Messaggio

Puerto Rico, Isla del Encanto




b_500_0_16777215_00___images_Danesi_PUERTORICO_porto_rico.jpg


di
Mario Bussoni


Mi  accorgo subito di essere, a tutti gli effetti,  negli Stati Uniti. All’aeroporto Luis Munoz Marin, i controlli sono quelli, lunghi e esasperanti, che in Usa hanno fatto seguito al fatidico 11 settembre 2001. Ma,  appena il mio taxi dopo avere raggiunto e costeggiato la Laguna del Contado, punta verso il ponte Dos Hermanos e lo oltrepassa, mi sembra di avere sbagliato destinazione e addirittura Paese. Ho forse  raggiunto la Spagna? No: sono invece a San Juan, la capitale di  Puerto Rico. Anzi nel Viejo San Juan, la sua parte antica.  Città “americana” sì Puerto Rico, ma con radici, tradizioni e lingua saldamente legate alla Vecchia Europa e rigorosamente spagnole.


b_500_0_16777215_00___images_Danesi_PUERTORICO_citt_di_notte.jpg


Lasciata la parte di città che assomiglia a una brutta copia di Miami, con i suoi sterminati alberghi con annessi casinò,  per godere a fondo l’anima della prima città portoricana mi è sufficiente addentrarmi in uno dei 7 quartieri storici che si stringono intorno al suo cuore antico  e palpitante, eretto a “santuario” ben restaurato e curato di un tempo ormai da lungo andato. La cultura spagnola aveva raggiunto Puerto Rico nel lontano 1508, quando Juan Ponce de Léon (i resti del quale riposano nella cattedrale) vi aveva installato la prima colonia. Per la verità, nel 1493, in occasione del suo secondo viaggio, vi era sbarcato Cristoforo Colombo, ma il suo interesse era stato quasi subito richiamato altrove. Pertanto, aveva dedicato a Puerto Rico una scarsa attenzione. 
 

b_500_0_16777215_00___images_Danesi_PUERTORICO_agua_en_foto_a.png


Una volta stabilitosi nell’isola, Ponce de Léon ne era diventato il primo governatore, fondando proprio quella che oggi è San Juan. I 3 secoli successivi avevano quindi visto una lotta serrata per il suo possesso da parte di francesi, olandesi e inglesi. Ma, la Spagna era riuscita a tenere duro.

Nel 1897 Luis Munoz Rivera, il George Washington portoricano, aveva poi ottenuto dalla Spagna  lo status di dominion e una certa autonomia. Ma, 2 anni dopo, in seguito alla guerra ispano-americana,  Puerto Rico era stata ceduta agli Stati Uniti, che l’avevano comunque già occupata l’anno prima.
Nel 1917 i portoricani erano quindi diventati cittadini Usa. Nel 1929 l’apostolo dell’indipendenza di Puerto Rico, Luis Munoz Marin,  aveva lottato a lungo per far sì che il suo Paese,  considerato sino ad allora l’“ospizio dei Caraibi”,  non fosse ridotto a “rifugio di mendicanti o di milionari”.  E aveva anche potuto imporre il Fomento (Piano di sviluppo economico), installando in pochi anni oltre 80 fabbriche.  Nel 1952 Puerto Rico era diventata infine territorio semiautonomo,  facente parte della Confederazione stelle e strisce. 


governatore.gif


El Viejo San Juan si stende sulla punta estrema della penisola che chiude il porto e si raccoglie dentro gli antichi bastioni innalzati nel 1633,   conservando una gradevole atmosfera spagnola del XVI e XVII secolo. Alcune strette stradine sono lastricate di adequines, pietre grigio-blu che un tempo erano servite a  zavorrare i galeoni spagnoli in arrivo dalla Vecchia Europa.
Le case sono dipinte con caldi colori a pastello rosa, verde, rosso, giallo e azzurro, mentre le finestre e i balconi sono abbelliti da elaborati intrecci di ferro battuto,  che appagano l’occhio.
 

b_500_0_16777215_00___images_Danesi_PUERTORICO_las_palomas_photo_-.png


Romantiche piazzette alberate si aprono tra le case,  per lasciare spazio a accoglienti caffé all’aperto. Ai tavolini non mancano mai gruppi di locali,  impegnati in appassionate partite di domino, lo sport nazionale portoricano. O a fare musica. Da alcuni slarghi,  si diramano quindi ripide salite.

