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Gujarat: cuore e anima dell'India




GUJARAT, LA GRANDE
ANIMA DELL’ INDIA

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"Per effetto della globalizzazione sono già in atto due mutamenti fondamentali: nei paesi occidentali, non solo le istituzioni pubbliche ma anche la vita quotidiana si stanno liberando dal peso della tradizione, e altre società nel mondo rimaste più tradizionali stanno perdendo questa loro caratteristica."

Anthony Giddens, Mondo
che cambia, 2000

 di
Giacomo Danesi

Questo pensiero di Antony Giddens è vero solo in parte. Si può far parte della globalizzazione anche senza perdere assolutamente la propria caratteristica, il proprio “particulare”. Sentiamo, infatti, spesso parlare di globalizzazione, ma difficilmente ci capita l’occasione di poter verificare direttamente di cosa veramente si tratti. E, soprattutto, come la stessa si manifesti nella vita di tutti i giorni.

Quando ciò avviene, ne restiamo sempre sorpresi. Eccone un'esempio. Nello Stato indiano del Gujarat lo abbiamo percepito, capito e visto.

 

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Lo Stato del Gujarat in India



Per le sue condizioni climatiche e ambientali, da sempre il cotone costituisce uno dei frutti più generosi di questa terra piuttosto arsa. Ma la materia prima, il cotone appunto, di per sé, non serve a nulla se non è trasformato in tessuto. Il Gujarat rappresenta il maggior produttore di tessuti di tutta l’India.

Nella sua capitale storica ed economica Ahmedabad (3,3 milioni di cittadini) metà degli abitanti lavora nell’industria cotoniera (filatura, tessitura, tintoria e indotto), tanto che già nell’Ottocento fu chiamata la Manchester indiana.

 

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Una copia di asini sorpresi per
le strade della capitale Ahmedabad

Fin dalla sua fondazione nel 1411, infatti, le sue ricchezze erano la produzione di tessuti di cotone, sete, broccati e indaco, esportati fino in Europa. Con l’arrivo degli inglesi nel 1817 i telai ripresero a battere a pieno ritmo, fornendo un prodotto di elevata qualità, tanto da poter reggere la spietata concorrenza delle industrie anglosassoni.

 

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Una bella pubblicazione sui
tappeti del Gujarat e del Punjab

 

Nel 1905 il boicottaggio delle merci inglesi salvò l’economia indiana dal tracollo. Per rendersi conto del livello eccelso raggiunto dalla produzione tessile gujarina basta visitare ad Ahmedabad il Calico Museum, ospitato in un’elegante dimora nobiliare seicentesca con facciata in legno scolpito. Al suo interno è esposta una collezione di tessuti rari, tende, tappeti, costumi, dipinti religiosi su stoffa, ricami, broccati, trame di seta e scialli.

 

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Una sala del Museo del
Calico Museum di Ahmedabad

 

Ma che una città sia da sempre specializzata nella produzione di un singolo prodotto capita anche altrove, e non significa certo ancora globalizzazione. Tale diventa, invece, quando si scopre che in una nazione, grande quanto due terzi dell’Italia, anche nel più sperduto paese contribuisce attivamente a tale ciclo produttivo.

 

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Una splendida immagine
su alcuni prodotti del Gujarat


Se andate nell’affascinante regione arida occidentale del Kucth, stretta tra i deserti del Sind e del Thar, oppure nelle piane assolate centrali del Saurashtra, in ogni casa anche del più minuscolo villaggio troverete uomini e, soprattutto, donne impegnate nella filatura, al telaio, a decorare manualmente con timbri colorati tessuti che per la loro precisione millimetrica sembrano essere stati prodotti industrialmente, a forgiare con il proprio estro creativo abiti e oggetti capaci di fare la fortuna di commercianti e stilisti, venduti su mercati incredibilmente lontani.

 

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La mappa

Molti fanno parte di una filiera produttiva, altri producono pezzi unici e finiti. Senza contare le specializzazioni tematiche o regionali. Il bellissimo sari patola, per esempio,è un capolavoro dell’arte del telaio. Infatti, l’ordito è tinto con colori brillanti, con intricate figure geometriche, prima di essere tessuto.

