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Porto Seguro: un angolo di Brasile




 

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di
Mario Bussoni

 

Come tutte le sere, all’imbrunire, Adriana attende i clienti lungo la Passarela do Alcool, l’invitante e animata strada parallela al lungomare di Porto Seguro (Brasile). Sa che, puntuali, ci saranno e che non potranno non esserci. La sua barraca, di legno e ricoperta di tela bianca e blu,  è la più colorata di tutte. Il suo nome spicca in alto, rosso su uno sfondo celeste. Sul davanti, precipita dall’alto una coloratissima cascata di fiori, mentre sul banco è esposta una montagna di frutti tropicali. Fanno infine da parapetto, come impettiti soldati in parata impegnati nel saluto militare, innumerevoli bottiglie di liquore.

 

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 La Passarela do Alcool

 

Adriana indubbiamente ci sa fare. Si piazza, pugni sui fianchi, ma non eccessivamente provocante, a fianco della barraca, dopo avere spedito il marito a fare un giro, perché del tutto inutile. E, a chiunque le passi accanto, elargisce un largo sorriso, ai quali aggiunge, ma senza per questo essere invadente, qualche parola in inglese, tedesco, francese o italiano maccheronici, a seconda del caso: “Ciao, caro amigo, que te pasa stasera?”, mi dice, tendendomi le mani.

 

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Benvenuti a Porto Seguro

 

Adriana porta i capelli neri fluenti che le cadono sulle spalle, ha gli occhi neri, furbi e brillanti, indossa atillatissimi  pantaloni di colore verde pisello e una camicetta bianca dalla scollatura vertiginosa, che fa contrasto con la sua pelle color caffelatte. Forse, sarà solo per questo.   Ma, di tutta l’infinita sfilata di barrache che corrono lungo tutta la Passarella de Alcool,  la sua è quella che fa più affari degli altri, comprese le “dimore” storiche di Dulcineia o di Dona Chica, che da anni sono ormai una sorta di istituzione. E’ inevitabile quindi non fermarsi da Adriana e ordinare qualcosa.

Per l’equivalente di neanche un euro,  Adriana mi dispensa ogni sera, in spropositati bicchieri,  cocktail di frutta e rum,  dai nomi più curiosi, suggestivi e strani: cintura di castità, sangue di vergine,  notte di tormento,  tentazione fatale, seduzione sicura, sesso sulla spiaggia etc. Oppure, una  cachaça  (distillato di canna da zucchero),  robusta e traditrice; una  mitica caipirinha, con lime battuto nel mortaio, zucchero, ghiaccio e un tocco di  cachaça,  o la sua variante caipiroska con vodka; o ancora capeta, un mix di abacaxi, canela, guaranà, latte condensato e vodka;  o  ancora la batida, con succhi di frutta e zucchero.  

 

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La segnaletica

 

Adriana sa anche consigliare (o forse magnifica solo quello che le preme smaltire) e mi indica quella che asserisce essere la frutta più fresca di quel giorno. Frutta che non ho mai visto prima d’ora e dai nomi più strambi e impronunciabili: mamao, cajù, jaca, goiaba, maça, maracujà, melancia, goiaba, araça, jubuticaba etc..

Dentro la barraca, avverto il ronzare continuo e instancabile di una macchina elettrica per tritare il gelo (ghiaccio).  Vi è addetto, come uno schiavo, un ragazzino, che non riesco mai a vedere in faccia, nascosto com’è da fiori e frutta. So solo che è sempre là, essendo la sua padrona sin troppo impegnata nelle cosiddette pubbliche relazioni. Da lei, riceve solo ordini e li esegue in fretta. Passarela de Alcool ha il nome che dice tutto. Questa lunga via pedonale apre pigramente i battenti alle ore 18, comincia a animarsi alle 21,  diventa incontenibile alle 23 e chiude infine appena oltre la mezzanotte. Da quel momento, ha inizio a tirar madrugada, ossia lo stare a zonzo sino alle prime luci dell’alba.

