Messaggio

Saint Germain - de - Prés dei tempi andati




 

 

b_300_0_16777215_00___images_1DANESI_saintgermainb_2uot0jn.jpg

di
Mario Bussoni
 

"Ce n'est pas possible", scuote la testa Francine Adami, giornalista francese, mentre da un tavolo del mitico Café de Flore, al numero 172 di boulevard Saint-Germain, sorseggio in silenzio un "rince cochon" (vino bianco, limonata e acqua Vichy). I tavolini intorno straboccano di "nippon, nikon", invadenti e chiassosi turisti giapponesi.

I camerieri, pur stretti nei loro impeccabili "rondin", gilet nero è grembiulone bianco, non assomigliano neppure lontanamente né al vecchio Pascal, né a Jean detto Descartes, due autentiche istituzioni del bel tempo che fu. E, all'interno, non si aggirano più, da anni, neppure l'onnipresente Paul Boubal, il patron, e la bionda e fascinosa Henriette, sua moglie.

Siamo a Parigi, naturalmente, in un quartiere centrale (VI arrondissement) a Saint Germain-des-Prés il cui nome deriva da un'abbazia, fondata nel 558, in quel tempo fuori le mura, "nei campi" ("dans les prés"). La chiesa romana del XII secolo, è ancora visibile.

 

b_500_0_16777215_00___images_1DANESI_saintgermainb_6eme-arrondissement.jpg

 

La Adami mi racconta, preoccupata, come Saint Germain-des-Prés abbia ormai cambiato pelle. E non solo per via dei giapponesi. Una grande griffe ha preso possesso della vecchia Brasserie Royal Saint Germain, e un' altra ha mandato in pensione un' altra istituzione: la prestigiosa Libraire Le Divan.

Saint-Germain-des- Près è così diventato un quartiere saturato, frequentato  da estranei, da turisti frettolosi e da curiosi. E, quel che è peggio, l'offensiva di stilisti e gioiellieri ha segnato l'inizio della fine di un mito. Il commercio di lusso ha, infatti, condannato all'asfissia e alla morte certa uno tra i più caratteristici angoli di Parigi, azzerandone il primato culturale e distruggendone la stessa gioia di vivere.

 

b_400_0_16777215_00___images_1DANESI_saintgermainb_inserviente.jpg

Un inserviente del Café de Flora

All'offensiva delle boutique di lusso non è riuscita a opporsi neppure l'associazione Sos Saint-Germain. Costruito verso la fine del secondo Impero, il Café de Flore aveva preso il nome da una statuetta di Flora, la dea romana dei fiori e della primavera, ficcata proprio davanti alla porta. Dapprima, si erano ritrovati qui esponenti e militanti di Action française, un movimento di destra.

Con il tempo però, esso si era fatto la fama di ritrovo di sinistra. Per anni, sui suoi tavoli si era così discusso di rivoluzione permanente. "Il Café de Flore era frequentato da gente dai guadagni incerti e dalle grandi ambizioni, soprattutto letterarie. Gente alla quale andava bene il modo di vivere anarchico", mi spiega la Adami.

 

b_500_0_16777215_00___images_1DANESI_saintgermainb_citroen_2_cv.jpg

La mitica 2Cv della Citroen,
oggetto simbolo di quei anni

 

A lanciare il locale è comunque, nel 1939, la "bande à Prévert", ossia la cerchia che fa capo a Jacques Prévert, straordinario e sensibilissimo poeta."Cet amour si violent si fragile si tendre si désespéré' ("Questo amore così violento così fragile così tenero così disperato)", mi torna inevitabile alla mente. La cerchia Prévert è detta anche Group d'Octobre, per aver imposto il realismo poetico a teatro e cinema. Ma occorre attendere lo scorrere degli anni bui dell'occupazione nazista di Parigi, perché il Café de Flore spicchi un fantastico volo.

Intanto ci vanno Pablo Picasso con la compagna Dora Maar, all'ora dell' aperitivo. E quindi gli scrittori francesi Raymond Queneau e Albert Camus e il poeta trombettista Boris Viano. E poi lo scrittore André Breton e il pittore Tristan Tzara, rispettivamente padri del surrealismo e del dadaismo. In seguito, sarà facile incontrare gli attori Simone Signoret e Serge Reggiani e i registi Roger Blin e Jean Vilar.

A cominciare dal 1942, ecco comunque la grande svolta. Boubal nota un uomo strabico, silenzioso, un po' scorbutico, vestito di falsa pelliccia e con la pipa di erica sempre infilata in bocca, sistemarsi ogni giorno a un tavolino del primo piano. E quindi rimanervi dall'apertura a mezzogiorno e dal pomeriggio all'ora di chiusura. Più tardi, saprà che quell'uomo altri non è che Jean-Paul Sartre, un personaggio che avrebbe dato fama immortale al locale.

 

b_500_0_16777215_00___images_1DANESI_saintgermainb_sartre11.jpg
OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Jean-Paul Sartre, padre dell'Esistenzialismo

 

In seguito, approda al Café de Flore anche una donna, rigida e impettita come un'istitutrice, che cerca di arrivare all'orario di apertura, per potersi sistemare accanto alla stufa. E' Simone de Beauvoir (Simone Lucie-Ernestine-Marie-Bertrand de Beauvoir). Entrambi scrivono a mano su tavolini separati, raramente alzano la testa e ordinano una sola consumazione.  
 

b_500_0_16777215_00___images_1DANESI_saintgermainb_3-photos-culture-livres-simone-de-beauvoir-en-1949.jpg
Simone DE BEAUVOIR : elle vient de publier "Le deuxième sexe" : l'écrivain posant debout dans la rue.

