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Il Popolo Nomade in Festa




Il  Popolo Nomade
in Festa

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di

Rosalba Grassi


Deserto Marocchino, Marzo 2018 - Gli uomini del deserto oggi hanno lo chech in testa ma il cellulare in tasca. Così il Sahrawi diventa ‘social’.

Lo conosci ancor prima di arrivare alle porte dell’Erg a M’Hamid El Ghizlane, dove vive in una casetta con tetti di argilla e paglia, ha il dromedario o il cammello dietro la porta, ma salta in sella al motorino, per raggiungere il centro, a caccia di turisti.

Non è cosa da poco riuscire ad essere intercettata da due ragazzi di M’hamid sullo smartphone a pochi giorni dal Festival dei Nomadi.

E che ragazzi… uno cammelliere, sahrawi puro, che ha vissuto sempre nel deserto e che mantiene la cultura tramandata dal padre e dal nonno. L’altro, è musicista che si apprestava a partecipare al Festival dei Nomadi con altri quattro giovani in gruppo, per la terza volta.

Erano i primi di marzo, mi stavo preparando per partire per il Marocco ed ecco che, mentre ero con la testa infilata nella mia libreria a scovare Elias Canetti e Le Voci di Marrakech, arriva un messaggio sul cellulare e appare un volto di cui scorgevo solo gli occhi.

 

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Mi chiamo Hassan Boudani – mi dice – vivo a M’Hamid”. Come avesse fatto a capire che di li’ a poco mi avrebbe incontrata dal vivo ancora non lo so, non avevo scritto niente sul web, ero però diventata amica virtuale su fb del direttore artistico del festival: Nourredine Bougrab.

Lo avevo contattato per sapere quale fosse il programma di questa 15ma edizione, in modo da far combaciare con i principali eventi, la partecipazione del nostro gruppo con tour leader e coach fotografo Antonio D’Onofrio viaggiefoto.wordpress.com in partenza dall’Italia.


Sono incuriosita per il mio primo confronto con un uomo del Sahara ma soprattutto meravigliata quando lui accende la webcam e si mostra nelle sue vesti azzurre da principe del deserto, con il copricapo verde a crear cammelli di raffia e a versare tè alla menta da una caraffa, quasi ad invitarmi a bere con lui.

 

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Inizio subito a fargli domande sulle modalità di vita, dove il silenzio impera e il rumore è il vento. La risposta è stata immediata, ma senza tante parole.

Hassan ha spostato la web camera del cellulare e mi ha presentato il suo cammello maschio, si chiama Chikar e ne ha anche un altro e femmina: Lazwa.

 

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Una strana emozione vederlo sul web, dopo che ne avevo già montato uno siberiano il giorno del mio matrimonio a Sermoneta: un paese medievale in provincia di Latina.

 

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A piedi nudi nella sabbia, Hassan lo portava al lazzo, risparmiandogli la fatica che avrebbe fatto subito dopo quando, inginocchiatosi, ha fatto salire una donna inglese appena arrivata a chiedere un tour.

200 dirham=20 euro per un giro sulla duna e ritorno.

"Ti chiamo dopo – mi dice Hassan al telefono – ed ho capito che, per un sahrawi, ogni promessa è debito!


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Mi ha richiamato alle 18.20, un’ora indietro rispetto a noi in Italia per mostrarmi il tramonto. E tutto è diventato magia.

Ha una sorella Hassan ma vorrebbe una donna. E beh, lui che ha una grande fortuna: il tempo dilatato e quel nulla che sa di tutto, ha però il dispiacere di non riuscire a trovare facilmente chi lo segue, scegliendo e condividendo la stessa qualità di vita, lontana dal progresso ma anche dallo stress.

D’altronde, chi vuol cucinare pane sotto la sabbia o allattare i bambini con latte d’asina o cucinare tashin mentre il marito è a zonzo nel deserto?

Hassan giura che sono poche le ragazze disposte.

“Affida il sogno alle stelle, caro Hassan – concludo – hai un tetto che è un firmamento e vedrai che in questa piana troverai la gazzella giusta”.

