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In Calabria ti guido io: Reggio Calabria e dintorni




 In Calabria ti guido io!

 

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Reggio Calabria - Scilla

Pizzo - Tropea - Capo Vaticano

Bova - Pentidattilo


Tre giorni sulla costa Viola

di

Daniela Strippoli

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 L’abbraccio di due terre:
la costa calabra e quella siciliana

 

Questo è un itinerario calabrese che ti consente di conoscere il bello della Calabria in soli tre giorni.  Un viaggio culturale a 360° adatto per chi vuole conoscere la storia della regione e godere delle sue bellezze naturalistiche ed enograstronomiche e portare nel cuore la genuina ospitalità della sua gente. Posso dirlo? Un viaggio affascinante!

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Reggio Calabria: l'Aeroporto dello Stretto

Raggiungere a Reggio Calabria per chi vuol prendere l’aereo l'aeroporto si trova ad un tiro di schioppo dalla città.

 

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La mappa del tratto della autostrada
A3 Salerno - Reggio Calabria



Ma altrettanto facile sarà raggiungerla anche in autostrada con l'A3 Salerno - Reggio Calabria.

Solo raggiungere la città sarà un’emozione, siache si arrivi dal cielo sia che si arrivi per terra.

 
 Primo Giorno

Reggio Calabria e Scilla

 

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 La bellissima Reggio Calabria
vista dall’alto

 

Straordinarie per le loro posizioni geografiche, Reggio Calabria e Scilla. Qui, infatti, termina la punta dello Stivale che si congiunge dolcemente con la punta estrema della Sicilia.

 

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Lo spettacolo del tramonto sull’Etna fumante
dal lungomare Falcomatà di Reggio Calabria

 

Reggio Calabria - Adagiata sulla punta estrema della Calabria, sullo stretto di Messina, è l’antica Reghion fondata dai Cartaginesi nel 743 a.C.

Sorge in una posizione strategica, e assieme alla città di Zancle, l’attuale Messina, assicurava il controllo dello Stretto, passaggio obbligato delle antiche rotte commerciali.

Del suo glorioso passato conserva, purtroppo, poche vestigia in quanto fu distrutta quasi per intero in seguito ai devastanti terremoti del 1783 prima, e del 1908 dopo. Il suo assetto urbanistico attuale è, dunque, moderno.


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  La Mappa della Città
di Reggio Calabria

La storia di Reggio Calabria, la città più grande della Regione Calabria, è ricca e controversa. Fu una grande colonia della Magna Graecia, e per questo vanta una vastissima documentazione archeologica i cui ritrovamenti si sono raccolti in ben 160 campagne di scavo dal 1830 al 1889. L'ultima, fu possibile grazie al contributo di Paolo Orsi, il più grande archeologo della Calabria.

 

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Reggio Calabria: il Museo Archeologico

 

La prima tappa della nostra visita sarà il Museo Archeologico sito in Piazza De Nava. Fu progettato dall’architetto Marcello Piacentini nel 1932, e rimase chiuso durante il dopoguerra e parzialmente riaperto nel 1954.  

A pianta quadrata, diviso su quattro piani, ha subìto nel tempo molti ampliamenti dovuti alle nuove scoperte subacquee. Ricordiamo, per esempio, quella del 1982 per dare una giusta sistemazione ai Bronzi di Riace che ha richiesto l’apertura di una nuova sezione archeologica nel piano inferiore. Naturlmente faremo visita a questi due capolavori della Storia.

 

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Famosi in tutto il mondo,
ecco i Bronzi di Riace

 
Inaugurata nel 1981, fu dedicata alla memoria di Giuseppe Foti, il soprintendente all’epoca dei ritrovamenti di Riace. Il museo raccoglie anche i resti archeologici rinvenuti dalla Colonia di Locri Epyzefiri, come il gruppo dei Dioscuri.

 

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La statua di sinistra
dei due Dioscuri


La seconda tappa è la visita al Duomo, o meglio la Basilica Cattedrale, le cui origini sono da ricondurre all’XI secolo. Con l’invasione normanna dell’Italia meridionale, la città subì la latinizzazione che ebbe come conseguenza il progressivo abbandono del culto greco-bizantino di cui ne era centro.

