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Sulle orme di San Giovanni Nepomuceno




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La cattedrale di Santa Barbara a  Kutná Hora Foto © Gloriet


Testo e foto
di
Giacomo Danesi
(
*) 

Il viaggio ha numerosi momenti magici, ma due sono per me quelli fondamentali: il prima e il dopo. Prima, per l’emozione di dover affrontare, comunque, l’ignoto. Anche se a Parigi o Praga, o in qualsiasi altra destinazione, sei già stato diverse volte, quel luogo ti apparirà diverso, sempre nuovo. Al ritorno a casa, nei giorni successivi, vivo il momento più bello. Rivedere gli appunti, le fotografie e i filmati è sempre emozionante.

Il sedimentare  tutto poi ti fa capire la fortuna di aver fatto quel viaggio. Ti accorgi anche leggendo riviste e libri, che hai visto in verità solo una piccolissima parte di quanto avresti dovuto e potuto vedere, ammirare, godere. Allora ci resti male.  

Ritorniamo al nostro viaggio del mese di maggio 2012  in Repubblica Ceca. Viaggio che aveva un affascinante titolo: Per conoscere le radici cristiane in Boemia e Moravia.

Per chi lo desiderasse in fondo a questa pagina, nei link correlati, riproporrò i primi due articoli di un viaggio che ho voluto commentare partendo a ritroso. Così, dopo aver illustrato l’ultimo e il penultimo giorno, ecco ora il terz’ultimo giorno, e precisamente  mercoledì 23 maggio 2012. 

La sera precedente, giorno della partenza da Milano Malpensa e dell'arrivo al modernissimo aeroporto di Praga, al termine di una giornata durissima ma affascinante con la visita alla splendida Praga, abbiamo preso alloggio a Villa U Varháre a Kutná Hora, a cento metri dalla Cattedrale di Santa Barbara, patrimonio dell’Unesco. Mi sono alzato prestissimo al mattino per visitare la città deserta. Città che è un vero capolavoro d’arte e seconda solo a Praga. Sotto la dominazione comunista, i suoi monumenti architettonici furono sottoposti all’amministrazione del Comitato Nazionale per la Tutela dei Monumenti antichi. 


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La Cattedrale di Santa Barbara a Kutná Hora


La sua ricchezza artistica la si deve ai suoi giacimenti di argento che trasformò un piccolo villaggio in città regia. Le prime notizie in tal senso risalgono al 1283 quando fu istituita la Zecca Reale che sfornava i “Grossi Pragensi”, una moneta molto importante.


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 Boemia. Giovanni di Lussemburgo (1310-1346).
 Grosso Pragense.  Cfr. Donebauer 817. AG. BB+.


Vi state chiedendo da chi fu coniata e disegnata? Avete indovinato: da artigiani fiorentini! A invitarli fu il Re in persona. La zecca fu addirittura chiamata Vlašský Dvür, ovvero Corte Italiana. La città meriterebbe una visita di almeno tre giorni. Disgraziatamente avevamo a disposizione solo mezza mattinata, giusto il tempo di una brevissima visita ad un capolavoro del tardo gotico ceco che domina la città: la cattedrale di Santa Barbara. A costruirla furono i signori di Kutnà Hora non appena avuto notizia che re Carlo IV aveva iniziato la costruzione a Praga della cattedrale di San Vito.

La cattedrale di Santa Barbara, patrona dei minatori, fu iniziata dalla bottega di Peter Parler nel 1388. Furono necessari diversi secoli per portarla a termine. Incredibile quanto avvenne alla fine del secolo XVII. I Gesuiti s’impadronirono della cattedrale e trasformarono l’interno e il tetto in barocco. Occorrerà attendere la fine del XIX e l’inizio del XX secolo per effettuare restauri e riportare la chiesa all’originale progetto gotico, salvo  l’ampliamento di una volta e l’aggiunta di una nuova facciata occidentale.


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L'attuale facciata della Cattedrale


Appena entrati, guardate a sinistra nella piccola cappella. Ammirerete una splendida Madonna gotica che tiene in braccio il bimbo in stile barocco. Tra i tanti capolavori, l'intaglio in legno dell’Ultima Cena che domina l’altare maggiore. Sulla volta della chiesa, oltre allo stemma di Ladislao II, ecco gli stemmi delle corporazioni dei minatori.


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Il soffitto della cattedrale arricchito
dagli stemmi delle corporazioni dei minatori


Tra le numerose  cappelle imperdibile quella dei minatori con dei bellissimi affreschi del XV secolo raffiguranti il lavoro dei minatori. Ebbene, l’importanza di questi affreschi è dovuta al fatto che sono tra le prime opere della cristianità che ritraggano l’uomo comune. Idem dello stesso periodo anche gli affreschi nella Cappella dei Coniatori; affreschi che riproducono il lavoro dei lavoratori protetti dagli angeli sovrastanti. E, cosa per me straordinaria, è notare che la maggior parte degli affreschi non ha come soggetto temi religiosi ma la vita dell’uomo comune.

Giusto il tempo di ammirare di sfuggita la fontana in pietra e la vicina chiesa di San Giovanni Nepomuceno e via per Sedlec, periferia di Kutnà Hora (che significa “Montagna da cui si estrae”), dove fu fondata la prima abbazia cistercense di Boemia.


