Messaggio

Rossano e il Patirion




Rossano e il Patirion

Una città bizantina in Calabria che
conserva il vero tesoro di Bisanzio

 b_500_0_16777215_00___images_0-AA.GUSTOSAPORTI_STRIPPOLI_ROSSANO_nofkqi_1.jpg


di

Daniela Strippoli

 b_350_0_16777215_00___images_0-AA.GUSTOSAPORTI_STRIPPOLI_ROSSANO_schermata_2015-01-10_alle_18.16.06.png


"Avevo da anni dal desiderio di visitare il santuario celebre in tutta l’alta Calabria e più nella storia del Basilianismo. E vi salii per la prima volta in una chiara giornata primaverile del ’19 (24 Maggio), imbattendomi al di là del fiume Cino in folte schiere di prigionieri austriaci che, attraverso il bosco dell’irto colle tracciavano una rotabile, per cui tra breve Corigliano sarà unito alla storica abbazia.

Vi ritornai per una seconda volta dal 23 al 28 Maggio del 21, ed in quelle indimenticabili giornate rivissi in mezzo all’austera solitudine del bosco la vita degli antichi basiliani”

 

b_500_0_16777215_00___images_0-AA.GUSTOSAPORTI_STRIPPOLI_ROSSANO_mia_img_0009.jpg

 Santa Maria del Pàtire
a Rossano (Cs)

 

E’ con queste parole che Paolo Orsi, il più grande archeologo della Calabria della fine del 1800, presenta il Monastero di Santa Maria del Pàtire (Patiron) nel bollettino d’arte. Ben si comprenderebbe tale sentimentoSse si avesse voglia di raggiungere l’abbazia. Dista qualche chilometro dalla graziosa ed importante città di Rossano  in provincia di Cosenza.

 

 schermata%202015-01-10%20alle%2018.46.28.png

Paolo Orsi: il grande archeologo trentino

 

Il Patirion, così viene ormai definita la chiesa come suggerisce di chiamarla lo stesso Orsi, sorge in alto, entro un fittissimo bosco di abeti e pini nel cuore della Sila greca. Sembra evidente ancora una volta la predilezione dei monaci greci di rifugiarsi nei boschi e sulle alture della montagna calabrese per proseguire la loro preghiera in solitudine quando, perseguitati, sbarcavano in Calabria per proseguire la loro preghiera.

Le splendide absidi dell’abbazia compaiono all’improvviso dietro l’ultima curva dell’ irta salita che si deve percorrere per raggiungerla, e la cui costruzione si deve agli austriaci durante la prima guerra mondiale.

 

b_500_0_16777215_00___images_0-AA.GUSTOSAPORTI_STRIPPOLI_ROSSANO_mia_img_0016.jpg

Un’immagine del panorama
che si gode dalla Sila greca

 

La chiesa di età normanna costituisce la più alta testimonianza delle fondazioni monastiche greche più illustri della Calabria. Si pone come importante esempio di persistenze bizantine e ricordi orientali che la rendono meritevole di comparire nell’originale fusione di cui sono caratteristiche la maggior parte delle costruzioni medievali della regione.

L’edificio risale al periodo della seconda dominazione normanna, quando da una iniziale ostilità nei confronti delle costruzioni greche si passò ad un atteggiamento più tollerante e quasi favorevole. Si sa infatti che gli imperatori normanni erano politici astuti e sapevano che combattere contro tutto ciò che era greco sarebbe stato sfavorevole per la loro politica espansionistica.

 

b_500_0_16777215_00___images_0-AA.GUSTOSAPORTI_STRIPPOLI_ROSSANO_mia_img_0031.jpg

Le splendide abisidi dell’abbazia
foto
© Daniela Strippoli

 

La storia della sua fondazione è narrata nel Bios ossia nella Vita di S. Bartolomeo da Simeri che, in località San Sisinnio, l’attuale San Martino nei pressi di Rossano, avrebbe fondato la sua laura", cioè il luogo di eremitaggio in cui intendeva vivere la sua preghiera in assoluta solitudine.

Nel tempo la fama delle virtù che predicava attirò intorno a lui un buon numero di discepoli tanto da dover modificare la sua vita ed intraprendere la vita cenobitica raccogliendo, intorno a se, i fedeli che volevano seguire la sua disciplina costituendo, in tal modo, il primo nucleo di un nuovo monastero.

 

schermata%202015-01-10%20alle%2018.58.18.png

 I ruderi dell’antico
monastero adiacente al Patirion

foto © Daniela Strippoli


Si narra che gli apparve in sogno la Vergine la quale gli ordinava la costruzione di un monastero da dedicarle. Bartolomeo per esaudirla chiese i fondi necessari ad un certo Cristodulo, ammiraglio della flotta normanna in Sicilia e personaggio di rango alla corte normanna.

Nacquero così il Patirion ed il suo annesso monastero le cui ricchezze furono assicurate da elargizioni e da numerose donazioni di vari pontefici come attestano i documenti di XII e XIII secolo.

 Del grande complesso monastico ora non rimangono che i ruderi di un chiostro, frutto di rifacimenti successivi, e la chiesa che continua a mostrare le sue forme originarie nonostante vari rifacimenti, spoliazioni e restauri avventati.


b_500_0_16777215_00___images_0-AA.GUSTOSAPORTI_STRIPPOLI_ROSSANO_mia__img_0020.jpg

Particolare dell’interno della chiesa

Foto © Daniela Strippoli

 

Ciò che colpisce l’attenzione a chi vuole raggiungere la cima del monte che la ospita, oltre al panorama mozzafiato, è sicuramente la bellezza decorativa delle sue absidi su cui si denota il gusto cromatico dal sapore orientale.

