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L'Obereggen - Val di Fiemme? Una autentica magia




L'Obereggen - Val di Fiemme?
Unico al mondo!

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di
Luigi Alfieri

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Trentino - Alto Adige - La catena di Lagorai è una fila di piramidi bianche. Le vette del Latemar pungono come spilli l’azzurro del cielo. Il Sella Ronda, le Pale di San Martino, la Marmolada, il Catinaccio occhieggiano in secondo piano, belle come le sculture di un grande maestro dell’arte. Lontanissime altre cime dai nomi mitici, e dalle geometrie inquietanti, Sassolungo, Odle, Cristallo, nascondono spicchi di infinito.

 

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Fuori pista sullo
sfondo del Latemar


Dalla Pala di Santa, alta piatta e spoglia, si gode uno spettacolo commovente. E’ un palco affacciato sulla perfezione della natura. Un palco reale. Il baricentro perfetto di un comprensorio sciistico unico al mondo, raccolto in un solo skipass, che si chiama “Obereggen Val di Fiemme” e mette insieme gli impianti del Lusia, del Cermis, del passo Rolle, di Pampeago, di Predazzo, di Obereggen, Bellamonte e del passo Oclini (Lavazzè), offrendo un centinaio di chilometri di piste adatte a sciatori di ogni genere, dai principianti ai maniaci delle nere più spericolate.

 

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 Le piste di Pampeago
viste dalla Pala Santa
©Pierluigi Orler
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Sciare tra queste montagne non è solo fare sport all’aria aperta, bruciare calorie e riempirsi i polmoni di aria pulita; sciare da queste parti significa riappropriarsi del senso del tempo; significa, per chi ha gli “occhiali” giusti, riempire il cuore e l’anima di emozioni primitive e profonde che solo la natura può dare.

Solo le Dolomiti, con le loro rocce, rosa all’alba, ocra nel primo mattino, grigie nel meriggio, di nuovo rosa quando il sole sta per morire, possono dare. Solo il loro cielo che pare vivo, animato, e se ne sta lì dall’eternità a guardare il lavoro impareggiabile del vento, dell’acqua e del ghiaccio e sarà ancora lì tra milioni di anni, quando la pietra delle montagne non esisterà più, può dare.

 
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Rilievi nevosi...
©Pierluigi Orler
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La gioia che viene da queste vette è troppo grande. Non basta guardarle da lontano.  Bisogna mettersi gli sci ai piedi, avvicinarle una ad una, toccarle, accarezzarle, mettere ogni angolo sotto il vetrino del microscopio per carpirne la segreta bellezza. Si può partire dalla Val d’Ega, porta di un distretto sciistico che inizia ad Obereggen, in provincia di Bolzano, e si snoda fino a Pampeago e Predazzo, in provincia di Trento. Sono cinquanta chilometri di piste da fare senza mai togliersi gli sci, serviti da cabinovie e seggiovie capienti e veloci, senza file, neppure di domenica.

 

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Il fuori pista...
©Pierluigi Orler
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Qui c’è la possibilità di godere del fascino verticale del Latemar, della nervosa ascesa verso il cielo della Torre di Pisa e delle sue sorelle, dei boschi di cembro, di abete rosso, pino mugo e larice che salgono dalle valli di Fiemme e di Fassa. Qui c’è lo straordinario belvedere della Pala di Santa.

Ci sono le piste nere della Pala stessa, della Torre di Pisa, dell’Agnello (con le varianti), che fanno la gioia degli sciatori esperti. Attorno a queste regine si snodano decine di chilometri di discese dolci, lisce, larghe, alla portata di ogni sciatore. Spostandosi più a Sud, c’è la skiarea Alpe Lusia, che va da Moena, in Val di Fassa, fino alle vicinanze del Passo Rolle.

 

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Neve al sole...
©Pierluigi Orler
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Offre due nere conosciutissime come la Piavac e la Fiamme oro. Una delizia per chi ama il brivido. Quasi sempre in ombra, scendono verso Moena ripide e ghiacciate. Mentre una terza nera, la Direttissima, è baciata dal sole dall’alba al tramonto. Una regina circondata da percorsi abbordabili e luminosi. Quando si sale lungo la seggiovia o quando si tira il fiato tra un muro e l’altro, è il paesaggio che diventa padrone del cuore.