Molto diffusa è la tecnica della pittura su tessuto, sù copriletti, stoffe da parati e arazzi. Ricchi e pregiati, inoltre, sono il ricamo a fili d’oro, i broccati a motivi in rilievo in oro e argento, e la seta leggera e vaporosa. Giustamente famosa è la tintura del Saurashtra, con la quale si producono anche coperte e scialli di lana.

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Uno splendido esemplare
di
Sari Patola

Sebbene ingiustamente trascurato dal turismo, trovandosi fuori pur di poco dalla rotta classica Mumbai-Rajasthan-Delhi, lo stato del Gujarat, estrema propaggine occidentale della penisola indiana al confine con il Pakistan, può essere considerato dal punto di vista ambientale, naturalistico e architettonico uno dei più interessanti della confederazione, oltre ad uno dei più industrializzati e di livello sociale avanzato, pur trattandosi essenzialmente di un paese agricolo.

 

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La bandiera dello Stato
del Gujarat in India

Scaldato a nord dagli infuocati deserti del Pakistan e del Rajasthan, rinfrescato a sud dalla brezza oceanica lungo i 1.600 km di costa sul mar Arabico, presenta una rilevante varietà ambientale: colline selvose, ampie pianure fertili, deserti stepposi, acquitrini salmastri soggetti alle maree, litorali rocciosi, penisole, golfi e isole, oltre ad offrire anche una notevole varietà etnica; qui hanno infatti convissuto più o meno pacificamente nel tempo indù, buddisti, jainisti, musulmani e cristiani, oltre a piccoli gruppi tribali animisti.

 

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Il letto asciuto di un lago

 

Ma ha rappresentato, soprattutto, la roccaforte storica del jainismo, il movimento religioso dell’estremismo ascetico dei santoni nudi e della non violenza portata all’esasperazione, tanto da indossare i suoi adepti una mascherina sulla bocca per non uccidere i microbi e pulire la strada con una scopa per non calpestare gli insetti.

 

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Non potendo per il loro credo coltivare la terra, pescare o allevare animali, gli jainisti hanno dato un forte impulso al commercio e all’artigianato, creando benefici per tutti e regalando una qualificata produzione manifatturiera nel settore del tessile (tessuti eccellenti per qualità e disegni dai colori brillanti, broccati, sete vaporose) dei mobili laccati e dell’oreficeria.

E la visione pacifista del jainismo, oltre a tradursi nella cucina essenzialmente vegetariana della regione, ha influenzato sicuramente il pensiero e l’opera del Mahatma Gandhi,
(Mohandas Karamchand Gandhi, detto il Mahatma 
(in devanagari मोहनदास करमचन्द गांधी), la Grande Anima dell’India, che qui nacque nel 1869 ed iniziò il proprio cammino politico.

 

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La fotografia è stata scattata nel 1946 in India da Margaret Bourke-White che fu mandata per fare un reportage sull'indipendenza dell'India. Prima di farsi scattare la foto, il Mahatma Gandhi le chiese di imparare ad usare la ruota che gira (un arcolaio), inizialmente frustrata all'inizio ella imparò a usarla potendo realizzare questa storica fotografia. (Dal Blog Fotografico di Marco Crupi)


La presenza consolidata di culture e di religioni differenti, unita alla naturale predisposizione ai contatti esterni dovuta al mare, ha prodotto un’estrema varietà architettonica sotto forma di templi, moschee, tombe, forti, palazzi e haveli (eleganti dimore settecentesche decorate e scolpite in legno), dando vita ad un curioso e sincretico stile indo-islamico.

Questa terra autentica e originale, volto vero dell’India non contaminato e con una lingua propria di origine indo-ariana, è diviso in tre diverse regioni geografiche dai golfi di Cambay e di Kutch: l’est fertile e popoloso, la pianeggiante penisola centrale di Saurashtra dove sopravvivono gli ultimi esemplari di leone asiatico, e lo spopolato ovest formato da deserti e paludi che offrono rifugio ad uccelli migratori ed agli asini selvatici.