Una serie di arcatelle cieche sono scandite dal ritmo di cinque lesene che poggiano su un alto zoccolo. Ogni arcata è decorata da un tondo che funge da cornice ed un motivo stellare a mosaico di vari colori combinati con pietra lavica, arenaria gialla ed il bianco della calce. Dei quindici tondi che si contavano in origine, oggi ne rimangono solo undici.

Dalla parte opposta la facciata si presenta piuttosto semplice, d’impianto medievale a capanna tripartita come l’interno. Al centro essa è caratterizzata da un unico portale fiancheggiato da colonne con capitelli decorati e fiancheggiati da due oculi e sormontato in alto da un rosone di piccole dimensioni.

 

b_500_0_16777215_00___images_0-AA.GUSTOSAPORTI_STRIPPOLI_ROSSANO_schermata_2015-01-10_alle_20.02.39.png

Rossano, Santa Maria del Pàtire, o Pathirion. All’esterno le tre absidi 
cinque archeggiature con alternanza di conci chiari o bigi e due
strati di mattoni: alcune di tali archeg­giature racchiudono
una stella in un cerchio, di vario disegno.

L’interno è anch’esso semplice. Presenta una divisone in tre navate mediante tre pilastri in arenaria privi di capitello. La navata centrale è coperta da un tetto a capriate scoperte mentre le navatelle da un tetto a spiovente. La parte centrale del presbiterio presenta una cupola di normali dimensioni. A vivacizzare questa sobrietà è l’ampio brano della decorazione musiva pavimentale originale in prossimità della navata centrale ed in opus sectile nelle navate laterali.

Ciò che rimane oggi di questo splendido mosaico è una vasta area all’ingresso della navata centrale. Presenta un disegno costituito da elementi decorativi vegetali, foglie e palmette, intrecciate fra loro a formare delle rotae di circa due metri di diametro con iscrizioni e figure animalesche tra cui si riconoscono quelle di un un grifone, un felino, un unicorno e un centauro.

 

b_500_0_16777215_00___images_0-AA.GUSTOSAPORTI_STRIPPOLI_ROSSANO_s-maria-del-patire-fk14g.jpg

 Particolare dello splendido
mosaico pavimentale

 

Bellissimi i colori che lo compongono: il bianco, dalle infinite sfumature, proveniente dai resti marmorei delle antiche città romane di Thurii e Copia della Colonia Magno greca di Sibari, cosi come anche dalle fiumare calabresi ricche di ciottoli calcari durissimi e di quarzi. Il verde, il giallo chiaro delle mani, del collo e del volto del centauro, e il rosso sanguigno provengono, invece, da rocce locali. Il giallo, presente solo nella criniera del cavallo e nella leonessa davanti alla porta, sembra giallo antico perché durissimo.

 

uxqrep_3.jpg

La sobria facciata a capanna


L’iscrizione che ne segue menziona "
BLASIUS VENERABILIS ABBAS HOC TOTUM IUSSIT FIERI" e grazie alla comparsa del nome Blasio abate della chiesa nel 1152 si può datare l’opera a tale data.

Lungo le navate laterali rimangono purtroppo soli pochi frammenti decorativi in opus sectile che presentano motivi simili al pavimento di un’altra chiesa calabrese di simili origini: Sant’ Adriano di San Demetrio Corone, sempre in provincia di Cosenza.

Un documento datato 1587 ci dà notizie anche circa la ricca suppellettile che doveva ornare internamente il Patirion dandone ulteriore prova di prestigio oltre al bellissimo pavimento. Di questa purtroppo oggi rimane poca cosa: la tavola con la Vergine Odigitria donata dall’archimnadrita Atanasio Calceopilo che si conserva nel Museo Arcivescovile di Rossano e il bellissimo fonte battesimale risalente al 1137.

 

schermata%202015-01-10%20alle%2020.17.29.png

Icona Verigne Odigitria
nel Museo arcivescovile di Rossano


Come ricorda l’iscrizione sul bordo superiore, pare che questo sia stato commissionato da Luca, successore di Bartolomeo, e oggi si conserva nel Museum of art di New York.

L’analisi stilistica di questo oggetto rivela nella forma e nella decorazione richiami all’arte d’oltralpe opera probabilmente di Gandolfo un artista in contatto con la cultura francese e di cui ne ricorda anche il nome, il fonte battesimale proveniente dal monastero greco di San Salvatore di Messina oggi nel Museo Nazionale della stessa città. #gazzettinodelviaggiatore

 

 Link correlati

La nostra pagina sulla Regione Calabria 

Come raggiungere Rossano 

Il Meteo Rossano

La nostra pagina: Benvenuti in Italia



Articoli correlati

 Serra San Bruno e la sua Certosa

La liquirizia di Rosanno: l'Amarelli


Il Parco Archeologico Scolacium  

L'Area Grecanica: Bova Marina e la Sua Sinagoga 

La Stauroteca di Cosenza 

La chiesa di Piedigrotta a Pizzo Calabro



Rossano: Il "Codex Purpureus Rossanensis"

Sulle orme della Fede in Calabria  

Alle fonti della Fede: Gioacchino da Fiore
 

Daniela Strippoli è  su Facebook!

In Calabria ti guido io!





Il Gazzettino del Viaggiatore è su Facebook!

Hai già visto Il Gazzettino del Pellegrino?

 

Magazine di Turismo e varia umanità.
Direttore Responsabile Giacomo Danesi