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Gli Albanesi in Calabria e dintorni




Conoscere un'altra lingua
significa avere una seconda anima.
Carlo Magno


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di
Giacomo Danesi
 

Adro (Bs) 2 Ottobre 2019. “Io penso e parlo in calabrese, è più veloce, è più comodo. Quando devo imprecare lo faccio in calabrese.” Così Gennaro Ivan Gattuso, detto Rino di Corigliano Calabro, allenatore di calcio ed ex calciatore italiano. Dunque, mi pare di capire che non è la lingua o il dialetto che conta, ma che la controparte capisca quello che stai dicendo.

Un momento. A questo punto si impone che occorra prima capire qual’è la differenza tra una lingua e un dialetto. Federico Pistone, in un suo bellissimo articolo dal titolo: “Lingua e dialetto nella storianon vi è una differenza di tipo linguistico, ma di status; o per lo meno così è all’inizio.

La lingua ha un carattere di ufficialità che, invece, è negato al dialetto. Questo nasce da cause puramente storiche e sociali. Infatti, una medesima forma di espressione può essere, a seconda delle epoche e delle zone, classificata come lingua o come dialetto…”



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                                Lo scrittore Federico Pistone.

Però quando in un paese, in una vasta zona di una nazione, in questo caso nella nostra Italia e precisamente in Calabria, la lingua di una nazione vicina diventa quasi ufficiale, e direi totalmente accettata e “vissuta”, perché ciò avviene e, soprattutto, cosa comporta sul piano culturale, sociale e pratico in quel territorio? 

Sto parlando anche della Calabria, naturlamente, una delle regioni italiane dove per molti la lingua vera è l’albanese. O meglio: la lingua arbëreshe (gjuha arbëreshe o arbërishtja nelle parlate albanesi locali), cioè la lingua parlata dalla minoranza etno-linguistica albanese d'Italia.


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Quanti sono? Da dove vengono? Per scoprire la data del loro arrivo occorre tornare alla seconda metà del XV secolo. Non arrivarono solo dell'Albania nel nostro paese, e precisamente in Calabria e dintorni, ma anche, si pensa, dall'Epiro e addirittura da comunità albanesi che si erano insediate nella Morea, trasferendosi poi oltre che in Calabria anche nell'Italia Insulare.

Sia chiaro che la qualcosa vale anche per il greco calabro. In pratica si tratta del greco antico. Si calcola che oltre 100.000 mila persone cominciarono così a "invadere" Italia.

Ma oggi, in Calabria, in quanti paesi si parla albanese, o meglio arbëreshë? Sarà bene, in primis, ricordare che in Italia la lingua albanese è tutelata dallo Stato in base alla legge-quadro n. 482 del 15 dicembre 1999. Non conosco sè in altri paesi esista una simile tutela.


Albanesi di Calabria. Arbereshe 
Folco Quilici:L'italia vista dal cielo

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Albanesi di Calabria. Arbereshe.

 
Non c’è un numero ben preciso di paesi calabresi dove si parla la  anche la lingua albanese. In provincia di Cosenza, si dice siano ben 33. Ma a ben guardare non è importante il loro numero e la loro localizzazione, ma come si opera affinché la loro lingua e le loro tradizioni siano mantenute e tutelate.

Vi state chiedendo sotto l'aspetto culturale cosa hanno portato e cosa hanno appreso le popolazioni albanesi che ospitiamo? Direi molto e anche di un certo peso.

Un’opera di cultura di grande prestigio è stata sicuramente, per esempio, quella iniziata dall’etno musicologo Diego Carpitella e da Ernesto Di Martino, i quali riportano alla luce  e salvarono un prezioso patrimonio di musica arbereshe nella Calabria degli anni '50. Senza di loro sarebbe andata. irrimediabilmente perduta.


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                        L’etno musicologo Diego Carpitella.

Mi ha molto colpito apprendere l’importante ruolo degli Istituti religiosi di rito orientale. Uno di questo è il Collegio Corsini in Calabria, infatti, la comunità albanese mantiene ancora il rito greco-bizantino e fanno riferimento a due diocesi: quella di Lungro per gli albanesi del Meridione, l'altra a Piana degli Albanesi, per la comunità siciliana.

Anzi, c’è un paese, San Benedetto Ullano, un piccolo borgo che ora ha circa 1500 abitanti, che per gli albanesi di Calabria e  Sicilia, è un punto di riferimento nella cultura e nella spiritualità albanese in Calabria e in Italia.

