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Yemen: il fascino del mistero




 

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Il sito Viaggiare Sicuri del nostro Ministero degli Affari Esteri,  così descrive la situazione attuale nello Yemen: “In considerazione dei violenti combattimenti che continuano a registrarsi in molte aree dello Yemen e della perdurante instabilità nella stessa capitale Sana’a, si sconsigliano assolutamente viaggi a qualsiasi titolo in tutto il Paese, inclusa l’isola di Socotra (in quanto, per arrivarvi, è obbligatorio lo scalo a Sana’a e a Mukalla).

La situazione nella capitale Sana’a rimane particolarmente tesa e pericolosa. Sono frequenti manifestazioni di protesta spesso violente. Numerosi gruppi armati continuano ad essere presenti per le strade. Non si possono escludere tentativi di destabilizzazione successivamente alle elezioni presidenziali anticipate, che si sono svolte il 21 febbraio 2012,  in maniera sostanzialmente regolare ad eccezione di alcune aree nel nord e nel sud del Paese (in Aden si sono verificati attacchi contro i seggi elettorali costati la vita ad almeno 7 persone). Per ragioni di sicurezza, l’Ambasciata d’Italia a Sana’a è stata temporaneamente chiusa fino a nuovo avviso.”  La data è del 28 febbraio 2012.

"A partire dal 13 febbraio 2015, a seguito del progressivo aggravarsi delle condizioni di sicurezza, l’Ambasciata d’Italia a Sana’a ha sospeso le proprie attività fino a nuovo avviso. Non è più possibile pertanto assicurare assistenza consolare a coloro che, nonostante il chiaro sconsiglio delle Autorità italiane, siano ancora presenti in territorio yemenita."

Dal sito del Governo Italiano "Viaggiare sicuri" 
http://www.viaggiaresicuri.it/?yemen

 

di
                                                             
Giacomo Danesi

YEMEN - Mi piange il cuore al pensiero di non poter visitare lo Yemen e la Siria, altra nazione out in questo momento per i viaggiatori. Terre e popolazioni i cui tesori dovrebbero essere a disposizione dell’umanità sempre.

Il fatto che ora sia assolutamente sconsigliato andarci non mi impedisce di descrive il mio ultimo viaggi nello Yemen e, domani, a Palmira in Siria.

 

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Va bene, lo ammetto. Non è facile parlare dello Yemen. Anche perché, prima di parlarne, sarebbe necessario capire il motivo che ti spinge a questo viaggio. Viaggio non facile, sia chiaro. E non solo per i reali pericoli che attualmente corrono tutti i turisti che vanno fin laggiù.

Può darsi che tu abbia deciso di andare nello Yemen perché credi di aver ormai visto tutto, o quasi, sul pianeta Terra. Se così fosse non temere, non rimarrai comunque deluso.

 

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Può darsi, però, che sia addirittura il tuo primo viaggio. Allora apri bene gli occhi; anzi, cerca d'avere tutti e cinque i sensi ben vispi, perché con loro dovrai convivere.

Lascia stare i libri, i depliant, le fotografie ed i documenti che hai già sfogliato in questi mesi di preparazione al viaggio. Temo che non ti serviranno. La realtà è sempre diversa da come la immagini. Figurati da quelle parti!

Non ti farò una lezione di storia sullo Yemen (nord e sud ora riuniti). Non ti parlerò nemmeno della regina di Saba, dell’Arabia Felix. Tutto questo, penso, fa già parte del tuo bagaglio culturale.

 

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Innanzi tutto preparati alla gentilezza e al senso dell’amicizia estremamente spiccato degli yemeniti. Gentilezza ed amicizia ormai rarissime alle nostre latitudini. Poi, i bambini. Sotto tutte le latitudini sono belli. Ma qui sembrano diversi!

A piedi nudi, sudici, sono semplicemente stupendi quando si mettono in posa per una fotografia o quando saltellano sui sassi. Bambini dagli occhi bellissimi e fieri.