L’ho incontrato poi Hassan, guida del deserto, a M’Hamid e senza un appuntamento, all’unica rotonda del paesino. Mi è venuto incontro in motorino, vestito da principe arabo, ma giusto in tempo per farci una foto insieme perché stavo andando con alcuni del gruppo di 15 Italiani che ci hanno seguito in questo viaggio, a prendere un tè al bar Little Prince.

 

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Lo abbiamo invitato ma lui, discreto, ha preferito di no. Purtroppo non abbiamo potuto neanche fare un tour sul suo cammello perché avevamo già preparato un programma diverso, prima ancora di conoscerlo sul web.

Il nostro itinerario prevedeva un’escursione in jeep e una notte nel deserto, ma attraverso 60 km di pista lontano da M’Hamid sulle dune dell’Erg Chegaga, dove abbiamo conosciuto altri giovani sahrawi, i quali lavorano al campo tendato, puliscono, preparano la tavola per la cena e la colazione e il fuoco acceso di notte attorno al quale suonare i tamburi, cantare e danzare.

 

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Giovani Sharawi che non hanno alcuna intenzione di lasciare il deserto per non perdere quel sacrosanto ritmo naturale e le abitudini e la cultura legate al Sahara e per non andare incontro allo stress della grande città.

Eppure anche loro si permettono il lusso di essere ‘ragazzi social’ e utilizzano gli smartphone con fb e instagram e soprattutto whatsapp per entrare o rimanere in contatto con i turisti.

E quando una turista è una viaggiatrice curiosa come me, scopre anche che dietro la loro tenda hanno uno skateboard e che le dune sono le loro piste da gioco.

 

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Allora come non provare l’ebrezza? Lo prendo e scappo in cresta, ma la discesa la faccio a mo’ di blob e anche rotolando un po’. Vi assicuro che il divertimento è assicurato.

 

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L’ho incontrato di nuovo poi Hassan al rientro dal deserto, mi ha trovata tra una gran folla al concerto la sera e di nuovo è rimasto con me solo per il tempo di una foto sotto il Palco, stavolta con lo chech bianco in testa ed occhi stanchi.


Ora però resterà con tutti voi che leggete, sperando di accogliervi a dorso di cammello in un prossimo viaggio, presso Sahara Door Camp proprio alle porte del deserto, appena fuori M’Hamidh El Ghizlane e sempre con viaggiefoto.wordpress.com

Ma del Musicista, quando ne parli? Mi chiederebbe un lettore attento…
Eccomi volevo lasciarlo come dulcis in fundo.

 

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Lui è Mbarek Lballal mi ha contattato su fb ancor prima che partissi per il Marocco, ed ho scoperto che avrebbe partecipato, con il suo gruppo, Jeunes Nomades, (cinque componenti) allo stesso Festival dei Nomadi.

https://youtu.be/zYsu5zFWOdM

 

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Ci siamo subito scambiati i numeri di telefono, in modo da a tenerci in contatto tramite whatsapp. Lasciami fare alcune domande – gli dico.

Quanti anni hai? Quando hai deciso di studiare musica e di suonare la chitarra? Tu canti anche? Dove fate le prove per i concerti? C’è una Casa della Musica a M’hamid? Oppure suoni a casa o nel deserto? Cosa pensi del Festival. Dimmi qualcosa del vostro gruppo. È la prima volta che partecipate al Festival? Che tipo di lavoro fai a M’hamid? Qual è il sogno per il prossimo futuro?

“Io ho 20 anni – risponde Mbarek – Ho deciso di studiare la musica e di suonare così per 3 anni, perché amo la musica dei nomadi.
Suono un po’ la chitarra e spero che sarò un buon musicista. Canto anche.
Le prove le facciamo per parte del tempo a casa mia e a volte nel deserto. La nostra musica courte é la nostra identità.


Il nostro gruppo é di fratelli nati dai Mahamids per arricchirli e diffondere la loro profonda eredità. È la terza volta che suoniamo al festival e ne siamo fieri.
Il festival é bello e valorizza i talenti emergenti, siamo molto felici della nostra presenza e speriamo di partecipare sempre, perché noi portiamo un notevole contributo musicale alla famiglia Mahamid, in particolare al Marocco.

 

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Io lavoro con la mia famiglia di Mahamid nel turismo, sono una guida. Sogno nel cassetto? Spero di diventare un bravo artista e di diffondere il nostro messaggio nel modo migliore”.

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