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Papua Nuova Guinea




 
Photo © Andrea Scabini
Photo © Andrea Scabini

 

Un  viaggio
nella preistoria


Testo e foto
di Andrea Scabini

 

 “Situata a sud dell' equatore, 160 chilometri a nord dell'Australia, la  Papua Nuova Guinea  fa parte di un grande arco di montagne che si estende dall'Asia, attraverso l'Indonesia e nel Sud Pacifico. Una vibrante e colorata cultura si trova nella Papua Nuova Guinea: con  più di 600 isole e 800 lingue indigene, la nazione è composta da 4 regioni suddivise in 20 province.”

 

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Così è descritta nel sito ufficiale della Papua Nuova Guinea la nazione che ora sto per descrivervi. A questa descrizione aggiungete che alcune  montagne arrivano a sfiorare i 4.000 mt. e degradano verso il mare, che le coste sono tipicamente equatoriali, e che nelle valli degli altopiani vivono popolazioni con tradizioni e culture straordinariamente contrastanti, e il quadro comincia a delinearsi. Un’ultima notizia. In questo angolo di mondo vivono circa 3 milioni e mezzo di persone che parlano  700 dialetti diversi.  Molti di loro hanno ancor oggi  usi e costumi  che si perdono nella notte dei tempi. Fino a pochi decenni fa perfino tra loro i contatti o gli scambi reciproci erano praticamente assenti.  


Immaginate anche foreste e spazi deserti grandi come mezza Italia, dove non ci sono strade, dove la luce se la possono permettere solo chi ha un generatore. Immaginate che le scuole e i negozi siano rarissimi, e che  per sopravvivere la maggior parte della gente pratichi la caccia o viva di quanto offre la foresta. Ecco, questa è la Papua Nuova Guinea.

  

 Photo© Frédéric Manseau
Photo© Frédéric Manseau

                                             

Arrivare fin quaggiù non è stato facile. Il viaggio dall’Italia, via Australia, è durato oltre trenta  ore. Giunti in Papua ci siamo accorti subito della difficoltà del luogo. 

Trovare alloggio è stata un’impresa. Poi, ecco una piccola stanza con le mura in legno e il tetto in lamiera tutto per noi. Il tutto recintato con filo spinato. Tutto è circondato da filo spinato: case, quartieri, bar. Anzi, nel bar per sicurezza all’entrata ecco le guardie con il macete.

L’ordine pubblico in questa nazione è disastroso a dir poco. Il consiglio è stato di assoldare almeno due guardie del corpo. Camminare soli è estremamente rischioso. Di giorno è ancor possibile muoversi con relativa tranquillità. Al calar del sole tutto cambia. Le poche macchine in circolazione, per sicurezza, sfrecciano a velocità sostenuta, evitando di fermarsi prima di giungere a destinazione.   

L’occasione per andare fin laggiù, insieme a un collega fotografo, a Goroka piccola cittadina al centro della Papua Nuova Guinea, era  per assistere a una grande manifestazione tribale chiamata Sing Sing, la più nota in Papua dove questi Cultural Show, nati nel 1956 come raduno per festeggiare il lavoro agricolo, prendendo a modello le fiere agricole australiane, si stanno espandendo. Sembra che il termine Sing derivi dalla parola pidgin-english "sing", ovvero canto, danza. 

 

 Photo © Andrea Scabini
Photo © Andrea Scabini


Ogni anno più di 50 diversi gruppi di etnie, danzando e cantando, si sfidano a singolar tenzone. Scopo dichiarato da parte delle autorità: cercare di ridurre le tensioni fra le varie etnie, riportando il tutto a una festa folcloristica non cruenta. L'idea ha avuto successo. Il  Goroka Show è annuale; essere presenti a questa manifestazione significa in un sol colpo tornare quasi alla preistoria.