Un furgone sgangherato e dipinto a colori vivaci mi offre succhi  di parcha (frutto della passione), guanabana (tipo papaya) e guarapo (canna da zucchero) e pan de azucar (ananas pan di zucchero,  che mi assicurano sia il più dolce del Mondo), annegati secondo il gusto americano in un mare di ghiaccio. Ovunque,  e a tutte le ore,  il via vai di gente è animato e infervorato, mentre il traffico in alcuni punti è letteralmente insostenibile e senza regole.


b_500_0_16777215_00___images_Danesi_PUERTORICO_poi.jpg


Calle Cristo strabocca di negozi di abbigliamento e di oreficerie, che espogono abiti, accessori e  orologi  delle firme più prestigiose: Hathaway, Ralph Lauren,  London Fog Factory e Reinhold. Alcune piccole trattorie, come il “buco” di Mama Olga,  propongono i gustosi piatti della cucina locale: pollo spennellato con adobo di aglio e origano; encebollato (bisteccone affogato nelle cipolle); riso nero con frijoles negros (fagioli neri, che qui qualcuno scherzosamente mi descrive come musical fruits, frutti musicali); riso marrone con gandules (piselli); riso bianco con achiote (semi di annatto) o zafferanno; sancocho (zuppa) di manzo e tuberi; e asopao (zuppa di pollo e frutti di mare).  Il miglior asopao di Puerto Rico si gusta comunque, in un’atmosfera coloniale spagnola,  a La Mallorquina. In più, i suoi  steack di frutti di mare sono aprezzati sin dal 1848.

In qualche trattoria, si esibiscono chitarristi (flamenco) o comparsas (menestrelli). Il cinquecentesco Fuerte San Felipe del Morro (Fortezza di El Morro), definito dall’Unesco patrimonio dell’umanità, si innalza imponente su un promontorio roccioso a 45 metri d’altezza sul mare e su un’area di 80 ettari. Era  stato innalzato,  a partire dal 1539,  dall’italiano Gian Battista Antonelli, il cui padre, Battista, aveva invece ideato il tracciato delle mura.


b_500_0_16777215_00___images_Danesi_PUERTORICO_el_morro.jpg
OLYMPUS DIGITAL CAMERA


Il Fuerte è un complesso labirinto di bastioni, torri di guardia, cunicoli, prigioni e caserme.  Dall’alto di esso, si gode una pregevole panoramica sul porto e, sull’altra parte della baia,  sull’isola di Cabras, dove un tempo si trovava un’altra fortezza, poi trasformata in lebbrosario.
Con le sue possenti postazioni di cannoni, dislocate su 6 differenti livelli,  il Fuerte aveva resistito a numerosi attacchi navali e,  nel 1595, aveva ricacciato indietro  persino Francis Drake, il corsaro che 7 anni prima aveva contribuito alla sconfitta dell’Invencible Armada spagnola. Tuttavia, nel 1598 era stato espugnato dagli inglesi, ma solo via terra. Ripreso dagli spagnoli, il Fuerte  era stato infine debitamente rinforzato.


b_400_0_16777215_00___images_Danesi_PUERTORICO_francobollo.jpg


Dal Fuerte,  le mura si spingono verso il calle Recinto Oeste, dove  raggiungo la Fortaleza, la più antica dimora di lusso del Nuovo Mondo (1540), attuale residenza ufficiale del governatore. In calle Fortaleza una targa mi ricorda che qui, nel 1963, è nata la pina colada, il cocktail oggi più famoso dei Caraibi. Nei pressi della Fortaleza, in calle San Francisco, è d’obbligo una sosta a La Bombonera, che serve il caffè portoricano,  molto forte e accompagnato dalla mallorca, una sorta di tartina tostata, imburrata e cosparsa di zucchero a velo. 

Più in là, un’altra fortezza, il Castillo de San Cristòbal, più grande ancora de El Morro e nota un tempo come le Gibilterra delle Indie occidentali, aveva invece il compito di difendere San Juan dagli attacchi da terra. La chiesa di San José mi accoglie vantandosi di essere il più vecchio santuario cristiano del Nuovo Mondo. Innalzata dai domenicani nel 1523, è un raro esempio di architettura gotica (spagnola) d’Oltreoceano. Nel quadro affascinante del suo patio a arcate assisto anche a un romantico concerto. Grande è infatti la passione musicale portoricana. Del resto, il violoncellista Pablo Casals  aveva vissuto qui gli ultimi 16 anni della sua vita.


b_500_0_16777215_00___images_Danesi_PUERTORICO_chiesa.jpg


Presso i bastioni, scendendo dalla Calle San Sebastian spicca quella cinquecentesca Casa blanca che, un tempo,  era stata residenza del primo governatore di Puerto Rico Ponce de Léon, i discendenti del quale l’avrebbero poi occupata per 250 anni, per diventare sino al 1966 sede del  comandante dell’US Army. Dopo aver sgomitato con i piccioni che letteralmente assaltano il Parque de las Palomas, raggiungo quindi la Capilla del Cristo, la più piccola cappella votiva dei Caraibi (1776), dal bell’altare d’argento, mentre in calle Cristo la Casa del libro mi presenta collezioni antiche e un manoscritto del re Ferdinando e Isabella, i protettori di Colombo.
 

puerto%20rico%20san%20juan%202011%20foto.png


Passeggiando lungo qualche calle avverto un intenso profumo di sofrito, nel quale predominano aglio, cipolla, peperoni dolci, coriandolo, origano e pomodoro. Oppure di empanadillas (tortini), surrullitos  (bastoncini) di grano ripieni di formaggio, alcapurias (crocchette) di banana verde e bacalaitos (merluzzo), tutti immancabilmente  fritti nell’olio di polpa di cocco.  Davanti a La Rogativa, un monumento dedicato alla “processione”, mi perdo a osservare le donne portoricane, lo sguardo altero delle quali non viene mai  abbassato,  pur senza con questo sembrare sfrontate.  Già, perché il monumento è dedicato proprio a loro.