 

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Uno splendido francobollo del 1929
di "
Nawab Khan Mahabat III"
Soruth, o Saurashtra

Il Gujarat costituisce anche la regione che ha fornito alla storia e alle cronache rosa il maggior numero di raja, maharaja e nababbi, con relative corti, stranezze, ricchezze e residenze principesche, oggi trasformate in musei o alberghi di lusso. Dei 560 regni piccoli e grandi presenti in India al momento dell’indipendenza, oltre 200 si trovavano, infatti, nella penisola gujarata del Saurashtra, mai inglobata nell’impero britannico.

 

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Maharaja Sayaji-Rav Gaekwar of Gujarat, circa 1902

 

Un possibile itinerario inizia da Ahmedabad, raggiunta in volo da Mumbai, capoluogo economico e culturale, disseminata di monumenti indo-islamici pre-moghul e importante per il quartier generale di Gandhi.

Partenza per il Kutch, con soste a Modhera (visita del tempio del Sole del 1026, dove agli equinozi i raggi illuminano il dio solare) e a Patan, antica capitale hindu, per visitare la riserva dell’asino selvatico asiatico e il Rani ni vav, uno dei più spettacolari pozzi monumentali sotterranei, proprio quest’anno entrato a far parte del patrimonio dell’Unesco.

 

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Rani ni va, lo spettacolare
pozzo patrimonio dell'Unesco

Ci si inoltra allora nel deserto per incontrare etnie di pastori nomadi e lunghe carovane di cammelli, le cui donne vestono abiti sgargianti e ricamati. Una sosta a Gondal, capitale di un principato rajput, consente di visitare la farmacia ayurvedica del medico di corte che coniò per Gandhi l’appellativo di Mahatma e la flotta reale con una cinquantina di eleganti auto dei primi decenni del secolo scorso.

Si passa quindi alla riserva naturale di Sasan Gir, istituita agli inizi del 1900 dal nababbo locale per proteggere gli ultimi esemplari di leone asiatico, il quale si differenzia da quello africano per la taglia minore e la criniera meno folta e più chiara, un abile cacciatore che disdegna le carogne anche se affamato; qui ne vivono 411 esemplari in compagnia di pantere, leopardi, cervi, stambecchi, antilopi, cinghiali, orsi e scimmie.

 

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Panthera leo persica (Leone asiatico)
in uno schizzo di A. M. Kamarov (1826)

Somnath offre su una spiaggia sacra agli indù il suggestivo tempio di Shiva, edificato e distrutto ben otto volte, capace nel Mille di ospitare 300 musici e 500 danzatrici. Si arriva così all’isola di Diu, per oltre quattro secoli come Daman e Goa colonia ed enclave portoghese, con case lusitane dai colori vivaci, porticati e patii, chiese tardo barocche e una rilassante atmosfera retrò.

Sulla via del ritorno si visitano il monte Shatrunjaya, uno dei luoghi più sacri del jainismo e il maggior complesso di edifici sacri di tutta l’India per i suoi 863 templi di marmo cesellato costruiti quasi un millennio fa (il più importante impreziosito d’oro e diamanti), e infine l’elegante residenza ottocentesca del maharaja di Utelia.

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Templi a Shatrunjaya


Turismo ed economia: due pilastri del nostro mondo globalizzato. Andrea Ricciardi, noto studioso di Storia Contemporanea su Famiglia Cristiana, nel 2005, scrisse questo pensiero: ”La globalizzazione, a suo modo, rende un po' più meticcie tutte le culture. Ma non dobbiamo dimenticare che, nell'età della globalizzazione, le identità (nazionali, religiose, culturali) riprendono coscienza di sé.”

L’operatore milanese “I Viaggi di Maurizio Levi” (tel. 02 34 93 45 28, www.viaggilevi.com), specializzato in viaggi culturali di scoperta in regioni poco frequentate dal turismo, propone in Gujarat un itinerario di 15 giorni toccando le località sopra descritte.

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Partenze individuali settimanali con guide locali di lingua inglese e di gruppo l’ 8 novembre, 27 dicembre, 25 febbraio e 28 marzo 2015 con voli di linea da Milano e Roma, pernottamenti in hotel di buon livello, resort e residenze storiche con pensione completa, accompagnatore dall’Italia, quote da 2.750 euro in doppia. In India Viaggi Levi propone diversi altri itinerari di varia durata.

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