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La Home Page della Basilica
Cattedrale di Reggio Calabria

Reggio Calabria, fu quasi totalmente distrutta dai due terremoti rispettivamente nel 1783 e nel 1908, non conserva quasi nulla delle sue antiche origini.

 

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La vecchia Cattedrale in
una cartolina del 1805

Ciò ha conseguito la ricostruzione di molti dei suoi monumenti; tra questi il la Cattedrale (Duomo) che fu ricostruita su progetto del padre carmelitano Carmelo Umberto Angioini nel 1917.

 

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La Basilica Cattedrale in una
splendida cartolina d'epoca


Fu costruito dotandolo di sistemi antisismici. Lo progettò in stile neo-romanico e con caratteristiche proprie che ne fanno un complesso originale e di grande solennità. Questo per adeguarlo al nuovo assetto urbanistico dell’architetto De Nava.

La Basilica Cattedrale è dedicato a Maria Ss. Assunta e fu elevato a dignità di Basilica Minore da Paolo VI (1897-1978). Bellissima la sua facciata che domina la grande Piazza.

 

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La lapide, posta all'interno della Basilica Cattedrale,
a ricordo della concessione del
beneficio concesso da Papa Paolo VI

Foto © Giacomo Danesi

Ai lati della scalinata, che conduce verso l’ingresso, sono poste su un alto basamento le due statue di San Paolo e di Santo Stefano di Nicea scolpite dall’artista Francesco Jerace (Polistena, 1854 – Napoli, 1937)  nel 1928. Allo stesso Jerace è da attribuire il bellissimo Pergamo monumentale all’interno del Duomo.


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La statua di San Paolo
al lato
della scalinata


E' diviso in tre navate interrotte da tre transetti e divise da due file di colonne marmoree. A impreziosirlo, oltre alle opere che vi contiene, è la bellissima Cappella del SS. Sacramento del 1539.

 

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L'altare nella Cappella
del SS. Sacramento (Particolare)


Dal Duomo raggiungeremo poi la vicina Piazza Castello, caratterizzata dal Castello Aragonese, altro raro monumento medievale scampato al terremoto. Questo a dimostrazione della efficienza e solidità difensiva trattandosi di architettura militare.

 

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Reggio Calabria: il Castello Aragonese. Il Francobollo
di Lire 70 emesso dalle Poste Italiane il 20 agosto 1981

 

Sorge sulla sommità di una collina dalla quale dominava l’intera vista sul mare fino alla Sicilia. La sua è costruzione fatta risalire tra il 536 ed il 549 d.C. per opera dell’Imperatore bizantino Belisario (500-565). Le prime notizie storiche del castello portano la data del 1027.

 

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La cupoletta della
Chiesa degli Ottimati

 

Oggi grazie a lunghi e sapienti lavori di restauro, il castello è stato riaperto al pubblico nel 2004, divenendo anche un'importante sede espositiva. Al suo interno, dal 1956, è ospitato l'Osservatorio dell'Istituto Nazionale di Geofisica.

Pranzo in Ristorante

Dopo pranzo faremo una splendida passeggiata sullo straordinario lungomare che fu definito dal Gabriele D’Annunzio (1863-1938) il chilometro più bello d’Italia.

Subito dopo visiteremo il Museo Diocesano di recente istituzione.
Fu inaugurato nell’ottobre del 2010, anche se l’idea di costituirlo risale al 1957.

 

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La Home Page del Museo
Diocesano di Reggio Calabria


F
u nel 1988, in occasione del XXI Congresso Eucaristico, che ricevette nuovo impulso quando il l'Arcivescovo Mons. Aurelio Sorrentino destinò dei nuovi locali per ospitare una mostra permanente. Il museo è semplicemente splendido!

Subito dopo partiremo per Scilla, che dista da Reggio Calabria circa 20 km. Lì rimarremo per assistere al suo incredibile tramonto.


