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Il Danubio: il mistero della sua nascita




  

di
Mario Bussoni


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Il Danubio più che un fiume è un mito: ha fatto geografia e storia, scorrendo e scintillando nel sole come il fluire della vita. Intorno a sé, ha creato la Mitteleuropa, dove numerose sono le radici del Vecchio Continente. Dappertutto è straordinario, non fosse solo per quel qualcosa di romantico e di magico che riesce sempre a ispirare. Con un’eccezione: il suo luogo di nascita, oltretutto ancora oggi avvolto nel più fitto dei misteri.

A contendersi la paternità, ossia la sua sorgente, sono 2 piccoli borghi della Germania: Donaueschingen e Furtwangen. A Donaueschingen, percorro più volte l’anello di una vasca circolare, protetta da un' elaborata ringhiera di ferro. Su un piccolo e aggraziato colonnato si alza una statua slanciata, che ritrae austere e allegoriche figure femminili.


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Una lapide mi avverte: “Hier entspringt die Donau” (Qui comincia il Danubio). E mi spiega anche che mi trovo a metri 678 sul livello del mare e a 2.840 chilometri dalla foce sul mar Nero. Intorno, si distende dolce il fantastico parco del castello ottocentesco dei principi Fuerstenberg. 

Giù a basso, nella vasca, scorgo invece una polla d’acqua, increspata da una fine brezza. E’ proprio questa la sorgente del Danubio, il suo incipit?

Dal punto di vista “ufficiale”, sancito da tanto di carte bollate e così come descritto da svariate guide turistiche, si direbbe proprio di sì. Ma, c’è anche chi è pronto a giurare esattamente il contrario. Rivalità di campanile? Recita una filastrocca: “Brigach und Breg bringen die Donau zu weg” (la Brigach e la Breg mettono il Danubio sulla strada).


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Il Danubio a Brigach

Si sostiene, infatti, che le acque aristocratiche della sorgente del parco dei Fuerstenberg altro non siano  che una risorgiva della Brigach. La quale, unendosi poi a quella della Breg, va a formare il Danubio, che diventa tale solo allora.

Un tempo, un rivolo “autentico e a parte” scorreva parallelo alla Brigach e, dopo 2 chilometri,  confluiva in quest’ultima, che a sua volta finiva nella Breg. Dando così vita al Danubio vero e proprio. Ma, oggi questo rivolo non esiste più. E resta la polla.

L’altra campana la sento invece, una trentina di chilometri più in là, nei pressi di Furtwangen, nelle propaggini della Foresta nera. Furtwangen, si incastona in un tipico paesaggio della Foresta nera. Ed è la patria riconosciuta dei cucù. Nell’Ottocento, erano 80 i maestri orologiai, le creature dei quali spiccano oggi in un bel museo.


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Qui vicino, alla Martinskapelle, a 870 metri di altezza e sulle pendici del monte Brend, un prato verde cupo si trasforma a un certo punto in una ragnatela di rigagnoli e in infinitesimi ruscelli. Nel lontano 1954 il professor Ludwig Oehrlein e sua moglie Irma, una geologa, vi avevano individuato la sorgente del Danubio, dopo essersi affidati a ricerche scientifiche rigorose, durate anni. 


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Quest'acqua “plebea”, che brilla tra l’erba,  sembra addirittura  scherzare in un ininterrotto metti e togli. E forma alcune pozzanghere, dando l’impressione di non avere una precisa nozione di dove andare a finire. Quando queste “chiazze” sembrano dissiparsi nel terreno, eccole però risorgere più in là come per incanto o per magia.

Ma, il rivolo che va a formarsi più in là contiene la stessa acqua delle pozzanghere, oppure mi trovo davanti a un’altra polla, che si mette a scorrere? Ed è questo il re dei fiumi d’Europa, il fiume  dei superlativi, il fiume della melodia,  come è stato definito questo grande nastro che taglia l’Europa in due e vanta un bacino di 817 mila chilometri quadrati e ogni anno riversa 200 miliardi di metri cubi d’acqua nel mar Nero?
 

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Di sicuro so solo che finisco per bagnarmi piedi, calze e pantaloni, senza capirci nulla.  Pur se è anche vero che, qualche centinaio di metri più in là, inizia testardo a formarsi e a scorrere un ruscello argentato.

I dubbi mi assalgono. Il raziocinio vorrebbe che ogni cosa abbia una spiegazione logica e soprattutto un principio chiaro e ben definito. Invece… Non riesco neppure a capire se questo rivolo inizia qui oppure più in là, né quanto sia lungo. Un cartello m'indica 2.850 chilometri da qui al mar Nero e potrebbe anche starmi bene, visto che il parco è di pochi chilometri più in là. Ma, i depliant locali mi prospettano, invece, un totale di 2.888 chilometri. E altre fonti 2.800. 


