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Italia - Cabo Verde: solo andata...




 Italia- Cabo Verde
Sola andata

 

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 di 
Carmen Vurchio

Dopo 14 anni di tv, ho lasciato il lavoro, i parenti, gli amici e la mia bella Italia, per trasferirmi a Sal, una delle dieci isole dell'arcipelago di Cabo Verde.

Non ho mollato tutto per problemi con la legge o con il fisco, ma perché mi sentivo comunque destinata a finire in gabbia, schiava di un sistema malato. Colpa della crisi che già nel 2010, stava iniziando a lasciare segni indelebili in tutti i settori, compreso il mio, quello televisivo.

 

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Carmen Vurchio intervista il futuro
Presidente del Consiglio Enrico Letta

 

Un problema reale, usato, a mio avviso, come scusa per il raggiungimento di obiettivi difficili da conseguire in altro modo, tra tutti la cancellazione dei diritti del lavoratore e la moltiplicazione dei doveri.

Io lavoravo per il Gruppo Mediapason, coordinavo la redazione di un’emittente piemontese e conducevo trasmissioni politiche con ministri, sottosegretari, onorevoli e senatori.

 

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 Carmen Vurchio, con altri colleghi,
intervista Giulio Andreotti

 

Ero drogata di giornalismo e dipendente dal video. Pensavo che avrei continuato quella vita per sempre, o almeno fino alla pensione. Invece, un giorno il mio castello di sabbia è stato spazzato via da un vento inatteso, quello che soffia perennemente sull’Ilha do Sal. Correva l'anno 2010, e quella vacanza agostana nel villaggio Crioula, mi ha cambiato la vita.

 

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Isole di Cabo Verde:
un piccolo Paradiso Terrestre

 

Ero atterrata sull’isola con una valigia piena di stress, aggravata anche dal fatto che nella tv che tanto amavo, e in quelle concorrenti, erano iniziati i primi licenziamenti, targati crisi.

Avrei potuto far finta di niente, tanto il mio contratto a tempo indeterminato mi rendeva intoccabile ma, non ci sono riuscita. La crisi era nell’aria che respiravo, oggetto delle mie trasmissioni, causa di malesseri generali.

 

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Cabo Verde: una spiaggia, una barca...

 

A Sal invece mi sentivo leggera, spensierata, allegra, lontana anni luce dalla realtà italiana, basata su consumismo e arrivismo, falsità, giochi di potere, cattiveria, mancanza di umanità e di meritocrazia.

Ci si sente sempre così in vacanza e quando si rientra a casa, per circa un mese, il pensiero di molti è quello di mollare tutto, per vendere gelati sulla spiaggia, mandando a stendere il soffocante sistema che manovra il cittadino, facendolo sentire libero, senza che lo sia.

E’ capitato ciclicamente anche a me, solo che le altre volte, dopo un po’, la quotidianità cancellava i ricordi legati alla bellezza di un’esistenza serena, per lasciare spazio al bisogno irrefrenabile di vivere per lavorare.

Dopo la vacanza a Sal, invece, nulla è stato come prima. Il lavoro non era più quello di un tempo, modificato dalla situazione economica globale, così come la gente e l’intero Paese, sempre più in ginocchio, sempre meno pronto a reagire. Avrei potuto adattarmi, tapparmi il naso e continuare, infondo non lavoravo in miniera ma, ho preferito reagire.

 

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Con i colleghi in sala regia

Così, dopo un anno di analisi razionale della situazione, ho parlato col mio direttore, Fabio Ravezzani, che mi è stato di grande aiuto. Mi ha concesso tre mesi di ferie più tre d’aspettativa, per un totale di 180 giorni di riflessione, periodo che ho deciso di trascorrere a Sal, senza sapere che quel biglietto, sarebbe stato di sola andata.

Il mio saluto all’Italia è datato 2 ottobre 2011, e da allora abito a Santa Maria, piccolo paese dell’Ilha do Sal, un posto turistico, baciato dal sole tutto l’anno, dove si vive all’insegna del No Stress, slogan locale.

 

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Lo slogan locale: no stress!

 

Continuo a scrivere, perché il giornalismo resta la mia più grande passione, a seguire la politica italiana e a sperare che il mio Paese si rimetta le mutande e, col tempo, torni a indossare il meritato abito sartoriale ma, preferisco osservare il tutto da lontano, perché tengo all’Italia ma in primis a me stessa.

