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#Oman: Terra Incognita




OMAN, TERRA INCOGNITA

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OMAN - Fino ad una quindicina di anni or sono l’Oman, nazione grande poco meno dell’Italia situata nell’estremo sud-est della penisola arabica tra Yemen, Arabia Saudita ed Emirati Arabi, era del tutto sconosciuto; soltanto allora un nuovo sultano illuminista ha aperto le frontiere dopo quasi mezzo secolo di rigida chiusura e di inimmaginabile oscurantismo medievale, uno dei pochi luoghi dove si può ancora percorre in tranquillità un deserto.


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E’ bene precisare subito che si tratta di una meta di indubbio interesse da molteplici punti di vista, destinata fin dagli inizi ad un notevole incremento anche grazie alle sue ottime strutture ricettive, con una notevole varietà ambientale dove si susseguono una fascia costiera affacciata sull’oceano Indiano con spiagge infinite, golfi, penisole, baie e isolette e con un mare ricco di pesci tropicali, delfini, tartarughe, balene e barriere coralline dove fare immersioni e snorkeling, un retrocosta con montagne piuttosto brulle ma anche molto fertili grazie ad una rete di canali artificiali di irrigazione alte fino a 3.000 metri.

 

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Le donne fuori casa si avvolgono nell’”abaya” nera,
il volto coperto dal velo

che lascia liberi solo gli occhi , pesantemente truccati col kajal


All'’interno ecco l’enorme deserto arabico abitato da beduini nomadi con le loro mandrie, un’insolita vegetazione e una fauna selvatica autoctona, e con le dune che scendono fino all’oceano. I deserti del sud, al confine con lo Yemen, sono l’unico luogo di produzione di due prodotti un tempo preziosi quanto l’oro, l’incenso e la mirra (questa triade vi ricorda qualcosa ?) che due millenni or sono ne fecero una delle terre più ricche del mondo e il punto di partenza della famosa Via dell’Incenso.

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Un paese benestante, pulito, ordinato, efficiente e sicuro, fidato alleato dell’Occidente e finora lontano dai conflitti religiosi ed etnici all’interno dell’Islam, capace di amministrare con oculatezza le non illimitate risorse petrolifere e dosare le tradizioni di un glorioso passato, quando per tre secoli dal 1650 è stato l’epicentro di un florido impero marittimo e commerciale che si estendeva da Zanzibar e dalle coste africane fino all’India, con la tecnologia più avanzata protesa al futuro.

Nulla quindi a che spartire con l’ostentata opulenza dei vicini emirati arabi. Tutto merito di un sultano illuminato, unico detentore di tutti i poteri, che non fa certo rimpiangere le nostre litigiose democrazie.

 

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Il Sultano dell'Oman 
Qābūs bin Saʿīd Āl Saʿīd 
(
قابوس بن سعيد آل سعيد)

Un itinerario che consente di accostarsi a tutti i diversi ambienti (costa, montagne e deserti) presenti sia a nord che a sud richiede almeno una decina di giorni e non può che partire da Muscat, l’elegante capitale addossata all’antico porto dove meritano una visita la Grande Moschea, tra le maggiori al mondo e meraviglioso capolavoro dell’arte islamica contemporanea, l’elegante reggia del sultano, i forti portoghesi, la lunga corniche, il lungomare di Muscat dove si trova il souq di Muttrah, il più fornito del paese, nonché il museo etnografico.

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                                      Un francobollo commemorativo
                                        emesso dalal poste Omanite


Puntando a nord lungo la costa si raggiunge Barka, importante mercato del pesce, quindi ci si inoltra tra le brulle montagne dell’Hajjar, alte fino a 3.000 m, toccando oasi lussureggianti di palme e antichi villaggi con le case di fango.

Fino a raggiungere un impressionante canyon profondo oltre mille metri. Si arriva così alla graziosa cittadina montana di Nizwa, antica capitale religiosa assai prospera tra XVII e XVIII sec., dove meritano una visita l’imponente forte cittadino appena restaurato, il suq dove acquistare gli onnipresenti khanjar (i pugnali ricurvi esibiti da ogni uomo) e ceramiche, e il mercato degli animali.

