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Kuwait: non solo petrolio!




 

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di
Elena Cardinali

Uno Stato grande poco meno del Veneto, con circa un milione e 300.000 abitanti a cui si sommano due milioni e mezzo di immigrati, prevalentemente da Filippine, Pakistan e India, fondato su un’immensa risorsa, il petrolio, a cui si affianca una fiorente attività comemrciale, e con un welfare avanzatissimo.

 

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È il Kuwait, un emirato sovrano che si affaccia sul golfo Persico e confina con l'Arabia Saudita a sud e con l'Iraq a nord.

Il nome è il diminutivo di una parola araba che significa fortezza costruita vicino all'acqua. L'antico nome della regione era Qurayn.

 

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Oggi il Kuwait è una nazione che, pur nel pieno rispetto delle proprie tradizioni culturali e religiose, si sta aprendo molto all’Occidente e, in particolare all’Italia. Qui tutto ciò che è italiano piace moltissimo, dalla cucina alla moda alle auto, soprattutto le fuoriserie a marchio Ferrari o Maserati.

Grazie all’associazione Italia Kuwait c’è stata la possibilità di conoscere da vicino questo Paese che è riuscito a ricostruirsi in tempo record dall’invasione di vent’anni fa da parte dell’Iraq.

 

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Un viaggio in Kuwait è un’esperienza interessante per chi vuol avvicinarsi al mondo arabo moderno. E la prima cosa che sorprende, soprattutto noi italiani alle prese con la crisi economica e i conti in rosso dello Stato, è che in Kuwait non si pagano le tasse.

 

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E per i cittadini kuwaitiani anche sanità e istruzione, fino all’università compresa, è tutto gratuito. Chi non ha un lavoro sa che lo avrà dallo Stato. Disoccupazione, perciò, zero. Anche per gli stranieri. E la benzina costa 13 centesimi ( di euro) al litro. Non c’è da meravigliarsi che per strada non si vedano che auto di grossa cilindrata.

Kuwait City, una città che si estende per 24 chilometri, unico grande centro abitato del Paese, presenta una grande varietà di grattacieli. E le gru sono disseminate ovunque. Il più alto misura 400 metri ma c’è già l’idea di realizzarne uno ancora più ardito.

 

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Da questo punto di vista Kuwait City rappresenta una sorta di grande laboratorio dell’architettura contemporanea. Basta fare un giro e osservare queste costruzioni che sperimentano colori, prevalentemente l’azzurro e il verde nel vetro, e forme aerodinamiche, con sorprendenti effetti di attorcigliamento o di pendenza, per capire il dinamismo di questa città.

 

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Tanto per fare un esempio, il Parlamento è stato realizzato dall’architetto danese Joern Utzon, noto per aver progettato l’Opera House di Sidney, in Australia. La sua forma si ispira a quella di una tipica tenda araba. Danneggiato pesantemente all’epoca dell’invasione irachena, è stato completamente restaurato.

Un altro imponente edificio è l’hotel Missoni, 18 piani, affacciato sul mare, dove ogni particolare, dai tappeti al colore dei cuscini all’arredo dei ristoranti, di cui uno con chef italiano, sono stati curati dal noto stilista italiano.

 

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La Grande Moschea, la settima al mondo per grandezza, è in grado di contenere diecimila persone per il Ramadan. Qui buona parte dei grandi lampadari e dei marmi sono di provenienza italiana. Da non mancare anche una visita alla Moschea Bneid al Qar qui sotto effigiata.

 

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Modernissimo nella sua realizzazione e nell’allestimento delle sale è il prezioso museo che raccoglie i reperti del Dar al-Athar al-Islamiyyah (Dai), un’organizzazione culturale basata sulla collezione privata di Sheick Nasser Sabah al-Ahmed al-Sabah e della moglie Sheicka Hussah Sabah al-Salem al-Sabah.

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Il Dai è stato fondato nel 1983 e presenta una collezione di aspetti dell’arte islamica di un’area che va dalla Spagna alla Cina, dal VI al XIX secolo. La recente struttura espositiva è ospitata nell’ex ospedale americano e vi si possomno ammirare gioielli di straordinaria fattura tra cui un’enorme moneta d’oro del peso di 12 chili.

A queste tappe culturali vanno aggiunti il Tarec Rajab Museum, il museo dell’arte islamica e quello della calligrafia, affascinante raccolta di libri, pietre, oggetti, quadri, piatti e insegne tutti accomunati dalla scrittura araba, con reperti provenienti da tutti i luoghi dove l’Islam si diffuse.

 

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Un passaggio va fatto anche al museo della guerra, dedicato all’invasione del Paese da parte dell’Iraq. Persino naif nella sua narrazione attraverso una serie di diorami, la collezione, che presenta anche foto, documenti e altri reperti, fa trasparire tutta la sofferenza del popolo kuwaitiano per quell’aggressione che portò quasi alla distruzione del Paese.

Una tappa particolare è l’isola di Failaka, a 20 chilometri a nord est di Kuwait City. La conoscevano gli antichi Greci e Alessandro Magno, che la battezzò Icaros, vi fece costruire una piccola fortezza per stabilire una testa di ponte tra il suo impero e l’India. Oggi alcuni siti archeologici sono oggetto di studio da parte di gruppi di specialisti internazionali fra cui uno italiano.

 

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Ma l’aspetto che più colpisce a Failaka sono le testimonianze delle devastazioni lasciate dall’invasione irachena. Un intero villaggio è ancora un ammasso di macerie, con le case crivellate di colpi, le scansie dei negozi che ancora s’intravedono tra i muri cadenti, la moschea sventrata, gli effetti familiari sparsi tra le macerie.

Tutto questo forse diventerà un altro museo, come l’area che, sempre sull’isola, raccoglie ciò che resta dei mezzi militari ormai arruginiti abbandonati dagli invasori.

 

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Un altro aspetto interessante di Kuwait City è l’università. Grazie all’associazione Italia Kuwait, con cui abbiamo compiuto una serie di visite istituzionali, tra cui una a casa dell’ambasciatore italiano Fabrizio Nicoletti, abbiamo fatto una puntata alla facoltà di architettura, una branca recente della facoltà di Ingegneria, frequentata da 200 studenti.

Qui insegna architettura e storia dell’architettura una docente italiana, la professoressa Giovanna Potestà di Firenze, che ha vinto un concorso due anni e mezzo fa.

 

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Chi ama lo shopping a Kuwait City ha solo da scegliere tra gli enormi centri commerciali, città nella città, che propongono tutta la varietà dei marchi internazionali, al colorato suq di Mubarakiya con i tradizionali negozi dove si può fare incetta di frutta secca, erbe aromatiche e profumi, con piacevoli soste nei ristoranti per gustarsi le specialità locali a base di carne arrostita e verdure.

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A proposito di cibo, per gli amanti del pesce merita una puntata il gigantesco fish market dove i banchi traboccano di pesci oceanici destinati alle cucine. Quelli vivi, invece, squali, mante e altre specie tropicali comprese, si trovano nello spettacolare acquario dello Scientific Center a Salmiya.

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Il Kuwait si sta affacciando da poco sul mercato del turismo. Chi è interessato a visitare il Paese può contattare l’associazione Italia Kuwait in contatto con Kuwait Airways e Kuwait Tourism Service Facebook, l’Ufficio del turismo di Kuwait City, che promuove pacchetti turistici per l’Emirato con volo, hotel, visite guidate.

Per info: 055.2340451,

www.associazioneitaliakuwait.it.

 

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