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La fontana di pietra 


Abbazia che non abbiamo visitato. In compenso abbiamo visitato la chiesa del Cimitero di Tutti i Santi  contenente le ossa di oltre 40.000 persone. La cosa incredibile è che con le ossa dei trapassati un certo Frantisek Rint, di professione intagliatore, vi costruì uno straordinario lampadario, composto naturalmente di ossa umane, così come i calici, la croce, l’ostensorio e addirittura lo stemma degli Schwarzenberg! Immediato il pensiero alla Catacombe dei Cappuccini a Palermo e la Cripta dei Cappuccini in Via Veneto a Roma


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Lo stemma degli Schwarzenberg totalmente
composto da ossa umane!


Sembra che il tutto sia stato costruito per ricordare ai visitatori la caducità della vita. L'ideatore di questa chiesa, per certi versi affascinante, c'è riuscito! Pochi attimi primi di allontanarci, scorsi nella chiesa un grande dipinto. Scattai qualche foto in precario equilibrio e scarsissima luce.


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Il quadro all'interno della chiesa
del Cimitero di Tutti i Santi
 

A casa, dopo averla leggermente schiarita, notai con stupore che il personaggio in primo piano teneva in mano un oggetto che ha tutta l’apparenza di un iPod! In verità si tratta di una clessidra. Amo pensare che il mitico Steven Jobs sia, tanti anni fa, passato da queste parti e che l’idea dell’infernale aggeggio sia nata proprio dalla visione di questo quadro. 


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Ecco in primo piano la figura di un Santo (?) con
lo strano oggetto a forma di iPod. In verità
di tratta di una clessidra...
 

Dopo il pranzo alla Taverna Zdár nad Sázavou, ecco la visita a una chiesa meta di numerosi pellegrinaggi e dedicata a San Giovanni Nepomuceno a Zelenà Hora che dal 1994 è patrimonio dell’Umanità essendo stata inserita nella lista dell’Unesco. Sulla complicata storia della sua costruzione, e soprattutto perché in questa splendida collinetta con vista a perdita d’occhio, vi rimando a questo link.


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La ripida scalinata
che porta al santuario
 

La curiosità è che tutta la costruzione ha un denominatore comune: il numero 5. Infatti, la pianta della chiesa ha la forma di una stella a cinque punte. La chiesa ha 5 entrate, 5 cappelle, e 5 altari e così tanti altri elementi sempre in numero di 5. Perché il 5? Perché, secondo la tradizione, sembra che sul luogo dell'annegamento del santo sia apparsa una corona con 5 stelle. Perché fu ucciso? Sempre secondo la storia (o leggenda) il santo si rifiutò di rivelare quanto la regina Sofia gli disse in confessione. Dunque, tacque, che in latino si scrive tacui. Guarda caso parola composta da 5 lettere. Nella chiesa, piuttosto fredda, guardate su in alto, sul soffitto, e vedrete riprodotta una grossa lingua rossa, simbolo della spada del santo che nell'accezione  più estesa vuol significare la vittoria.


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Il soffitto del  santuario di
San Giovanni Nepomuceno
 

 
Potremmo continuare ad enumerare i fatti e i simboli utilizzati nel santuario e caratterizzati dal numero cinque. Curiosamente anche alcune finestre sono, infatti, a forma di lingua. Inutile dire che da là la vista sui dintorni è stupenda ed è meta di pellegrinaggio con comitive provenienti da tutto il mondo.  

Il santo è talmente famoso in tutto il mondo che una Azienda Agricola Bresciana, Cantrina di Bedizzole, ha dedicato un vino splendido a San Giovanni Nepomuceno


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La salita fino al  santuario non fu facile, subito 
dopo il pranzo. Più comoda fu la discesa... 


L'alloggio e la cena a Olomuouc  presso l'Hotel Ibis, concluse la bella giornata.

Nel nostro percorso a ritroso di questo viaggio, nel prossimo articolo illustrerò il fascino della città d'Oro: Praga.

Info: Ente Nazionale Ceco per il Turismo 
Via G. B. Morgagni 20, 20129 Milano 
Tel.:+ 39 02 20422467  - Cell.: +39 340 5341455       

http://italy.czechtourism.com 

Link correlati

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Praga: la Città d'Oro e le sue maratone

Repubblica Ceca: le radici cristiane

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Sulle orme di San Giovanni Nepomuceno 

Praga Caput Regni 

Il Patrimonio dell’Unesco nella Repubblica Ceca

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Come arrivare

In aereo

La compagnia aerea di bandiera è Czech Airlines - CSA (ww.czechairlines.it). Praga dall'Italia si raggiunge inoltre con Wizzair (www.wizzair.com), Wind Jet (www.volawindjet.it), Easy Jet (www.easyjet.com), Air One (http://flyairone.com) e Smartwings (www.smartwings.com). Per Brno c'è invece Ryanair (www.ryanair.com/it).

Oltre che in aereo si può andare in auto.

 Per chi viaggia in automobile la strada più breve passa attraverso il Brennero per poi proseguire in Austria verso  Innsbruck, e la Germania verso Monaco di Baviera e Ratisbona fino alla frontiera. Un secondo itinerario, da preferire nei periodi di affollamento del Brennero, passa per la Svizzera attraverso il valico di Como-Chiasso, prosegue verso il lago di Costanza e passa da Norimberga. Per chi invece deve  raggiungere Brno - il capoluogo della Moravia - , la strada più breve passa da Tarvisio attraversando l’Austria in direzione di Vienna. 

In pullman
Studentagency (
www.studentagency.cz)
Eurolines (
www.eurolines.it)
Tourbus (
www.tourbus.cz

 Meteo 

(*) Foto © Giacomo Danesi



 

 

 

 


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Direttore Responsabile Giacomo Danesi