 

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Il telefono pubblico

 

Porto Seguro è un piccolo borgo che non arriva a 40 mila abitanti.  E, tutto sommato, grazie al turismo può considerarsi in un certo senso baciato dalla fortuna, pur essendo anch’esso lo  specchio di un Paese grande 28 volte l’Italia, nel quale su quasi 160 milioni di abitanti, 80 milioni sono poveri e altri 30 milioni vivono in condizioni ancora più miserabili.  Un borgo nel quale, nonostante tutto, si  riesce a sopravvivere. Pur se tutti vivono dia dia, ossia la quotidianità. Recita un proverbio locale: “Quem nao tem cao, caça com gato” (Chi non ha il cane caccia con il gatto). Ossia si arrangia, come qui fanno più o meno tutti.

 

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                                      Il messaggero pubblicitario

 

I meninos de rua, i terribili ragazzini brasiliani che vivono di espedienti, a Porto Seguro sono tuttavia meno aggressivi che altrove, temperati dall’afflusso costante dei turisti. E sono anche controllati da svogliati poliziotti.  Così come si cerca di tenere d’occhio il singolo ladrao (ladro) o il malandro (piccolo truffatore). Una piaga inestirpabile è invece quella della prostituzione giovanile. Ovunque, moça (ragazze) giovanissime, alcune di gran lunga minorenni, mi rincorrono lungo la Passarela de Alcool. 

Mi si avvicinano in spiaggia, se tento di  restarmene  steso al sole su una rede (amaca);   mi si siedono accanto,  garbate, non sfacciate  e sfoderando larghi sorrisi,  se mi accomodo a un tavolo all’aperto dei ristorantini Apetitoso o Kilograma; oppure  se me ne sto accoccolato su un seggiolone del bar Loco Loco.

Mi offrono compagnia anche se accenno a fermarmi davanti alla vetrina di  una barracade arte,  che vende quadri naif, oppure  se entro in una boutique anche solo per curiosare.  Spesso, fatico non poco per riuscire a districarmi, soprattutto se qualcuna di loro mi stringe sottobraccio nel tentativo di condurmi verso una compiacente posada (alberghetto) o  mi rifila una camisinha (profilattico) in mano, tenendomela poi ben stretta.

Sono ragazze che fanno tutte un’indicibile pena. Pur se qualcuna ne dimostra qualcuno in più, ritengo che la maggior parte non abbia più di 16 anni.  Si accontentano di qualche dollaro e, spesso (e per fame) di una cena, oppure di un regalo: un vestitino non di lusso o un semplice costume da bagno.

 

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Il laboratorio analisi

 

E’ una situazione squallida e mortificante anche perché, più tardi, inevitabilmente, ritroverò quasi tutte queste ragazze furiosamente abbracciate da tedeschi alticci o tronfi americani e, purtroppo,   da non pochi italiani, perlopiù patetici pensionati, ringalluzziti dalla facile avventura e trasformati in autentici jagaré (alligatori, ossia dongiovanni).  Già, perché il nostro Paese è ai primi posti, in tutto il Mondo,  nel turismo a sfondo sessuale.

Porto Seguro, dove non esistono soltere (zitelle) finendo prima o poi tutte le ragazze per accompagnarsi con qualcuno, non è ovviamente solo la Passarela del Alcool. Ma, vanta anche una lunga storia alle spalle. Era stata, infatti, la levatrice del Brasile o Terra mater do Brasil. E’ infatti qui che,  il 22 aprile 1500, il navigatore portoghese Pedro Alvarez Cabral aveva scoperto questa Terra del Nuovo Mondo, dopo un lungo peregrinare con un armada di 12 navi.

 

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Lo scopritore

 

Era la settimana Santa e siccome la prima cosa che gli era apparsa all’orizzonte era stato un monte l’aveva subito battezzato Pascoal. Gli aveva portato bene.

Subito dopo, Cabral aveva, infatti, trovato un buon approdo: un porto seguro per l’appunto. Oggi, una grande statua di bronzo rende omaggio a questo navigatore, mentre con la mano sinistra indica “Terra à vista”.

Ma, è stato poi proprio Cabral a scoprire il Brasile, dato che storici sempre più numerosi ne attribuiscono, con sempre più largo credito, invece la paternità all’astronomo portoghese Duarte Pacheco Pereira? Bah. Il giorno dopo lo sbarco, i portoghesi vi avevano comunque celebrato la prima messa, che ancora oggi, ogni anno, è rievocata. Una scarna croce, posta su una rotonda bianca ricorda l’avvenimento. La grande avventura della Terra de Vera Cruz (Brasile) aveva così avuto inizio. Tre anni dopo, un altro navigatore portoghese,  Gonçalvo Coelho, aveva dato vita a un primo insediamento, battezzandolo Porto Seguro.