 

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Una spettacolare
vista sulle Vajolet


Dal Lusia, sembra di toccare con mano le torri del Vajolet, perla del Catinaccio, e le Pale di San Martino. Se ne stanno lì, che salgono verso il cielo come preghiere laiche, acuminate e forti, leggere e solide. Per vedere le Pale da un’angolazione diversa, per sentirle più pesanti e massicce, più incombenti, bisogna portarsi sulle piste del Rolle, che dalle Pale sgorgano come l’acqua sgorga dalle fonti. Dalla capanna Cervino, il Cimon è un gigante buono, un monumento alla grandezza dellacreazione.

 

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  L’Olimpia del Cermis con vista su cavalese,
una delle più lunghe nere delle Alpi
©Pierluigi Orler
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Il comprensorio dello skipass Obereggen Val di Fiemme si chiude a sud con l’Alpe del Cermis. Il suo gioiello è la lunga pista nera Olimpia. Quattro chilometri e settecento metri di muri ripidissimi, che l’esposizione a settentrione rende duri e compatti fino ad aprile. E’ una discesa antica, che ha fatto storia, uno dei percorsi più amati delle Alpi.

La contornano piste più tranquille, rilassanti, dove ci si può fermare a godere delle geometrie del gruppo Lagorai, una catena di piramidi affilate che corrono dall’Alpe alle Pale, con un ricamo che riecheggia immagini egizie. 

In fondo, lontano, il monte Pelmo, che se ne sta come una spatola rivolta verso un cielo tanto blu che sembra di plastica. C’è chi giura che dal Cermis si può vedere anche il Civetta; di sicuro, come in un gioco di specchi, si scorge la piattezza della Pala di Santa e, dietro, ancora il Catinaccio, perso tra sbuffi di nubi bianche come zucchero filato.

 

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Una spettacolore visione
del Monte Pelmo

Al passo Lavazzè ci sono solo due impianti, ma questa località, col suo centro attrezzato, è il paradiso degli sciatori di fondo, insieme al lago di Tesero, che offre una pista illuminata in notturna. Per gli amanti della specialità esistono centri non attrezzati a Nova Ponente, Ziano, Predazzo, Bellamonte e passo Rolle.

Il re di questo immenso comprensorio resta comunque il paesaggio. Il ghiaccio, il vento e la pioggia, ci hanno messo milioni di anni a scolpire picchi e crode portando via un granello al giorno per un tempo quasi eterno. Il risultato è strabiliante. Perfetto per geometrie e proporzioni.

 

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Il Brenta al tramonto

A un certo punto della giornata, quando il sole si nasconde dietro il Brenta lontano, su questo scenario antico sorge una pallida luna d’argento. Le cime grigie si ammantano di una veste rossofuoco, che sfuma nell’indaco e nel violetto. E’ l’enrosadira. Lentamente, una ad una, si accendono le stelle nel cielo di cobalto. “Ed è subito sera”.

Dove alloggiare:

L’Hotel Pfoesl (www.pfoesl.it tel. 0471616537) si trova in Val d’Ega, all’ingresso del grande comprensorio sciistico Obereggen-Val di Fiemme. Non è solo un posto per dormire, è anche un rifugio per gourmet, una “fabbrica” di profumi, un belvedere sulle Dolomiti più vere.

 

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Le fotografie - Per capire fino in fondo la bellezza delle Dolomiti e della neve che le ammanta, è utile conoscere le fotografie di Pierluigi Orler, l’inventore della snow art (www.orlerimages.com).

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Il cibo -
Per un’esperienza mistica bisogna cenare al Rifugio Fuciade (www.rifugiofuciade.it) di Sergio e Emanuela Rossi. I clienti vengono prelevati a valle con le motoslitte e nelle notti stellate il rientro è da favola, come la cucina basata sui piatti della tradizione, opportunamente corretti.

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Per informazioni:


www.valdega.com  

www.visitfiemme.com

www.skiarealpelusia.it

www.latemar.it 

http://www.obereggen.com/it/

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