Racconta una leggenda che, nel 1797,  proprio le donne avessero salvato San Juan dalla totale distruzione.  Percorrendo la città con le torce accese per chiedere l’aiuto della Provvidenza,   erano state scambiate dalle forze dell’ammiraglio inglese sir Ralph Abercromby per copiosi rinforzi,  per cui gli assedianti avevano pensato bene di togliere il disturbo.


b_400_0_16777215_00___images_Danesi_PUERTORICO_picture_343.jpg

Il monumento a sir Ralph Abercromby 
 

Di fronte alla caleta de Las Monjas e alla verde e omonima plazeula trovo la Catedral de San Juan (cattedrale), iniziata nel 1521 in paglia e legno, distrutta da un uragano e poi ricostruita nel 1540. Dopo aver visitato le rovine di Caparra dove Ponce de Léon aveva creato il primo insediamento e il piccolo ma interessante Museo de la conquista e de la colonizaciòn, gli edifici coloniali di Bayamòn e la Fàbrica de ron El Barrillito con il suo mulino a vento che ha un  secolo e mezzo,  finisco dentro la giungla di El Yunque, regno incostratato delle coquis, minuscole rane degli alberi che non fanno che gracidare. Per oltre 2 secoli, aveva dato rifugio agli indiani Caribe.


b_500_0_16777215_00___images_Danesi_PUERTORICO_isola_culera.jpg


Mi rilasso infine sulla spiaggia a mezzaluna di Luquillo, senza dubbio la più frequentata di Puerto Rico. Per legge, tutte le spiagge sono pubbliche e anche ben attrezzate. Una sfilza di palme fa da panoramico contorno, dà  un’ombra giusta e agevola una fresca brezza. Il mare è superbo e, al largo, la barriera corallina protegge una limpida laguna. Banchetti rustici mi offrono guayaberas, stravaganti camicie colorate e veijigantes, fatti con i gusci delle noci di cocco, qualcuno dei quali -mi assicurano- tiene lontano il malocchio.


b_500_0_16777215_00___images_Danesi_PUERTORICO_porto_aereo.jpg


La sera,  ceno di buon’ora da Jesus, un nome che promette bene. In verità,  di cognome fa Ramiro, che è poi quello che si legge sull’insegna del suo ristorante. Ma,  c’è sempre chi sostiene che faccia miracoli…almeno in cucina. Jesus si diverte anche a fare l’artista, dando vita a un mix di cucina castigliana, con sfumature creole. Il misto di pesce è semisepolto sotto una retina vegetale, i peperoni formano fiori sbocciati e sono a loro volta ripieni di mousse di pescado (pesce pescato), l’anatra fa invidia a quelle preparate dai francesi ed è addolcita con miele di canna da zucchero, mentre  i kiwi sono scolpiti a forma di palma.


b_400_0_16777215_00___images_Danesi_PUERTORICO_cibo.jpg


La notte,  corro quindi per assistere a uno spettacolo naturale inconsueto a La Parguera, un tranquillo villaggio di pescatori. Ogni barca che solchi la sua baia sposta il fitto plankton marino  che, fosforescente, si illumina come d’incanto come un albero di Natale. Ma, occorre che la notte sia senza luna. Per il resto e sino all’alba, San Juan è tutta una festa: nei grandi alberghi, nei casinò, nei night club, nelle discoteche e in qualche ristorante.


puerto%20rico%2003%2012x16.jpg.png


Si ballano indifferentemente flamenco, calypso, ritmi sudamericani, oppure musica americana degli anni Cinquanta e Sessanta, o ancora si ascolta jazz, bevendo cuba libre (rum e coca cola)  o rum Barillito, Don Q e Bacardi. Mentre il LeLoLai, uno spettacolo itinerante,  per tutto l’anno si sposta di qui e di là per tutta la città, proponendo spettacoli di musica, folclore e cultura rigorosamente locali,  saporosamente decisi come il caffè forte di Puerto Rico. 


Link correlati

Dove siamo nel Mondo

Documenti prego!

Io prima di partire mi assicuro...

Per non perdersi nel Mondo

Il Video

Il Meteo

Magazine di Turismo e varia umanità.
Direttore Responsabile Giacomo Danesi