La scrittrice Simone de Beauvoir

Sartre butta giù L'essere e il nulla, il capolavoro dell'esistenzialismo, che uscirà nel 1943, dopo aver già raggiunto una certa notorietà con i romanzi La Nausea (1938) e Il muro (1939). La de Beauvoir verga, invece, pagine e pagine di un' analisi complessa  sulla condizione della donna del ventesimo secolo, che poi riverserà nel romanzo l'Invitata (1943).

Nell'autunno 1945, con l'uscita del primo numero della rivista Temps Modernes  e con i due romanzi del ciclo Le vie della libertà, L'età della ragione e Il rinvio di Sartre e con il Sangue degli altri della de Beauvoir, il Café de Flore diventa prima punto di riferimento e poi polo di attrazione. Gli anonimi amanuensi, che una volta occupavano i due tavolini del primo piano, sono trasformati in personaggi.

 

b_400_0_16777215_00___images_1DANESI_saintgermainb_t7okev.jpg

Il Café de Flora in una stampa dell'epoca

 

La grande stagione letteraria del Café de Flore iniziata nel 1938, durerà sino al 1946, per assurgere poi a livello di simbolo. E si spegnerà comunque con gli ultimi sussulti del Sessantotto.

Il Café des Deux Magots si trova invece al numero 170 di boulevard Saint-Germain. Il suo nome deriva dall'insegna del Magasin des nouveautés, aperto nel 1813 in rue du Buc e poi trasferito qui nel 1873. Insegna che ritrae scolpiti due cinesi obesi, magots appunto, issati in cima a un piedestallo.

 

b_400_0_16777215_00___images_1DANESI_saintgermainb_tep3375.jpg

Il Café des deux Magots ai tempi nostri 
 

Come il Café de Flore, anche il Café des deux Magots è un luogo di culto, ricco di ricordi. Uno dei tempi  letterali di una Parigi ormai scomparsa, che riporta alla mente i romanzi Il sole sorge ancora e il postumo Fiesta mobile di Ernest Hemingway. Certo, i "germanopratins", i locali, ogni mattina alle ore 9 affondano ancora i propri croissant in una chocolat a l'ancienne, che però non è più la migliore di Saint-Germain-des Prés, ed è oltretutto cara. Oppure, prendono un Café épais (café denso).

Tra i primi frequentatori del Café des Deux Magots si ricordano: i poeti Paul-Marie Verlaine, Jean Nicolas Arthur Rimbaud e Stéphane Mallarmé. In seguito, oltre a Hemingway, Picasso, Sartre e la de Beauvoir, arriveranno i surrealisti André Breton, Robert Desnos e Georges Bataille.

 

b_500_0_16777215_00___images_1DANESI_saintgermainb_giacometti.jpg

Alberto Giacometti ripreso
nel suo studio parigino

 

E ancora: lo scultore e pittore Alberto Giacometti, il futuro scultore di Hitler Arno Breker, gli scrittori Antoine de Saint- Exupéry; Jean Giraudoux, Alfred Jarry, precursore del surrealismo e James Joyce, che berrà come una spugna dopo aver pubblicato nel 1922, proprio a Parigi, il suo capolavoro: Ulisse.

Nel 1933 è istituito il premio letterario Deux Magots, attribuito per la prima volta a Raymond Queneau, autore del romanzo La Gramigna. La grande stagione del Café des Deux Magots, che con buone ragioni rivendica a sua volta il titolo di "rendez vous de l'élite intelletuellè" parigina, si pone soprattutto a cavallo tra il 1930 e il 1938.

Un altro locale storico, oltre che anima di Saint-Germain-des-Prés, è la Brasserie Lipp, al numero 151 di boulevard Saint-Germain, dall'altra parte della strada. Fondata dopo la guerra franco-prussiana del 1870 dall'alsaziano Lippmann, essa era già nota in passato come Brasserie Bords du Rhine. 
 

b_400_0_16777215_00___images_1DANESI_saintgermainb_pic09.jpg

François Maurice Adrien Marie Mitterrand è stato presidente della Repubblica francese dal 21 maggio 1981 al 17 maggio 1988 e poi, rieletto per un secondo mandato, fino al 17 maggio 1995.

I soffitti della Brasserie Lipp sono dipinti con nudi prosperosi, mentre i muri sono rallegrati da ceramiche art nouveau, raffiguranti piante, uccelli e fregi e da grandi specchi. Durante gli anni d'oro, Roger Casez, figlio del fondatore che lo aveva acquistato pochi anni prima da Lippman, solo le "celebrità" potevano andare a sedersi "di sopra".  Casez aveva ideato un premio letterario che da lui aveva preso il nome. Premio che anche il successivo proprietario, monsieur Perrochon, avrebbe mantenuto.  

Oggi di quell'atmosfera non è rimasto praticamente nulla. Chi è dotato di una certa sensibilità, ascolti il mio consiglio. Cammini lentamente per quelle vie, guardando le insegne, le piccole cose. Io sono certo che le anime di quelle persone sono, forse, lì nascoste in qualche angolo. 

Link correlati

Dove siamo nel Mondo 
                

Documenti prego! 

Io prima di partire mi assicuro...    

La nostra pagina sulla Francia 

.... Parigi, o cara! 

Info a Parigi

Visita virtuale al quartiere di Saint Germain-des-Près

Il Video

Il Meteo

Il Gazzettino del Viaggiatore è su Facebook!

Magazine di Turismo e varia umanità.
Direttore Responsabile Giacomo Danesi