 

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A Santa Maria, piccolo paese dell'Ilha do Sal,
non manca nulla per mantenersi belle!

 

Non pensiate che sia stato facile passare dai tacchi a spillo all’infradito. Le difficoltà sono state e sono molteplici: c’è il giorno che può andar via l’acqua, quello da vivere senza corrente, la settimana che non si trovano pomodori, patate, cetrioli, caffè.

 

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Il  mercato della frutta...

 

Per fortuna non trascorro le mie giornate alla ricerca del pomodoro perduto, perché ho tante cose da fare: per mantenermi e per restare legalmente sull’isola, gestisco una piccola lavanderia self-service, aperta sei giorni su sette. Dopo il lavoro mi occupo dei miei due cani, Giasone e Medea, mi dedico al mio compagno Max, un bresciano che vive a Sal da quasi vent’anni, e coltivo con calma i miei molteplici interessi, prima chiusi in un cassetto, per mancanza di tempo.

 

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Giasone e Medea...

 

Un consiglio a chi, come me, ha voglia di fuggire? L’ideale è trasferirsi sull’isola per cinque o sei mesi e guardarsi attorno. Servirà a capire, se si è fatti per una vita No Stress e se le proprie idee imprenditoriali possono avere un senso su quest’isola adatta a chi ama gli sport acquatici, la tranquillità, il vento e la ricchezza della semplicità, come racconto nel mio libro: Fuga dall’Italia, destinazione Cabo Verde – Daniela Piazza Editore – il diario di una storia vera, la mia, simile a quella di tanti altri cervelli o cervellini delusi dal sistema Italia, pronti a rimettersi in gioco, in altre parti del mondo.

 

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Parlano di me?

A Sal c’è chi ha aperto una gelateria, chi un ristorante, un bar, un negozio d’abbigliamento, di utensili per la casa, un minimarket, chi lavora da dipendente, portando a casa circa 700 euro al mese (lo stipendio medio dei caboverdiani è di 250euro), chi si gode la pensione e, ovviamente, c’è anche chi se la gode e basta, perché non ha bisogno di lavorare. Se si ha un impiego, si ottiene un visto annuale, altrimenti il Consolato di Cabo Verde in Italia, concede quello trimestrale.

 

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Tutti in spiaggia...

 

Col tempo si può chiedere la residenza, consegnando una copia del certificato penale, dei carichi pendenti, del contratto di lavoro, dei movimenti bancari sul conto corrente, rigorosamente caboverdiano e altre carte, facili da reperire. Perché siamo a due passi dall’Africa ma, solo a parole.

Qui non vige l’anarchia, ci sono regole da rispettare e chi non lo fa, ne paga le conseguenze, come i clandestini, che non sono ospitati in centri d’accoglienza, ma rispediti nel proprio Paese, senza troppi complimenti.

 

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Al mercato del pesce!

 

Ci sono cose che a Sal funzionano meglio che in Italia: il controllo degli stranieri, la macchina della giustizia, il commercio al dettaglio, incentivato e non ostacolato come da noi, il chiaro e leggero sistema fiscale. Cosa manca? Mancano tante cose. C’è un solo ospedale e due cliniche private. Non ci sono ipermercati ma solo minimarket, niente cinema, teatro, librerie, biblioteche, musei, negozi griffati o super tecnologici. Farne a meno è semplicemente naturale quando alla quantità si preferisce la qualità della vita. Una scelta radicale, quanto soggettiva.

 

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Con l'amico e collega Alessandro Valabrega,
dopo l'intervista su "Fuga dall'Italia" per Telesu.tv

Mi manca l’Italia? Quella di un tempo sì e tanto, quella di oggi no. Ho fatto bene a fuggire? Se fossi rimasta, sarei finita in gabbia, schiava per un posto di lavoro. Ho preferito la latitanza, pur non avendo mai commesso alcun reato; un viaggio di seimila chilometri, alla ricerca della libertà, ritrovata grazie a un pizzico di coraggio e a una buona dose di fortuna che, ovviamente, non guasta mai.

 

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Sal: Carmen Vurchio
davanti a una telecamera...

 

Sono a disposizione per eventuali consigli e sono pronta a confrontarmi con chi la pensa in modo diverso da me, perché amo la comunicazione, anche a telecamere spente.

 

Fuga dall'Italia - Destinazione Cabo Verde
di Carmen Vurchio

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