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Carthaginem esse delendam...




 Un affascinante viaggio culturale
in Tunisia sulle orme della Storia

di
Giacomo Danesi

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Un paio di anni fa, durante un Educational riservato alla stampa e ai tour operator italiani, ebbi modo, con altri colleghi, di incontrarmi a una conferenza stampa con il Ministro del Turismo Dott. Ing. Elyes Fakhfak, 42 anni, brillante promessa del governo tunisino, oggi Ministro delle Finanze.

 

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L'ex Ministro del Turismo del Governo
della Tunisia dottor. ing. Elyes Fakhfakh,
ora MInistro delle Finanze 
Foto © Assunta Corbo

 
Durante quell'incontro feci presente al ministro che sfogliando i depliant che riguardavano la Tunisia, mai mi era capitato di vedere un'offerta dedicata alla cultura, ai siti archeologici. Nella sua risposta il ministro fu chiarissimo. "Puntiamo, oltre al turismo balneare, anche sui siti archeologici, sugli hotel di charme, sulla talassoterapia, specie per il mercato russo. Vogliamo aprire itinerari in luoghi poco noti pieni di storia e di vestigia del passato”.

Ma torniamo all'incontro con la stampa italiana su argomenti di grande interesse per la neonata democrazia tunisina. Il turismo settore nevralgico per la Tunisia? Bastano alcuni dati per intuirlo. Nel 2008 i turisti italiani che avevano visitato la Tunisia sono stati 500.000. Lo scorso anno furono 150.000.

 

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In Tunisia gli italiani amano il mare

 

La Tunisia vive di turismo, soprattutto balneare, che raggiunge l'80% del fatturato. Ora quanto avvenuto con la rivoluzione può, paradossalmente, dare una svolta al settore. In che modo? Dando impulso e sviluppo a settori fino a oggi quasi ignorati. Tra questi quello della Cultura.

La Tunisia è ricca di storia, quasi come l'Italia. Il turista italiano che verrà in Tunisia per scoprire vestigia, musei quant'altro non rimarrà deluso.

 

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La Tunisia: scrigno della Storia

 

In un recente viaggio stampa mi è stata data l'opportunità di visitare alcune vestigia e musei, oltre che la capitale Tunisi, mai abbastanza ammirata e scoperta nonostante i miei numerosi viaggi laggiù.

In questo primo articolo vorrei illustrarvi la visita a Cartagine, lasciando ad altri articoli la descrizione dell'interessante visita al Museo Nazionale del Bardo, quest'ultimo (anche se ancora in fase di ristrutturazione) uno dei più interessanti al mondo, a Tunisi e altri interessanti della bella nazione a noi vicina.

 

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Un mosaico al Museo
Nazionale del Bardo
Foto © Giacomo Danesi

Abbiamo avuto, con altri colleghi, la fortuna di avere come guida il Professor Salah Matmati che parla perfettamente l'italiano. È stata la sua una presenza interessante e importante. La sua preparazione, oltre la sensazione che fosse un vero amante della storia della sua nazione, ci ha confortato.


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Una bella stampa
del porto di Cartagine


E così, dopo aver visitato il giorno prima la capitale Tunisi, della quale parlerò nel prossimo articolo, eccovi di buon mattino a Cartagine, ubicata alle porte della città.

Alzi la mano chi non conosce questa frase latina: “Carthago delenda est!”, ovvero: “Cartagine deve essere distrutta.”! A pronunciarla fu  Marco Porcio Catone, senatore romano passato alla storia come Catone il Censore. Veramente pronunciò questa frase e in che occasione?

 

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Una incisione raffigurante 
Marco Porcio Catone


La storia racconta che Catone, dopo il ritorno da una missione di pace tra i Cartaginesi e il re di Numidia Massinissa nel 157 a.C., o meglio da un arbitrato, si fosse convinto che per i Romani scendere a patti con il nemico di sempre, ovvero i cartaginesi, non fosse conveniente se non addirittura impossibile.

 

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Una lapide ricorda
Catone il Censore


La sua convinzione era ormai talmente radicata che ogni qualvolta prendeva la parola in Senato, al termine di ogni suo intervento ripetesse con testardaggine questa frase: “Ceterum censeo Carthaginem esse delendam”, ovvero: “D'altronde, ritengo che Cartagine debba essere distrutta.” “Carthago” delenda est” è semplicemente una abbreviazione del suo concetto.

 

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 Nell'illustrazione Marco Porcio Catone, detto il Censore,
in uno dei sui famosi interventi al Senato di Roma


La storia, o la leggenda, vuole che Catone quando pronunciò per la prima volta questa frase in Senato, abbia con studiata maestria estratto da sotto la tunica un piccolo cesto di fichi raccolti 3 giorni prima a Cartagine. I fichi, nonostante il viaggio, erano ancora in ottime condizioni di freschezza.

 

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La copertina del bel libro di
Emilio Salgari su Cartagine

 

Con questa sceneggiata cosa voleva significare il Censore? Che essendo il fico un frutto molto delicato il fatto che avesse mantenuto intatte le sua qualità nonostante il viaggio, significava che Cartagine era troppo vicina a Roma. Ergo, troppo pericoloso avere una simile potenza poco lontano dai propri confini. Dunque, andava distrutta.

Come nacque Cartagine? Fin dal 1200 a.C., lungo le coste tunisine sorsero porti e colonie commerciali fenicie; il tutto per scambiare merci con i pastori e i contadini berberi locali. Uno di questi empori era destinato a lasciare una profonda impronta nella storia del Mediterraneo. Cartagine, appunto, che fu fondata nell’816 a.C.

