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La Chiesa di Piedigrotta a Pizzo Calabro




Itinerari di Fede
La Chiesa di Piedigrotta
a Pizzo Calabro

di
Giacomo Danesi

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L'inaugurazione di Aurea - Borsa del Turismo Religioso e delle Aree Protette del giorno 24 Ottobre 2013 al Santuario di San Francesco di Paola (Cs), con relativa visita al luogo sacro che attira ogni anno quasi un milione di pellegrini, e nel pomeriggio un'altra importante visita a San Giovanni in Fiore all'abbazia e al Centro Internazionale di Studi Gioachimiti, hanno fatto da preludio nei giorni successivi in terra di Calabria, ad altri Itinerari della Fede.

Il giorno dopo, 25 Ottobre, eccoci a Pizzo Calabro, al centro del Golfo di Sant'Eufemia, per la visita alla cittadina e in particolar modo alla Chiesa di Piedigrotta.

 

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La targa posta sul muro poco distante l'entrata
alla famosa Chiesa di Piedigrotta a Pizzo Calabro
Photo © Giacomo Danesi



Prima della visita alla Grotta miracolosa, un mix tra mito e leggenda, sarà bene  ricordare che in questa cittadina calabrese fu fatto prigioniero Gioacchino Murat e qui fucilato!

La storia vuole che Gioacchino Murat sia nato come Joachim Murat-Jordy (Labastide - Fortunière, 25 marzo 1767 – Pizzo, 13 ottobre 1815). Fu Re di Napoli dal 1808 e marito della sorella di Napoleone Bonaparte, Carolina Bonaparte.

 

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La mappa del luogo di detenzione e
fucilazione di Gioacchino Murat

nel Castello Aragonese di Pizzo Calabro


Le sue vicende politiche lo hanno portato, nelle ultime settimane di vita, a essere fatto prigioniero nei pressi di Pizzo Calabro, a esser rinchiuso nel Castello e dopo un sommario processo fucilato alle ore 21 del 13 Ottobre 1815. Prima di morire gli fu concesso di scrivere una lettera alla moglie Carolina e ai figli, alla quale allegò qualche ciocca dei suoi capelli.

 

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Il manoscritto della lettera inviata da Gioacchino Murat
 alla moglie Carolina Bonaparte e ai figli


Non volle essere bendato, e sembra che prima di morire si sia rivolto ai soldati che formavano il plotone di esecuzione pronunciando queste parole: "Sauvez ma face — visez mon cœur — feu!", "Risparmiate il mio volto, mirate al cuore, fuoco!"
Sembra che un soldato non comprendesse il francese, e...

 

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La lapide posta nel castello che ricorda il luogo
della fucilazione di Gioacchino Murat

Photo © Giacomo Danesi


Ancora oggi, a Napoli, in relazione alla morte di Gioacchino Murat, un proverbio popolare afferma che:"Gioacchino facette a legge, Gioacchino murette 'mpiso".

Terribile quanto scrisse Napoleone Bonaparte: "Murat ha tentato di riconquistare con duecentocinquanta uomini quel territorio che non era riuscito a tenere quando ne aveva a disposizione ottantamila."
Su facebook ci sono alcune pagine su Gioacchino Murat. Eccone una!

 

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La lapide apposta all'entrata del Castello
Aragonese di Pizzo Calabro,

luogo delle detenzione e fucilazione del Re di Napoli
Photo © Giacomo Danesi


Gioacchino Murat fu sepolto in una fossa comune nella Chiesa di San Giorgio a Pizzo Calabro, da lui stesso fatta costruire 5 anni prima della sua morte.


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La lapide che ricorda dove
è sepolto Gioacchino Murat

 

Semplicemente splendida la Chiesa di San Giorgio (sec.XV), con la sua facciata barocca e con il bellissimo portale in marmo, dello scultore Fontana.

L'interno è a croce latina, a una navata centrale, che poggia su arcate laterali con pseudocolonnato corinzio. Da ammirare le pregevoli statue marmoree del sec.XVI di A.Gagini, P. Bernini e M. Carlo Canale; la lastra marmorea di B. e A. Berrettaro; i dipinti dei secoli XVII, XVIII, XIX, XX di M. Foggia, E .Paparo, A. Barone, D. Grillo, C. Zimatore; la Via Crucis (sec.XX) di G. Curatolo e il pregevole crocifisso ligneo del 1400.


