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Il Deserto Misterioso? Nel Sahara (2)





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Foto © Giacomo Danesi
 

di
 
Giacomo Danesi

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Foto © Stefano Berti

"Nessun uomo dopo aver conosciuto il deserto può restare lo stesso. 
Porterà incisa per sempre dentro di se l'impronta del deserto ... 
Il più profondo dei suoi desideri è quello di ritornarvi.”

 

Non ricordo chi scrisse quest'aforisma. Di sicuro questa persona il deserto deve averlo vissuto con grande pathos.

Dov'ero rimasto? Come avevo terminato la precedente puntata? In questo modo.
“Poi il ritorno nella tenda. Solo. Per la testa mille pensieri. Il sonno ristoratore ha quasi immediatamente il sopravvento. Il primo giorno è trascorso quasi velocemente. Altri sei giorni di deserto ci aspettano. E domani mattina si partirà presto. Molti paesaggi stupendi ci aspettano e molte cose ci saranno da raccontare.  Lo farò nei prossimi giorni.”

  

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Foto © Giacomo Danesi

 E' scesa la  notte
nel deserto...

 

Così avevo terminato il precedente articolo sullo splendido viaggio compiuto alla fine di settembre, nel Sahara occidentale egiziano, con alcuni colleghi e i loro accompagnatori, sotto l’esperta guida di Maurizio Levi che il deserto,tutti i deserti della Terra, li conosce bene.

Alle ore 3 la sveglia. Un momento! Non il trillo della sveglia, ma la sua vibrazione. Perché questo? Nel deserto ogni minimo rumore è incredibilmente amplificato anche a notevole distanza. Lo zip dell’apertura della tendina è micidiale. Immaginatevi chi russa o il suono di una sveglia! Avevo sistemato la sveglia alle ore 3 per poter ammirare il cielo stellato...

 

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Foto © Giacomo Danesi
La mia tendina prima
di essere montata

 

A quell’ora la Luna si era già eclissata dietro le dune e lo spettacolo del cielo stellato era immenso tanto da intimidirmi. Che paradosso! Le splendide costellazioni erano (quasi) di difficile individuazione tante erano le stelle dalle quali erano circondate.

Alle nostre latitudini lo smog e la luce impediscono la visione di queste stelle, al punto che le costellazioni le vediamo nette, quasi nitide. Che potevo fare davanti a quel cielo se non rimanere nel più rigoroso silenzio?

Alle primissime luci dell’alba ecco la sveglia "ufficiale", invero curiosa: un canto del gallo subito seguito da quello delle galline! Bravissimi i ragazzi dello staff nella perfetta imitazione dei gallinacei! Come da istruzioni subito ci portiamo a far colazione, lasciandoci l'incombenza di smontare la tendina al termine della stessa.Come dite? Senza lavarsi, senza…

Il deserto è grande e accogliente. Certo bisogna rispettarlo. Come? Per esempio non seminando, in ogni campo, i propri rifiuti senza attenersi a precise regole. Per esempio la carta igienica, dopo l'uso, va bruciata. Avere con sé un accendino anti vento, vedi lo Zippo, è indispensabile. Ci sono norme e regole ormai canonizzate delle quali sarete a tempo debito, prima della partenza, opportunamente resi edotti.

Poi via per la Valle delle Balene, nel Wadi Heitan. Patrimonio dell’Unesco,
è il più grande giacimento di balene fossili al mondo!

 

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Foto © Giacomo Danesi
Uno degli oltre
400 siti censiti

 

Che spettacolo! Disseminati su un territorio vastissimo, oltre 400 i siti disponibili, con tanto di spiegazioni a disposizione, fummo tutti colpiti dalle isole rocciose che si ergevano dal deserto.    

 

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Foto © Giacomo Danesi
Il pene della balena...
 

Poteva la Natura non fornire prova di grande fantasia nel Wadi Heitan (la Valle delle balene)? No di certo. Infatti, come dimostra la foto sopra, non si è certo dimenticata delle balene che milioni di anni fa popolavano questa valle... Ed ecco una roccia perfetta per ricordare...

Da un'altura, questo eccezionale sito appariva come una visione biblica. Il suono del vento acuiva ancor più questa sensazione.