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Ricomincio da capo. Scopro così che l’acqua che si riversa a macchia di leopardo nel prato verde di Herr Oehrlein arriva da un grondaione, posto appena più in alto. Una origine, a mio avviso, non troppo nobile.

All’Hotel Zum Ochsen sulla Marktplatz di Furtwangen, davanti a una schaeufele (scapola di maiale marinata e affumicata) con contorno di braegele (patate lessate e grattugiate poi passate in padella) che innaffio con viertele (quartino di vino del Baden) discuto animatamente con alcuni avventori di questa strana origine del Danubio. 
 

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Ovviamente, per tutti loro il Grande Fiume nasce qui: la Breg è il Danubio, la Brigach un suo affluente.
“Breg, Breg, Breg”, mi ripetono concordi. Del grondaione – mi fanno anche osservare - ne parla nel 1785 persino l’Antiquarius danubiano (Johann Herm). Ciononostante, i dubbi mi restano. Se mi rivolgo alla storia, scopro che anche tempi addietro, le origini del Danubio erano ignote come quelle del Nilo. 

A complicarmi ulteriormente la vita, ci si mettono via via anche Erodoto, Strabone, Esiodo, Cesare, Plinio, Tolomeo, Seneca, Erastotene e chissà quanti altri. Il Danubio nasce allora dalla selva Ercinia, nei luoghi dove un tempo vivevano  gli Iperborei, a Pyrene,  nel paese dei celti, oppure nella terra Esperia? O ancora dove i goti facevano sacrifici al dio Istro, che era poi lo stesso Danubio; oppure in Rezia, dove adoravano invece il dio Danuvius, messo alla pari con Giove?

E anche i grondaioni – mi raccontano ancora - la cui acqua scendeva dal monte Abnoba, un tempo erano addirittura 2: uno gettava le sue acque  in quello che sarebbe diventato il Danubio, l’altra addirittura nel Reno. Mentre continuo a domandarmi se abbia ragione Donaueschingen o Furtwangen, mi spingo verso est, in direzione di Sigmaringen, dove il Grande Fiume comincia a scorrere in lieve discesa, arricchendosi man mano dell’acqua di qualche ruscello, che gli corre incontro dalla Foresta nera.


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Il Danubio a  Sigmaringen


Le sorprese non sono tuttavia finite. Avanzando lentamente, il Danubio serpeggia verso il Giura e si prepara ad affrontare le prime difficoltà. Ma ecco che, nelle vicinanze di Tuttlingen, e precisamente a Immendingen, come per una sorta di magia mi scompare per 3 quarti dalla vista e si  infila nel sottosuolo calcareo, tra profonde ferite della roccia. E’ il Donauversinkung, lo sprofondamento del Danubio. 
 

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Incredibile ma vero!
A Immendingen il fiume scompare...
 

Il Grande Fiume mi riappare quindi “completo” 40 chilometri più a sud,  presso il borgo di Auch, nell’Hegau, dopo avere attraversato un labirinto di grotte sotterranee. Ma, anche qui c’è chi sostiene che, una volta tornato in superficie, non sia il Danubio, bensì l’Aach, un corso d’acqua che va a gettarsi nel lago di Costanza e quindi nel Reno, per poi finire nel mare del Nord e non nel Mar Nero.


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In Germania, la differenza tra il Reno e il Danubio non è solo geografica, ma anche storica e soprattutto sostanziale. Il primo è il fiume tedesco per antonomasia, quello tipicamente nibelungico. Il secondo è invece quello degli Unni.  Due stirpi ben diverse.

Una Mitteleuropea che contrappone un Reich germanico e tedesco a un’altra di tradizione per così dire asburgiche e quindi austriache, magiare, slave, romanze ed ebraiche. 

"Esistono così 2 Danubio?", chiedo. La risposta è sì.  Uno tocca Ulm, Regensburg e Passau; l’altro lambisce Linz, Vienna, Bratislava, Budapest, Belgrado e la Dacia.  Tant’è che un tempo anche i nomi erano 2:  Danubio e Istro.  Con il primo s'indicava il suo corso superiore, con il secondo l’inferiore. Ma, poiché non si sapeva bene dove finisse l’uno o dove cominciasse l’altro, alla fine era stato chiamato nella propria interezza con l’unico nome di Danubio. 

Duplicità a parte, il Danubio evoca ancora oggi una storia tra le più ricche. E, tutto sommato,  unisce i popoli e continua a trasmettere loro cultura e tradizioni, pur mantenendo vive le diversità.