  

Photo © Andrea Scabini
Photo © Andrea Scabini

                                                       

Occorre ricordare che nella maggior parte della Papua Nuova Guinea si pratica ancora il baratto (le conchiglie avevano la dignità di moneta), e la condivisione dei beni tra le famiglie, o membri del clan, è quasi la  norma. Nessuna meraviglia se tra le tribù la guerra fosse all’ordine del giorno. Idem il cannibalismo.    

Ridurre tutto questo, portandolo a livello di folclore, potrà sembrare una grave perdita sul piano antropologico, ma è fuor di dubbio che numerose vite umane sono state salvate. Occorre ricordare che stiamo parlando di un popolo orgoglioso, pronto a difendere si la propria identità, il prestigio, la supremazia, ma anche animati dal  desiderio di far sopravvivere le proprie usanze ancestrali. 

 

  Photo © Andrea Scabini
Photo © Andrea Scabini

                                                         

La sera prima della manifestazione, chiuso in una stanza di legno, sentire in lontananza il suono dei tamburi e le grida che di umano avevano ben poco, metteva i brividi. La polizia, armata fino ai denti, aveva il compito di tenere separati i vari gruppi, curiosamente  addobbati come le foto testimoniano.

 

  

 Photo © Mikhail Shlemov
Photo © Mikhail Shlemov

                                            

I giorni che seguirono sono stati entusiasmanti. Stentavo a credere che esistessero ancora oggi popolazioni così primitive. Gli Enga i Simbu, i Western Highlands dei monti Hagen, i Koroba, gli Huli, i Midima, i Waimara, i Puipui e i Mudmen Mindima non li dimenticherò mai più. 

Alla grande kermesse i partecipanti erano più di mille. Onestamente alcuni gruppi erano chiaramente fasulli. Alcuni occhiali da sole, un reggiseno di troppo, un orologio al polso fanno capire come anche quaggiù la nostra civiltà ha fatto breccia. Ma era indubbio che quell’orgia di colori, di suoni e di grida erano per lo stupito spettatore un avvenimento quasi irripetibile.

La spettacolarità degli ornamenti di donne e uomini, e il loro corpo dipinto è stata una visione di eccezionale bellezza. La parata dei membri dei clan che hanno sfilato indossando pirotecnici paramenti tribali, rimarrà per me indimenticabile. Impossibile decifrare dai disegni e dai colori il significato sociale religioso, e sicuramente magico-culturale e sociale, della loro cultura.

 

  

Photo © Andrea Scabini
Photo © Andrea Scabini

Certo appariva chiaro che i canti e le danze del Sing - Sing erano un mezzo di comunicazione tra il mondo spirituale e la loro comunità. 

Naturalmente, essendo una competizione, c’è stato un vincitore. La vittoria è stata assegnata al gruppo che per il fascino delle musiche e delle danze, l'originalità dei costumi e la fierezza del portamento, ha convinto la giuria.

 

Bèrènice Geoffroy-Schneiter, archeologa e critico d 'arte, scrisse che nel cuore delle savane e della brousse africana, nelle foreste amazzoniche o sugli altopiani dell'Asia ovunque l'individuo affermi ancora pienamente  la propria integrazione  con la comunità o con il gruppo, l' ornamento del corpo regna sovrano. Ė lui che scandisce le tappe della vita, racconta le nascite e i lutti, immortala i matrimoni, esalta l’ ardore virile e la bellezza.

  

Photo © Andrea Scabini
Photo © Andrea Scabini

 

Poi, finita la festa, il rituale della svestizione. Quei splendidi vestimenti, comprese le piume policrome dell'uccello del Paradiso, tramandati da padre in figlio, sono riposti con orgoglio nelle loro custodie di corteccia in attesa della prossima festa.

 

 

Photo © Andrea Scabini
Photo © Andrea Scabini

                                                                     

Non sono rimasti molti posti al mondo con popolazioni  dove l’ornamento del corpo è così importante. In Papua Nuova Guinea ancora per poco, forse, ne rimane traccia.

Averlo potuto documentare con la macchina fotografica è stato emozionante.

 

 

  

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