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Una splendida immagine d'assieme
su Messina, Scilla e Punta Faro

 

E’ sempre stato ritenuto da tutti il più bel castello della regione quello di Scilla, non tanto per la struttura in sé quanto per l’importanza storica e soprattutto mitologica che lo caratterizza. Descritto nell’Odissea di Omero, fu spesso teatro di numerose dominazioni a causa della sua favorevole posizione.

 

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Il Castello di Scilla

 

Era proprio all’ingresso dello Stretto di Messina, nel punto in cui secondo la leggenda i forti venti creavano un vortice, che erano risucchiava le navi che vi transitavano.

Il castello fa da sfondo al borgo antico, che si articola alle pendici dello scoglio su cui sorge, e sotto il quale si anima il caratteristico quartiere detto Chianalea.

 

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L’incanto di Scilla dominata
dal suo castello

 

Se Reggio Calabria si estende costeggiando sulla riva opposta la Sicilia, Scilla si affaccia nel punto più corto dello Stretto, ovvero su Cariddi in località Ganzirri, in provincia di Messina.

Scilla è una perla sulla Costa Viola, così denominata per i colori meravigliosi che assume il mare nei diversi momenti della giornata.

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La Sicilia vista da Bagnara
Calabra (Costa Viola)

Scilla è un piccolo borgo ricco di leggende e tradizioni situato sulla punta del promontorio Scillèo, proteso verso lo Stretto di Messina. Nelle mappe antiche era menzionata come Skylla o Skyllaion. Il nome potrebbe significare scoglio.

A dominare dall’alto i due punti estremi della Calabria con la Sicilia, è l’imponente Castello dei Ruffo di Calabria che ha raccolto nel tempo gli intrecci della sua egemonia divenendo il simbolo del borgo.
 

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Scilla: Il Castello dei Ruffo di Calabria.
Lo stemma nobiliare dei Ruffo e la lapide che celebra
il restauro del castello eseguito nel XVI secolo


E’ sempre stato ritenuto da tutti il più bel castello della regione, non tanto per la struttura in sé quanto per l’importanza storica e soprattutto mitologica che lo caratterizza.

Descritto nell’Odissea di Omero, fu spesso teatro di numerose dominazioni a causa della sua favorevole posizione. Era proprio all’ingresso dello Stretto di Messina, nel punto in cui secondo la leggenda i forti venti creavano un vortice, che erano risucchiava le navi che vi transitavano.

Il castello fa da sfondo al borgo antico, che si articola alle pendici dello scoglio su cui sorge, e sotto il quale si anima il caratteristico quartiere detto Chianalea. 

 

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Il quartiere dei pescatori
di Scilla: Chianalea
Foto © Daniela Strippoli

 

A Chianalea, la maggiore caratteristica di Scilla dopo il Castello, è il quartiere dei pescatori locali e delle loro famiglie, le cui case appaiono costruite direttamente sul mare, con le barche ormeggiate di fronte ogni ingresso e davanti alle quali è possibile ammirare i loro riti, la riparazione delle reti, la loro costruzione, la loro partenza e, dunque, la ritirata dalla pesca quotidiana che, in precisi periodi dell'anno è dedicata a quella del pesce spada. Il pesce spada costituisce, infatti, la cultura culinaria del posto.

 

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Chianalea di Scilla: una
splendida immagine notturna
Photo © Franc RC

 

Scilla con i suoi profumi le sue tradizioni, e il suo fascino, incanta ogni anno migliaia di visitatori di tutto il mondo. Non è difficile rimanere incantati davanti al genio della natura e al fascino di una storia che si ripete come se lo scorrere del tempo non la sfiorasse.

Rientro in Hotel a Reggio Calabria
per la cena ed il pernottamento.


Secondo Giorno

Pizzo Calabro, Tropea
e Capo Vaticano

Dopo la colazione in Hotel
partenza per Pizzo Calabro.