 

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Il ricordo...

 

In seguito, i gesuiti avevano iniziato a convertire i pacifici indios Topiquini. Oltre a una nuova religione, quest’ultimi avrebbero conosciuto tuttavia  anche la schiavitù, fatiche inumane e terribili malattie. Nel 1526 Porto Seguro era diventata un avamposto navale. Otto anni dopo, una volta diviso il Brasile in 14 capitanerie, era stato governato da Pero do Camps Tourinho. Il quale, una volta finito nelle mire   dell’Inquisizione,  aveva dovuto cedere il comando al figlio Fernando.  Oggi, un basamento di marmiglia bianco sorregge il suo busto di bronzo.

 

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Il museo

 

Nel 1612 le tribù Pataxò, Cataxò e Amoré, più combattivi dei Topiquini e ostili ai bianchi,  erano riusciti a distruggere Porto Seguro, prima di finire annientati. Annesso a Salvador da Bahia il 20 ottobre 1795 e quindi elevato a rango di città nel giugno 1891, il borgo aveva quindi vissuto  2 secoli di assoluta tranquillità. Ai nostri tempi, considerato “un universo de doce encanto emocional” (un universo dal dolce incanto emozionale) era infine diventato uno dei luoghi preferiti da hippy e figli dei fiori. Inoltre, si era imposto anche come la patria riconosciuta della lambada che, negli anni Ottanta, la Chiesa aveva cercato in ogni modo, ma inutilmente, di stroncare.

A Porto Seguro, è oggi facile trovare infervorati e fantastici ballerini che improvvisano per le strade questa sensuale danza, accompagnati da un violao (chitarra),  berimbau (arco di legno con una zucca secca all’estremità) e caixas (piccoli tamburi). Frotte di appassionati e di turisti si scatenano infine ogni sera nella lambada al Posto 38, una balera all’aperto all’inizio della Passarela de Alcool o alla Pousada Estrela, nel cuore della città Alta, in notti senza fine.

Altri gruppetti di giovani si dedicano invece alla capoeira, la spettacolare e impressionante lotta acrobatica, nata come arte marziale tra la popolazione nera di Salvador da Bahia e poi trasformata in danza.  Nel carattere brasiliano non c’è, infatti, aggressività. Vi spiccano, al contrario, una naturalezza a volte sconcertante, l’assoluta mancanza di formalismi, un certo fatalismo, ma anche una determinata voglia di vivere. E Porto Seguro, dove in Brasile si vive meglio che da altre parti, è la meta preferita dagli abitanti delle sterminate megalopoli come Rio de Janeiro e San Paolo, che amano trascorrere qui le vacanze, soprattutto quelle di Natale.

 

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La capoeira

 

Le spiagge di Porto Seguro sono belle e si snodano al di qua e al di là del rio Burranhém. A sinistra, guardando dal mare, trovo le praie di Alpaga Fogo, Araçaipe e Delegado, con sabbie fini e bianche e acque tranquille. Più in là, s' innalza invece il piccolo borgo di Arraial d’Ajuda, un tempo capitale hippy, oggi frequentata per i suoi negozietti di artigianato e per…il consumo di droghe leggere, animata più di notte che di giorno. Ancora più su, verso Trancoso,  si snodano infine spiagge selvagge e spettacolari, a tratti deserte.  

 

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La spiaggia

 

A destra di Porto Seguro,  incontro infine le praie di Cruzeiro (e,  più in alto,  la Cidade històrica), Itacimirin, Curuipe, Mundai e Taperapuà. Tutte con acque calme, sabbia fine, palme e una sfilata di posadas, bar, ristoranti e bagni. Tuttavia, le mas bonitas par naturaleza (le più belle per naturalezza) stanno senza dubbio dall’altra parte. Quanto alla Cidade històrica, trovo la chiesa di Nossa Senhora de Pena e  la Casa de Samara, bianche e bordate d’oro, il piccolo Farol da Marinha (faro), il Casario colonial e il Marco do descoprimento,  che segna il punto esatto dove un tempo avevano messo i e ingenui e rilassanti colori a tempera, che mettono addosso allegria.

 

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Ritornerò di certo a Porto Seguro… 

 

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