Da parte mia, mi limito a riscoprire e a raccontare la storia del Deutsche Donau, il tratto tedesco. Dopo la sua nascita travagliata e misteriosa, il Danubio intraprende il suo lungo cammino, attraversando scenari diversi.  Dove si alternano fiabesche valli, romantici e selvaggi paesaggi rocciosi, stagni e canneti e rigogliose pianure.

Una volta ritornato in superficie dopo la sua sparizione, si snoda con molti tratti a serpentina sino a Sigmarinen, attraverso il Giura svevo. Su entrambe le rive incassate, il paesaggio crea scorci suggestivi e a effetto. Poco lontano in linea d’aria, si trovano il lago di Costanza e i vulcani dell’Helgau. 
 

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 Il Castello e il lago di Costanza
 

Nel parco naturale dell’Alto Danubio crescono invece orchidee e pianelle della Madonna. A sua volta, la fauna è ricchissima di animali e soprattutto di uccelli. Poi, è la volta della brughiera con i suoi ginepri e i boschi dal verde variegato. Ovunque, s’incontrano preziose testimonianze del passato: dall’età della pietra ai celti, dai germani al Medioevo.

L’abbazia benedettina a Beuron, rocche e castelli a Bronnen, Wildenstein e Werenwag si affacciano a picco sul fiume. E poi, tra il verde, s'innalza il superbo castello principesco di Sigmarinen, il borgo degli Hohenzollern, un’imponente fortificazione bianca dal tetto rosso.

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Il castello nel borgo degli Hohenzollern

A questo punto, il Danubio mi mette quieto, si schiude a dolci paesaggi collinari ed è costeggiato dalla strada barocca dell’Alta Svevia. Ovunque, si affacciano sulle rive lindi e ordinati villaggi. Quindi tocca le antiche città asburgiche di Mengen, Riedlingen, Munderkingen e Ehingen. Ulm, città della vecchia Germania sacro-romano-imperiale,  si presenta con il campanile gotico in pietra più alto del mondo (160,61 metri).  Qui, un tempo gli Ulmer Schachten (barconi di Ulm) erano noti per la loro ininterrotta spola verso e da i mercati del mar Nero.


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La cattedrale di Ulm

Proseguendo, il Grande fiume crea zone umide, paludi e lanche, popolate da ogni sorta di uccelli. Ovunque, s'incontrano fastose testimonianze barocche e rinascimentali. Ecco Guenzburg, oltretutto nota per la grande fabbrica di macchinari agricoli dei Mengele (la famiglia di Joseph, il tristemente famoso “medico maledetto” di Auschwitz-Birkenau) e Donauwoerth, incrocio della Romantischestrasse (con la vicina Noerdlingen, che ostenta il suo cratere meteoritico). E poi Neuburg, con il suo imponente castello bianco e Ingolstadt, che vanta a sua volta la più antica città universitaria della Baviera.


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La cittadina di Neuburg sul Danubio
 

A partire da Kelheilm,  il Grande Fiume,  diventato perfettamente navigabile,  si trasforma in via d’acqua  internazionale. Ecco la cosiddetta breccia sul Danubio, l’abbazia di Weltenburg, la valle dell’Altmuehl, gli sterminati campi di luppolo, i battelli che effettuano il Tour dei 3 fiumi: Danubio, Inn e Ilz,  la splendida Regensburg (Ratisbona),  i cui tetti si specchiano nell’acqua, il Wahalla, ridondante tempio in stile neoclassico, fatto innalzare da Luigi I di Baviera, e le propaggini della Selva bavarese.


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La splendida Regensburg (Ratisbona)
bagnata dal Danubio
 

Il Danubio tedesco finisce a Passau. Oltre, si passa in Austria e si fa verso Linz. Nei primi anni del Secolo scorso, qui, demandato dall’Imperial regia Dogana austriaca, era impiegato come doganiere il padre di Adolf Hitler, Alois. Il quale aveva ardentemente sperato che il figlio abbracciasse la sua carriera di funzionario dello Stato. 


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Il grande fiume terminerà poi il suo mitico viaggio, dopo aver attraversato  Vienna, Bratislava e Budapest, proseguendo il suo fluire  attraverso altre nazioni fino alla Romania e al suo naturale delta, ben 5000 km²,  la più estesa zona umida d'Europa, con tre bracci principali ed innumerevoli bracci laterali, canneti, isole galleggianti, bracci laterali morti e laghi. Il delta è stato dichiarato dall'UNESCO patrimonio dell'umanità dal 1991


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