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Pizzo Calabro e dintorni: la Mappa

 

La ridente cittadina sulla costa tirrenica della Calabria, nota come Costa degli Dei, Pizzo Calabro è così denominata per la sua particolare posizione geografica al centro del Golfo di sant’Eufemia, nella cui piana si estendono i suoi profumati aranceti e i sui vigneti.


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Gli splendidi colori
di Pizzo Calabro
Photo © Daniela Strippoli

 

Sorge sul “pizzo”, cioè per meglio intendere: sull’orlo di una roccia a strapiombo sul mare. A caratterizzarla è la spettacolare vista sul mare che si affaccia fino a raggiungere all’orizzonte le isole siciliane che, nelle nitide giornate col cielo terso e senza alcuna ombra di nuvola, si vedono così vicine da far venire la voglia di raggiungerle.

Pizzo è la città ambita da tutti i calabresi nel periodo estivo che approfittano di visitarla per godere della sua specialità artigianale per eccellenza: il gelato! Famoso è, infatti, il suo squisito Tartufo, un gelato di alta qualità di cui Pizzo ne ha il primato in assoluto.

 

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Il famosissimo Tartufo
di Pizzo Calabro

Se si vuole conoscere la città più in profondità, è necessario attraversare i vicoli del centro storico che si intersecano in un dedalo di saliscendi tra le case arroccate sulla rupe sporgente verso il mare. Affacciarsi sul mare dalle sue piazze, realizzate come vere e proprie terrazze, sarà uno spettacolo senza pari per poter ammirare i colori del mare.

 

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Il castello di Pizzo Calabro

 

Il castello porta il nome di Gioacchino Murat, perché qui l’eroe napoleonico ha trascorso i giorni della sua prigionia e fu qui che, impavido, morì fucilato.

 

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La fucilazione di Gioacchino
Murata in una stampa d'epoca

 
Le origini del castello però sono molto più antiche. La sua costruzione, infatti, risale al 1492 e si deve a Ferdinando d’Aragona che fortificò il “Mastio” angioino. Per questo la sua costruzione è fatta risalire intorno al 1360.


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Inizialmente costruito come fortezza difensiva per proteggere la città dalle incursioni saracene, fu utilizzato in seguito come carcere.

Una volta usciti dal Castello, tappa obbligata è la degustazione del Tartufo. Nessuna meraviglia se tutte le venti gelaterie di piazza San Giorgio si proporranno per offrirvi i loro prezzi vantaggiosi. La concorrenza tra di loro è spietata

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La bellissima la chiesetta
di Piè di Grotta a Pizzo Calabro

 

A circa un chilometro dal centro abitato di Pizzo Calabro, sorge Piè di Grotta dove ogni rumore cittadino è dimenticato e sostituito da un silenzio soave che diventa musica col rumore del mare che s’infrange sulla spiaggetta dov’essa sorge.

Si tratta di una graziosissima chiesetta scavata direttamente nel tufo la cui fondazione è legata al voto di alcuni marinai scampati alle furie del mare durante una traversata. Questo è quanto racconta la suggestiva leggenda alla quale è profondamente legato questo posto.


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 Nel suo interno sono accolte le sculture in tufo sapientemente realizzate dai due artisti locali: i fratelli Barone ai quali si deve anche l’ampliamento della grotta.

Tra le sculture riconoscerete certamente il presepe, San Giorgio che lotta con il drago, San Francesco di Paola che oltrepassa lo stretto di Messina col mantello, Sant’Antonio di Padova con gli orfanelli, Santa Rita genuflessa all’angelo, e altri ancora.


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Le sculture scavate
nel tufo a Piè di Grotta

 
Da Pizzo Calabro raggiungeremo Tropea. Qui sosteremo per il pranzo in un ristorante tipico del centro storico, e degusteremo i piatti tipici del posto come la fileja con la ‘nduja e le squisite e famose cipolle rosse che sono il simbolo della città.

 

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 Le famose cipolle
rosse di Tropea...

A rendere suggestivo e magico questo luogo è il silenzio al quale si unisce il bellissimo effetto dei raggi del sole che, penetrando dallefinestrelle laterali, crea straordinari effetti tra i solchi del tufo delle pareti dalle quale scorre acqua.