 

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                                    Nizwa, antica capitale religiosa

Dopo Jabreen, famosa per il suo seicentesco castello espressione dell’arte omanita dell’epoca, con i fuoristrada ci si addentra nelle Wahiba Sands, il grande deserto abitato da una delle tribù più tradizionaliste di pastori nomadi beduini che vivono allevando dromedari e capre, le cui donne portano sul volto una caratteristica maschera nera, cosa che non impedisce loro di soffermarsi a conversare anche con uomini estranei. Lo spettacolo delle dune bianco candido, gialle e rosse che si smorzano nell’oceano riescono ad affascinare anche i sahariani più smaliziati.

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Il wadi Bani Khalid


Attraverso il wadi Bani Khalid, una suggestiva valle tempestata di alberi da frutta, piccoli laghi e cascate che paiono un miraggio, mentre in realtà rappresentano la dimostrazione tangibile dell’estrema varietà del deserto, si raggiunge la costa atlantica, costellata di insediamenti di pescatori, che si risale verso nord per centinaia di chilometri lungo un’ininterrotta e selvaggia spiaggia tra milioni di uccelli, pesci e tartarughe piaggiati, rocce e lagune, fino a raggiungere Rass Al Jinz, estrema punta di sud-est della penisola arabica e riserva naturale dove convergono per edificare decine di migliaia di tartarughe marine.

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                               Rass Al Jinz: una tartaruga ritorna in
                        mare dopo aver deposto le uova nella sabbia


Si  tratta di uno dei più importanti luoghi al mondo per la riproduzione delle tartarughe verdi, facilmente avvistabili sia nella fase di deposizione delle uova, che in quella di schiusa e di nascita dei piccoli. Entrambi uno spettacolo di estrema suggestione.

Lungo la scenografica costa settentrionale meritano una sosta l’elegante Sur, paese in puro stile arabo entro un golfo protetto, nei cui cantieri si costruiscono ancora senza l’impiego di chiodi i dhow, le caratteristiche imbarcazioni omanite che da millenni solcano i mari arabici e l’oceano Indiano, e i resti di Qalhat, l’antica capitale con le case di corallo visitata anche da Marco Polo.

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Qualhat, l'antica capitale:
la Tomba di Bibi Miriam


Rientrati a Muscat si raggiunge in aereo Salalah, la capitale della regione meridionale del Dhofar. Questa regione meridionale ai confini con lo Yemen, territorio di produzione dell’incenso, per uno strano gioco dei monsoni è una terra verde e fertile ricca di frutta tropicale, dove i cammelli pascolano accanto alle mucche.

In lontana epoca storica ai suoi porti attraccavano i navigli carichi di spezie e di merci esotiche provenienti da Africa e Oriente, per essere poi istradate lungo la via dell’incenso per 2.000 km tra deserti e montagne fino ai porti del Mediterraneo. Salahah, capoluogo del sud, si presenta come un’elegante città subtropicale con ampi viali alberati e animati souk traboccanti di colorata frutta esotica.

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Salahah, capoluogo e la sede del governatore
(o Wali) della regione del Dhofar, nell'Oman meridionale


Nella vicina incantevole insenatura di Khor Rori, punteggiata di aironi e fenicotteri, rimangono le rovine di Sumhurum, l’antica Abyssopolis romana, importante porto sull’oceano Indiano e uno dei maggiori terminali della Via dell’Incenso, protetta dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. Oltre che dell’incenso, essa è anche la terra di Simbad il marinaio e dei racconti de Le Mille e una Notte. E leggende e letteratura non nascono mai per caso.

 

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Aumhurum, l’antica
Abyssopolis romana

L’operatore urbinate “Apatam Viaggi” (tel. 0722 32 94 88, www.apatam.it), dal 1980 specializzato in percorsi culturali di scoperta con accompagnamento qualificato, propone in Oman un tour di 10 giorni che segue l’itinerario di cui sopra. Uniche partenze di gruppo con voli di linea Qatar Airways da Roma e Milano, via Doha, il 28 ottobre 2016 e 17 febbraio 2017.

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Pernottamenti in hotel a 3 e 4 stelle (una notte in campo tendato fisso) con pensione completa, accompagnatore dall’Italia, quote da 2.950 euro in doppia, tutto compreso.

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