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Gioacchino da Fiore: di spirito profetico dotato





Gioacchino da Fiore:
di spirito profetico dotato


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 di 
Giacomo Danesi

Adro (Bs) 30 Novembre 2017. -  Di uno Stato, di una Regione, di  una Provincia, di un luogo, quali sono i parametri che fanno sì che gli stessi siano amati, vissuti, visitati?

La prima risposta è sicuramente la seguente: la Bellezza del Territorio. La Bellezza però non basta  se il suolo non è stato calpestato dalla Storia. Vero. Non è comunque facile dare la definizione corretta e significativa della parola "Storia".

Faccio mio il pensiero di Malcolm X il quale affermava che la Storia è la memoria di un popolo, e senza una  memoria l’uomo è ridotto al rango di animale inferiore. Il Popolo. la sua gente: ecco il parametro giusto per capire, amare, e magari odiare uno Stato, una Regione, una Città, una Provincia, un luogo!


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Calabria: Altera
Magnae Graeciae

La mia Regione? La Calabria, dove nacqui nel lontano 1945 in uno sperduto paesino del cosentino: San Lorenzo del Vallo! Avevo sei mesi quanto la mamma, calabrese, e il papà bresciano-bergamasco, risalirono lo stivale della nostra bella Italia martoriata del recente conflitto mondiale, con un bimbo al seguito, per tornare al paese paterno: Torbiato di Adro, in Franciacorta, provincia di Brescia.

 Diversamente dai miei fratelli, io sono rimasto spiritualmente e psicologicamente calabrese. Loro totalmente bresciani! Giusto così.

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 I miei genitori: Rosina Scorza
e Angelo Danesi


Cosa amo della Calabria? Tutto. Ma certamente l'arte, la sua millenaria storia, le sue contaminazioni linguistiche e artistiche con altre culture, il cibo, così diverso e particolare, qualificano la Calabria come una delle Regioni più interessanti dell'Italia.

Al primo posto, comunque, metto il Popolo, la sua gente, a volte così dura, diversa da tutti gli altri italiani. No, lungi da me fare della sociologia; non ne sarei capace. Però se mi chiedete se c'è un personaggio calabrese che mi ha affascinato nella nostra millenaria storia, allora non ho dubbi alcuno: il cosentino Gioacchino da Fiore.


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Gioacchino da Fiore: Profeta


23 Ottobre 2013.
 
Mi trovavo in Calabria per un Educational in occasione di: '“Aurea - 8^ zione della Borsa del Turismo Religioso e delle Aree Protette”, presso il Santuario di San Francesco di Paola, in provincia di Cosenza. 


In mattinata, assistetti con altri colleghi alla cerimonia inaugurale a Paola davanti al santuario di San Francesco di Paola. La visita al santuario del santo, e in parte la sua storia, fu oggetto di un mio precedente articolo.

 

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Il logo di Aurea, Borsa del 
Turismo Religioso e
delle Aree Protette
Photo © Daniela Strippoli


Nel pomeriggio dello stesso giorno il programma prevedeva una visita in una località che avevo sempre sognato di visitare: San Giovanni in Fiore, sulla Sila.

Finalmente avrei potuto ammirare la città e l’Abbazia Florense che, leggevo sul programma: ”Si erge in pieno centro storico del bel paese silano. Suggestivo itinerario tra le montagne della Sila, circondati da boschi per raggiungere San Giovanni in Fiore. Alberi secolari dalle altezze vertiginose, che affascinano nella stagione autunnale coi loro meravigliosi colori e deliziano i palati con i raffinati funghi porcini che in essi crescono.

 

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Il cartello, con la planimetria,
di San Giovanni in Fiore (Cs)
Photo © Giacomo Danesi


Il paese trae il suo nome da quello dell'abate Gioacchino da Fiore, che visse in questi luoghi e ad essi diede lustro durante il periodo medievale. L’Abbazia fu concepita da Gioacchino secondo i dettami derivati dalla sua filosofia."

La cittadina è legata indissolubilmente alla figura dell'abate Gioacchino da Fiore, straordinario monaco esegeta del XII secolo. A lui si deve la fondazione del monastero di San Giovanni in Fiore e della Congregazione florense.