 

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 Il porto turistico
di Tropea (VV)

 

Da sempre considerata la Perla del Tirreno, Tropea è un’ambita e ridente cittadina che, come Pizzo Calabro, sorge sull’orlo di un’alta rupe di arenaria e si affaccia sul mare dai colori simili allo smeraldo su ogni lato.

La leggenda vuole che il suo fondatore sia stato Ercole che, al ritorno dalla Spagna, si sarebbe fermato lungo la costa degli Dei, facendo così divenire Tropea uno dei famosi Porti di Ercole.

Dopo il pranzo proseguiremo con la visita del centro storico. Da qui gusteremo il mare ad ogni suo affaccio, e ammireremo gli antichi e raffinati portali, sinonimo della società nobile che vi risedette e che, dal 1300, si raggruppava in un unico sedile: quello di Portercole.


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 La Costa degli Dei
In fondo Tropea

 

L’affaccio certamente più famoso e più caratteristico tra tutti è quello che offre la vista sullo scoglio noto come l’Isola Bella. Un tempo interamente bagnato dal mare, oggi solo su tre lati, è il gioiello di Tropea.

Al centro del suo pianoro verdeggiante, in cima, si erge una piccola chiesa di stile goticheggiante che richiama la bicromia araba; bicromia che si riscontra anche lungo le pareti laterali del Duomo, segno dell’avvenuta dominazione araba di Tropea come dell’intera regione.

 

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Lo Scoglio dell’Isola Bella
nota come Santa Maria dell’isola

Il centro storico di Tropea annovera molti luoghi di culto come cappelle, chiese, conventi e monasteri e, anche se molti d questi andarono distrutti, oggi rimangono la Chiesa del Gesù, la Chiesa di Santa Caterina el a
Concattedrale.

La Concattedrale è in stile romanico, anche se la sua origine risale al periodo normanno. La tradizione vuole, infatti, che Tropea avesse dato asilo a Sichelgaita, la moglie di Roberto il Guiscardo. Nel corso del tempo la costruzione subì inevitabilmente numerosi rifacimenti, e solo nel 1928 fu ricostruita secondo le linee originali.

 

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La Concattedrale di Tropea

 

Dal punto di vista artistico sono interessanti: il pulpito rinascimentale al centro della navata centrale, in marmo policromo, che presenta una natività su un raffinato bassorilievo cinquecentesco. Bellissimo poi il rilievo attribuito alla scuola del Gaggini, famoso scultore del 1590, che rappresenta la Resurrezione. Numerosissime le opere da ammirare in questa stupenda chiesa!

 

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Il centro di Tropea

 

Se da Scilla il tramonto è un capolavoro della Natura, altrettanto lo sono i tramonti da Tropea. Ecco una immagine spettacolare. Sullo sfondo il Vulcano Stromboli.

 

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 Uno degli spettacolari tramonti
da vedere aTropea

 

Terminata la visita di Tropea, dove è previsto del tempo libero per lo shopping artigianale e dei prodotti tipici, andremo a godere il tramonto dalla bellissima terrazza sul mare di Capo Vaticano.

"Il tratto di costa che culmina in Capo Vaticano è pieno di storia e di bellezza. Si potrebbe chiamare Costabella con un pizzico di rimpianto e nostalgia." Così scrisse il famoso scrittore Giuseppe Berto, al termine di un lungo giro nella penisola.

Capo Vaticano è un promontorio situato sulla costa degli Dei, sul litorale tirrenico calabrese.

 

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Lo Stromboli visto
da Capo Vaticano

 

E’ situato di fronte allo Stromboli e alle isole Eolie, e separa il golfo di Sant'Eufemia e quello di Gioia Tauro. Comprende tutti i paesi facenti parte del comune di Ricadi e le rispettive spiagge che si trovano su questo litorale.

 

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Capo Vaticano: Lo spettacolo
dell’affaccio sul mare

 

Capo Vaticano, non è una vera è propria città, ma è conosciuto a livello nazionale e internazionale perché vanta di spiagge bianchissime e molto suggestive. Tra queste la più suggestiva  è la baia di Grotticelle, formata da tre spiagge contigue.