Dopo la visita al Castello Aragonese e alla Chiesa di San Giorgio Martire, ecco la visita alla famosa Chiesa di Piedigrotta.


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Il cartello con gli orari
delle visite e i relativi prezzi
Photo © Giacomo Danesi


Mi ha molto mervigliato aprendere che la Chiesa di Piedigrotta è  senza alcun dubbio il primo monumento in Calabria per continuità e numero di presenze di visitatori ogni anno. Già questa è una notizia. Ma apprendere che da ben 3 anni supera di molto la visita ai Bronzi di Riace ha dello stupefacente.

Certo. I bronzi di Riace, ora al museo di Reggio Calabria e in restauro, sono penalizzati. Oggi, mi dicono, la Chiesa di Piedigrotta è uno dei luoghi più belli e amati in tutto il mondo.



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Un bronzo di Riace in restauro



Per arrivare alla Chiesa di Piedigrotta occorre recarsi sulla statale 522 e scendere per la scalinata in granito locale. Al termine della stessa ci s'incammina per un lungo sentiero che costeggia il basso Tirreno.

Non abbiate fretta di arrivare. Fermatevi ogni tanto ad ammirare l'incredibile spettacolo delle due sponde del Golfo e la scogliera arenacea : mai nella mia vita ho avuto modo di ammirarne una simile. Naturalmente questa grotta ha una sua storia da raccontare.

 

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 La scalinato di granito locale che conduce
al sentiero che costeggia il Mar Tirreno

 

La storia, o la leggenda, vuole che un gruppo di marinai di Torre del Greco venutosi a trovare in gravissima difficoltà a causa del mare in burrasca al largo di Pizzo Calabro, insieme al comandante, che teneva nella propria cabina il quadro della Madonna di Piedigrotta, facessero un voto alla Vergine: se avessero avuto salva la vita avrebbero eretto una cappella al quadro miracoloso.

 

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Il quadro della Vergine
che si venera nella grotta
Photo © Giacomo Danesi

La loro nave, sicuramente un veliero, si schiantò sì sulla scogliera di Pizzo Calabro, con relativo affondamento del veliero e il suo carico (probabile) di corallo. Ma il Comandante e i suoi uomini toccarono terra miracolosamente illesi, insieme al quadro della Vergine e alla campana di bordo. La data? Probabilmente quella scritta sulla campana: 1632!

Qui la storia si fa curiosa e anche abbastanza articolata. Vi consiglio di aprire questo link e sicuramente la vostra curiosità sarà soddisfatta.

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Una panoramica di alcuni dei gruppi
scultorei che si trovano nella grotta
Photo © Giacomo Danesi

 

Furono gli artisti Angelo Barone e il figlio Alfonso, artisti locali, ai primi del secolo scorso ad arricchire e ampliare la grotta con piccone, martello e scalpello.

Nacquerò così, come le vediamo oggi, gruppi scultorei che riproducono scene delle Sacre scritture. Il tutto non nel tufo come molti credono, ma nella calcarinite calcirudite organogena. Nel 1969 il nipote di Angelo e Alfonso Barone, lo scultore Giorgio Barone, tornò dal Canada e restaurò in parte le statue. Non solo, ma aggiunse due grandi medaglioni raffiguranti Papa Giovanni XXIII e J. F. Kennedy.



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I due medaglioni raffiguranti J. F. Kennedy
e
Papa Giovanni XXIII opera di Giorgio Barone
Photo © Giacomo Danesi


Il momento migliore per visitare la grotta? In tutte le ore della giornata, perché, secondo l'angolazione dei raggi del sole, grazie anche alla facciata esposta a ovest sul mar Tirreno, e anche alle piccole aperture che sono state praticate nella roccia della grotta, le statue a ogni ora assumano ombre e colori da lasciare senza fiato.

Ma l'intensa giornata trascorsa a Pizzo Calabro non era ancora terminata. Ci aspettava la visita a un gioiello di fama mondiale nel campo dell'architttura: la Cattolica di Stilo. Ma questa è un'altra storia che vi racconterò nel prossimo articolo.

(3. Continua)

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Direttore Responsabile Giacomo Danesi