 

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Foto © Giacomo Danesi
   Nella valle delle Balene

 

Dopo questa visita, che ha lasciato tutti stupiti, la prossima meta era l'oasi di Bahariva dove, in albergo, avremmo trascorso la notte. Non è stato facile raggiungere l'oasi perché il sole era già tramontato e viaggiare di notte nel deserto non è certo facile.

Quando in lontananza scorgemmo le luci dell'oasi tutti, come naviganti in mezzo al mare, alla vista del faro tirammo un sospiro di sollievo. Una doccia ristoratrice prima della cena ci sembrò perfino un lusso!

 

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Foto © Giacomo Danesi
All'oasi di Bahariva
si fanno provviste..
.

 

Di buon mattino, dopo una sosta presso alcuni negozi per far provviste di generi di conforto (una banana, una mela da assaporare nel deserto è un piacere immenso), e poi via verso la grande duna Abu Muharrik lunga appena 600 chilometri...  

Impensabile lo spettacolo che ci apparve davanti ai nostri occhi: colline rocciose, alternate a pianure pietrose ed ex falesie marine. Sul terreno un'abbondanza di conchiglie a conferma di come milioni d'anni fa qui ci fosse il mare.

 

b_500_0_16777215_00___images_0.DANESI_0.DESERTOUNO_DESERTODUE_p9260191.jpg Foto © Giacomo Danesi
Il deserto del Sahara occidentale:
una capolavoro della Natura 

 

Le cinque vetture, con il loro carico umano, non sempre viaggiavano unite. Ci chiedevamo come fosse possibile che, senza il Gps installato sulle vetture, esclusa quella del capo pattuglia guidata da Maurizio Levi, tutto a un tratto potessero congiungersi dietro una duna, un'altura. La risposta di uno degli autisti fu emblematica: "Noi il Gps lo abbiamo nel cervello."

Ogni tanto si faceva uno stop. I bisogni fisiologici bisogna pur espletarli... Soprattutto per le donne non era facile, a volte trovare, una cespuglio, una piccola duna per la bisogna. Per gli uomini era diverso, soprattutto dopo aver visto come si comportavano gli autisti egiziani.

Il primo giorno pensammo che stessero pregando. La preghiera la facevano a intervalli regolari, naturalmente. Poi, guardando meglio... ma certo! Come mai non lo avevamo pensato prima...? Ecco come: in ginocchio. E non controvento, naturalmente...

 

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Foto © Giacomo Danesi
Necesse est!

    

Fossi giovane mi cimenterei in una impresa ciclopica ma interessante: censire nel deserto tutti i posti deputati alla bisogna. Il titolo della pubblicazione? "I Pipistop nel deserto del Sahara...".

Come dite? Se siamo rimasti qualche volta insabbiati? Naturalmente! Basta un nulla perché la vettura improvvisamente rimanga ferma sul posto. Scendere a spingere, più volte al giorno, era diventato un momento di contagiosa allegria. Anche se spingere sotto il sole non è certo uno scherzo!

 

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Foto © Giacomo Danesi
 E' dura spingere
sotto il Sole...

 

La scelta del campo per trascorrervi la notte è sempre un momento molto bello. Il deserto ti lascia, di sera, ancora sveglio e vigile, ma il fisico di (quasi) tutti i viaggiatori appariva provato.

Non per i fotografi che, non appena Maurizio Levi ordinava lo stop, immediatamente armati dei loro strumenti cercavano un'altura, un'angolazione interessante per scattare le loro splendide immagini.

Dopo la cena, sempre graditissima e assolutamente sempre conviviale, qualche volta ci si fermava attorno al fuoco per scambiarci le impressioni della giornata.

 

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Foto © Giacomo Danesi
Intorno al fuoco prima di andare a dormire.
Il primo a destra è il Tour Leader Maurizio Levi

 

Non tutti però andavano a dormire nella tendina. Lo scoprii per caso un mattino quando vidi poco lontano dal campo base, a cielo aperto, un materasso con un sacco a pelo. Al suo interno Maurizio Levi! 

 

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Foto © Giacomo Danesi
Nel deserto con un materasso, un sacco a pelo e una
bottiglia d'acqua. Per Maurizio Levi solo lo stretto necessario

 

A mattina, al risveglio, fatta colazione via per la depressione di Faratra, interessante preludio al Deserto Bianco. 

