consegnò un motu proprio nel quale il Pontefice nominava la sua famiglia fornitrice ufficiale della Santa Sede Apostolica. Al ritorno in patria il capofamiglia intuì immediatamente l’importanza di quel documento.

 

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Un francobollo emesso dalla Poste Vaticane
riproducente il volto e lo stemma papale

 

Infatti, diede subito disposizione ad un artigiano di Atene di scolpire nella pietra lo stemma araldico del Pontefice, arricchendolo con la scritta: “Fornitore ufficiale di Sua Santità Papa Clemente VIII”.

Il “professore”ascoltò in silenzio il racconto dell’amico. Per la verità non sembrava per niente convinto della storia appena ascoltata.

“Esistono documenti in proposito – chiese con un certo fastidio il “Professore” -? “Non saprei ", rispose seccato l’amico . Però amo pensare che quella pietra, con lo stemma papale inciso, da qualche parte dovrà pur ancora esserci.”

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   Lo stemma araldico

di Papa Clemente VIII

 

La conversazione tra i due fu interrotta dall’arrivo di un loro amico. Rimasi in attesa che uno dei due riannodasse il filo dell’ interessante storia, ma la mia speranza andò delusa. 
           

                                                                 1. Continua


N.B.: Questo articolo è stato scritto da Giacomo Danesi per il blog Anziani in Casa. E' ora e pubblicato sul Magazine Il Gazzettino del Viaggiatore per gentile concessione di Ilaria Della Matera. 


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