A proposito di Gioacchino da Fiore, vorrei farvi notare una cosa curiosa. L'Italia, come noto, è i paese di Santi, navigatori e quant'altro. Pochi però sanno che è la Calabria ha detenere il record del numero di Santi!

Quando Papa Giovanni Paolo II visitò la la regione calabra il 5 Ottobre 1984,nel suo discorso mise l'accento sui numerosi santi nati in questa splendida regione, e disse testualmente:
"Come non rievocare alcune figure emblematiche che ebbi occasione di venerare nel corso della mia visita: S. Nilo e S. Bartolomeo, illustri rappresentanti del Monachesimo Cenobitico; S. Bruno, che diede impulso in Calabria al Monachesimo Certosino, fondando quella splendida Certosa, che ancora porto davanti al mio sguardo; S. Francesco di Paola (Il papa polacco morì nel giorno di San Francesco n.d.r.), il Santo dell’umiltà e della carità, sempre vicino al cuore della gente!


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Papa Giovanni Paolo II in visita
alla Certosa di Serra San Bruno
Era il 5 Ottobre 1984

Altri alti esempi di questi Santi luminosi e sempre attuali devono costituire uno stimolo costante per quella animazione cristiana e sociale della Calabria, oggi non meno dei tempi passati, bisognosa di uomini e donne che sappiano testimoniare con coraggio l’impegno per una rinascita spirituale.

Ma, i Santi calabresi, soprattutto San Francesco di Paola, non hanno disatteso l’impegno sociale, anzi non hanno lasciato occasione per porsi a servizio e a sollievo dei poveri, dei deboli, dei malati."

Come dite?
Giovanni Paolo II non ha citato tra i santi Gioacchino da Fiore? Purtroppo Gioacchino da Fiore è stato durante i secoli un personaggio scomodo per la Chiesa Cattolica. Per questo morivo non è ne santo ne beato per la Chiesa cattolica. Lo è, invece, per i florensi e i gesuiti Bollandisti.

 

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Un Santino del "Beato"
Gioacchino da Fiore.
Porta la data del 1902

Eppure durante i secoli, fin dai primi anni dopo la sua morte, numerosi sono stati i tentativi di elevare agli onori degli altari il frate calabrese.

I seguaci di Gioacchino, subito dopo la sua mortefecero di tutto per avviare il processo di canonizzazione. Infatti, raccolsero la biografia, le opere e individuarono testimonianze dei miracoli ottenuti per sua intercessione durante la sua vita e dopo la sua morte. Tutto fu inutile. Ci mise del suo il Concilio Lateranense IV che nel 1215 dichiarò eretiche alcune frasi di Gioacchino da Fiore contro Pietro Lombardo.

 

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Il frate mai aveva pronunciato queste frasi che, sembra, fossero contenute in un libello creato ad hoc dai suo detrattori.

Di tutt'altro avviso era invece Dante Alighieri. Infatti, il sommo poeta, circa 110 anni dopo la morte del monaco, nella Divina Commedia pose Gioacchino da Fiore in Paradiso, e precisamente nel canto XII, versetti 129 - 144, lo mise accanto a Beati del calibro di San Bonaventura, San Rabano e San Tommaso d'Aquino!


Ecco i versett
i:

"
Io sono la vita di Bonaventura

da Bagnoreggio, che ne' grandi offici

sempre pospuosi la sinistra cura.

Illuminato ad Augustin sono quici,

che fuor de' primi scalzi poverelli

che ne capestro a Dio si fero amici.

Ugo da San Vittore è qui con elli,

e Pietro Mangiadore e Pietro Ispano,

Io q
ual già luce in dodici libelli;

Natàn profeta e 'l metropolitano

Crisostomo e Anselmo e quel Donato 

ch'alla prim'arte degnò porre mano 

Rabano è qui , e lucemi da lato 

il calavrese abate Gioacchino,

di spirito profetico dotato.

Ad inveggiare cotanto paladino

mi mosse l'infiammata cortesia

di fra Tommaso e 'l discreto latino;

e mosse mec
o questa compagnia."