E' scritto nel catalogo di questo interessante viaggio: "Nel centro di un deserto totale e non frequentato, formato da un tavolato calcareo che occupa tutta la vasta area tra le oasi e il Nilo, si trova la Djara cave, una curiosa grotta che si apre improvvisamente con una piccola apertura in una piana ciottolosa."

 A scoprirla, nel 1875, fu un tedesco: tale Gerhard Rophlfs. La sua scoperta fu presto dimenticata salvo, 15 anni fa, essere riscoperta da una missione tedesca.

 

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Foto © Giacomo Danesi
L'indicazione posta
non lontana dalla grotta

 

Spettacolosi gli stalattiti che scendono dal soffitto, frutto del lavoro della Natura durato millenni. Le pitture rupestri all'entrata fanno capire che i primitivi l'avevano abitata. Il consiglio d Maurizio Levi, di stare attenti a non sbattere la testa, trovò impreparato l'amico e collega Lamberto, alto più di un metro e ottanta.

 

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Foto © Giacomo Danesi
La splendida Djara cave

 

La sua capocciata contro uno spuntone fu talmente forte da provocare nella grotta un sinistro rimbombo. La cosa che mi preoccupò non fu la capocciata ma il seguito. Il buon Lamberto, senza proferir parola, uscì dalla grotta, salì sulla sua vettura per riapparire, alcuni minuti dopo, poco lontano dalla grotta, con in mano un pendolo!

 

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Foto © Giacomo Danesi 
Il collega Lamberto Selleri, ripreso con il suo pendolo,
alla ricerca (vana) di acqua nel deserto del Sahara Occidentale  

 

Il sole cocente, la botta in testa, il pendolo: tre elementi che mi misero in allarme!  A rassicurarmi fu Silvia, la figlia di Lamberto. "Papà è un appassionato cultore del pendolo. Lui è convinto che nel deserto ci sia acqua!"  Lamberto ha ragione. Temo però che si trovi a una tale profondità da risultare, almeno per ora, non fruibile. Scoprii più tardi che non era l'acqua che cercava ma una fantomatica legione romana perdutasi nel deserto in quelle zone e mai più ritrovata.

Stessa sorte è toccata al collega Emilio Radice del quotidiano La Repubblica. All'uscita della grotta era in volto una maschera di sangue. Nulla di grave s'intende, solo ferite superficiali in quattro punti alla sommità della testa.

 

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Foto © Giacomo Danesi
In primo piano Emilio Radice. Seduto sulla sabbia

Enrico Montanari, direttore del sito Il Turista.info

 

C'è voluto del bello e del buono per convincerlo a farsi medicare. Porto sempre con me un piccolo necessaire di pronto soccorso. Mentre lo medicavo, ad assistere all'operazione c'erano le donne del gruppo che lo rassicurarono con una curiosa affermazione: "Tranquillo, Emilio. Agli uomini le corna ricrescono velocemente..."   

 

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Foto © Giacomo Danesi
Le cinque vetture durante
una delle numerose soste 

 

Il deserto quel giorno ci riservò anche un'altra sorpresa. In una spianata di sabbia, ecco una buca. Sembra che gli speleologi la conoscano bene. Con noi avevamo anche due speleologi: il Dottor Giuseppe Rivalta e la moglie Carla Ferraresi. Per nessun motivo al mondo avrebbero rinunciato a calarsi nella buca profonda circa 8 metri.

 

Il primo a calarsi è
stato il dottor Rivalta

 

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Imbraghettato a dovere "l'intrepido speleologo" si cala nelle profondità del deserto. Ad assistere all'impresa i componenti la spedizione. Tra essi Maria Emanuela Desio, figlia di Ardito Desio. Da destra è la prima signora vestita di bianco. A reggere le corde di sicurezza il collega Giulio Badini.
Foto © Giacomo Danesi

 

Pochi minuti dopo era il turno
della signora Carla Ferraresi

 

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La Signora Carla Ferraresi pochi attimi prima
di sparire alla vista degli astanti

Foto © Giacomo Danesi
 

Non appena giunti entrambi sul fondo, ecco giungere dalla cavità una curiosa richiesta: "Buttateci il barattolo"! Un barattolo? Qualcuno si è affrettato a portare un barattolo di Nutella.... Pensammo che l'improvviso desiderio di poter mangiare la Nutella, in una cavità del deserto, capiti nella vita molto raramente. A svelarci l'arcano fu Maurizio Levi. E capimmo, finalmente, di che barattolo avessero bisogno e a cosa servisse.