 

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Cartagine ai tempi nostri
Foto © G
iacomo Danesi


Sì, Cartagine veramente diventò una grande potenza, con una flotta commerciale e un esercito che aveva la capacità di controllare la Spagna, le Baleari, la Corsica, la Sardegna e la Sicilia. E' stato interessante e piacevole sentire dalla nostra preziosa guida la storia di questa città, Patrimonio dell'Unesco,  davanti alle poche rovine rimaste.

 

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 L'insegna con il simbolo dell'Unesco all'entrata
del Parco Archeologico di Cartagine
Foto © Giacomo Danesi

Era necessario uno sforzo di fantasia per “leggere” e immaginare tra le pietre dell'attuale Cartagine quella dei tempi andati, costruita sulla punta estrema di un istmo le cui caratteristiche orografiche sono ora anch'esse tutte da immaginare.

Fa sensazione pensare alle triplici mura che la circondavano e immaginare che al loro interno potevano trovare alloggio 300 elefanti, 4.000 cavalli con i loro cavalieri e ben 20.000 soldati!

Bella la descrizione dei due porti, uno mercantile (di forma circolare) e uno militare (di forma rettangolare), che arricchivano la città fatta dal Professore.

 

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 La nostra guida, il Professor Salah Matmati
mentre illustra la localizzazione dei
due porti di Cartagine

Foto © Giacomo Danesi

 
Curioso pensare alla concezione iniziale di come il porto dovesse essere semplicemente uno specchio d'acqua atto ad accogliere l'arrivo e la partenza delle navi, mentre le stesse erano sempre accolte e messe a secco nelle logge tutte disposte attorno. Interessante che le navi potessero passare da un porto all'altro e che l'entrata, di 21 metri di larghezza, fosse chiusa da una possente catena.


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 Parco Archeologico di Cartagine. Nella foto la nostra guida
illustra a un collega la storia di Cartagine.
Sulla lapide la planimetria del luogo
Foto © Giacomo Danesi

Cartagine era dominata dall'alto dalla Collina di Byrsa. In questo luogo c'era il tempio di Eshumun, nume tutelare di Sidone, la città fenicia. Salirvi era faticoso, visto che si doveva percorrere 60 gradoni.

Si dice che il tempio fosse splendido, tanto da offuscare tutti gli altri santuari. Gli archeologi durante gli scavi hanno messo in risalto che in questo luogo furono eretti un foro, un grande tempio e una grande basilica. Tutti di epoca augustea.

 

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 Il cartello con l'illustrazione del
Parco Archeologico di Cartagine
Foto © Giacomo Danesi

 

Chissà se corrisponde a verità quanto la storia narra. A ovest dei due porti c'era un luogo denominato Tophet (un luogo sacro dedicato al Baal Hammon, il supremo dio dei Cartaginesi), e alla dea madre e moglie di Baal di nome Tanit dove, si afferma, erano sepolti i fanciulli sacrificati.

 

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ll Professor Salah Matmati illustra a due
colleghi la storia delle tombe
dei fanciulli sacrificati

Foto © Giacomo Danesi

 

Di certo sono state rinvenute 20 mila urne di bambini, alcune delle quali riferite a neonati. Le lapidi sono ancora lì da vedere.

 

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 La lapide sulla tomba di un fanciullo. Notare sulla
tomba il simbolo della dea Tanit
Foto © Giacomo Danesi


Dove vivevano i cartaginesi? Sui versanti della collina di Byrsa. Le case erano scavate in modo da creare degli isolati delimitati da strade. Quasi tutte le case erano organizzate attorno a un cortile centrale. Molte di esse erano arricchite da mosaici e stucchi.

L'acqua piovana (impluvium) era raccolta da una cisterna posta nel seminterrato delle stesse. Dove si trovava la grande piazza pubblica? Sembra che sia stata identificata a nord del porto militare. Non è certo ma sembra che poco lontano dalla piazza esistesse anche un tempio dedicato a Reshef, divinità cannanea della guerra.


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Un'immagine di Cartagine,
tratta da un
video gioco, poco prima
di essere totalmente distrutta



Quando fu distrutta Cartagine? Al termine della terza guerra punica iniziata nel 149 a.C. Iniziò questa guerra come rivolta punica alle incursioni dei Numidi, che Roma assecondò. Il Senato intimò a Publio Cornelio Scipione Emiliano di assediare la città, di uccidere i Cartaginesi casa per casa, di fare schiavi e di bruciarla. Non solo, ma fu anche ordinato di cospargere sul luogo del sale e di dichiararlo come maledetto.

Correva l'anno 146 a.C. Il terribile ammonimento di Catone, il Censore, con la sua frase “Carthago delenda est” aveva trovato la sua concretezza.

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Una stampa della nuova Cartagine
edificata al tempo di Ottaviano



La storia di Cartagine è poi proseguita nel tempo a cominciare dalla Colonia Julia Concordia Karthago, edificata al tempo di Ottaviano, nel 29 a.C. Vi consiglio la lettura di questo pdf. Da ammirare la basilica di San Luigi che, come appasionato di araldica, mi ha incantato per i tantissimi stemmi araldici affrescati al suo interno.

Visitare Cartagine non è solo camminare sulle sue macerie, ma ripercorrere a ritroso la storia di Roma e dintorni. A proposito di Storia faccio mio il pensiero di Alain (Émile-Auguste Chartier) quando nel suo libro: Le avventure del cuore, 1945, scrisse; "La storia è un grande presente, e mai solamente un passato."

Info

Ente Nazionale Tunisino per il Turismo Via Pantano, 11 -
20122 Milano - tel. 02 86453044 - fax 02 862752 -
email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. .
http://www.tunisiaturismo.it/

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Giacomo Danesi, direttore del Magazine
il Gazzettino del Viaggiatore, è socio Neos.

 

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Direttore Responsabile Giacomo Danesi