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yara bis

 

 

Cara Yara,


quanto vivono le Farfalle? Dai due a tre giorni, a volte fino a un paio di settimane. Troppo breve per giustificare un capolavoro che la Natura hasaputo mirabilmente creare.

Le farfalle hanno un loro ciclo di vita: dall’uovo al bruco e successivamente da pupa. Per ammirare l’opera d’arte di una farfalla si deve necessariamente aspettare l’ultima fase della sua vita: da adulta.

Quando un giorno qualcuno ti ha impedito di volare per sempre, eri poco più che un bruco. Di certo saresti stata, come farfalla, un’opera d’arte.

Forse non saresti mai diventata la farfalla che tutti, tu per prima, ti auguravi di diventare. Però, come una farfalla appunto,con il tuo volo avresti reso il mondo che ti circondava tanto più ridicolo quanto maggiore fosse stata la tua bellezza.

“Belle e aggraziate, affascinanti e multiformi, piccole ma raggiungibili, le farfalle ci conducono nella parte soleggiata della vita. E tutti meritiamo un po' di sole.”. Così affermava Jeffrey Glassberg in “ Butterflies through binoculars” nel 1999.Tutti noi, Yara, ti avremmo meritato.

Il tuo mondo era un mondo piccolo, fatto di percorsi ben segnalati e cadenzati, di pochi legami ma molto forti e sinceri.

Un mondo sicuro che la mamma Maura e il papà Fulvio avevano saputo costruire attorno rendendoti al tempo stesso responsabile dei suoi gesti e degli atti della tua vita di ogni giorno.

Per nove anni filati, ogni mattina sei uscita dalla casa di via Rampinelli di Brembate di Sopra per recarti a Bergamo all’istituto delle Orsoline “Regina Madre”. Prima le elementari, poi le medie, classe terza sezione C, primo banco a destra della seconda fila, con 26 compagne.

Poi, un freddo pomeriggio di febbraio, ti hanno trovata posata sulla nuda terra tra gli sterpi.

Forse no sapevi che è nel destino della farfalle svolazzare per “un giorno”, pensando che lo stesso sia l’eternità.

Per volere di suor Carla Lavelli, l’insegnante di Lettere, nei tre mesi in cui sei sparita, quel banco era diventato un piccolo altare dove ognuno posava fiori, bigliettini, pupazzi, piccole testimonianze di amicizia e di speranza.

Quando nel campo di Chignolo d’Isola quell’aereo modellino è atterrato al tuo fianco, ponendo cosi fine alla predazione della farfalla, uno dei primi messaggi che la mamma Maura ha inviato dal proprio telefonino è stato proprio per Suor Carla: “Me l’hanno portata via”, lo stringato contenuto.

Quando i Carabinieri sono entrati nella tua cameretta per cercare qualche traccia che orientasse le ricerche sul tuo volo di farfalla, non trovarono nulla fuori posto.

Un giorno mi sono preso a cuore le vicende e del dramma che ha colpito la tua famiglia, i tuoi amici, l’Italia intera.

La tua immagine diffusa ogni dove che ti mostravano, e ti mostrano ancor oggi, sorridente e candida, mi hanno portato a scrivere questo mio primo libro libro per renderti giustizia e cercare di capire il motivo della tua breve vita di farfalla.

Voglio confidarti una cosa. E’ grazie alla tua vicenda di vita che ha risvegliato in me la voglia di scoprire, trovare risposte sul perché un giorno qualcuno, che scoprirò, stanne certa, chi ha deciso di privarci del tuo volo, dei tuoi colori, della tu gioia di vivere.

Quanto avvenuto in questi anni durante i quali mi sono interessato della tua vicenda di vita, ho capito quanto avesse ragione quando Arthur Schopenhauer scrisse che: “L’uomo è l’unico animale che provoca sofferenza agli altri senza altro scopo che la sofferenza come tale.”

Sulla tua vicenda di vita, e successivamente processuale, quest’ultima da me vissuta in prima persona, mi ha permesso di capire la stupidità, l’egoismo, la superbia dell’animale “Uomo”.


Ho seguito i due processi contro Massimo Giuseppe Bossetti, presunto colpevole (fino a prova contraria) di aver troncato la tua vita.
In certi momenti, nelle fredde aule dei tribunali, mi sono vergognato di essere uomo e di trovarmi in quel luogo.

Il tuo volo di farfalla appariva solo in lontananza. Articoli di codici, sigle sconosciute, descrizioni terribili del tuo corpo aleggiavano sinistri su tutti noi presenti. Della tua anima, dei tuoi sentimenti, del tuo essere giovane donna aperta alla vita, non c’era traccia.


Con la tua giovane vita, e le vicende susseguitesi dopo la tua morte, hai permesso a centinaia di persone di avere l’illusione di essere vive. Su di te e del breve volo sulla vita hanno tratto motivo di notorietà, interesse privato e tanto altro.
Ho provato tanto dolore in questi anni. Questo libro lo dovevo scrivere per renderti giustizia.

Metodoro, pseudonimo di Mono Bellei, nel suo libro “Pinocchio” del 2022, annotò la diceria che la farfalla non sa cos'è il dolore. Vive un giorno felice e poi per sempre muore. 

Cara Yara, non morirà mai chi porta nel cuore il tuo ricordo e il pensiero dei tuoi voli pindarici compiuti durante la tua giovane esistenza.

No, no è stata vana la tua breve vita. Ogni esistenza è mai vana. Anche perché se non cambiasse nulla, non ci sarebbero le farfalle. Ogni farfalla che avrò l’avventura di incontrare, quella sarai tu.

 

Carlo Infanti

 

Magazine di Turismo e varia umanità.
Direttore Responsabile Giacomo Danesi