 

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Foto © Giacomo Danesi
Maurizio Levi durante
la
"trattativa del barattolo"

 

Scoprimmo subito che la verità era un'altra. Il dottor Rivalta aveva trovato nel profondo della buca, tra tante ossa di animali, un topolino mummificato e voleva un barattolo vuoto per portalo in superficie senza rovinarlo. Non fu esaudito. Comunque, il topolino mummificato "rivide la luce"  dalle mani dello speleologo.

 

"Il Deserto è un luogo
freddo dove il Sole è caldo"

Proverbio berbero

 

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Foto © Vittorio Giannella
L' istantanea di un particolare
del Deserto Bianco


Al primo istante pensammo che nel deserto fosse nevicato. Invece, ci trovavamo davanti ad una roccia  molto particolare. Infatti, bastava toccare una roccia bianca per accorgersi che essa era fredda, come se il calore del sole fosse respinto al mittente.

 

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Foto © Giacomo Danesi
Lo spettacolare contrasto tra la
sabbia e la roccia bianca

 

Difficilmente dimenticherò quel giorno. Impressionanti poi i torrioni di roccia bianca, a forma di fungo, in un territorio che sembrava la scena di un film di fantascienza.

 

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 Uno delle tante incredibili sculture bianche,
a forma di fungo, sparse nel Deserto Bianco 
Foto © Vittorio Giannella
 

Ricordo bene quel giorno. Era venerdì 28 settembre 2012. Non sono superstizioso...
Comunque, quel giorno una delle vetture ebbe un incidente. Per fortuna lieve. Qualche ammaccatura alla macchina, una lieve ferita a uno dei partecipanti e nulla più. Il deserto è un luogo affascinante, ma non perdona un errore. Sempre.

Il mattino dopo a svegliarci non furono il gallo e le galline, così splendidamente imitate di componenti lo staff, ma due cornacchie nere che volteggiavano sinistre sulle nostre teste, posandosi poi sulle imponenti sommità delle dune che circondavano il campo base. Ridemmo tutti di gusto allo spettacolo. Ad annunciare sventure, fortunatamente erano giunte con un giorno di ritardo...

Mi sto dilungando e chiedo scusa ai lettori. Subito dopo la colazione puntammo verso nord per ridiscendere nella depressione di Bahariva. La strada è asfaltata e, per la prima volta da quando siamo nel deserto, dopo pochi chilometri ecco la prima foratura! Incredibile! Nel deserto, nonostante tutti gli spuntoni di roccia che affioravano a ogni metro, non abbiamo mai forato!

 

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Foto © Giacomo Danesi
 Si cambia la ruota, sotto lo
sguardo vigile di Maurizio Levi

 

Durante il percorso sul lungo nastro asfaltato, non passavano certo inosservate le dune del deserto a destra e a sinistra. Infatti, il loro colore, soprattutto sulla cima delle stesse, apparivano di colore nero con un melange di giallo!

Questa zona, infatti, è nota come "Deserto Nero". Inutile dirvi che il colore è dovuto alla presenza di ferro. Poco prima di arrivare a Bahiria abbiano fatto una veloce visita a una piccola zona nota come Withe Desert National Park.

 

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Foto © Giacomo Danesi
Il cartello posto all'entrata

del Withe Desert National Park 

 

Poi, di corsa, presso un importante sito archeologico il quale nei prossimi anni sarà sicuramente uno dei siti più visitati dell'Egitto. Infatti, negli anni '90 una missione archeologica guidata da Dottor Zahi Hawass ha scoperto una necropoli risalente al I-II secolo d.C. che si stima possa contenere ben 10.000 mummie! 

Alcune di esse, per ora sistemate in un piccolo museo, sono note come "Mummie d'oro"  perché il loro volto è coperto da una lamina d'oro. Poco distante da questo luogo abbiamo visitato alcune tombe tolemaiche sotterranee di eccezionale bellezza.