 

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Le donne? Restano un mistero. Dal punto di vista sociale sembrano non contare nulla, o quasi. Avvolte nell’ampio telo di cotone dai colori vivaci come il viola o l’azzurro, che scende fino in vita, o nero nella maggior parte dei casi, sotto indossano quasi sempre ampi pantaloni di colore azzurro stretti alla caviglia. E sotto ancora lo “zinnah” , in altre parole la lunga camicia.

 

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A vederle camminare per strada (escono da casa in pratica per far le compere), sembrano delle monache di clausura. Unica eccezione della giornata gl’incontri con le amiche nel tipico “mafraj”, il locale della casa dove si radunano appunto a conversare, fumare il narghilè e masticare le immancabili foglie di “quat”.

Per strada sembrano di fagotti ambulanti.  Chissà cosa c’è dietro quel velo che copre sempre il viso. La vita che conducono e l’abbigliamento sembrano essere una “punizione” per il presente e, forse, per il futuro. Ma punizione per che cosa?

 

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Con la complicità di una amica sono riuscito un giorno ad entrare nel “mafraj”. Beh, in quel locale per le donne è tutt’altra storia… Da mille e una notte!

Gli odori! Il primo odore, inconfondibile, con il quale dovrete convivere è quello dell’ammoniaca che troverete in ogni Wc. Certo, non è il massimo. Ma é un buon punto di partenza per stimolare il vostro olfatto ormai inquinato dalla nostra civiltà.

Lasciatevi trasportare dagli odori e dai sapori che quaggiù dominano l’aria. Assaporate il profumo del pane caldo, del the bollente e dall’acqua fresca.

 

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Il gracchiare dell’altoparlante, con l’immancabile voce del muezzin che chiama tutti alla preghiera, difficilmente lo dimenticherete quando ritornerete in Italia.

Bastano pochi giorni nello Yemen perché balzi subito all’occhio la nostra incapacità di esprimere i sentimenti. Un esempio fra i tanti? Eccone uno. Ricordo con imbarazzo e stupore il vedere gli uomini camminare per strada tenendosi per mano. Il primo pensiero, almeno per noi occidentali, è che fossero tutti gay.

 

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E che imbarazzo quando, fatta amicizia con la guida o altri uomini del luogo, al loro desiderio di tenerti per mano ecco subito affiorare la nostra (in)cultura. Immediata la vergogna nell’aderire a questo loro desiderio di un gesto di amicizia.

A questo, dunque, ci ha portato la nostra civiltà e cultura? A vergognarci nell’esprimere un normale sentimento, aderendo ad un gesto normale?

Normale per loro offrire il cibo, quasi sempre buonissimo, quando accovacciati all’angolo della strada consumano il pasto. Come l’offerta del the. Basta che tu li guardi negli occhi mentre si accingono a versarlo nella tazza, e l’invito è immediato. Tutto normale, per loro.

 

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Tutto questo, direte voi, avviene di solito in tutti i paesi arabi. Ma allora, vi chiederete, dov’é lo Yemen tanto decantato? Dov’è l’incanto di Sana’a con i suoi palazzi, le strette viuzze, il mercato, la gente? Dov’è la mitica, e mistica, meraviglia dello sguardo incantato sul Wady Douan?

Tutto questo lo troverete solo se voi vorrete, arrivati fin qui, nel vedere con altri occhi, sentire con altre orecchie e toccare con altre mani.

 

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Ma se non dimenticherete di essere occidentali, dei “civili”, allora é meglio che lo Yemen lo scopriate sui libri, sui depliant dei tour operator, dai video.

Se nel riprendere l’aereo per tornare a casa, magari al tramonto, quando il sole sembra infiammare di rosso le case, sarete avvinghiati dall’angoscia del ritornare alle cose di sempre, non disperate. Può darsi che abbiate a ritornare quaggiù, in un mondo ormai perso per noi, ma fortunatamente ancora reale.

In šāʾ Allāh (إن شاء الله)  Se Dio (lo) vuole, naturalmente.

 

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