 

Con tutta probabilità Dante Alighieri aveva visto negli scritti e nel pensiero di Gioacchino da Fiore il desiderio di una profonda riforma religiosa, podromo di un mondo rigenerato moralmente e socialmente.

Una posizione non lontana da quella di Dante, appunto, che idealizzava una riforma morale e politica. E nella sua Commedia il sommo poeta l'attuava e profetizzava nella forma di visione e di profezia.

 

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Joachim in seinem Studierzimmer", Holzschnitt aus: Joachim von Fiore Expositio in librum Cirilli de magnis tribulationibus e statu sancte matris ecclesie cum compilatione Theolosphori de Cusentia (ua Schriften), Venedig, B. Benali, (1516)

Occorrerà attendere il 1346 per annotare un secondo tentativo di canonizzazione per Gioacchino da Fiore. Fu compiuto dall'abate Pietro del monastero florense.

Questi si recò addirittura ad Avignone da Papa Clemente VI, portando con sé tutti gli atti che attestavano i miracoli compiuti dal frate. Il tentativo naufragò.
 


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Una delle numerose pubblicazioni 
dedicate al monaco calabrese
 


Dopo il 1570 i Florensi furono costretti a confluire con la Congregazione Cistercense Calabro Lucano.
I cistercensi non si persero tempo e proclamarono Beato il frate calabrese,

Anzi,
addirittura per il 29 maggio di ogni anno erano recitate nei Monasteri Florensi e Cistercensi due antifone!

L'Antifona dei Vespri: “Beatus Joachim, spiritu dotatus prophetico, decoratus intelligentia; errore procul haeretico, dixit futura ut praesentia”.

Chiaramente quest'antifona richiama alla mente i versi di Dante sopra citati: ": …Lucemi da lato/ il calavrese abate Giovacchino/ di spirito profetico dotato."

L'Antifona delle Lodi: “Beatus Joachim, primus Abbas Florensis, humilis et amabilis, claruit miris per quae fuit mirabilis. Implevit eum Dominus spiritu sapientiae et intellectus, stolam gloriae induit eum”.

Oremus: “Deus, qui gloriam tuam tribus Apostolis in monte Thabor manifestasti et in eodem loco beato Joachim veritatem Scripturarum revelasti, tribue, quaesumus, ut, eius meritis et intercessione, ad Eum qui via, veritas et vita est, ascendamus”.

I cistercensi commiserò però un errore che non passò inosservato alle alte gerarchie cattoliche: tenevano accesa notte e giorno una lampada sull'altare vicino al sepolcro che conteneva le spoglie del "Beato". E così il
20 luglio 1684 il vescovo di Cosenza, Gennaro Sanfelice, denunciò all'Inquisizione i monaci cistercensi di San Giovanni in Fiore. 

 

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L'urna con il corpo
di Gioacchino da Fiore
Photo © Daniela Strippoli


Occorrerà attendere il XXI secolo, in occasione del VII centenario della morte dell'abate calabrese, perché la sua beatificazione e successiva santificazione fosse portata all'attenzione delle autorità religiose.

Infatti, all'approssimarsi dell'VIII centenario della morte dell'Abate Gioacchino, il 25 giugno 2001 l'Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano iniziò nuovamente l'iter per la canonizzazione, grazie all'Arcivescovo Giuseppe Agostino.

I tempi di Santa Romana Chiesa, in fatto di canonizzazione, sono sempre lunghi e strani...

 

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Immagine di Gioacchino proposta dalla Curia Arcivescovile
dell'Arcidiocesi di Cosenza - Bisignano
per l'avvio del processo di beatificazione
 

Per alcuni candidati santi i tempi sono velocissimi, nemmeno una decina di anni, per altri secoli e secoli. Con la sua beatificazione prima e santificazione poi, auspico che sia anche riconosciuto a Gioacchino da Fiore il titolo di "Dottore della Chiesa".  

La figura del monaco calabro non passò inosservata, comunque, a Ioseph Ratzinger, oggi Papa emerito con il nome di Benedetto XVI.