Secondo una nota rivista francese, Capo Vaticano è considerata la terza spiaggia più bella d'Italia e fra le 100 spiagge più belle al mondo.

 Rientro in Hotel a Reggio Calabria per la cena ed il pernottamento.

 

Terzo Giorno

Bova (Χωρα του Βουα)
e Pentidattilo
nel cuore della Calabria greca

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Bova: la Mappa

 

 Bova è il capoluogo della bovesia ed è
considerata la perla del Mediterraneo.

 

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La bellissima vista panoramica
della rocca di Bova
Foto © Carmine Verduci

 
E’ un comune di circa 442 abitanti in provincia di Reggio Calabria posta sulla costa ionica, di fronte l’Etna, che fa da meraviglioso sfondo alle sue spiagge. Per questo,raggiungerla sarà una meravigliosa esperienza.

Lo spettacolo della costa e l’incredibile scenografia offerta dall’Aspromonte, che si apre alle sue spalle, rimarrà incancellabile dalla mente del visitatore.

 

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Lo spettacolare panorama al tramonto
offerto da Bova. Da notare l’Etna sullo sfondo

Foto
© Nino Guarnaccia

 

Prima di raggiungere la sommità della rocca, sarà d’obbligo una sosta in località San Pasquale, dove è conservata l’area archeologica i cui recenti scavi hanno rivelato portato alla luce una Sinagoga datata al IV secolo d.C.
La stessa risulta essere la seconda in Occidente per antichità, dopo quella di Ostia antica.

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Un’immagine di Bova,
Vua tua,vista dall’alto
Foto © Prof. Archeologo S. Stranges

 
Da qui, subito dopo, proseguiremo per raggiungere Bova. Il borgo di Bova in dialetto Chòra tu Vùa, e in greco Χωρα του Βουα, affonda le sue origini nell’epoca paleolitica, come dimostrano gli innumerevoli ritrovamenti archeologici rinvenuti in un po’ tutta l’area, soprattutto  nei pressi del Castello Normanno.

Le prime testimonianze storicamente documentate sull’esistenza di Bova risalgono ai primi decenni del secondo millennio quando i Normanni si imposero su Arabi e Bizantini e dominarono la Calabria. Fu allora che Bova entrò nel periodo feudale e diventò contea.

 

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Il Museo di paleontologia di Bova

 

La città rimase fedele al rito greco introdotto in Calabria dai monaci basiliani fino al 1572, anno in cui il Vescovo Stauriano impose il rito latino facendo scomparire ogni traccia del rito ortodosso. Tutte le le opere artistiche di quel periodo furono sostituire con statue seicentesche.

 Di questo periodo sono testimonianza le numerose chiese sparse sul territorio, i numerosi portali in pietra locale e le statue marmoree attribuite alla scuola messinese.

La latinizzazione portò in parte alla graduale scomparsa della lingua greca, che era considerata la lingua del popolo o della povera gente. Nonostante ciò la lingua greca è ancora parlata, anche se a Bova in modo meno incisivo rispetto alle zone aspro montane più interne.

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La vecchia locomotiva a vapore

 

La locomotiva a vapore dal 1987 è al centro del borgo per volontà del sindaco di quel periodo. Rappresentava la volontà di bloccare l’emigrazione degli abitanti di Bova, perché chi andava via non ritornava più.

Durante gli anni ’70 dello secolo scorso, in seguito a importanti eventi sismici e alluvionali, la maggior parte della popolazione si trasferì sulla costa dando così origine al comune di Bova Marina.

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La rokka du traku
Foto © Daniela Strippoli

 

Raggiunta la piazza centrale del borgo, in cima alla rocca, visiteremo il centro storico cominciando dal museo paleontologico che ci offre la possibilità di compiere un viaggio a ritroso nel tempo. Conserva reperti per la maggior parte provenienti dal territorio di Reggio Calabria, ma anche esemplari provenienti dal Nord Africa e dal Nord Europa.

