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La costa Ionica nel Sud della Calabria




La costa Ionica a Sud della Calabria

Un percorso scelto dai Greci

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La costa Ionica a Sud della Calabria tra
SS.statale 106, ferrovia e mare

Foto@S.Stranges

di

Daniela Strippoli

La costa ionica della Calabria presenta, non meno, di quella tirrenica, arenili dissimili e variegati che sorprendono in vari tratti sia che la si percorra lungo l’unica strada che la costeggia, la SS106, sia che la si percorra sulla linea ferrata regionale, ahimè, in via di estinzione.

In particolare da Soverato, in provincia di Catanzaro, a Bovalino, provincia di Reggio Calabria, la costa è caratterizzata da ampie distese di sabbia bianca che si accompagnano fino alla riva del mare perdendosi fino all’orizzonte nell’immensa distesa dall’azzurro turchese che si fonde con quello del cielo.

Quanta storia sulle rive di questa costa! E quanti popoli hanno calpestato quella sabbia! Se ci si sofferma per un attimo a pensare ci si ritrova a vivere per qualche istante una dimensione in cui il tempo perde la sua effimera percezione. La Magna Grecia si è generata sulla costa ionica calabrese!

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Una foto storica: Il ritrovamento dei Bronzi
sulla spiaggia di Riace (Rc)

 

A segnare la fine della provincia di Catanzaro è il faro di Punta Stilo che indica l’area dell’antica colonia greca di Kaulon su cui emergono i resti del Tempio e di altri edifici di epoca romana di enorme importanza. Proseguendo ancora si attraversa Riace che ha restituito alla regione i famosi Bronzi che testimoniano in maniera ancora più diretta come i greci passavano e spassavano lungo la nostra costa.

Da Bovalino, in direzione Reggio Calabria, lo scenario costiero cambia. Da qui il promontorio di Capo Spartivento, con il suo faro, segna il punto più a Sud della penisola e lo dimostra il sole che, da questo punto, si vede tramontare alle spalle dell’Etna che, fumante, segna la quinta più affascinate della storia millenaria della Calabria culla di una grande civiltà dimenticata dal potere economico che ha trapiantato la sua eredità nelle banche del Nord.


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La costa Ionica dall’alto

Foto © G.Maressa

La costa Ionica calabrese è stata scelta dai greci quando, ormai troppi per essere contenuti sul loro territorio, hanno esteso la loro terra sulla sponda opposta alla loro segnando in questo modo inevitabilmente storie, usi e costumi di questa terra dalla quale partì la sorte dell’intera nazione chiamata Italia.

Questa profonda grecizzazione in epoca magnogreca seguita successivamente, in epoca medievale, da quella bizantina, ha segnato in maniera tanto profonda ed incisiva l’identità della Calabria, in particolare la parte della regione più a Sud.

Oggi si conservano le reminiscenze di questo avvenuto passato greco negli usi, nelle tradizioni, nell’artigianato e anche nella lingua delle comunità che oggi animano i piccoli borghi arroccati tra i boschi dell’Aspromonte che scendono verso il Mar Ionio aprendosi in immense vallate solcate da imponenti fiumare.

 

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La torre del castello in cima
alla roccia di Roccella Ionica (Rc)

Foto©Daniela Strippoli

 

Viene definita area Grecanica o Ellenofona la piccola porzione di territorio che si estende da Brancaleone a Melito Porto Salvo, in provincia di Reggio Calabria e che comprende, tra le altre, le comunità di: Bova, Roghudi, Gallicianò, Roccaforte del Greco, in cui ancora è viva la presenza greca in particolar modo nella lingua, ma anche nella normale vita quotidiana scandita dal lavoro di pastorizia e di agricoltura, nella lavorazione della ginestra e in quella del legno.

 

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Anche la musica fa parte
della cultura calabrese

 

I greci di Calabria hanno molto da raccontare perché sono gli eredi viventi dell’antica cultura che ha dato vita alla nostra nazione e che, in Calabria, si è conservata perché rinchiusa tra i suoi monti dove difficilmente c’è spazio per la modernità.

 

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La Grecia e l’Italia a Gallicianò (Rc)

Foto©Enzio Praticò

 

Questa parte della Calabria ionica mantenne rapporti privilegiati con la Grecia fino all’arrivo dei turchi, cioè fino alla fine del XV secolo. Per lungo tempo le comunità italo-greche della Calabria meridionale continuarono a vivere in assoluto isolamento al punto che finanche il papato ignorò la religiosità bizantina locale giungendo a non riconoscerle neanche i suoi Santi locali.

Questo isolamento ha permesso la conservazione di questa realtà inedita che continua a parlare la lingua greca, legata alle attività agro-pastorali in cui le reminiscenze magno greche si fondono con le tradizioni tipiche della cultura bizantina.

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 Un esempio del tipico
artigianato grecanico

Foto©Domenica Palamara

 

A cambiare la sorte di una buona parte di questi paesini aspromontani sono state le calamità naturali. Alluvioni e fenomeni tellurici importanti hanno inevitabilmente provocato lo spopolamento, ovvero dell’emigrazione, della minoranza storico-linguistica circoscritta per lo più nell’area compresa tra Bova e la vallata dell’Amendolea.

Con l’avanzare del progresso e dunque, con la modernità , si è accentuato in maniera consistente il divario sociale con la popolazione definita italo-greca con il quale idioma si è voluto sempre indicare la popolazione calabrese più arretrata e che è rimasta da sempre legata alla terra.

 

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A sinistra coperta calabrese realizzata con la ginestra.
A destra la stessa proveniente da Salonicco in Grecia
Si noti l’uguaglianza dei motivi geometrici

Foto©T.Squillaci

 

E’ comunque certo che fino alla fine dell’ottocento la realtà culturale ellenofona si estendeva fino a Reggio Calabria. Ciò ne è testimone, tra i tanti, il resoconto del viaggio dell’inglese Edward Lear compiuto nel 1847 in cui esprime la sua meraviglia nello scoprire una terra che ha tanto da raccontare.

Solo negli ultimi anni il territorio circoscritto come Calabria greca sta compiendo, con enormi sforzi, passi in avanti per la salvaguardia delle proprie tradizioni in cui riconosce un chiaro e significativo trampolino di lancio verso uno sviluppo turistico nuovo rivolto, specialmente, a chi vuole intraprendere, vivendolo, un percorso storico emozionale strettamente connesso alla realtà del passato e che fa fatica a ritrovare e continuare, nel mondo di oggi, la propria identità.

La lingua greca ancora viene parlata dai più anziani è oggi volutamente trasmessa ai giovani grazie al centro studi ellenofoni di Bova.


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 In Calabria si parla ancora il greco

Foto©Daniela Strippoli

 

Testimone di tutto ciò sono i continui rapporti che oggi più che mai intercorrono tra la Grecia e la Bovesia che rendono ancora di più l’essenza della grecità calabrese interessante e molto intrigante.

 

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L'alba sullo Ionio... 

Foto © Giusy Musmeci

Una realtà che si distacca dal contesto generale della regione la quale, anche se a fatica, si evolve verso il progresso turistico, che regala emozioni forti se si abbatte ogni sorta di pregiudizio imposto, perché arriva diritta al cuore.

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