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Treviso: dove si sta bene...




 TREVISO: dove si sta bene...

 

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  di
Gigliola Fiorin

 

TREVISO, APRILE 2017 -. Nella mia vita ho visitato più volte Venezia, Verona, Vicenza e pure Padova, mia provincia di nascita. Belle,  ricche, affascinanti e per me veneta un autentico ritorno alle origini. 

Nel corso degli anni ho avuto occasione di conoscere  varie persone che a Treviso e dintorni erano vissute per lavoro, le quali conservano un ricordo molto piacevole del loro soggiorno riportandone solo aspetti positivi, affermando che "ci si sta bene".  

A Treviso ero arrivata per la prima volta due anni fa, in occasione della festa di primavera del prosecco. Una fugace visita per le vie principali mi avevano lasciato la sensazione di essere in una città speciale, non so perchè.

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Ci sono ritornata a fine marzo in occasione della  Borsa del Turismo Sociale e Associato della Terza Età, organizzata dalla Marca Trevisana.
Treviso non è Roma, non ci sono code nè folle di turisti armati di telefonini e macchine fotografiche a immortalare angoli suggestivi e monumenti unici. Si visita agevolmente a piedi in mezza giornata.

Ho notato in città l'esposizione del tricolore. L'occasione è il raduno annuale degli Alpini che quest'anno saranno a Treviso per la loro adunata nazionale, 90^ della serie, dal 12 al 14 maggio 2017.

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Treviso è accogliente, niente stress, città d'acque e d'arte cortese poetica e gentile.
Dino Buzzati la definì “ Piccola Atene” perché nel periodo storico compreso tra le due Guerre, accolse numerosi poeti e arstisti.

Forse è riduttivo limitare la propensione all'accoglienza ai tempi del '900, visto che il sommo Dante vi soggiornò per diversi mesi e  ne indicò le coordinate topografiche nella sua massima opera, la Divina Commedia scrivendo “...là dove Sile e Cagnan s’accompagna” (Paradiso IX, 49-51).

 

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Treviso e il Sile
(Photoweb Venezia/Treviso)

 
Non confluiscono l'uno nell'altro, ma si accompagnano dolcemente per iniziare un percorso comune. L'acqua è la dolce e silente forza motrice di questa città, talvolta argentea, altre verde, altre  ancora chiara, dai riflessi cangianti, sempre comunque una risorsa per tutti i suoi abitanti che si tramuta in uno stile di vita.


Già nel XIV secolo il poeta fiorentino Fazio degli Uberti, nel suo Dittamondo, cantava "Noi trovammo Trevigi nel cammino, che di chiare fontane tutta ride del piacer d'amor, che quivi è fino." 

L'Abate Bailo, nella propria guida della città del 1872, lodava la purezza delle acque di Treviso, al punto da scrivere: "quest'acque meritano che il forestier le gusti, né si dirà di conoscere Treviso, se non si sono gustate le sue acque".

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"La fontana de le tette", il cui originale attualmente
si trova nella loggia del Palazzo dei Trecento

La scultura originale, recuperata dall'Abate Bailo, è collocata nel cortile di palazzo Zignoli a Treviso, accessibile dalla galleria che collega il Calmaggiore alla piazzetta della Torre e alla calle del Podestà.

La fontana delle Tette, uno dei simboli della città, fu costruita nel 1559 su ordine di Alvise Da Ponte, all'epoca podestà delle Repubblica di Venezia in seguito a una forte siccità che colpì la città di Treviso e la campagna circostante. Originariamente la statua era posta all'interno del palazzo Pretorio, in via Calmaggiore.

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 Treviso: Una curiosa foto, volutamente sfuocata, di una turista
intenta ad abbeverarsi da un seno presso la Fontana de le tete...

 

Da allora fino al 1797, anno della caduta della Serenissima Repubblica di Venezia, in onore di ogni nuovo Podestà, dalla fontana sgorgavano vino rosso da un seno e vino bianco dall'altro e tutti i cittadini potevano bere gratuitamente per tre giorni.

Di fontane oggi ce ne sono circa una trentina, disseminate all'interno delle mura cittadine, ma anticamente erano molte di più, installate per motivi di utilizzo domestico.

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Treviso Serenissima e fascista.
Correva l'anno 1933


Gli abitanti della via o della piazza una volta avevano un rapporto quotidiano tra loro, scandito dalle incombenze giornaliere (pranzo, cena, pulizie) e la fontana diveniva anche luogo d'incontro.

Non dimentichiamo che Treviso è al centro dell'antica Marca Trevigiana, denominata Marca gioiosa et amorosa già nel  XII secolo. Sotto la dinastia Carolingia il territorio viene elevato da ducato a Marchesato, ottenendo vari privilegi tra cui una zecca pubblica che presto divenne la più nota d'Italia e nel corso degli anni la città ampliò il proprio dominio, si abbellì di sontuosi monumenti, fu prospera e gaia, ospitale a poeti e trovatori e tenne feste cavalleresche tanto da meritarsi gli appellativi di gioiosa et amorosa.