Poi, stanchi, eccoci in hotel. Durante la cena abbiamo mangiato anche la torta e brindato a una componente del gruppo: Milena Baldi che festeggiava il suo compleanno. Milena, che si trovava sulla vettura rimasta leggermente accidentata, ha stupito tutti leggendo un suo pensiero sul viaggio e una riflessione su quanto accaduto. Eccolo! 

"Da quando sono andata per la prima volta in deserto due anni fa, non sono più la stessa: mi sono presa una vera e propria "cotta" e mi è capitato spesso di pensare a lui-esso con desiderio, attratta anche nei sogni dalle sue scogliere di dune dorate, dai silenzi immacolati, dagli orizzonti infiniti, dai cieli stellati che di notte, insieme alla luna, ti parlano, dai mille oggetti e figure che la roccia riesce a plasmare, fino a quell'unico, esile alberello che, solitario e tenace, combatte la sua resistenza quotidiana...

  

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 Foto © Giacomo Danesi

E quest'anno, di fronte ad una seconda opportunità, non ho avuto alcun dubbio; superati gli ostacoli amministrativi-burocratici, via! Per il deserto d'Egitto! E di nuovo quelle sensazioni, quelle atmosfere magiche, anzi di più, mi hanno ancora presa fortemente, e quel giorno in macchina, in un improvviso quanto intenso afflato d'amore, ho ceduto...lasciandomi abbracciare con violenza e passione estreme dalla terra che mi ha richiamato, incosciente, profittando della sua prepotente forza gravitazionale e risucchiando me e gli altri 5 ospiti in una sorte di avviluppante capriola doppia...

Beh, ecco, troppo! Pur grata alla madre terra per averci scelti e voluti, se pur per pochissimi secondi, accogliendoci nel suo caldo grembo, chiedo ad essa, se è anche suo desiderio rivederci, di placare la sua bollente passione, per riservarci tante altre possibilità di incontro. A presto quindi, per trascorrere insieme esperienze da vivere e da raccontare!"

Un consiglio. Un vecchio detto ricorda che non bisogna portare niente con sé e non si deve lasciare niente dietro di sé. Il deserto va sempre rispettato. Guarda questa tabella, tratta dal volumetto: "Il Parco Nazionale del Gilf Kebir", di Alberto Siliotti, edito da Geodia, e rispettala.

 

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Il giorno dopo, il ritorno in Italia, via Zurigo, con un volo della Swiss Air. Poco dopo le 21,30 sbarchiamo a Milano Malpensa. Non rimaneva che ritirare i bagagli e salutare tutti i componenti la spedizione. Al nastro n.3 vedo arrivare il mio bagaglio. Lo ritiro, lo pongo per terra. Questione di attimi. Mi volto per cercare gli amici che erano con me in Egitto e che un secondo prima stavano togliendo i bagagli da nastro trasportatore. Per salutarli, naturalmente!

 

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Foto di repertorio

 

Che strano: non c'era nessuno intorno a me! Non solo non c'erano loro, ma l'aerostazione mi appariva vuota. Salvo un signore che, vedendomi smarrito, mi chiese se avevo bisogno di aiuto. Chiesi dove si trovasse mai l'uscita n. 17, luogo dove il pulmino del parking mi avrebbe condotto a ritirare la macchina. Eppure pochi secondi prima pullulava di gente e i miei amici si trovavano lì con me a ritirare il bagaglio!

Tralascio il resto della storia. Il mattino dopo ecco le prime telefonate allarmate. Apprendo che non si erano mossi dal nastro dei bagagli, aspettando che da un momento all'altro apparissi per salutarci. Tutto inutile. In un primo momento avevano pensato che io avessi voluto sottrarmi al rito dei saluti finali, come avviene dopo ogni viaggio. Ma io ero letteralmente sparito. Chi mi conosce sa benissimo che mai avrei potuto fare una cosa simile.

Allora, forse tutto quanto vi ho raccontato in queste due puntate è stato un sogno? Se così fosse stato, ma le fotografie confermano il contrario, comunque sia è stato un bellissimo sogno. Questa volta, però, il sogno non è finito all'alba ma continua a vivere in me. 

 (2. Fine)

(Per leggere il precedente
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Le foto del servizio sono di ©Vittorio Giannella
e di ©Giacomo Danesi

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del Magazine, è socio Neos.

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Magazine di Turismo e varia umanità.
Direttore Responsabile Giacomo Danesi