Per capirne la portata basta leggere: “Il Pontificio Collegio Corsini degli Albanesi di Calabria - Evoluzione storica e processo di laicizzazione”, (Brenner Editore, Cosenza 2008, pp. 424). 


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                           Il libro è edito da Brenner Editore.


Questo libro mette in risalto
perché si è transitati da un passato con radici ben radicate nel tessuto sociale di queste zone della cristianità, all'attuale scristianizzazione.

Per quanto riguarda l'aspetto economico e sociale? Per puro caso ho scoperto questo importante rapporto sulla preesenza dei migranti nel nostro paese, che riguarda esclusivamente la comunità albanese in Italia.


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                             La copertina dell'interessante
                                 studio socio economico.


Di questo studio una cosa mi ha colpito: la differenze tra il tasso di occupazione maschile e femminile.
Ecco quanto si apprende su questo versante.

"Le differenti performance tra la comunità in esame e il complesso dei non comunitari nel nostro Paese sono parzialmente legate al minor coinvolgimento della componente femminile albanese nel mercato del lavoro.

All’interno della comunità esistono infatti significative differenze tra il tasso di occupazione maschile (71%) e quello femminile (36,6%). Mentre i tassi relativi agli uomini della comunità risultano in linea con quelli registrati sul complesso della popolazione maschile di origine non comunitaria (72,6%), gli indicatori relativi alle sole donne si distanziano sensibilmente dalla media non comunitaria, con un tasso di occupazione pari al 36,6% (a fronte del 45,9%), un tasso di disoccupazione del 24%, a fronte del 18% e un tasso di inattività del 51,8%, contro il 43,9%.

Sulla base di questi dati si nota che:"La bassa incidenza di occupate all’interno della popolazione femminile albanese, contribuisce a determinare un indice complessivo inferiore a quello rilevato sul complesso dei non comunitari. Segnali positivi tuttavia arrivano da un’analisi diacronica: il tasso di occupazione femminile ha registrato un incremento di tre punti percentuali a fronte dell’esiguo +0,2% registrato sull’indicatore relativo alla sola componente maschile.

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Il tasso di inattività tra i cittadini albanesi è pari al 34,8%, valore superiore a quello rilevato su tutti i gruppi di confronto; in particolare si registra uno scarto superiore ai 4 punti percentuali rispetto al complesso dei non comunitari, prossimo ai 5 rispetto ai migranti di origine europea (30,3%) è di oltre 5 punti rispetto ai cittadini provenienti dal resto dell’Europa centro orientale (29,4)."

Non di solo lavoro vive l'uomo. Sotto l'aspetto culturale e sociale come si sono integrati e cosa rappresentano e  hanno rappresentato in passato per il nostro Paese? Secondo alcuni studiosi addirittura la presenza degli Arberesh in Italia sono stati parte integrante della nostra storia!

E, a conforto della loro tesi, citano la stagione del Risorgimento, quando molti Arberesh parteciparono attivamente alla spedizione dei Mille. Senza contare la loro partecipazione alla Resistenza.


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La testimonianza espressa in un recente convegno dallo scrittore Carmine Abate, Arberesh, ha fatto rimarcare il fatto che l'incontro di diverse culture non sono una sottrazione ma una ricchezza per entrambe.

Leggo dal quotidiano Avvenire questo pensiero dello scrittore: "Ho imparato a parlare in italiano in prima elementare - ha affermato - e l'italiano è diventata per me la lingua del pane quando per ironia della sorte ho cominciato a insegnarlo ai figli degli emigrati in Germania.


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                         Lo scrittore Carmine Abate.


Ma non ho mai dimenticato la lingua del cuore, cioè quella
arberesh. Ho fatto tante esperienze - ha proseguito -. Per i tedeschi sono un emigrato, per gli italiani un meridionale, per i meridionali un calabrese e per i calabresi un arberesh, ma non mi sento uno sradicato, ma uno che ha più radici."

Il tutto ha trovato riflesso anche nella sua opera, dal primo libro "Il muro dei muri" che è, ha spiegato l'autore, il razzismo.

Fino al più recente "Le rughe del sorriso" (Mondadori), candidato allo Strega 2019. Ancora una storia di immigrazione. "Negli anni - ha concluso - mi sono accorto che la migrazione è negli occhi degli altri. Io ho imparato a vivere per addizione, liberandomi del complesso di inferiorità."

E se fosse questa la strada per combattere il cancro del razzismo, dal quale la nostra società sembra irrimediabilmente colpita a morte?


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