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Botswana: dal Kalahari all'Okavango




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"Un tempo la ricchezza e la posizione sociale
di un uomo si valutavano per il numero di
bestie che possedeva. Oggi una vacca vale
sempre di più di un conto in banca."

Ben Gasennelxe, direttore della Banca
Nazionale dello Sviluppo.
Citata da Arthur Zich in un
articolo su Geo 1992  

Il Botswana è una nazione continentale dell’Africa centro-meridionale grande due volte l’Italia, ex protettorato inglese e patria di antiche tribù tswana di ceppo bantù, abili allevatori di bovini. 

Un paese senza particolari attrattive turistiche,  se non fosse che gli animali selvatici risultano di gran lunga superiori al numero degli abitanti e se non possedesse due delle maggiori valenze naturalistiche dell’Africa australe, vale a dire il deserto del Kalahari e il delta dell’Okavango, che occupano poi buona parte del territorio.

 

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 Il Kalahari, il cui nome significa “la terra della grande sete”, è un deserto aridissimo e piatto di sabbia rossa e rilievi rocciosi esteso due volte e mezzo l’Italia, con temperature tanto torride tra novembre e gennaio da rendere dura la vita anche agli insetti, che solo nelle zone marginali si trasforma in una desolata savana sabbiosa popolata da cespugli spinosi, antilopi e gazzelle, prede dei leoni e degli ultimi cacciatori boscimani.


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Questa popolazione ormai ridotta a non più di 1-2.000 individui e destinata inesorabilmente all’estinzione, di bassa statura, dalla pelle ambrata e con gli occhi a mandorla, sono abili e infaticabili cacciatori seminomadi che vivono da 30.000 anni delle scarse risorse offerte dal deserto e si colloca tra le più antiche e le meno evolute del continente.


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Le scene di caccia e di vita quotidiana dipinte all’interno di alcune grotte decimila anni fa non si discostano per nulla da quelle che si possono osservare ancora oggi. Un ambiente di natura primordiale, dove si possono provare le emozioni che dovettero pervadere i primi esploratori africani.

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Strano fiume invece l’Okavango: nato nell’Angola centrale, anzicchè defluire nell’oceano come tutti gli altri fiumi, dopo un percorso di 1.300 chilometri, con cui segna anche il confine settentrionale della Namibia, entra nel Botswana e all’impatto con le sabbie del Kalahari forma un delta paludoso grande come Piemonte, Liguria e Lombardia assieme.

Tutto questo origina un vero paradiso naturalistico di canali, lagune e isole piene di vegetazione dove predominano papiri, giunchi, palme e ninfee, da esplorare in canoa e abitato esclusivamente da animali come elefanti, leoni, leopardi, bufali, zebre, antilopi d’acqua, ippopotami e coccodrilli, nonché da miriadi di uccelli tra cui fenicotteri, aironi, pellicani e cicogne.


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Una splendida curiosità geografica, con 8 milioni di metri cubi d’acqua che ogni anno si dissolvono nel Kalahari a formare il maggior delta interno del mondo su un fronte di 300 km e un dedalo di percorsi a geometria variabile che varia di stagione in stagione, un’enorme oasi verde nel deserto e la maggior zona selvaggia dell’Africa Australe.

 

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In Botswana l’operatore milanese “I Viaggi di Maurizio Levi” (tel. 02 34 93 45 28, www.deserti-viaggilevi.it), specializzato in viaggi inusuali di scoperta, propone sul proprio catalogo “Deserti” un itinerario in fuoristrada  di 14 giorni per realizzare uno dei più emozionanti safari africani. 

Il percorso tocca la riserva del Kalahari centrale, che a differenza di altri deserti – grazie alla presenza di una fitta prateria e di boschetti di arbusti – costituisce un habitat ideale per molti animali e abitata infatti da diverse specie di antilopi, struzzi, iene, ghepardi e i famosi leoni dalla criniera bruna.  


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La riserva Moremi nell’Okavango, sorvolata prima su piccoli aerei è visitata poi a piedi e in piroga lungo canali e lagune, dove vivono oltre 600 specie diverse di animali in uno degli ambienti più straordinari del continente, e prosegue con il parco Chobe con le sue enormi savane percorse da consistenti branchi di erbivori e da numerosi predatori e che concentra il maggior numero di elefanti africani, con visitare alcuni villaggi di capanne di pastori tswana, per concludersi infine nel confinante Cascate Vittoria assistendo al superbo spettacolo delle Cascate Vittoria.


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 Scoperte nel 1853 dall’esploratore inglese David Livingstone, 5 milioni di litri d’acqua al secondo arricchiscono il fiume Zambesi, largo in quel punto 1.600 metri, precipitano con un salto di quasi cento.


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