Nella prefazione al secondo volume dei sui scritti (l'"Opera omnia" , edita in tedesco dall'editore Herder di Friburgo, a opera dell'Institut Papst Benedikt XV
I presieduto da Gerhard Ludwig Müller, ex Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede), a proposito della Rivelazione, scrive: “Innanzitutto si è presentata la doppia figura della Rivelazione come Antico e Nuovo Testamento, che ha posto la questione della sintonia fra l'unità della verità e la diversità della mediazione storica posta sin dall'età patristica e poi affrontata anche dai teologi medievali.

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Il logo dell'Institut Papst Benedikt XVI presieduto
dal Cardinale Gerhard Ludwig Müller,
ex Prefetto della Congregazione della Fede


A questa forma classica della presenza del problema del rapporto tra storia e verità, che Bonaventura condivide con la teologia del suo tempo e che tratta a suo modo, si aggiunge in lui anche la novità del suo punto di vista storico, nel quale la storia, che è proseguimento dell'opera divina, diviene una sfida drammatica."

"Gioacchino da Fiore  - continua Joseph Ratzinger - aveva insegnato un ritmo trinitario della storia. All'età del Padre (Antico Testamento) e all'età del Figlio (Nuovo Testamento, Chiesa) doveva seguire un'età dello Spirito Santo, nella quale con l'osservanza del Discorso della Montagna si sarebbero manifestati spirito di povertà, riconciliazione fra greci e latini, riconciliazione fra cristiani ed ebrei, e sarebbe giunto un tempo di pace. Grazie a una combinazione di cifre simboliche l'erudito abate aveva predetto l'inizio di una nuova età nel 1260."

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Una splendida immagine di
Benedetto XVI, ora Papa Emerito

 
"Intorno al 1240 il movimento francescano si imbatté in questi scritti che su molti ebbero un effetto elettrizzante: questa nuova età non era forse iniziata con San Francesco d'Assisi? Per questo motivo all'interno dell'Ordine si venne a creare una tensione drammatica fra
"realisti", che volevano utilizzare l'eredità di san Francesco secondo le possibilità concrete della vita dell'Ordine quale era stata tramandata, e "spirituali",che invece puntavano alla novità radicale di un periodo storico nuovo."

Secondo alcuni critici quanto scritto da cardinale da parte del
l'attuale Papa emerito Benedetto XVI, è tutto l'opposto del pensiero che da Pontefice affermerà nell' enciclica "Caritas in veritate", documento nel quale dettò le direttive del suo magistero pietrino.

 

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Una classica immagine
di Gioacchino da Fiore

 

A Gioacchino da Fiore,il cardinale Henri Marie De Lubac, uno dei più grandi teologi cattolici del Novecento, dedicò in due volumi un saggio alla "Posterità intellettuale di Gioacchino da Fiore".

Secondo De Lubac, lo spirito profetico del frate calabrese non solo ha attraversato i secoli, ma continua ancora oggi a influenzare la nostra cultura, anche quella cattolica. In buona sostanza la filosofia del frate visionario e ribelle che voleva una nuova Chiesa dove l'amore fosse al primo posto, continua a vivere. 

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Una lapide all'interno dell'abbazia florense
ci ricorda il Servo di Dio Gioacchino da Fiore
Photo © Giacomo Danesi


Ecco, Gioacchino da Fiore è tutto questo e tanto altro. Nessuna meraviglia
, dunque, che non sia ancora stato elevato all'onore degli altari...

Per la gente calabrese e non Gioacchino da Fiore è santo da secoli. Nella cattedrale di Santa Severina, in provincia di Crotone, c'è un'affresco nel quale Gioacchino da Fiore compare (anche se senza l'aureola di Santo...), accostato a San Francesco da Paola.  

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 Cattedrale di Santa Severina Gioacchino da Fiore
e San Francesco da Paola. Affresco sec. XVI. 

Photo © Lo Petrone

Rafforzato dal viatico di questa bella descrizione fattami di San Giovanni in Fiore, partimmo per la Sila. Durante il viaggio in autobus, tra scenari bellissimi che solo la nostra Calabria sa mostrare, a tutto quanto sopra esposto ho pensato e sognato. Poi l'arrivo in paese. Il classico paese della Calabria, abbarbicato nello scenario silano. 