 

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La copertina bella pubblicazione di Stefano Zuffi 
- Sassi Editore -
dedicato a Treviso e alla Marca Gioiosa

 

Giovanni Comisso,  scrittore trevigiano e viaggiatore inquieto, scrive che "... Le anse placide del Sile, così verde nel suo defluire lento, sono coperte di fragili salici piangenti che si inchinano tremuli fino a carezzarne le acque".

Descrive altresì la città come "Una gentilissima struttura medievale in giuoco bizzarro con le chiare acque dei fiumi che l'attraversano e né le distruzioni di guerre né il cattivo gusto degli uomini riescono ancora a tramutare."



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Un libro a ricordo
                                              di Giovanni Comisso

E ancora Giosuè Carducci ricorda Carlo Goldoni, che villeggiava sulle rive "dell’argenteo Sile". Non era l'unico: altri veneziani e veneti avevano costruito ville e palazzi per il loro divertimento e riposo a Treviso o sulle rive dei fiumi che la circondano.

Città d'acqua, attraversata da canali e ponti, sembra d'essere a Venezia, ma dura solo un attimo. La vegetazione ordinata di silenziosi e leggeri salici piangenti che lambiscono le rive ti portano alla natura pianeggiante e ordinata del suo territorio, all'agricoltura della campagna circostante, al commercio e all'artigianato.

 

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 Un suggestivo angolo di Treviso

Le numerose ruote di antichi mulini (alcuni ancora funzionanti) sparse in angoli suggestivi e le vie d'acqua che la percorrono raccontano un mondo di attività,  commerci e traffici sonori e operosi  tra la città e l'entroterra produttivo di molinari, tintori, barcaioli, pescatori, conciatori...


Ma quali sono queste acque? Sono quelle dei fiumi di risorgiva del Botteniga e del Sile,  quest'ultimo il più lungo d'Europa con i suoi oltre 90 km. Nascono entrambi a qualche chilometro da Treviso, e per la loro origine mai irruenti conferiscono  dolcezza e serenità all'atmosfera cittadina che offre, infatti, un gran numero di angoli pittoreschi e suggestivi.

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Treviso è una città in simbiosi
con le sue acque


Il primo entra in città scivolando sotto il Ponte di Pietra ove si trovano le chiuse ideate e fatte costruire da Fra’ Giocondo nel '500 e da qui si
dirama in tre rami principali (cagnani in veneto) a delineare uno "stradario" singolare ed insolito, scomparendo all'improvviso dietro o sotto un palazzo, una chiesa, un quartiere  per riapparire poco oltre con una sinuosità silenziosa e una direzione diversa.

Ecco quindi il Cagnan Grande e quello dei Buranelli, cosidetto perchè uno dei ponti che attraversa il corso d’acqua, appunto ponte dei Buranelli, indicava che qui i commercianti provenienti dall'isola lagunare di Burano immagazzinavano la loro merce e  dimoravano. Nei pressi del ponte si trova tuttora un edificio  cinquecentesco un tempo adibito a tal scopo.


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 Il canale e i portici
dei Buranelli


Davvero leggiadro anche costeggiare il Cagnan della Roggia, camminando per la via che ne prende il nome, per ammirare su una riva i palazzi neoclassici che poggiano le fondamenta sull'antico tracciato delle mura di epoca romana, mentre sull'altra le case affrescate dal XIII secolo si specchiano sulle acque che scorrono imperterrite verso il punto d'incontro con il Sile, diretto verso il mare.

 

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Treviso: Urbs picta


Qui si trova il portico delle Scorzerie, luogo dove si trovavano i laboratori degli "scorzèri", gli addetti alla concia della pelle, "scorza" in dialetto e l'omonimo ponte.

Riccardo Bacchelli così scrisse dei canali di Treviso in un servizio per il Corriere della Sera nel 1935. "Il Botteniga attraversa la città, e mostra, a chi vada a guardarlo intorno alla Pescheria, un nuovo atto d’acque, una loro amicizia con le case e con le strade degli uomini.

Qui il margine della
strada, in quartieri popolosi e popolari, è caldo e cordiale, e i tersi canali uguali gli si adeguano per meno che una riva, neanche per un gradino, proprio, invece come se si accostassero a una soglia.

 

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Treviso e i suoi canali

La città v’è pregna di tali vene, quasi serbando lì più sensibile la parentela col terreno fecondo di linfe e di sorgive, incerto fra due nature e fra la prevalenza della terra e quella dell’acqua. E questa è come esitante in una pigrizia dolce, ma viva, perché non si tratta di stagni o di palude ma di polle viventi...». 

Di canale in canale ecco l'isolotto della pescheria. In centro città in mezzo al Sile? Certamente, cosa c'è di strano? Ospita il mercato del pesce ogni giorno ed è collegata alla terra ferma con due ponticelli che ne rendono agibile l'attraversamento da una parte all'altra. Sono stati i detriti portati dal fiume a suggerirne la costruzione.

 

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Adiacente a uno dei ponticelli è visibile il "Molinetto", un edificio che conserva l'antica memoria di un vecchio mulino, (ormai dismesso) con la sua ruota che continua a girare. 


                                                                                 (1.Continua...)

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