Particolare importanza rivestono i frammenti fossili rinvenuti nei dintorni dell’area grecanica, e il frammento di osso mascellare di cervo nano ritrovato a Reggio Calabria.

 

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L’Agriturismo San Leo

 

A piedi, dalla piazza del Municipio, attraverso le strette viuzze del borgo raggiungeremo la chiesa Isodia che è la Cattedrale di Bova situata in posizione eminente rispetto al centro urbano, in diretto contatto con la punta rocciosa dell’antico castello.
Da qui proseguiremo per i campi di Bova ricchi di ciliegi e avvolti da una ricca e folta vegetazione.

 

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 Alcune delle tante delizie
enogastronomiche del posto

 

Pranzeremo in un accogliente e tipico agriturismo per degustare i piatti grecanici per eccellenza: maccheroni, carne di capra, musulupa e lestopitta. Il tutto generosamente innaffiato dall’ottimo vino rosso grecanico e cadenzato dal ritmo della tarantella.

 

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Ecco le caldaie del latte
Foto © Daniela Strippoli

 

Dopo pranzo, percorreremo un giro mozzafiato tra le cime maestose dell’Aspromonte, per affacciarci dagli strapiombi delle cosiddette Caldaie del latte(caratteristiche forme di roccia erosa), e per vivere dal vivo le affascinanti leggende della cosiddetta Rokka du traku (Rocca del drago) che per secoli hanno influenzato le credenze popolari.

 

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Le incredibili ciliegie della Bovesia
F
oto © Daniela Strippoli


 Da qui proseguiremo per Pentidattilo, dove le meraviglie continueranno a stupire per il fascino di una storia d’amore lì consumata e rimasta bloccata dalla ciclopica mano rocciosa che dà la forma al Monte Calvario.

 

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Una bella istantanea
di Pentidattilo

 

 Pentidattilo sorge a circa 250 metri s.l.m.Le caratteristiche morfologiche della roccia, sulla quale si addossa il borgo di Pentidattilo ricordano, infatti, le dita di una enorme mano posta tra la fiumara di Annà e quella di S.Elia. Il nome Pentidattilo deriva infatti da: penta più daktylos che significa appunto cinque dita.

Il centro abitato si è spostato più a sud, lungo la falda del monte Calvario, lasciando così abbandonato il vecchio sito che è caratterizzato dalla sua chiesetta dedicata ai SS. Apostoli Pietro e Paolo e dai resti dell'imponente maniero degli Alberti che, nella notte di Pasqua del 1686, fu il palcoscenico di una sanguinosa tragedia.

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 Un'altra immagine del paese i
incastonato tra la caratteristica roccia

 

Ancora oggi questi elementi avvolgono il luogo di un fitto alone di mistero e di romanticismo che il silenzio e l’incredibile panorama sull’Etna, strategicamente posizionato di fronte al faro lampeggiante di Catania che si apre al di sotto e di fronte la chiesa, rendono questo luogo unico e inimitabile.

 

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L’abitato di Pendittattilo incastrato
tra le dite della mano
Foto © Nino Guarnaccia

 
Oggi della grande mano di Pentidattilo, purtroppo, restano solo alcune tracce. 
Il terremoto nel 1783 ha parzialmente distrutto la roccia, lasciando visibili solo alcune dita. Nonostante ciò il borgo conserva sempre la sua immagine suggestiva. Il suo mistero è accentuato, ora più che mai, anche dal completo abbandono dovuto all’isolamento urbano per via delle impervie strade di comunicazioni e ai dissesti idrogeologici.

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 La Chiesetta di Pentidattilo (RC)
Foto © Anna Maisano


Il piccolo borgo era raggiungibile esclusivamentea cavallo; solo dopo il 1950 si cominciò a costruire la prima rete stradale che lo hanno avvicinato alla costa.

Tra agosto e Settembre Pentidattilo ospita il "Pentidattilo Film Festival", il Festival Internazionale di Cortometraggi, che, come il Paleariza, rientra nelle attività di recupero e di promozione culturale di questi luoghi.


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