Mi ha colpito, all'arrivo, la presenza di numerosi studenti, il loro caratteristico vociare e anche la loro curiosità di conoscere da dove noi giornalisti arrivassimo.


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San Giovanni in Fiore:Il cartello con 
le indicazioni per il Centro Studi 
e per l'Abbazia Florense
Photo © Giacomo Danesi 

Qualche centinaia di metri a piedi per le stradine del paese ed eccoci davanti all'abbazia florense dedicata a Gioacchino da Fiore.

Gioacchino da Fiore fu santo, un visionario, un teologo, un abate, un semplice frate "di spirito profetico donato" , come scrisse Dante nel collocarlo in Paradiso? O tanto altro ancora?

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Il busto di Gioacchino da Fiore 
posto nella Abbazia
Photo © Giacomo Danesi
  

Poi la visita all'Abbazia Florense e soprattutto al Centro Internazionale di Studi Gioachimiti presieduto dal Professor Giuseppe Riccardo Succurro.

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 San Giovanni in Fiore (CS): Parte posteriore dell'abbazia:
Abside e campanile dalle peculiari caratteristiche
dell'archittetura cistercense

Photo © Daniela Strippoli

Ora raccontare quanto visto, quanto appreso dal Professor Giuseppe Riccardo Succurro, Presidente del Centro Studi dedicato a Gioacchino da Fiore, meriterebbe una lunghissima esposizione che, per motivi di spazio, non mi è concesso. E' stata quella del Professore una Lectio magistralis di grande spessore.

Solo chi veramente ama nel profondo del cuore le opere e la vita del frate calabrese poteva esprimersi con tanta gioia e passione. Mi è piaciuta la definizione che il Professore ha fatto di Gioacchino da Fiore: Il teologo delle immagini.

 

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IOACHIMUS / JOACHIM DE FLORE /
GIO(V)A(C)CHINO DA FIORE, 
Liber figurarum, codice membranaceo del sec. XIII,
Biblioteca del Seminario Vescovile Urbano di Reggio nell’Emilia.


A proposito di immagini, eccezionale il libro delle figure, ovvero della più bella ed importante raccolta di teologia figurale e simbolica del Medio Evo, è uno dei capolavori della teologia del grande monaco calabrese.

Le "Figurae", concepite e disegnate da Gioacchino da Fiore in tempi diversi, furono raccolte e radunate nel Liber Figurarum nel periodo immediatamente successivo alla sua morte, avvenuta nel 1202.

 

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Una delle "figurae" concepite e
disegnate da Gioacchino da Fiore
 

Il prezioso volume mette in risalto il suo straordinario pensiero profetico e originale, tutto incentrato sulla teologia trinitaria della storia e sulla esegesi concordistica della Bibbia.

Quanto sia meritoria e di spessore l'opera del Centro Internazionale di Studi Gioachimiti lo potrete apprendere consultando il sito.

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La Home page del Centro
Internazionale di Studi Gioachimiti

Perché un turista, un pellegrino dovrebbe giungere fin qui a San Giovanni in Fiore, perla della Sila calabrese? Una cosa è certa: il turista, il pellegrino, il credente e non, rimarrà sicuramente stupito non solo dalla bellezza del posti, (tutta la Calabria nella sua interezza è bellissima...)  ma soprattutto per la spiritualità del luogo.

Presso il Centro Internazionale di Studi Gioachimiti lo studioso di Gioacchino da Fiore e della Rivelazione, troverà pane per i suoi denti. La storia di Dio, nella Rivelazione, del Nuovo e dell'Antico Testamento in verità è, alla luce del pensiero di Gioacchino da Fiore, è ancora tutta da scoprire...  


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Cliccando sul link post sopra, oltre a numerosi interessanti articoli
sulla vita e le opere di Gioacchino da Fiore, troverete anche una
piccola Bibliografia con autori insospettabili come Giuseppe Mazzini, Ugo Fosco, Giovanni Papini, Ernesto Bonaiuti, ecc.


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Giacomo Danesi, direttore
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Direttore Responsabile Giacomo Danesi